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   ECONOMIA DEL FOTOVOLTAICO


La produzione di energia e il risparmio di combustibile

La quantità di energia prodotta da un impianto fotovoltaico di taglia assegnata dipende fortemente dalle condizioni climatiche (essenzialmente irraggiamento e temperatura) della località in cui esso è installato. In pratica la potenzialità energetica di una certa località viene espressa per mezzo dell'insolazione media annua, che fornisce la quantità di energia solare che nell'arco di un anno incide su una superficie di 1 m². Questa grandezza viene di solito misurata in "ore annue di insolazione equivalente": queste rappresentano il numero di ore di insolazione nell'arco dell'anno riportate alla condizione di irraggiamento nominale (1000 W/m²). Questa unità di misura è particolarmente comoda perchè, nota la potenza nominale dell'impianto, essa consente di calcolare immediatamente l'energia che esso è in grado di produrre.
Per esempio nell'Italia meridionale si misurano 1800 ore equivalenti di insolazione all'anno; ciò significa che un impianto fotovoltaico della potenza nominale di 1 kW è potenzialmente in grado di produrre 1800 kWh all'anno. In realtà occorre tener conto del fatto che la potenza effettiva ai morsetti dell'impianto è sempre inferiore alla sua potenza nominale, a causa delle perdite dovute al surriscaldamento dei moduli, ai collegamenti serie/parallelo e, infine, al rendimento del sistema di condizionamento della potenza. Tipicamente, la potenza di un impianto fotovoltaico è circa l'80-85% di quella nominale: di conseguenza la producibilità effettiva di un impianto da 1 kW è di circa 1500 kWh/anno. Questo numero consente di valutare immediatamente il risparmio di combustibili fossili ottenibile per mezzo di un impianto fotovoltaico. A questo scopo basta conoscere la vita media dell'impianto, valutabile in circa 25 anni, ed il cosiddetto "Energy Pay-Back Time - EPBT",
cioè il tempo necessario perchè l'impianto produca l'energia spesa per la sua costruzione, valutato oggi in circa 5 anni. Note queste grandezze, l'energia netta prodotta dall'impianto può essere calcolata moltiplicando la produzione annua di energia per la "vita efficace" dell'impianto e cioè 25 - 5 = 20 anni.
Nel caso in esame risulta, pertanto, che un impianto da 1 kW produce, nell'arco della propria vita efficace 1.500 x 20 = 30.000 kWh. Dato che per produrre1 kW elettrico occorre bruciare circa 0,25 kg di combustibile fossile, il risparmio complessivo risulta di 30.000 x 0,25 = 7.500 kg di combustibile ovvero 7.5 tep.


  I costi e i benefici nascosti

Fra tutti i fattori che determinano il grado di penetrazione del fotovoltaico nel mercato energetico, il costo degli impianti e dell'energia che essi producono è senz'altro uno dei più importanti, se non il più importante addirittura. Infatti, dal punto di vista dell'utente che può scegliere fra diverse fonti di energia, sia convenzionali, sia rinnovabili, una buona parte dei vantaggi indiretti offerti dal fotovoltaico - per esempio, il carattere "nazionale" della fonte e il suo ridottissimo impatto ambientale - appaiono come elementi secondari rispetto al problema centrale del costo.
Sotto questo aspetto, il fotovoltaico appare addirittura penalizzato rispetto alle fonti convenzionali: infatti, in assenza di adatti incentivi pubblici capaci di monetizzare a vantaggio dell'utente i vantaggi sociali offerti dalla tecnologia, il fotovoltaico si trova a dover competere con tecnologie, come quelle del carbone, del petrolio o del nucleare, le quali, pur essendo assai più onerose in termini di costi sociali, non addebitano tali costi all'utente, ma di fatto, tacitamente li scaricano sulla collettività.
FACCIATE PV

Il problema è estremamente importante ed è stato analizzato in modo approfondito in uno studio eseguito dal Fraunhover Gesellschaft - Institut fur Solarenergiesysteme (FhG-ISE) di Friburg, per conto dell'Unione Europea.
Il lavoro del FhG-ISE fa riferimento alla situazione sistente nella Germania Federale nel 1984 e prende in considerazione la produzione di impianti termoelettrici, convenzionali o nucleari. Le conclusioni dello studio dimostrano che, anche utilizzando i criteri di valutazione molto prudenziali, i costi sociali medi associati all'uso di combustibili fossili sono dell'ordine di 0,07 DM/kWh, mentre quelli associati al nucleare sono di 0,15 DM/kWh. In lire Italiane correnti (1995) ciò significa che queste tecnologie sono gravate di un costo "nascosto", pagato - spesso inconsapevolmente - dalla collettività di circa 80 Lit/kWh in un caso e di circa 180 Lit/kWh nell'altro: ciò equivale a raddoppiare il costo sostenuto dall'utente per godere dell'energia elettrica.


Il costo del chilowattora fotovoltaico

Il costo dell'energia prodotta da un impianto fotovoltaico può essere calcolato con la stessa metodologia usata nel caso degli impianti convenzionali. Secondo il metodo comunemente adottato dalle Aziende elettriche, il costo dell'energia viene diviso in due parti: un costo fisso, dovuto all'investimento iniziale necessario per la costruzione dell'impianto, ed un costo variabile, dovuto alle spese per il funzionamento e la manutenzione dell'impianto. I costi variabili includono di solito le spese per il personale, il combustibile e le parti di ricambio; nel caso del fotovoltaico, naturalmente, la voce combustibile è assente.
In formule si può scrivere:

Costo kWh = ( A x I + E ) / N

in cui
A = Fattore di attualizzazione dell'investimento
I = Costo dell'investimento
E = Costo di esercizio e manutenzione
N = Numero di kWh prodotti dall'impianto in un anno.

Il fattore A dipende dalla durata dell'impianto - di solito stimata in 25 anni - e dal tasso di interesse reale - cioè depurato del tasso di inflazione - posto tipicamente pari al 5%.
Sia i costi di investimento, sia i quelli di esercizio e manutenzione dipendono fortemente dalla taglia dell'impianto, dal tipo di applicazione per cui esso è costruito e dalla località in cui esso è installato: per calcolare, quindi, il costo del kWh prodotto da grandi centrali fotovoltaiche connesse con la rete non è quindi possibile fare riferimento ai piccoli impianti per applicazioni isolate, ma occorre prendere in considerazione impianti simili di grande taglia del tipo che, a scopo sperimentale e dimostrativo, sono stati realizzati in tutto il mondo e, specialmente, negli Stati Uniti.
Tuttavia, dato il numero limitato di esempi di riferimento, la stima dei costi contiene ampi margini di incertezza. Attualmente, secondo l'esperienzza americana, il costo complessivo di realizzazione di una centrale può essere stimato in circa 11MLit/kW. Questo costo è dovuto, per circa il 60% al costo dei moduli, pari dunque a 6,5 - 7,0 MLit/kW e, per la parte rimanente - circa 4 MLit/kW - al costo degli altri componenti del sistema e al costo di installazione.
Quanto ai costi di gestione, l'esperienza delle grandi centrali della California, mostra che essi possono essere contenuti entro limiti molto bassi, inferiori a 5 Lit/kWh.
Se si assume una produzione annua di energia di 1.500 kWh per ogni kW di potenza installata, la formula precedente fornisce un costo dell'energia di circa 500 Lit/kWh. Questo costo, ovviamente, va considerato come un valore limite, valido per gli impianti di grande taglia - superiore a 1 MW - costruiti in maniera tale da ottimizzare il rapporto costo / prestazioni e installati in località di facile accesso.
Attualmente questo costo è ancora lontano dalla competitività che, oggi, tenendo conto dei costi sociali delle fonti convenzionali, può essere posta tra 150 e 180 Lit/kWh: perchè il fotovoltaico possa quindi essere convenientemente usato per la produzione di energia su grande scala, occorre ridurre i costi della tecnologia di circa un fattore 3.
La riduzione del costo dovrà interessare tutti i componenti del sistema.
Per quanto riguarda le parti non propriamente fotovoltaiche dell'impianto - inverter, strutture meccaniche di sostegno, ecc. - non appaiono possibili particolari innovazioni tecnologiche: una buona parte della riduzione potrà provenire dalle economie di scala legate all'aumento dei volumi di produzione.
Diversa appare la situazione per quanto riguarda i moduli: la riduzione di costo, in questo caso, sembra possibile solo a fronte di tecnologie innovative ("break-through tecnologico") relative sia ai materiali, sia ai processi di fabbricazione; questi ultimi, in particolare, dovranno svilupparsi nel senso della più completa automazione, anche per andare incontro alle esigenze di "qualità totale" implicite nella produzione di parti ad elevatissima tecnologia, per le quali la resa massima costituisce un fattore di importanza vitale.
Inoltre appare prevedibile che, grazie all'introduzione coronata dal successo della tecnologia dei film sottili, la riduzione di costo possa avvenire ad un passo ancora più spedito di quanto non sia successo finora.
  


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