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Per
architettura bioclimatica si intende
l'architettura finalizzata al raggiungimento del
comfort ambientale interno. Essa minimizza i
consumi energetici necessari per la
climatizzazione (riscaldamento, condizionamento
estivo ed illuminazione diurna) e limita, di
conseguenza, l'inquinamento dell'ambiente.
L'architettura bioclimatica si può intendere,
quindi, come un complesso di soluzioni
progettuali che consentono di assicurare
all'interno di un edificio il mantenimento di
condizioni di comfort ambientale, inteso come
soddisfacimento dei requisiti di cont rollo del
microclima interno degli edifici, della
illuminazione naturale degli stessi, limitando al
minimo l'intervento degli impianti che comportano
consumi energetici da fon ti convenzionali. Tale
architettura affida in modo prevalente alla
struttura, alla conformazione fisica
dell'edificio, al suo orientamento ed al contesto
climatico in cui viene realizzato, il compito di
captare o rinviare le radiazioni solari e di
sfrutta re il microclima locale, ad esempio i
venti prevalenti, per ottenere il comfort
ambientale. Tra le tecnologie energetiche basate
su fonti nuove e rinnovabili, molte hanno un
rilievo applicativo nell'architettura
bioclimatica e, per converso, essa stessa finisce
con il costituire una delle principali risorse
nel settore. Tale sviluppo rappresenta quindi una
prospettiva assai attraente per il risparmio
energetico e la riduzione dell'inquinamento
ambientale se si pensa che, ad esempio, in Europa
l'energia consumata negli edifici per il
riscaldamento, la climatizzazione,
l'illuminazione e le funzioni tecnologiche e di
servizio copre circa il 40% del consumo di
energia primaria. In considerazione della
rilevante incidenza che questo settore assume, si
presenta di particolare importanza la diffusione
dell'architettura bioclimatica attraverso
l'impiego di idonee tecnologie ed opportuni
criteri di progettazione per le nuove costruzioni
e per il recupero energetico di quelle esistenti.
Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto si può
considerare che in Italia nel settore
residenziale, dei 18 milioni di alloggi
esistenti, almeno 4 milioni e mezzo hanno consumi
energetici per il riscaldamento più elevati
rispetto alla norma; di questi, almeno 2 milioni
presentano reali possibilità di interventi di
recupero per una sostanziale riduzione dei
consumi energetici. I principi di progettazione
bioclimatica non sono un fatto nuovo: essi,
infatti, sono stati applicati nel passato in
molti esempi di architettura nei quali sia la
posizione reciproca degli edifici, sia le
caratteristiche costruttive e la scelta dei
materi ali erano tali da rendere il microclima
interno soddisfacente, senza l'intervento degli
impianti. Con l'avvento della rivoluzione
industriale iniziò la diffusione degli impianti
per la climatizzazione artificiale degli
ambienti, anche in relazione alla accresciuta
disponibilità delle fonti di energia a basso
costo (carbone, petrolio, gas, elettricità,
ecc.). In tal modo ebbe inizio l'epoca dello
"spreco", che portò ad ignorare
qualsiasi intervento che conducesse alla
limitazione dei consumi energetici, delegando
agli impianti la risoluzione dei problemi legati
al comfort ambientale. L'edificio ideale era
raffigurato come una sorta di prodotto la cui
forma poteva rimanere indifferente rispetto alle
condizioni locali e poteva rispondere a stimoli
di tipo formale e/o funzionale. L'avvento della
crisi energetica ha reso necessario il controllo
dei consumi, imponendo ai progettisti
l'introduzione di materiali e tecnologie per la
conservazione energetica (riduzione delle
dispersioni termiche, controllo delle
infiltrazioni d'aria ecc .) e l'uso di fonti
rinnovabili (sistemi solari attivi e passivi).
\par La crisi energetica ha cosi' dato luogo ad
un ampio lavoro di ricerca e sperimentazione che
ha portato, nello scorso decennio, alla
realizzazione di una serie consistente di edifici
bioclimatici in tutto il mondo. I criteri di
progettazione bioclimatica riguardano quindi il
contenimento dei consumi energetici degli
edifici, prevalentemente ottenibili, come già
detto , attraverso la conservazione dell'energia
(isolamento e inerzia termica, controllo dei
fenomeni di condensazione, dei ponti termici e
delle infiltrazioni/ricambi dell'aria), il
riscaldamento solare passivo (con sistemi dire
tti, indiretti ed isolati), il raffreddamento
passivo (protezione dall'irraggiamento solare,
inerzia termica, adozione di sistemi naturali di
raffreddamento per ventilazione, irraggiamento
notturno ed evaporazione), l'illuminazione
naturale (adeguata posi zione e dimensionamento
delle superfici trasparenti, adozione di sistemi
di riflessione e/o canalizzazione della luce ed
elementi olografico ottici) e l'uso dei
convertitori fotovoltaici (integrazione di
elementi fotovoltaici nell'involucro esterno
degli edifici). |
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Sistemi
solari attivi e passivi |
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