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SMS S. Caterina da Siena
Forio

 Giornalino di Natale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L’ Unicef è il fondo delle Nazioni Unite per l' Infanzia, nata ufficialmente l'11/12/1946, per interventi di emergenza (da cui la E della sigla) in favore dei bambini del Terzo Mondo, per i quali è sempre guerra, costretti, come sono, a vivere in condizioni economiche, umane e sociali di sottosviluppo.

Gli interventi, privilegiano l' assistenza sanitaria di base attraverso il controllo della crescita dei bambini, la reidratazione orale, l’immunizzazione contro le sei  prime malttie infantili (morbillo, pertosse, difterite, turbercolosi, polio, tetano), e favorendo l'allattamento materno. Ma l' Unicef è consapevole che per vincere la morte e per combattre la fame di 40mila bambini al giorno, bisogna creare una cultura della cooperazione per far si che i popoli siano disponibili concretamente e imparino non solo  a pensare, ma anche ad  operare per costruire insieme un mondo di pace e di giustizia.

Nel 1970 il Rapporto Faure ha sottolineato la necessità di nuove strategie per aiutare i paesi impedendo così l' approfondirsi delle differenze tra i due mondi. E' tempo per tutti di comprendere che i problemi dello sviluppo sono problemi di tutti: che i 2/3 dell' umanità sia povera non è una calamità naturale, ma un' ingiustizia umana. Bisogna che impariamo a diventare cittadini del mondo capaci di operare insieme e di approfondire la conoscenza di noi stessi e della realta' in cui viviamo per confrontarla con quella dei paesi del Terzo Mondo, in modo da ritrovare le comuni radici della fratellanza.

La civilta' di un popolo non si misura dal reddito o dal grado di industrializzazione, ma dal modo in cui vive quotidianamete, come affronta e risolve gli eventi drammatici.

A New York, come a Napoli, a Sotoccolma, a Milano o in qualsiasi altra città l' importante per un uomo di buona volontà è:riscoprire gli autentici valori della vita, imparare a crescere dentro per crescere con gli altri, chiedendosi cosa è meglio per l' avvenire del mondo.

L'UOMO GIUSTO DEVE DARE IL PROPRIO CONTRIBUTO ALLA COSTRUZIONE DEL DOMANI.

  Poesie di Natale

 

 

 PROVERBI ISCHITANI

1)“Canta capone ca natal pur ven. (se fai bene o se fai male sarai pagato)

2)L’hann mis mocc o puorc (l’hanno messo in ridicolo, in evidenza dei difetti)

3)Rocco fatic e Catarin magn (uno lavora e l’altro vive alle sue spalle)

                                                                                                     

La Pace

La pace e una cosa meravigliosa che non è facile trovare nel mondo perché ormai gli uomini

pensano soltanto alle proprietà e a impossessarsi di qualsiasi cosa e a fare guerre. Ascoltando il telegiornale non si sentono  che notizie di guerre e di attentati, ma raramente si parla di qualche opera buona fatta dall’uomo. Oggi pochissime persone si sacrificano per aiutare qualcuno, lo so anch’io che è una cosa difficile però dovremmo almeno provarci o fare dei tentativi.

Ci sono però alcune associazioni che aiutano le persone e anche missionari e suore che aiutano molti bambini che ne hanno bisogno.

Anche noi con un piccolo contribuito potremmo fare molto.

Una persona che ha aiutato molte persone è Gino Strada, un

Dottore, che non ha dato una somma di denaro, ma ha fatto un’azione molto bella, è andato in Afghanistan dove c’era la guerra ed e andato a costruire protesi di legno per i soldati che avevano perso  una gamba, cosi ha aiutato molte persone.

Lui poteva anche non andare e continuare a fare il dottore in Italia, magari guadagnando  molti soldi, ma c’è andato perché ha preferito aiutare persone che avevano urgentemente bisogno di cura, ma soprattutto d’affetto.

Dovremmo prendere esempio anche noi da lui perché anche questa e pace. Dobbiamo ricordare che la pace e soprattutto amare  e aiutare.                  

 

La pace è una amica vera,

Allieta lo sbocciar della primavera.

La pace è una mano,

che stringe un'altra mano.

La pace è un occhio sul mondo,

che tutto tondo,

gira e rigira

 attorno a un grido,

di tutti i bambini,

che dicono insieme.

              “W la pace”

                     e

         “abbasso la guerra”.    

 

La solidarietà

La    solidarità significa aiutare   un  persona o una famiglia.

Vicino   casa mia c’era   una  famiglia  che  aveva  bisogno di  aiuto,

 allora il  vicinato decise di  raccogliere  del  denaro.

Dopo   aver raccolto   questo   denaro, una signora del  quartiere  gliele  diede,   cosi  quella  famiglia  risolse quasi  i  suoi  problemi. Ora   questa  famiglia ( DI CUI NON FACCIO NOME)  se ne andrà  in SVIZZERA .

IO sono una  ragazza di  undici anni sono  felice per  questa famiglia, perché  ha  realizzato il suo sogno, che  aspettava  da  tanto.

Come questa   famiglia , ci   sono   altre  famiglie  che  hanno bisogno di  aiuto, ma  pochi li  aiutano, forse  perché  pensano  di  passare  dei  guai. MA   NON E’ VERO…   PAROLA  DI  FRANCESCA.

 

A Natale ogni prezzo vale

 

 

Natale è nell’aria . Nell’aria spavalda di chi si prepara a vendere le aragoste e le spigole a prezzi proibitivi; nell’aria rassegnata di chi accetterà di comprare a quei prezzi. Del resto è ormai consueto che in questi giorni non siano soltanto le mogli ad avere come punto di riferimento le stelle, ma anche i compilatori dei listini dei prezzi. Perciò certi prodotti gastronomici diventano di colpo prodotti astronomici. A questo proposito appare quanto mai significativo il fatto che su ogni negozio di generi alimentari è stata collocata una grossa stella luminosa. Passi, comunque per i capitoni, gli zamponi, il salmone ed il panettone, che sono veramente superlativi: nei prezzi oltre che nei nomi.

Il guaio è che anche le noci, le nocciole, le mandorle e simili costano ormai tanto caro da non permetterci di comprare nemmeno un fico secco. Ma lasciamo la frutta e pensiamo al fegato. Non al “foie grass” che rientra nel menù natalizio, ma al fegato che bisogna avere per comprarne un vasetto. Anche in occasione delle prossime festività natalizie ci saranno sequestri di tracchi e petardi da parte degli agenti di polizia. Speriamo, però che tali operazioni comincino in tempo utile e non all’ultimo momento come qualche anno fa. Con la scusa che dopo tutto, meglio petardi che mai. E a proposito di operazioni di polizia, auguriamoci anche che sugli alberi di Natale che decorano le strade cittadine troveremo i soliti oggetti multicolore e non altro.

Si, perché potremo correre il rischio, nel clima di tensione ormai diffuso, che qualcuno pensi di adornare gli abeti, invece che con candeline e palline, con candelotti e pallettoni.

   

 Il mandarino

 

Come tutti gli agrumi, il mandarino è ricco di vitamina C.

Il suo nome deriva dal portoghese Mandarin, ma questo piccolo albero sempre verde è originario dalla Cina. Questo delicato frutto è essenzialmente usato a fine pasto o a merenda e con il suo profumo dà un tocco di allegria ad ogni tavola, specialmente a quella di Natale.

Cento grammi di mandarino forniscono 35 grammi di vitamina C, 14 grammi di carboidrati e 130 milligrammi ai potassio.

É utile anche per preparare spremute , per confezionare delicate crostate, sorbetti , gelati e anche marmellata.

E’ stato introdotto in Europa nel 1828.

Viene coltivato sopratutto in Sicilia e nell’Africa settentrionale. Gli spicchi, meglio se privati della pellicola che li riveste, possono essere una piacevole decorazione per uno zabaione gelato, o per una crema inglese da servire in coppa.

Cento grammi di mandarino danno circa 60 calorie. I mandarini sono, in genere , più piccoli delle arance e schiacciati nella parte superiore. La buccia del mandrino contiene un olio essenziale, il limone , largamente usato per l preparazione dei liquori. Si può usare anche per fare una omelette dolce.

 

Antica ricetta ischitana:

CAPPONE INBOTTITO:

 

Si prende un pollo intero grande e di età avanzata;si taglia la parte inferiore, dalla quale si imbottisce di un impasto fatto di:

interiore del pollo, cipolle, salsiccia, mollica di pane, formaggio pecorino e uovo.

Prima di inserire l’impasto si unge l’interno con Cognac e Vino.

Dopo si riempie e si cuce con ago e cotone e si inforna.

 

 

Antiche vendite natalizie

 

Nella tabaccheria di mia nonna si vendevano dolci come: roccocò, pasta reale, mustaccioli, divina amore e sapienza.

Si lavorava tutta la notte e quando suonava la campana si andava alla novena e poi si infornavano i dolci.

Il 24 dicembre si andava alla processione a Piazza San Gaetano: si andava in piazza, al quadriglio giovane e poi si andava al porto di Forio, e lì si Benediva il mare.

In tabaccheria si vendevano anche i pastori del Presepe fatti di zucchero.

Alla cena della vigilia di Natale per antipasto si mangiavano: sottaceti, olive e polpo all’insalata;

per primo: pasta al sugo di pesce;

per secondo: frittura di pesce misto.  

Caro Babbo Natale

 

Caro Babbo Natale quest’anno sono stato molto buono non voglio regali ma voglio che non ci sia  più la povertà , la guerra , la tristezza e il disprezzo tra le persone. Io sono molto dispiaciuto quando accendo il Televisore e ascolto il  Telegiornale: quanti  bambini  soffrono di malaria o  soffrono la fame . I Kamikaze che rovinano il mondo , la pace e l’amore . Nel mondo  non c’è pace, ma c’è solo guerra  e odio .  Scusa Babbo Natale di averti dato tutta la mia tristezza , ma ora io mi sento meglio . Mi piacerebbe Tanto che tu uscissi per  andare a risolvere questi  problemi! Ciao !

 

SPICOLANDO TRA LE TADIZIONI DELLA NOSTRA REGIONE

   

LA CANTATA DEI PASTORI.

Per tanti anni, dalla fine del seicento sino a circa mezzo secolo fa, “La cantata dei pastori” è stata sempre a Napoli e in provincia il tipico spettacolo natalizio. Ne fu autore Andrea Perrucci poeta dialettale secentesco, che si celava sotto il nome accademico e professorale di << Dottor Cosmico Ruggiero Ugone>>.

“A cantata e pasture”  fu rappresentata la prima volta a Napoli nel 16 98.

Fin da quel tempo il testo originale classicheggiante offrì invitanti possibilità di evadere dal copione  con libere aggiunte lazzi e frizzi da parte soprattutto del capocomico o dell’attore che, in seguito, amava sostenere il ruolo di un personaggio inventato, quello di Sarchiapone, mentre nel testo originario il comico era soltanto Razzullo: troppo poco per suscitare una certa ilarità negli spettatori.

Così in successive edizioni a Razzullo venne dunque aggiunto come <<spalla>> è ancora più comico Sarchiapone , autentico buffone , impersonato in modo diverso e perfino con numerose battute estemporanee  non inserite in copione da ogni attore che lo <<incornava>>.

A somiglianza delle spagnole <<comedias de santos>>, la “Cantata dei pastori” è  una mescolanza di sacro e profano, ed è in sostanza un antico testo napoletano che, per ragioni commerciali, ha subito numerosi rimaneggiamenti e interpolazioni, talvolta grossolane.

Esse contribuirono a rendere ancor più popolare la <<sacra rappresentazione>> e a dare maggior risalto agli elementi buffoneschi.

Il mercato del pesce a Forio

Alle cinque del mattino della vigilia di Natale, quando l’ oscurità della notte ancora avvolgeva il paese, già si sentivano i primi rintocchi delle campane della chiesa di San Gaetano, che chiamavano a raccolta i fedeli.

Era il segnale dell’ inizio del rito tanto atteso: la festa del pesce.

I pescatori, che avevano vegliato per tutta la notte, erano già intenti a selezionare ed a trasportare i pesci, ben conservati nei “MARRUFFI”(Casse di legno)

Le loro rauche voci, che tradivano la stanchezza e l’ emozione, l’ impazienza e la speranza, giungevano fin dentro le case, come a voler ricordare alla gente, di Forio, che loro, come ogni anno, erano pronti per il grande “evento”.

Per due mesi i poveri pescatori avevano calato le “nasse” (Cestelli di vimini)  .Pescando una buona quantità di pesci: ruonghi, murene, aragoste, etc… che subito erano stati depositati nei “ MARRUFFI” ancorati nelle acque di Forio dalla parte interna della scogliera del molo. In tal modo si potevano conservarli, vivi.

C’era, però il pericolo del cattivo tempo, che, non solo, avrebbe impedito ai pescatori di calare le “nasse” e quindi di pescare, ma avrebbe potuto danneggiare anche i “marruffi”, , favorendo così la fuga dei  pesci. In tal caso,essi si vedevano privati, tutt’ad un tratto, della loro “ricchezza”, che tanta fatica era costata. E questo,  purtroppo, accadeva molte volte! I pescatori, però, non si avvilivano mai; dopo aver riparato il “marruffo”, ricominciano d’accapo.                                                                                                                 

-Prima del mercato in piazza S. Gaetano (oggi Medaglia d’ oro) aveva  luogo il rito religioso. Tutti partecipavano alla Santa Messa. Seguiva, poi, la processione dello “Spirito Santo”, annunciatore della nascita di Gesù, con fiaccole e candele, per tutto il corso principale fino alla marina, dove, tra fuochi d’ artificio, falò e suoni di

campane, avveniva la benedizione del mare.

Poco dopo iniziava la vendita del pesce e subito la piazzetta si movimentava e si riempiva di gente, che, curiosa, si accalcava per vedere meglio e più de vicino la bellissima esposizione.. C’ era  tanta emozione! Specialmente, i gronchi e le morene attiravano l’ attenzione. C’erano degli esemplari enormi, che si muovevano nei “meneloni” (grandi tini di legno)  

Il loro aspetto faceva impressione, ma la gente, nonostante avvertisse un po’ di paura, ora contenta ed eccitata.

Il rito si protraeva fino alla tarda mattinata.

Le origini di questa festa, in cui il  “sacro” e il “profano” sono uniti in una bella e perfetta armonia, sono piuttosto lontane e forse si perdono nella notte dei tempi.

Comunque, ancora oggi, è vivo l ’interesse per questo spettacolo,     che ormai , fa parte della nostra tradizione.

Naturalmente, molte cose sono cambiate rispetto al passato, come, per esempio:

-         il pesce esposto viene importato e non pescato qui

-         di conseguenza il lavoro dei  pescatori è meno faticoso;

-         le condizioni generali di vita sono  migliorate. Ma per fortuna non è mutato l ’interesse del popolo, che partecipa sempre con entusiasmo a questo evento. E’importante non interrompere questa tradizione, che rappresenta una bellissima pagina della nostra storia.

 

La storia di S.Nicola

 

Come lo conosciamo tutti, oggi, Babbo Natale si veste con un abito ed un cappello di color rosso fuoco bordato da una pelliccia bianca che sembra quasi neve, porta regali a tutti i bambini del mondo con una slitta trainata da renne nella notte più magica dell’anno, entra nel camino per lasciare i doni sotto l’albero addobbato per l’occasione. E indubbiamente il personaggio più amato dai bambini spesso però fa sognare i grandi. Ma qual è la sua vera storia? Nel 1931 il famoso marchio “ Coca Cola “ gli ha dato l’aspetto che tutti conosciamo grazie a H.H Sundbolm ed è così che la legenda divenne più concreta. Questa storia però, ha iniziò molti anni prima, stiamo parlando di San Nicola di Mira, personaggio cristiano appartenente alla tradizione medievale. Il  nome di Babbo Natale in America è Santa Claus, derivante dal latino Sanctus Nicolaus, ovvero San Nicola. Proprio gli Americani hanno cercato di diffondere, non solo per scopi commerciali; queste usanze derivanti da antiche tradizioni. In Europa queste tradizioni le ritroviamo proprio nella gesta del vescovo di Mira (attualmente la città si chiama Dembre e si trova in Turchia) e della Befana, famosi e ricordati perché rivestono da allora la funzione di distributori di don. Non si riesce  a datare la vita  di san Nicola in modo da verificare se sia  veramente esistito, ma nel medioevo era un santo molto venerato. Ad ogni modo la grandezza dei suoi miracoli era famosa ed apprezzata dalla Groenlandia alla Russia, terra di cui è protettore, fino a Cantarbury in Inghilterra. I vichinghi gli dedicarono anche una cattedrale. San Nicola è protettore di bambini, ragazzi e studenti tutti facenti parte dei suoi miracoli, il più conosciuto dei quali è quello di Michele archimantide: San Nicola salvò dalla strada tre ragazze il quale padre aveva messo a lavorare per le gravi condizioni economiche, infatti gettò in casa loro tre sacchetti con monete d’oro. San Nicola cominciò  a introdursi nelle scuole e nei monasteri con la sua liturgia e da allora venne visto come portatore di doni. Le sue reliquie furono portate da Mira a Bari nel 1087 , da li iniziarono a aumentare smisuratamente i bambini di nome Nicola e le chiese in suo onore.  I vescovi di nome Nicola, in Francia, in Germania, in Inghilterra, continuarono ad essere festeggiati dalla fine della duecento epoca alla quale risale la prima testimonianza che abbiamo in Francia. Dal  XIX sec. la sua festa cade il 6 dicembre. La fama del santo cominciò a essere affermata molto più tardi con la Riforma. Il compito di donare regali fu attribuito a Gesù bambino, una figura sacra molto più accettabile dell’antico vescovo, un po’ troppo folclorica e in odore di paganesimo per l’etica protestante. Questo, nonostante che i registri contabili di casa Lutero registrassero, fino al 1535, ingenti uscite per i regali ai suoi bambini, alla vigilia del 6 dicembre. Pur essendo stato allontanato dalla chiesa e dalle rappresentazioni sacre, San Nicola continuò a portare doni in molte zone europee, magari accompagnato da un aiutante nero che recava un sacco pieno di doni e di fruste. Così quando le navi degli emigranti partirono per l’America portarono con loro queste tradizioni legate a S. Nicola. In cerca di antiche identificazioni e nuovi nazionalismi nei nuovi territori del nuovo continente i coloni si strinsero attorno ai loro santi: San Nicola (olandesi),    Sant’Andrea (scozzesi), San Patrizio (Irlandesi).  Si continuò a festeggiare l’inverno e il capodanno dando doni ai bambini, bevendo Cerri e mangiando i “biscotti di S. Nicola”, la cui figura si andava evolvendo nel babbo Natale della Coca-cola. Clement Moore concluse la sua figura mettendolo su una slitta trainata da renne. Oltre alle varie storie e leggende l’importante è avere il vero spirito natalizio per vivere al meglio questo periodo. Ogni uno può immaginare Babbo Natale come vuole ma l’importante è sognare. Ci si creda o no,  il Natale è il miglior periodo per farlo.

 

COME NACQUE LA  TOMBOLA

Ad incoraggiare il re Carlo III all’arte preserpiale, che durante il dominio della dinastia borbonica raggiunse momenti d’autentico splendore, fu Gregorio Maria Rocco, padre domenicano. Il religioso, che portava alla cintola dell’abito talare un  rosario di pesanti grani, stringeva spesso nella mano una robusta croce, che usava a volte come randello sulle spalle dei peccatori.

Con CarloIII il frate aveva avuto una discussione violentissima a proposito del gioco del lotto che detestava e ritentava peccaminoso.

Il re era invece decisissimo ad ufficializzare nel suo regno il popolare gioco, che era praticato clandestinamente, sottraendo, cosi entrate alle casse dello stato.

Padre  Rocco diceva che non era giusto introdurre  “un cosi ingannevole ed amorale diletto!” tra un popolo affannato ed indebitato sino al collo.

La polemica avvenne all’incirca nel 1734 e durò parecchio.

Alla fine Carlo III facendo presente che la sua gente giocava di nascosto e che comunque mai spendeva il suo insufficiente denaro, riuscì a spuntarla su padre Rocco.

Ma ad un patto: il gioco del lotto, almeno nella settimana della festività di Natale, sarebbe stato sospeso. In quei giorni per padre Rocco non poteva essere concessa alcuna distrazione alle fervide preghiere del popolo.

I napoletani, invece, molto astutamente pensarono di organizzarsi per proprio conto. 90 numeri furono imbussolati in casalinghi panarielli di vimini. E per trastullarsi, in attesa della messa di mezzanotte, in quasi tutte le case provvidero a disegnare ed a scrivere i numeri su arrangiate cartelle. E così, al posto del lotto di Stato, improvvisamente, nacquero mille, centomila lotti privati, che furono chiamati “TOMBOLE”. Questo termine  si rifà la forma cilindrica del numero ed al capitombolo che fa il legnetto, che viene agitato, prima di cadere sul tavolo, in un panariello a forma di tombola.

 

 

Se…

Se non fosse perché ci sono troppo guerre che provocano distruzione , morti , tristezza.

Se non fosse perché le donne in alcuni paesi vengono ancora maltrattate .

Se non fosse perché tanti bambini vengono ancora violentati e uccisi o muoiono di fame e di malattia .

Se non fosse perché nel mondo c’è ancora chi muore per fame.

Sarei più contento nell’augurare a tutti BUON NATALE .

 

La stella di natale

 

La stella di Natale , rossa , bianca  o rosa, colora il Natale . Essa resterà fiorita fino a marzo prolungando la suggestione della festa . E’ originaria dell'Oriente , e fu ammirata dagli antichi . Euforbio , medico del re Giuba , le detto il nome : Euphorbia pulcherrima(=bellissima). Per primo egli individuò il veleno nel lattice che sgorga dai fusti appena tagliati della rosa di Natale . Viene coltivata in vaso ed è alto di solito non più di mezzo  metro ; sfiorisce a marzo e , se ben potata a 15 centimetri da terra , torna in vigore in  novembre per rilucere poi nei giorni della natività .In casa chiede , nella stagione della fioritura , annaffiature tre volte la settimana . Poi , da fine marzo a metà settembre , quattro al mese e successivamente ogni tre giorni perché riprende vigore .Le foglie sono la spia della sua salute : se avvizziscono significa che si trovano in correnti d’aria ; un colore giallastro avverte della necessità di un buon insetticida contro gli afidi e i ragnetti rossi ; se seccano bisogna metterle lontano dal calorifero . I rami tagliati si conservano in vaso a lungo purché  se ne bruci su un fornello la parte terminale . 

Terremoto a S. Giuliano

Giovedì 30 ottobre alle 12:00 circa il terremoto ha colpito la scuola di San Giuliano e ha tolto la vita a sedici bambini, a una maestra e a due vecchietti che abitavano in un palazzo affianco. La prima scossa è stata avvertita alle tre di notte, ma niente di grave; solo alle 12:00 la scossa è arrivata all’ ottavo grado della scala Mercalli e al quinto grado della scala Richter. Immediati sono stati i soccorsi da parte della protezione civile, dei pompieri, dei volontari per estrarre dalle macerie i bambini ancora in vita .

Aiuti e solidarietà sono giunti da parte di tutti.

Il nostro pensiero va alle famiglie colpite alla quali niente e nessuno ridarà il sorriso dei loro bambini.

 

Carestia in Etiopia:  sei milioni senza cibo

 

La carestia minaccia l’Etiopia e il governo ha lanciato un appello al mondo: <<Se non ci aiutate subito, saremo tra-volti da una catastrofe peggiore di quella Del 1984>>. Allora a morire fu circa un milione di persone, oggi già sei milioni di persone non hanno quasi nulla da mangiare e presto potrebbero diventare quindici. In Argentina ci sono molti allarmi di bambini che muoiono per la fame. Un  bambino di nome Jesus e altri nove piccoli condannati alla fame sono morti a causa di una malattia che noi chiamiamo il verme solitario. Loro mangiavano solo frutta e verdura sporca e in questi alimenti c’erano le uova dei parassiti. Venti milioni di persone in argentina sono povere .

  

Assi

Associazione Solidarietà Sociale Isolaverde

Noi, Alma, Rosa e Melinda, facciamo parte di un gruppo che si chiama “Assi” e significa “associazione solidarietà sociale isola verde” e consiste in attività scautistica e in opere di solidarietà. Il presidente della associazione è Raffaele Pace. Il gruppo è formato da novanta adulti e circa trenta ragazzi dai sei ai diciotto anni e la sede si trova nei pressi del ristorante “Francischiello” a Lacco Ameno. Noi ragazzi ci riuniamo per imparare a salvaguardare la natura quindi puliamo boschi e spiagge e allo stesso tempo ci divertiamo tantissimo e l’ultimo bosco che abbiamo pulito e stato quello di “ S. Maria al Monte” distribuendo sacchetti per l’ immondizia invitando i passanti a portare giù alla montagna il proprio sacchetto. Aiutiamo anche le persone povere.

L’Assi ha “adottato” Fernanda  e  Giovanni, due barboni poco accettati dagli isolani

Fernanda e Giovanni sono stati accolti  nella sede dell’Assi dove si sono lavati e si  sono riposati. Insomma noi   vogliamo far capire che la nostra associazione ha intenzioni serie e che inoltre vuole cercare di comprare un autobus  per i disabili.

 I Limerik

C’era una signora di Gerusalemme 

che aveva tante gemme,

e un bel giorno alla chiesa le donò

e quando morì santa diventò,

quella dolce signora di Gerusalemme.

 

Ma guarda quella signora di Panza

In tutti i cuori porta speranza,

ma un giorno male si sentì

e dopo un po’ morì,

quella sciocca signora di Panza.

 

Hai mai incontrato quella signora della Palestina

che gli avevano bombardato la cucina,

e a mangiare andò nel salotto

dove di salsa si sporcò l’orsacchiotto,

quella sfortunata signora della Palestina.

 

Hai mai sentito di una signora della Spagna

che faceva una buona lasagna,

ma il giorno di Pasqua si bruciò

e il marito non mangiò,

quella signora cuoca della Spagna.

 

Tutti sanno di un signore di Montragone

che si era comprato un furgone,

e un giorno andò nel muro

e disse il prossimo me lo compro in futuro,

quel ricco signore di Montragone.

 

Abbiamo saputo di quel signore di Brescia

che in una gabbia aveva una biscia,

nell’aereo se ne scappò

e molta gente si spaventò,

quella sciocca signora di Brescia. 

 

Hai mai viaggiato con una signora di Torino

che tutti i giorni mangiava pecorino,

dopo un po’ male si sentì

e in un attimo morì,

quella gelosa signora di Torino.

 

Per non dire di quel signore dell’Asia Minore

che canticchiava tutte le ore,

sapeva ballare e pescare

ma non sapeva nuotare,

quel signore sciocco dell’Asia Minore.

 

Vergognati cantante del Piemonte

che sciava sul monte,

oltre che a cantare

sapeva anche tanto ballare,

quella stravagante signora del Piemonte.

 

Che dire di quel signore di Singapore

che viaggiava tutte le ore,

donava dolci e caramelle

 dormiva sotto le stelle,

quel generoso signore del Singapore.

 

A Torino c’è la più vecchia nonna

che tempo fa eri una donna,

tu fili la lana

e ti aiuta un cane che si chiama Nana,

bella Torino bella la nonna.

 

Natale è …

Come sarebbe bello il Natale se tutti i bambini mangiassero caviale , se le bombe non scoppiassero più tutti vivrebbero di più , sarebbe un bel Natale se nessuno si facesse del  male!

 

Tanti auguri e buone festa per chi pensa con una brutta testa .

 

 

 

 

 

 

 ALEX BARONI

Alex Baroni nasce a Milano il 22 dicembre 1966. La sua carriera artistica prende il via nel 1990, mentre tra un esame e l’altro di chimica , si diletta a cantare nei locali milanesi. Il conseguimento  della laurea lo rende presto libero di dedicarsi completamente alla sua passione, il canto. Diventa così corista al seguito di grandi artisti: Ramazzotti, Rossana Casale,  Spagna.  . Altra tappa sarà l’orchestra della RAI, dove nel 1996 è tra i coristi del Festival di Sanremo. Quel palcoscenico lo vuole presto solista e con il brano “Cambiare”, Alex si impone sul panorama musicale per la sua splendida voce, che verrà premiata dalla giuria di qualità, presieduta da Luciano Pavarotti, mentre la sua canzone riceve il premio “Volare”, intitolato a Domenico Modugno. Di lì parte il suo primo tour, con cinquanta date  che lo conducono in tutta Italia e lo portano a contatto con i suoi fans. Nel cartoon Hercules di Walt Disney, Alex presta la sua voce all’Ercole adolescente nella canzone “Posso Farcela”. Nel 1997 ancora Sanremo, dove Baroni partecipa nella categoria big con la canzone “Sei tu o lei (quello che voglio)”. É questa l’anteprima del nuovo album, che prende il titolo dallo stesso brano. Il 1999 è l’anno del suo terzo lavoro “ULTIMAMENTE”, che propone all’interno anche un brano appositamente realizzato per Alex da Renato Zero, il titolo è “E il cielo mi prese con sè”. La sua ultima apparizione risale allo scorso Natale, quando Alex partecipa con numerosi artisti alla realizzazione del concerto Note di Natale, in piazza del Duomo a Milano. In seguito ad un incidente stradale, che vede coinvolta la sua moto, Alex muore il 12 aprile 2002, dopo 3 settimane di coma.

 

ALEX ZANARDI

Alex Zanardi era un pilota di formula uno che poi è passato in formula 3000. Alex Zanardi stava correndo in Inghilterra proprio poco dopo la caduta delle torri gemelle. Dopo pochi giri dalla partenza si trovava tra le prime 10 posizioni e anche dopo il  primo pit stop. Poi  incominciò una grande rimonta che lo portò tra le prime 3  posizioni. Quando i primi due entrarono ai box lui si trovò per la prima volta in testa alla gara. Quando uscì dai box si trovava di nuovo in testa alla gara, ma purtroppo alla prima curva sbagliò e uscì di pista e quando rientrò sbandò ancora  e fece un testacoda e una macchina   che arrivava velocissima lo colpì al centro. Oggi Alex Zanardi  non ha più le gambe, ma usa con disinvoltura due protesi. Recentemente è  andato alla trasmissione “Uno di noi” con il coraggio di sorridere, dando  coraggio e speranza a tutti coloro che stanno vivendo un momento difficile. Infine ha cantato la canzone “My way”di Franzy Sinatra.

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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Se non ci fosse  Natale , esisterebbe solo il male ,

mai piu un momento di amore , che possa alleviare il dolore ,

il dolore per ogni guerra  , che sconvolge la nostra Terra ,

il dolore per quei bambini , che sono vittime degli stermini ,

il dolore per ogni ragazzo , che la droga rende pazzo .

Ma ogni anno viene questo giorno speciale, e seppure non riesce ad eliminare il male

Un occasione di riflessione ce  la offre il Natale .

 

 

 

 Laboratorio “ Giornalino@scuola “ - Alunni delle classi 2° e 3° di Forio e Panza

Ins. Giuseppina Calise – Rosanna Marotta – Pietro Raicaldo

Natale 2002