Sono titolare di una pensione di vecchiaia al trattamento
minimo, con aggiunta la maggiorazione sociale di £. 160.000. Sono anche titolare di un
assegno sociale in quanto sposato e di età 70 anni, per £ 500.000.
Dal mese di novembre l'INPS mi ha tolto la maggiorazione
sociale e interpellati gli uffici mi hanno riferito che non mi spettava. Preciso
che ho redditi zero io e mia moglie. Potete
aiutarmi. Grazie
REDAZIONE: Speriamo che qualcuno
del Governo o dell'Inps legga la sua lettera. Noi purtroppo non possiamo fare altro che
far conoscere il suo problema e rendere nota la sua mail: enzomoto@tin.it Auguri sinceri.
Maggiorazione
a 1 milione? E' una beffa
E' una beffa!. Mia madre gode di due pensioni - totale
Lit.909.000.= nette mensili. Di queste una è stata riliquidata in base alla sentenza
della Corte Costituzionale n. 496 del 1993. Con tale sentenza l'INPS deve anche liquidare
, nell'arco di 6 anni, gli arretrati Ora l''INPS considera reddito dell'anno
tali arretrati - a suo tempo tassati separatamente e pertanto decurta parzialmente la
pensione vanificando il dettato di detta sentenza ed addirittura richiedendo gli
arretrati. Sono disgustato!!!! (lettera firmata)
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Lettera-appello
dei figli del Baby Boom: "Non ci stiamo a pagare ancora noi"
Siamo cittadini italiani nati negli anni a cavallo dellultima guerra.
Qualcuno ci ha già catalogati: siamo i "figli del baby boom". Riconosciamo che
sulle nostre spalle gravano
imperdonabili colpe. Abbiamo infatti contribuito in modo determinante allo sviluppo
economico e sociale del paese andando a lavorare in giovane età, prestando la nostra
opera per trenta e più anni, rispettando norme e contratti, pagando puntualmente tasse e
contributi e partecipando ai sacrifici che ci sono stati spesso richiesti per tenere in
piedi la baracca. Con i nostri contributi previdenziali si sono pagate le pensioni di chi
non aveva mai versato una lira, ogni possibile forma di assistenza, tanti processi di
ristrutturazione aziendale e, perché no, anche laffitto di appartamenti di lusso
dei soliti noti.
In anni recenti politici, imprenditori, sindacalisti, economisti, ecc., hanno deciso che
è giunto il momento di farci pagare le nostre colpe ed in particolare la nostra pretesa
di accedere a quella pensione attesa per decenni.
Si sono approvate quelle "riforme" che hanno spostato in là nel tempo requisiti
e scadenze necessarie per maturare un nostro sacrosanto diritto, previsto dalle norme che
regolavano il rapporto di lavoro e costituivano parte obbligatoria e integrante del
contratto di lavoro stesso.
Ma non basta, non gli basta ancora. Non passa giorno che il Governatore della Banca
dItalia (quello che non ama parlare delle pensioni dei dipendenti del suo Ente), i
rappresentanti degli imprenditori, alcuni politici ed opinion leader non tornino
allattacco del
sistema previdenziale proponendo ulteriori interventi peggiorativi.
Ci spiegano che la vita media si è allungata, che siamo tutti in buona salute e che
possiamo protrarre il nostro contributo produttivo per molti anni ancora.
Lopinione pubblica viene preparata ad accettare nuovi interventi "logici e
razionali" diretti a sanare la maledetta anomalia italiana delle "pensioni di
anzianità".
Ma nelle aziende, in quelle stesse aziende i cui rappresentanti sono portatori di queste
posizioni, vediamo una realtà drammaticamente contrastante con tali affermazioni.
I lavoratori cinquantenni vengono allontanati, incentivati ad andarsene lasciando loro la
"scelta" di accettare quattro lire o di essere licenziati o relegati in
attività mortificanti. In ogni processo di ristrutturazione aziendale questa generazione
di lavoratori è la prima a pagare con la perdita del posto di lavoro. Ed il fenomeno
tende ad espandersi anche verso lavoratori più giovani. Già a 40-45 anni si comincia ad
essere considerati risorse "decotte",
costose, facilmente sostituibili con giovani che possono essere assunti a tempo, con
stipendi
"iniziali" e contratti "flessibili", tanto osteggiati in passato
quanto selvaggiamente introdotti oggi. Occasionalmente, quando un gruppo consistente di
40-50enni in pericolo di licenziamento appare sulla ribalta politico-sindacale, vengono
fatti degli accordi di prepensionamento; per tutti gli altri, più anziani, più numerosi
ma più frammentati, non resta
che loblio riservato ai cittadini di serie B.
Usciti dal processo produttivo per noi non esiste alcuna possibilità di trovare un
impiego e, mentre la società civile dibatte i problemi più astrusi, nessuno si preoccupa
del nostro dramma di uomini privati del diritto ad un reddito, dei conflitti familiari
indotti dalla nostra condizione, dellincertezza e dellansia con cui seguiamo
ogni giorno le posizioni di chi sta
pensando come allontanare ancora di più nel tempo la scadenza per il nostro diritto alla
pensione.
Nella ricerca di una soluzione individuale ai nostri problemi, ricerca osteggiata in mille
modi dalle normative e dalla burocrazia, siamo andati ad ingrossare le fila dei
consulenti, dei piccoli commercianti, delle partite IVA che si aprono e chiudono nel giro
di una stagione, spesso con lunico risultato di dilapidare i pochi risparmi
accumulati in una vita di lavoro.
A livello istituzionale non siamo rappresentati da nessuno. Nessuna lobby che contrasti
quelle degli imprenditori, che difenda i nostri diritti. Basti vedere i siti internet dei
sindacati, ricchi di tutto meno che di una pagina interna dedicata ai 50enni disoccupati o
a rischio di licenziamento.
Dispersi sul territorio, non più lavoratori e non ancora pensionati, non rientriamo negli
interessi dei politici in quanto non rappresentiamo una massa elettorale ben definita ed
affidabile.
Qualcuno ci ha definiti "i silenti" ed ha confidato nel fatto che in mancanza
della Previdenza ci saremmo affidati alla Provvidenza.
Si sono sbagliati. Noi riteniamo sia arrivato il momento di dire la nostra, di fare capire
che non siamo più disposti a pagare sulla nostra pelle scelte interessate, scelte di cui
un paese civile dovrebbe vergognarsi.
Ci stiamo cercando, alcuni di noi si sono già trovati. Vogliamo organizzarci, fondare un
comitato che si occupi dei nostri problemi, che difenda i nostri diritti contro chi ha
dimostrato di essere incapace di gestire il denaro frutto del nostro lavoro e vuole
continuare ad assumere decisioni sulla nostra pelle.
Internet è uno strumento utile per diffondere e fare conoscere il nostro lavoro. Siamo
temporaneamente ospitati sul sito www.ilponte.it/pensioni.html , cliccando sul riquadro che parla del
sistema previdenziale e dei figli del baby boom. In alternativa chi fosse interessato può
contattarci allindirizzo: armrinaldi@yahoo.it
.
FIRME
Milano: Rinaldi Armando, Freccia Maria, Vanzati Daniela, Majocchi Danilo,
Pastori Renato, Maschi Francesco, Vavassori Luigi, Giussani Ivano, Merlo Dino, Geri Carlo,
Cavaletti Giorgio, Pelizzola Italo, Pelizzola Olga, Bonfiglio Silvio (Saronno), Sacco Anna
(Monza), Rinaldi Claudio, Carli Adolfo, Fasani Luigi, Acetti Liviana, Prof. Wally Festini,
Carchedi Bruno, Elgardi Gabriele, Mezzadri Maurizio, Ceroni Elisabetta, Ariano Erminio
(Monza), Broglia Luigi (Monza), Bevilacqua Maria Grazia, Papini Marco, Compagnoni Enzo
Bergamo: Moretto Giorgio, Pinardi Paolo Brescia:
Vezzoli Elisa (Cologne), Faifer Sergio (Cologne) Lecco: Zaffarano
Giuseppe (Merate) Savona: Lanfranco Razzoli (Spotorno), Sena Silvano
(Quiliano), Felici Teresa (Spotorno), Boffa Giorgio (Spotorno), Oliari Luigi (Spotorno),
Bonafè Gilberto (Spotorno), Leoni Francesco (Spotorno), Basadonne Luigi (Spotorno), Orsi
Sergio (Spotorno), Vialandi Claudio (Loano) Bologna: Fabbri Lorenzo,
Soricelli Carlo (Casalecchio) Massa Marittima: Tamburini Gianni
Roma: Mancini Rosario, Brugia Aroldo, Calà Stefano Napoli:
I lavoratori della Alenia Marconi Systems del Fusaro (NA) Vincenzo Lo Iacono, Abbate
Cesare, Amoruso Luigi,
Baldascino Francesco, Barile Lucia, Bellobuono Salvatore, Boemio Antonio, Buonpane
Giovanni, Cafà Franco, Caputo Vittorio, Carannante Giovanni, Carannante Pasquale, Chiocca
Giovanni, Cirillo Luigi, Costa Paolo, Costigliola Luigi, Colavecchia Rosaria,
Cristao Oreste, Di Fraia Giuseppe, Di Leva Carmine, Di Matteo Ciro, Di Meo Giuseppe, Di
Meo Salvatore, Di Meo Teresa, Esposito Francesco, Ferraiuolo Concetta, Ferrigno Giuseppe,
Galluccio Arcangelo, Gargiulo Sabatino, Lubreto Franco, Lucci Ciro, Marmorino Vincenzo,
Marino Anna, Merone Nicola, Merone Ernesto, Provitera Antonio, Rendente Maria, Santoro
Michelina, Scamardella Giuseppe, Scotto Biagio, Scotto Di Vetta Emilia, Scotto Di Vetta
Luigi, Tessitore Gaetano, Veca Ciro Catanzaro: Giuliana Toscani
Aumento
pensioni minime: spetta anche agli invalidi?
(Lettera non firmata) Volevo
sapere a chi aspetta l'aumento di Pensione? noi Invalidi Civili cosa ci aspetta? le
stesse somme? volevo dire a Berlusconi, se si
può vivere colle 411.000 al mese?
(Lettera
firmata) Sono un pensionato a trattamento minimo di pensione d'invalidità INPS,
vorrei sapere se l'aumento ad un milione di lire annunciato dal governo per il 2002
rientra per questa categoria. Premetto che ho 43 anni,celibe e che non ho nessun altro
redditto. Potete darmi una risposta? Grazie.
REDAZIONE: Il
governo deve ancora individuare i beneficiari dell'aumento. Lo farà con un decreto entro
60 giorni dall'approvazione della Finanziaria, quindi presumibilmente entro febbraio del
2002.
Pensioni minime a un milione? Va bene, ma gli LSU?
Diciamo pure che è una buona iniziativa e decisione. Ma il Governo ha mai riflettuto su come sono trattati i
Lavoratori Socialmente Utili? Anzi ora ex L.S.U.? Riepiloghiamo i fatti: dal 1997 e sino
allo scorso Giugno 2001, i LSU sono stati sfruttati per uno stipendio mensile (denominato
dall'INPS " sussidio di disoccupazione ") di appena LIRE 800.000.=, senza
versamento di contributi che gli permettessero di incrementare la loro posizione per la
futura pensione. E con una particolarità: invece di avere un aumento di retribuzione
hanno avuto nel tempo un aumento di ore di lavoro mensili ed ora sono stati scaricati dal
Governo ad incrementare le entrate di Società ed Imprese varie che in cambio di un
ulteriore aumento di ore di lavoro, da 87 a circa 126 mensili, (ringraziamo che per lo
meno versano i contributi per la pensione) corrispondono una retribuzione di circa LIRE
1.200.000. Quindi, riepilogando: ai pensionati
ultrasessantenni viene elargito un assegno di LIRE 1.000.000.= e come ho detto mi sta
bene, però il Sig. BERLUSCONI ha mai pensato alla situazione di tanti altri
cittadini che, avendo anche famiglia a carico, lavorano e percepiscono un reddito di poco
superiore a quello che è stato stabilito di assegnare ai pensionati ultrasessantenni?
No alla
riforma delle pensioni
Dovreste vergognarvi di seccare chi
lavora con i vostri dibattiti e le
vostre opinioni.
Vogliamo farci un giro nell'economia reale, negli sprechi e nelle incapacità.
Ci sarebbe da ridere dei risultati ottenuti. Le opportunità si creano non
seminando il panico ma creando modelli economici dove chi collabora abbia la riconoscenza
di persona onesta e non trattato a pesci in faccia. Questo
paese è diventato noioso, vecchio pedante. Signori diamoci una mossa
altrimenti cambiate lavoro (lettera anonima)
REDAZIONE:
Caro Signore, dovrebbe girare le sue proteste al Parlamento e al Governo. Il problema
dell'invecchiamento della popolazione è reale. In ogni caso, ogni opinione è legittima
e, come può verificare dal nostro sondaggio, molti navigatori pensano che la prima
riforma da fare sia quella di tagliare i privilegi.
Gestione separata=truffa di Stato?
Sono una delle persone rimaste
involontariamente coinvolte in quella che mi
sembra essere sempre più una truffa legalizzata.
Ho pagato per 4 anni il contributo Inps previsto per i titolari di partita
IVA, versando in totale più di 18 milioni.
Essendo poi stata assunta con un contratto di lavoro dipendente ho cercato di capire quale
sarà la sorte dei contributi da me versati, ma i funzionari dell'ufficio Inps a cui mi
sono rivolta sostengono che i fondi "sono lì" ma non esiste ad oggi nessuna
possibilità di ricongiungerli agli attuali
versamenti.
Devo rassegnarmi al fatto di aver contribuito al risanamento del bilancio
Inps versando un "obolo" a fondo perduto?
Vista la precisione e la chiarezza del Vostro sito, mi auguro che almeno Voi
sappiate darmi una risposta.
Grazie (lettera firmata)
REDAZIONE:
Purtroppo al momento la legge è questa. Lei ha posto un problema reale, ma occorre un
intervento del legislatore al riguardo.
Un link per l'ENPALS
Ho visitato il Vs sito, che ho conosciuto per caso leggendo il
giornale in rete (Giornale di Sicilia): lo trovo davvero molto esauriente e chiaro, con
tanti links utilissimi e...insomma, complimenti!
Mi è dispiaciuto soltanto non vedere, tra i tantissimi altri, l'Ente di Previdenza cui
appartengo: l'ENPALS.
Sono, infatti, un dipendente dal Teatro Massimo di Palermo, categoria artistica, e per noi
(per me, almeno!) regna la confusione totale in tema pensionistico.
Posso sperare di trovare, in seguito, qualcosa che riguardi i lavoratori dello
Spettacolo...magari un link?
Grato della Vs attenzione, rinnovo i miei più sinceri complimenti e porgo cordialissimi
saluti. (Giuseppe Petrotto)
REDAZIONE: Ha ragione, ecco il link www.enpalsbox.it/
. Lo troverà attivo anche nella pagina dei links.
Perché la normativa sul cumulo tra i coniugi non
viene applicata ai politici?
Salve, vorrei che scriveste, e quindi che fosse noto a tutti, che
la modifica sul cumulo tra coniugi voluta da Amato NON viene applicata ai politici (che
notoriamente hanno pensioni stratosferiche). Ritengo che sia una cosa vergognosa che i
politici vengano sempre esonerati da qualunque sacrificio richiesto ai contribuenti.
Come mai su questo non viene mai fatto un referendum?
In questo caso specifico una legge che modifica l'aspettativa per contributi già versati
dovrebbe essere ritenuta illegale.
Mia madre, quando ha smesso di lavorare, ha versato contributi volontari ancora per 12
anni pensando di ricevere 700.000 lire mensili e solo dopo la fine dei versamenti il
governo, nella persona di Amato, ha cambiato le carte in tavola ed ora ne riceve solo
200.000 mensili.
Probabilmente non avrebbe versato nulla se avesse saputo di essere presa in giro così. (lettera firmata)
REDAZIONE: Non sono solo questi i privilegi, e non
sono solo i politici i privilegiati. Veda la scheda sui fondi privilegiati e il sito sui privilegi dei parlamentari.