Roma, Forte Prenestino 17 luglio 2002

INTERVISTA (Kataweb, Luca Trambusti)
Cosa ne pensate del vostro successo?
Ovviamente ne siamo felici. Non fa male a nessuno che le nostre canzoni siano conosciute e che la gente le canti ai concerti. Siamo rimasti comunque sempre molto autonomi, nessuno ci ha imposto niente, continuando a fare sempre ciò che più ci piace e che vogliamo, senza pensare a quelle che possono essere le conseguenze.

Siete sicuri che tutti amino le vostre canzoni?
No, sicuramente non le amano i fascisti ed è meglio così. Ci piace provocare, questo è quello che vogliamo fare con tanti nostri testi e francamente pensiamo di riuscirci. Vogliamo raccontare tutto ciò che non ci piace, le cose che non vanno e finché ciò succederà faremo queste canzoni. Nel momento in cui non ci sarà più di che arrabbiarsi apriremo i concerti di Eros Ramazzotti cantando dei fiori e dell'amore.

Cosa sono le cose che vi fanno arrabbiare?
Cantiamo contro la pena di morte, contro l'abbandono degli animali domestici e contro la crudeltà verso di loro, contro i crumiri, per l'intifada, per un consumo intelligente, contro la globalizzazione ed altro.

Solamente por Pensar, una delle canzoni di questo nuovo disco, è dedicata a Carlo Giuliani. Cosa pensate da spagnoli dei fatti di Genova?
E' stata una giornata tragica. Noi non c'eravamo, avremmo voluto essere lì, ma avevamo impegni in Francia. Quello che ci ha sconvolti è stato il fatto che qualcuno che rivendicava dei giusti diritti sia stato ucciso. C'è venuto così voglia di fare questo brano, un piccolo tributo a Carlo. Purtroppo non abbiamo potuto essere nemmeno a Siviglia nei giorni scorsi, in compenso abbiamo fatto, prima dello sciopero generale in Spagna, un concerto a favore di un piccolo sindacato.

Musicalmente il nuovo disco ha della aperture folk. E' vero?
Sì, Esquirol (Crumiro) si apre con un ritmo folk del nord della Spagna, mentre Casposos è un ritmo messicano. Entrambi si sono innestati su una base ska, una rilettura personale dei temi più tradizionali. Musicalmente Que Corra la Voz! è a metà strada tra lo ska di El Vals del Obrero (Il Walzer del lavoratore) ed il punk di Planeta Eskoria ed è più allegro rispetto a quest'ultimo.

Che rapporto c'è tra musica e testi?
Su una base ska sicuramente mettiamo un testo ironico, mentre sul punk le liriche sono più arrabbiate. Per noi tuttavia non c'è una parte predominante tra musica e parole, entrambe valgono il 50% in una canzone, Puntiamo soprattutto al risultato finale in cui il complesso parole/musica deve avere personalità, essere forte e colpire come una botta. Francamente pensiamo che il risultato sia raggiunto, anche perché lavoriamo duramente in questa direzione.

Nel realizzare un disco pensate da subito al concerto? E cosa significa un'esibizione sul palco per voi?
Cerchiamo, spontaneamente, di fare il disco più semplice possibile per poterlo riportare live con altrettanta immediatezza, conservando la stessa rabbia ed energia in entrambe le occasioni. Per noi ovviamente l'aspetto live è importantissimo tant'è che passiamo molto tempo in giro a suonare per l'Europa. Infine assistere ad un concerto degli Ska P significa condividerne le idee, significa avere lo stesso modo di pensare; non è solo andare ad un concerto, è più una partecipazione che una presenza.

Quale paese in Europa apprezza il vostro modo di pensare?
La Francia, sicuramente la Francia anche se ultimamente dall'Italia stiamo avendo buoni riscontri.

Perché non inserite le traduzioni nelle varie lingue europee?
Non li traduciamo così la gente impara lo spagnolo. Scherzi a parte per mancanza di spazio e di tempo. I testi sono riportati in spagnolo, francese ed inglese. In spagnolo perché così sono cantanti, in francese ed inglese perché sono le due lingue più conosciute in Europa. In questo modo riteniamo che chiunque sia in grado di capire quello che diciamo, in particolare voi italiani non dovreste avere grosse difficoltà.



 

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