Le Catacombe

dei Cappuccini

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Le Catacombe dei Cappuccini

 

Le Catacombe dei Cappuccini sorsero come semplice cimitero e il loro attuale sviluppo ed aspetto lo si deve, per certi versi, al caso.

I Francescani avevano ottenuto con Bolla papale l’autorizzazione ad essere seppelliti all’interno delle loro Chiese.  I Frati che si stabilirono a Palermo nel 1534 collocarono la loro prima sepoltura sul lato meridionale della Chiesa: una grezza cisterna scavata nel tufo dove i cadaveri venivano calati dall’alto, rimanendo ammucchiati alla rinfusa. Per tutto il XVI secolo gli unici estranei sepolti nella Chiesa dei Cappuccini furono Francesco D’Avalos (figlioletto del Marchese di Pescara, grande benefattore dei Frati) e un certo Giacomo Lo Tignuso (per motivi che si sconoscono).

Nel 1597, giacché la fossa-cisterna era divenuta insufficiente, i Frati decisero di dotarsi di un “cimitero sotterraneo” più ampio e iniziarono lo scavo delle “Catacombe” (così era definito “qualsiasi cimitero sotterraneo” già in una Disposizione Papale del 380 d.C.) dietro l’altare maggiore della Chiesa.

Nel trasferire le salme dalla fossa comune, ne furono trovate 45 “miracolosamente” incorrotte, con le carni flessibili e fresche come se fossero morti da poche ore. Tali salme incorrotte furono sistemate in nicchie poste tutte attorno attorno alle pareti del primo corridoio scavato delle Catacombe.

 

Da questa occasionale scoperta venne probabilmente l’idea di trasformare le Catacombe in un Cimitero “sui generis”, preservando i cadaveri dalla decomposizione e ponendoli in esposizione.

 

Il primo nuovo ospite delle Catacombe fu Fra Silvestro da Gubbio (16 ottobre 1599) ancora oggi esposto con un cartello che ne ricorda l’avvenimento.

 


Corridoio d'ingresso Frate Silvestro da Gubbio

Corridoio dei Frati Cappuccini

Corridoio recentemente restaurato


 

I metodi di mummificazione

 

Anche se non esiste documentazione scritta, da tradizione verbale e da illazioni sembra che i metodi usati dai Cappuccini siano stati i seguenti:

 

1 – Essiccamento

 

I cadaveri venivano posti in colatoi (doccioni di creta che potevano contenerne anche 8-10) dove rimanevano per un periodo da otto mesi ad un anno; il tempo necessario perché si decomponessero in maniera naturale, liberando i liquami e pervenendo ad un primo stadio di essiccamento. Dai colatoi i cadaveri venivano trasportati in un recinto chiuso e ventilato dove venivano lavati e ripuliti con aceto. Dopo di ché venivano rivestiti e collocati nelle nicchie poste nei corridoi.

 

2 – Bagno in arsenico o in latte di calce

 

I sistemi venivano adottati in casi particolari o in periodi di epidemie. Sembra che il bagno in latte di calce divenne poi consueto in aggiunta al metodo di essiccamento in colatoio.

 

3 – Imbalsamazione

 

Il trattamento a base di iniezioni di sostanze farmacologiche fu adoperato soltanto occasionalmente. Se ne sconosce la metodica, sia di quello detto “alla tranchiniana” che di quello inventato dal Dott. Solafia.

Quest’ultimo metodo che sembra particolarmente efficace fu adottato per il cadavere della piccola Rosalia Lombardo (deceduta il 6 dicembre 1920) che rappresenta la mummia meglio conservata delle Catacombe. Per dovere di cronaca aggiungiamo che il Dott. Solafia morì proprio poco dopo aver completato l’imbalsamazione della bimba.

 


Colatoio

Antonio Prestigiacomo (conservato col metodo del bagno in arsenico)


 

Le Catacombe si aprono agli estranei

 

Mentre continuavano gli scavi di altri corridoi sotterranei (1601 – 1619 – 1668) divenivano sempre più numerose e pressanti le richieste di seppellimento da parte di estranei, fin allora accettati in via del tutto eccezionale e per particolari meriti.

 

Ne seguì una serie di Disposizioni e di Decreti Regi che, a secondo del Governo e della pressione popolare, “proibiva”, “concedeva” o “regolamentava”. Emblematico l’Ordine Regio del 1838 (emesso dopo un’epidemia di colera) nel quale si vietava il seppellimento entro le Chiese o nell’ambito urbano, precisando però che “L’ordinanza non riguarda la sepoltura dei Cappuccini che a giusto titolo è rinomatissima presso i Nazionali e gli Stranieri e debbasi considerare come un ben ordinato e costruito Camposanto che d’antico tempo decora questa Città; tanto pel sito e per la sua forma quanto pel modo come son tenuti e disseccati i cadaveri e per la cristiana pietà che l’ispira.”

 

Salvo i brevi periodi di interruzione determinati dai Decreti di proibizione, l’usanza di affidare i defunti ai Cappuccini continuò fino al 1881. Nel 1866 il Municipio di Palermo aveva dichiarato le Catacombe “Cimitero Municipale” emanando però un Decreto con il quale si autorizzavano i Cappuccini a effettuare i seppellimenti come nel passato. Soltanto con Decreto del 9 ottobre 1981 furono proibite le essiccazioni. Sembra accertato però che esse continuarono sino al 1885.

 


Corridoio degli Uomini

Corridoio delle Donne (particolare)


Reparto dei Bambini

Reparto dei Bambini (particolare)


Reparto delle Vergini

Cappella di Santa Rosalia


I Colonnelli Ragona e Di Giuliano

Mons. Francesco D'Agostino