CRISI, TRAMONTO E FINE

                 DELL’ IMPERO ROMANO

                          D’OCCIDENTE

 

  I

 prìncipi diedero prova di un favoritismo cieco,  prestando un’attenzione troppo esclusiva allo sviluppo e allo splendore della vita urbana. La magnifica fioritura delle città, che si diffuse  allora in tutte le regioni dell’impero e le adornò di una veste lussuosa, sembrava a tutti la più perfetta espressione di civiltà. […. ]

 

 

 Trascurando deliberatamente  le campagne, dunque, gli imperatori  le sacrificavano alle città. Le città furono troppo numerose e troppo belle. Vi furono elevati troppi monumenti e troppo grandiosi. Vi furono celebrate feste troppo frequenti. Vi furono consumati, in uno spreco sfrenato, troppi capitali, troppo lavoro e persino troppe vite umane….”


  ( Roma e il suo impero di André Aymard ).   

  

 

D

opo lo spettacolo di mimi  fu servito un antipasto coi  fiocchi: fra i vari piatti c’era un asinello di Corinto con due  bisacce di olive verdi e nere. Sui piatti che lo sorreggevano vi erano poi ghiri con contorno di miele e papavero, salsicciotti bollenti e prugne di Siria con chicchi di melograno.                               

Vennero poi portate anfore di vetro sigillate con un’etichetta che diceva “Vino Falerno di cento anni”. Dopo venne portato un piatto di portata con i dodici segni dello zodiaco e pietanze differenti per ciascuno: ceci cornuti per l’Ariete, manzo per il Toro, due rognoni per i Gemelli, fichi africani  sul Leone, un’aragosta sul Capricorno e così via. Al tutto si aggiungevano volatili ingrassati, delicata carne di tonno, una lepre. Agli angoli del piatto c’erano quattro botticelle da cui si versava una salsa pepata su alcuni pesci. Vennero poi presentati tre maiali vivi e Trimalcione scelse quello da far cuocere: non era passato nemmeno il tempo necessario per cuocere un pollo, che già ci venne imbandito il gigantesco maiale, farcito all’interno con mortadelle e salsicce. In un momento di pausa giunsero acrobati e giocolieri seguiti da una compagnia di attori che recitavano l’Iliade in greco….”

                                                                                              ( Satyricon di Petronio ).

Le correnti mistiche, provenienti dall’oriente, mutarono la concezione religiosa dell’impero, esse infatti diedero la speranza della purificazione e della salvezza, quella speranza che era diventata inutile cercare in questo mondo ma che era facile reperire in un altro mondo.

Il messaggio di Cristo sovvertiva le gerarchie sociali, prometteva anche agli schiavi la gioia del Regno dei Cieli, perché anche loro erano figli di Dio.

“Beati voi che siete poveri, perché vostro è il Regno di Dio!”


 

 


Il cristianesimo, combattuto con la violenza e le persecuzioni, evidenziò un altro segno di grande debolezza dell’impero.

Questi motivi nel  II  secolo dopo Cristo non avevano ancora intaccato la struttura dell’impero.

Fu quando il senato romano perse la sua autorevolezza che si precipitò nel disordine e nella guerra civile ed iniziò la monarchia militare.

I soldati confluirono nell’esercito da tutte le province, anche i barbari vi si arruolarono attratti dall’idea di ricevere una paga per combattere. Ognuno perseguiva il proprio interesse: oggi si acclamava un imperatore, domani lo si uccideva. Si degenerò nell’anarchia militare; non si accettava l’autorità di un sovrano, si rifiutava ogni disciplina: ovunque vigeva disordine.

Questa crisi politica dipendeva, però, dalla crisi economica che si andava sempre più

aggravando.


 

 

 


 Per mantenere soldati e funzionari, lo stato romano aumentò i prezzi e le tasse. Le città si impoverirono e le campagne già abbandonate tornarono a ricoprirsi di boschi e di paludi. Verso la fine del  III  secolo, inoltre, imperversò la peste.

Sarà Diocleziano – nella vita privata Diocle – a rallentare il declino dell’impero tentando di fissare con un calmiere i prezzi di numerosi prodotti,  per migliorare  l’economia.

     


           

Diocleziano si preoccupò di rinforzare i confini, su cui premevano i barbari, di riorganizzare l’esercito e di dividere l’impero in quattro parti ( Tetrarchia: 2 Augusti e 2 Cesari) ma , in realtà


 

 

 


quest’ultima riforma si dimostrò inefficace, per il mancato accordo fra i “ reggitori “, essa infatti crollò come un castello di carta.

 

 


 

 


Costantino tornò ad essere  unico imperatore. Egli proseguì la politica di Diocleziano, cercando di rafforzare l’autorità imperiale e di far funzionare l’amministrazione. Nel 332 emanò una legge che proibiva ai contadini di abbandonare le terre ed obbligò gli artigiani a tramandarsi il lavoro da padre in figlio.

   

Poiché i cristiani erano divenuti numerosi, Costantino capì che sarebbe stato pericoloso combatterli come aveva fatto Diocleziano, e nel 313, con l’editto di Milano garantì loro la libertà di culto.

                 

D
             opo  matura e ponderata riflessione abbiamo preso questa

               decisione: a nessuno deve essere impedito di scegliere e di   

                praticare la religione cristiana. Anzi, a ciascuno deve essere 

                data la libertà di volgersi alla religione più adatta a sé affinché

                la divinità ci conceda in tutto la sua consueta protezione.”

                                                                                             (Editto di Milano

Dieci anni più tardi, Teodosio con l’editto di Tessalonica proclamò il cristianesimo unica religione ufficiale dello stato e confermò i deliberati del concilio di Nicea, convocato da Costantino nel 325 d.C., per organizzare la gerarchia ecclesiastica. A capo delle varie comunità dei fedeli venne posto un Vescovo che risiedeva nelle città; per le questioni religiose egli era a capo della diocesi, cioè del territorio annesso. Il Vescovo che risiedeva nelle città principali era  Arcivescovo, da lui dipendevano gli altri vescovi della regione. Il Cristianesimo divenne così un elemento di sostegno del potere politico.

  N     N    N                  N

 essuno, in nessun luogo, in nessuna città potrà sacrificare una vittima innocente ad immagini di falsi dei Se qualcuno oserà farlo, chiunque potrà presentare                                                                                                                                                                                                                              un’accusa contro di lui, equivalente a quella di  offesa alla maestà dell’imperatore.

Chi invece brucerà dell’incenso  davanti a immagini di dei,

sarà giudicato colpevole di offesa alla religione e pagherà

con la casa o la proprietà”.

                                                                        (Editto di Tessalonica)


I templi pagani vennero abbandonati ed i cristiani si riunirono nelle basiliche, grandi costruzioni usate dai romani come tribunali e per incontri di affari; i nuovi edifici cristiani si ispireranno a questi modelli e si chiameranno allo stesso modo.


Già nel lII sec. molti barbari avevano fatto carriera nell’esercito, avevano addirittura abbandonato il loro modo di vivere per acquisire quello romano; avevano imparato il latino e si erano convertiti al cristianesimo. Ma quando gli Unni cominciarono a pressare ai confini, sospingendo verso l’Italia le popolazioni di cui occupavano i territori, ritornò verso i barbari una forte ostilità.

 


 

Teodosio, prima di morire, nel 395 divise l’impero ai due figli: ad Onorio diede l’oriente, ad Arcadio l’occidente.

 


 

Quest’ultimo essendo ancora un bambino venne affidato alla tutela del generale Stilicone di origine germanica. Costui accusato di tradimento perché barbaro, venne fatto prigioniero. Le truppe senza guida non opposero resistenza ai Visigoti che nel 410 saccheggiarono Roma.

 

   V

oci terrificanti ci giungono dall’Occidente: Roma è assediata; si                         

 riscatta a prezzo d’oro la vita dei cittadini, i quali, dopo essere stati  depredati, si trovano accerchiati di nuovo, in modo che, oltre   ai soldi  perdono anche la vita.(…) E’ conquistata l’Urbe che ha conquistato

              l’universo intero, che dico? perisce di carestia prima di perire di spada ,

             e sono stati trovati ben pochi prigionieri.” 

                                                 (San Gerolamo dalla Lettera a Principia)

 

Superato questo momento di crisi, i germani tornarono ad occupare le loro importanti posizioni nell’esercito e nell’amministrazione romana.

 

L’Italia doveva affrontare però  una nuova minaccia gli Unni e, poiché l’imperatore non era capace di fronteggiare la situazione, papa Leone I andò incontro ad Attila.

   A

 

ttila si  trovava nei pressi di Peschiera, indeciso se muovere o no verso Roma non perché avesse riguardo per la città cui era nemico, ma  perché temeva la sorte esemplare toccata ad Alarico, che non sopravvisse a lungo alla conquista della città. Mentre pertanto rivolgeva nell’animo così contrastati pensieri, ecco giungergli da Roma un’ambasceria di pace.

Infatti il piissimo papa Leone I in persona andò a incontrarlo e,introdotto

                presso il re barbaro, ottenne tutto ciò che aveva desiderato, salvando

                così non Roma soltanto ma l’Italia intera. Attila invero era stato atterrito dal cenno Divino, e le parole del ministro di Dio valsero solo ad ottenere quanto Attila stesso ormai desiderava. Narrano infatti che, dopo la partenza del papa, fu  chiesto ad Attila dai suoi perché mai, contrariamente al suo costume, avesse dimostrato tanta reverenza al pontefice romano sì da obbedire quasi ad  ogni suo comando; e che il re allora rispose di non aver provato quel reverente timore per la persona di colui che era venuto, ma d’aver visto ritto al suo fianco un  altro uomo in abito sacerdotale e di più augusto aspetto, venerando per canizie, il quale, sguainata la spada, con voce terribile l’aveva minacciato di morte se  non avesse fatto tutto ciò che il papa chiedeva. Così Attila, indotto in tal modo a desistere dalla sua ferocia, lasciò l’Italia e  fece ritorno in Pannonia..”


                                   ( Paolo Diacono – storico longobardo dell’VIII sec. ) 

 


Crebbe il prestigio della chiesa, calò invece quello dell’Imperatore, infatti nel 476 Romolo Augustolo viene deposto da Odoacre, re degli Eruli, che governò l’Italia nel nome dell’imperatore di Bisanzio.

 

        O

doacre, invece, entrando a Ravenna, depose l’Augustolo dal regno e, mosso a compassione dalla sua giovane età, gli fece salva la vita; e poiché era fanciullo gli donò, come fosse un creditore, 6.000        solidi e lo mandò a vivere liberamente con i propri genitori in Campania”.

                                                             ( Anonimo Valesiano I metà del VI sec.)

 

Con questa deposizione gli storici considerano caduto l’impero romano d’Occidente e conclusa la storia antica.

 

      L

’impero romano d’Occidente, che il primo degli Augusti, Ottaviano

Augusto, incominciò a tenere nell’anno 709 dalla fondazione di Roma,

morì con questo Augustolo.”

                                                             (dalla Cronaca di Marcellino intorno al 519).

 

I germani conquistarono quasi tutti i territori dell’impero d’Occidente, dando origine a numerosi regni indipendenti.

Solo dopo alcuni anni l’imperatore d’Oriente cercò di riunificare i due imperi  ed invitò il re degli Ostrogoti, Teodorico, a combattere Odoacre. Ma fu con Giustiniano che iniziò la guerra gotica: durò circa vent’anni ed indebolì il territorio italiano che divenuto provincia di Bisanzio ,venne governato da un esarca che risiedeva a Ravenna. Le popolazioni spossate dalla guerra non furono in grado di versare tributi ed i bizantini rinunciarono al loro tanto desiderato processo di riunificazione

 

 


 

 

 

 

 

 


I Longobardi nel 568 non trovarono alcuna resistenza quando giunsero in Italia: si perderà, con loro, l’unità della nazione.

 


    

 

 


Verso il 600, questo popolo si convertì al cattolicesimo per opera della regina Teodolinda e di papa Gregorio Magno (vedi canto gregoriano).

 

 

 

        C

ol solo prestigio della sua personalità di eccezione, Gregorio Magno

seppe difendere contro i barbari popolazioni inermi, lenire infinite

sofferenze, riorganizzare la coltura dei campi, convertire al

          cattolicesimo i conquistatori dell’Italia, avvicinando così i vincitori ai vinti

         allargare l’orbita del mondo cristiano ed europeo, soggiogando con l’Evangelo

         quegli angoli che l’impero aveva vinto, ma non accolto nei suoi confini”.

                                                                 (R. Morghen, Medio Evo, Laterza, Bari)

 

   

      

       

 

Con la deposizione dell’ultimo imperatore, per l’Italia, iniziò un periodo terribile, sia dal punto di vista politico che economico. Le popolazioni vedevano solo nella Chiesa le uniche possibilità di difesa: essa oramai era l’unico punto di riferimento.

Fu in questo periodo che si diffuse il monachesimo (vedi monachesimo).

 

 

        I

l monaco è chiamato così, con termine di derivazione greca, dal suo

essere singolare. Singolarità, infatti, in greco si dice monas. E dunque,

se il nome del monaco significa solitario, che ci sta a fare in mezzo alla

                  folla colui che è solo?”

                                                                  (Isidoro di Siviglia, Etymologiae).

 

 

In questa situazione di crisi, i regni romano-barbarici si dimostrarono deboli e la chiesa non solo estese la sua influenza spirituale, ma assunse anche la funzione di autorità civile.

 

               

        V
escovi e monaci al ruolo religioso avevano aggiunto un ruolo politico, trattando con i barbari; economico, distribuendo viveri ed elemosine; sociale, proteggendo i poveri contro i potenti; persino   militare, organizzando la resistenza o lottando con le “armi spirituali” là dove le armi materiali non esistevano più.”

 

                                 (da La Civiltà dell’Occidente medioevale di Jacques Le Goff ).