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The Lady Kari
Scritto da NansJns
Tradotto da Lener
CAPITOLO 1
La ragazza nel bosco
Attraverso lo schermo la Terra sembrava una sfera azzurra
imbrattata di bianco e con macchie scure.
A molti occhi sarebbe apparsa bellissima, ma non ai suoi,
per cui era solo un altro pianeta su cui cercare. Un pianeta che non si
mostrava molto diverso dai tanti altri che aveva perlustrato e poi quasi
distrutto in preda alla frustrazione.
12 anni di ricerche, inseguendo storie di fantasmi, di
caccia infinita senza risultato l’avevano lasciata in uno stato d’animo
leggermente viziato per quasi un anno e mezzo.
Ma questa volta, comunque, prometteva di essere differente.
Le verdi creature con cui aveva parlato si erano dette
praticamente certe che quello che lei stava cercando si trovasse qui, su
questa palla di acqua e fango senza pretese. Se questa era la palla di
fango di cui avevano parlato.
“E’ questo il posto? Il luogo dove si trovano gli ultimi
Sayan?” chiese ai suoi uomini ai comandi, i suoi occhi scuri si strinsero.
“Affermativo Mia Signora. Il radar mostra che gli ultimi
due Sayan di sangue puro e i tre mezzosangue sono qui” rispose un uomo
sulla destra.
Lei fece un profondo respiro per contenere l’eccitazione.
“Molto bene. Avviciniamoci, ma non tanto vicino che loro
possano accorgersi di noi” ordinò la donna che avevano chiamato
‘Mia Signora’.
“Sì Signora” annuì l’uomo e guidò
la nave giù verso l’atmosfera della Terra.
Nel luogo dove si trovavano i Sayan era notte e la nave
scivolò non vista nella foresta a loro vicina.
Una volta che fu al sicuro riparata dagli alberi, ci
fu un mormorio, simile alle fusa di un gattino e la nave scomparve dalla
vista come un camaleonte.
“E adesso, Mia Signora?” chiese un secondo sottoposto.
“Adesso aspettiamo” la donna sorrise leggermente, contorcendosi
e lasciandosi le mani nello sforzo di controllare la propria impazienza
“Quando sarà mattina, investigherò. Se tutto andrà
bene, domani notte a quest’ora saremo ripartiti”.
I suoi uomini sorrisero e annuirono, ci fu un vociare
di approvazione.
Questa volta di sicuro avrebbero avuto successo.
Il sole splendeva brillante sul lago vicino alla casa
di Goku.
La superficie dell’acqua era immobile, finché
Goku, Goten e Gohan spuntarono all’improvviso attraverso la superficie
gettando fuori uno dei pesci straordinariamente grandi che nuotavano sempre
lì.
“Questo dovrebbe andare” osservò Goku.
“Sì. Hey papà! Facciamo a chi arriva primo
a riva” Goten rise e cominciò a nuotare.
Goku rimase immobile per un minuto, lasciando che suo
figlio prendesse vantaggio. Era corretto, dopotutto.
“Papà?” Gohan inarcò un sopracciglio divertito.
Goku scattò bruscamente in avanti e giunse alla riva prima che Goten
fosse giunto a metà strada.
Goten, preso dal risucchio di un’onda causata da Goku,
andò sotto per un momento e ritornò su sputacchiando e annaspando.
“Papà! Così non è giusto!” si lamentò
Goten. Goku era in piedi sulla spiaggia che rideva. Ancora una volta aveva
scelto di non infastidirsi con qualche costume da bagno e la donna che
lo stava guardando si voltò rapidamente con le mani premute sul
volto.
“Oh cielo!” trasalì sommessamente, mentre il suo
volto diventava così rosso da essere quasi purpureo. Sbirciò
timidamente da dietro l’albero a cui era appoggiata e poi si voltò
nuovamente.
“Neanche un briciolo di pudore!!!” sussultò ancora
“Non che abbia da lamentarmi…cavoli che fisico!” poi scosse la testa e
si diede un paio di schiaffetti “Controllo! Devo mantenere il controllo!
Farò meglio ad uscire da qui” mormorò mentre scivolava via
velocemente.
Goku e i suoi figli trotterellavano lungo il sentiero
che li conduceva a casa, mentre Goten chiacchierava con Goku.
Il bambino sembrava non averne mai abbastanza di suo
padre perfino dopo due anni. Anche Goku sembrava non averne mai abbastanza
di lui.
Sebbene non lo avesse mai ammesso, si sentiva in colpa
per non essere stato presente mentre Goten cresceva.
*E’ come avere una seconda occasione* pensava Goku mentre
guardava Goten correre davanti a loro nel suo infantile entusiasmo. Troppo
velocemente per fermarsi prima di colpire la donna che all’improvviso aveva
incrociato la loro strada.
Goten si lasciò sfuggire un piccolo urlo mentre
gettava a terra la povera donna e atterrava sopra di lei. Si rialzò
rapidamente.
“Mi dispiace! Mi dispiace veramente! Sta bene signora?”
Goten era praticamente in panico totale.
La donna si sedette accarezzandosi l’addome, dove Goten
l’aveva colpita, lamentandosi sommessamente. Goku e Gohan l’aiutarono a
rialzarsi, scusandosi anche loro.
“Mi scuso per mio figlio. Non le ha fatto male, vero?”
Goku la osservò. Sembrava stare completamente bene. Era anche molto
carina. Aveva dei lunghissimi capelli biondo cenere che le arrivavano fino
ai fianchi, occhi verde chiaro, labbra piene e una figura formosa. Indossava
un semplice vestito con una cintura dorata. Il vestito adesso era sporco
di dietro.
“Si va tutto bene” disse mentre si spolverava “Potrebbe
venirmi un piccolo livido più tardi, ma niente di serio”.
“Bé allora penso che possiamo andare” Goku scrollò
leggermente le spalle.
“Aspettate un secondo! Potete aiutarmi? Mi sono persa.
Questa strada porta fuori dal bosco?” chiese velocemente la donna prima
che Goku potesse andarsene.
“Sì ma non quella che sta percorrendo. Avanti
le mostreremo la via d’uscita. E’ il minimo che possiamo fare” si offrì
Goku e la donna sorrise e annuì.
“In ogni modo il mio nome è Kari” disse loro la
donna mentre camminavano.
“Piacere di conoscerti. Io sono Goku e questi sono i
miei figli, Gohan e Goten” Goku indicò i ragazzi uno alla volta
ed entrambi salutarono compiaciuti. Kari inclinò un po’ la testa
mentre guardava Gohan.
“Non sembri abbastanza vecchio da essere il padre di
Gohan” osservò Kari.
Goku sorrise sornione e rise.
“Grazie ma lo sono” rispose.
Kari improvvisamente si fermò e si premette lo
stomaco dov’era stata colpita.
“Umm…ecco lascia che ti aiuti” Goku esitò un secondo,
poi appoggiò le mani sulle spalle di Kari. L’attenzione di Goku
fu catturata dalle sue spalle, che erano toniche e muscolose per una donna,
nell’opinione di Goku. Ora che la guardava, le sue braccia e le sue gambe
erano piuttosto muscolose per essere quelle di una donna. Senza menzionare
che aveva un’aurea abbastanza forte.
*D’altra parte non c’è niente che impedisce a
una donna di all’allenarsi ed esercitarsi fino ad essere molto forte* rifletté
mentre la guidava gentilmente attraverso il bosco.
Una volta che fu fuori, Kari sembrò sentirsi meglio,
li ringraziò per il loro aiuto e si diresse dove aveva detto che
si trovava la suo auto.
Un paio d’ore dopo il quasi-soccorso di Kari da parte
della famiglia Son, Bulma stava trascinando suo figlio e suo marito in
un grande magazzino per comprare dei vestiti nuovi.
Avevano appena strappato le loro ultime tute da combattimento,
senza menzione a quello che era capitato ai loro vestiti eleganti. Bulma
non aveva creduto ad una sola parola della storia di Trunks riguardo al
‘Stavo giocherellando con la lavatrice e li ha rovinati’.
Suo figlio non aveva mai prestato molto interesse per
gli elettrodomestici ed il fatto che la sola volta che lui aveva detto
di essersi interessato avesse condotto alla distruzione degli abiti che
lui e suo padre odiavano di più era un po’ troppo per una coincidenza
per lei.
Vegeta si accigliò e si sedette contro il suo
sedile, guardando il cielo che scorreva sopra di sé. Si domandò
per un momento se ci fosse un’air-auto che non fosse convertibile, ma poi
ricordò che c’erano uno o due modelli che avevano il tettuccio.
Si stiracchiò un po’ e permise alla sua mente
di vagare.
Le cose erano certamente cambiate negli ultimi due anni.
Lui e Kakarot erano veramente ‘amici’ e sembravano destinati
a guardar crescere i loro figli insieme.
Lui e Bulma stavano litigando un po’ meno negli ultimi
giorni e Trunks stava crescendo velocemente.
*Come diavolo posso essere cambiato così tanto?*
si chiese con indolenza.
Un leggero sorriso cominciò a raggiungergli gli
angoli della bocca.
*Non che la cosa mi dispiaccia* aggiunse dopo un minuto
*Ho una compagna, un figlio, un amico ed compagno di combattimento, e una
casa. Questo è decisamente molto di più di quanto non abbia
mai avuto prima. Bé ho avuto un amico e compagno di combattimento
una volta, ma questo era tutto. Diavolo, questa missione per negozi non
è poi così insopportabile. La vita è abbastanza buona*.
Silenziosamente ringraziò il suo piccolo angelo
custode per la milionesima volta.
“Hey Vegeta, perché stai sorridendo?” Bulma gli
lanciò una breve occhiata, prima di riportare lo sguardo sulla strada.
“No niente” Vegeta scrollò leggermente le spalle.
Improvvisamente sia lui che Trunks avvertirono qualcosa
e guardarono ai lati della strada.
“Che c’è?” chiese Bulma rapidamente.
“Pensavo di aver percepito una strana aurea un momento
fa, ma…” Vegeta si interruppe un momento. Quella sensazione era sparita.
“Se n’è andata, credo” Trunks si guardò
intorno ma non riuscì più a trovare quell’aurea.
“Bè se è sparita non è il caso di
preoccuparsene” disse Bulma con decisione entrava nel parcheggio del Grande
Magazzino Haruka.
Il trio stava entrando nel reparto abbigliamento maschile,
quando Vegeta e Trunks sentirono di nuovo quell’aurea.
Scrutarono con attenzione l’intera zona, ma videro solo
clienti. L’aurea che percepivano apparteneva ad una donna che si stava
provando un paio di scarpe e si comportava come se non ne avesse mai visto
tante prima.
Era una donna muscolosa, con capelli biondo cenere che
le arrivavano fino ai fianchi e si arricciavano in fondo e pallidi occhi
verdi. Una cintura dorata le scintillava alla vita.
All’improvviso li guardò e sembrò riconoscerli.
Sorrise leggermente e fece scherzosamente l’occhiolino. Vegeta sbuffò
e distolse lo sguardo.
Bulma guardò la donna in un modo che diceva ‘Stai
alla larga da mio marito’ e la bionda tornò a guardare le sue scarpe.
La stessa donna apparve nel reparto maschile dove Vegeta
stava raccogliendo delle magliette e calzoni per gli allenamenti. Odiava
acquistare vestiti soprattutto perché doveva sempre cercare tra
le taglie più piccole.
Bulma gli trovò una buona maglia, un paio di pantaloni
ed una giacca.
“Sta quasi funzionando” bisbigliò Trunks a voce
così bassa che solo Vegeta potesse sentirlo. Lui diede a suo figlio
un piccola pacca sulla testa. Era valsa la pena cercare di liberarsi di
quegli orribili, scomodi e ‘eleganti’ vestiti.
“Non vedo perché dovrei avere bisogno di quelli”
gli occhi di Vegeta caddero su ciò che portava Bulma.
“Vegeta, ci sono delle volte in cui devi vestirti elegantemente”
insistette Bulma e lo fermò prima che potesse parlare “E la tua
armatura non conta” disse sommessamente.
“Contava quando…lavoravo…per Freezer” borbottò
Vegeta. Bulma scosse la testa e lui non disse altro. Non parlavano molto
di quel tempo. Trunks li guardò con curiosità. Sapeva molto
poco riguardo a Freezer. E non sapeva assolutamente niente dell’oscuro
passato di suo padre e loro volevano che le cose restassero così.
“Hey c’è ancora quella donna!” l’attenzione di
Trunks fu improvvisamente distolta dai suoi genitori quando vide la donna
bionda del reparto scarpe in piedi lì vicino. Aveva una borsa sul
braccio e sparì dalla vista quando Bulma e Vegeta si voltarono a
guardare. Vegeta si innervosì alla sensazione della sua aurea. Aveva
lo stranissimo presentimento che quella donna avrebbe portato guai.
Nel cuore della notte la nave che era atterrata nei boschi
ritornò visibile. Ne uscirono due donne. Una era quella che chiamavano
‘Mia Signora’, l’altra era una dei suoi sottoposti. La subalterna guardava
con incertezza la piccola scatola che il suo capo portava.
“Mia Signora, siete sicura riguardo a tutto questo?”
chiese la subalterna un momento dopo, mentre la sua signora premeva alcuni
bottoni sul coperchio della scatola.
“Oh sì. Sono sicura” rispose l’altra donna mentre
premeva l’ultimo bottone.
Il coperchio del cofanetto scattò aperto e una
dolce, tintinnante melodia ne uscì fuori.
“Nessuno con sangue sayan nelle vene può resistere
al suono della scatola” sorrise, mentre la musica si diffondeva come un
essere vivente cercando i suoi bersagli.
Continua…
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