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Don Saverio Gatti e l'avventura dello scoutismo
Quando nel 1960 il primo gruppo scout di Nicastro fece la promessa nel cortile presso la Cattedrale, don Saverio era ancora un giovane sacerdote nel pieno del vigore e dell'entusiasmo per una missione che gli si delineava sempre più chiara: già da un anno, con l'aiuto di Tullio Rispoli, un giovane che proveniva dall'A. C., e l'entusiasmo di molti ragazzi del Liceo Classico "F. Fiorentino" alunni suoi, si era impegnato nella creazione di un movimento scout. L'iniziativa aveva provocato nel chiuso ambiente culturale della Nicastro degli anni sessanta reazioni diverse che oscillavano anche nel mondo clericale dallo scetticismo all'ostilità, dall'invidia all'emulazione. In quegli anni don Saverio aveva maturato la convinzione che la Chiesa doveva calarsi nel sociale, preoccuparsi dei giovani in particolare, guardare al mondo non come qualcosa di antitetico alla Chiesa o da interpretare secondo una rigida ortodossia dogmatica, ma da comprendere nei suoi cambiamenti epocali. Solo così la parola e l'esempio di Gesù avrebbero potuto irradiarsi nel contesto concreto delle sofferenze, delle ingiustizie, delle emarginazioni; solo così la luce del Vangelo avrebbe illuminato la via da percorrere in un momento storico di forti contrasti ideologici a livello mondiale. Il pontificato di Giovanni XXIII, l'apertura del Concilio Vaticano II, tutto denotava a chi sapeva leggere i tempi che la storia della Chiesa si avviava verso un cambiamento epocale: tutto confermava don Saverio nelle convinzioni in lui da tempo maturate. L'attività di don Saverio nei gruppi di giovani e di adulti è stata intensa fino alla morte, ma credo che tra tutte le sue creature, lo scoutismo lamentino fu quella che gli stette più a cuore. C'era in lui un autentico amore per la Natura, dono prezioso di Dio, e una tensione verso una condizione umana in cui Natura e operare umano fossero in armonia. Erano gli anni dell'inizio del consumismo, della ostentazione del potere e della ricchezza in una Calabria che aveva visto l'esodo di tanti dalle campagne per sfuggire a condizioni di povertà che perduravano dalla fine della guerra. La generazione di coloro che fecero la promessa nel '60 è quella nata negli anni dell'immediato dopoguerra, una generazione che cominciava a godere di condizioni di benessere e di libertà nel comportamento mai sperimentati dalle generazioni precedenti. Il messaggio evangelico di povertà e di uguaglianza si stemperava in una religiosità sempre più esteriore. Con lo scoutismo don Saverio riportò nell'ambito della gioventù cattolica buona parte dei giovani più colti e sensibili, li educò ad autoeducarsi secondo il metodo scout, al rispetto degli altri e delle regole, alla frugalità, alla gioia dello stare insieme, alla soddisfazione di risolvere i tanti problemi pratici che l'organizzazione di un'uscita o di un campo comporta, a considerare la Natura non come qualcosa da depredare e deprezzare ma da rispettare per potervi convivere in modo equilibrato. Dopo la fase iniziale lo scoutismo si diffuse in tutta la Piana lametina e don Saverio Gatti divenne, anche a livello dell'assiociazionismo regionale, un importante punto di riferimento. Il movimento scout ha vissuto da protagonista la drammatica lacerazione dei giovani degli anni '70 divisi tra la spinta verso un rinnovamento della scuola e della società e la difficoltà di tradurre tale spinta in un progetto concreto e coerente con i valori di fondo dello scoutismo cattolico e del mondo occidentale di cui l'Italia fa parte dalla fine della seconda
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