In
un articolo del 23 settembre, infarcito di
espressioni come "male assoluto",
"empietà", "pensare
l'impensabile", "morte della
parola", e piuttosto impressionante e
significativo dei livelli di censura e di
autocensura che dobbiamo attenderci, in
Italia più che negli Stati Uniti, dopo la
tragedia americana, Barbara Spinelli, una
delle più prestigiose firme della
"Stampa", afferma che cercare di
comprendere le ragioni del terrorismo
islamico e terzomondista è già
"collaborare con le forze del male,
giustificandole mentre le capiamo, e
facendoci scrivani del terrore".
Questi liberali, quando ci si mettono, sono
peggio dei talebani. Se, poniamo, un
cittadino iracheno si mettesse a ragionare
come la Barbara Spinelli, ricordando i 32.195
bambini (cinque volte le vittime del World
Trade Center), le 39.612 donne (sei volte),
gli 86.154 civili maschi (quattordici volte),
uccisi dalle "bombe intelligenti" e
dai "missili chirurgici" della
guerra del Golfo, dovrebbe considerare gli
americani come il "Male assoluto",
senza porsi altri problemi e domande, senza
cercare di capire, pena la complicità con
"le forze del Male", perché quello
spietato attacco era stato sferrato e quali
fossero le responsabilità dell'Iraq e
soprattutto del suo rais.
Il problema dell'Occidente, particolarmente
allarmante per una cultura che si definisce
liberale e democratica, è che da tempo non
concepisce più l'"altro da sé".
Vediamo solo il nostro ombelico, peraltro un
brutto ombelico, e non concediamo agli altri
un centesimo di quanto consentiamo a noi
stessi. Barbara Spinelli scrive che "le
forze di distruzione... annullano le idee
classiche del territorio, dello Stato",
della sovranità nazionale. Verissimo e
gravissimo. Ma chi è stato, non più di un
paio di anni fa, ad annullare le "idee
classiche, del territorio, dello Stato, della
sovranità nazionale", se non un gruppo
di Paesi Nato, con gli Stati Uniti in testa,
bombardando per settanta giorni uno Stato, la
Jugoslavia, che non ne aveva aggredito nessun
altro, violandone la sovranità, i confini,
il territorio e tutte le norme internazionali
che avevano fino ad allora regolato i
rapporti fra Stati, autoproclamandosi
Polizia, Gendarme, Tribunale del Mondo in
nome di "principi umanitari" di
nuovissimo conio? Se le "forze del
Bene" calpestano le proprie stesse leggi
non c'è poi da stupirsi se lo fanno anche
quelle del Male.
Bisogna che noi occidentali, gli americani
più degli europei che hanno molte e dolorose
esperienze in proposito, ci rendiamo conto, e
alla svelta, che la vita degli altri, si
tratti anche di un afgano, di un iracheno, di
un panamense, vale quanto la nostra. Che una
strage di civili nel pieno centro di New York
non è più grave, anche se ci impressiona di
più, di una strage di civili nel centro di
Bagdad o di Kabul.
Gli americani hanno una lunga esperienza di
bombardamenti in casa altrui, sui civili.
Negli ultimi mesi della seconda guerra
mondiale gli spaventosi bombardamenti a
tappeto su Dresda, Lipsia, Berlino, furono
mirati espressamente su obiettivi civili (e i
morti furono milioni) "per fiaccare la
resistenza del popolo tedesco" come
dissero ufficialmente le autorità politiche
e militari americane, Hiroshima e Nagasaki
(200mila morti, senza contare la cifra,
enorme, di quelli indiretti, da
contaminazione nucleare)
furono un avvertimento all'Unione Sovietica.
Nel dopoguerra sono venuti i 158mila morti
civili in Iraq, i 5.000 in Jugoslavia per
"effetti collaterali", in Somalia
nessuno si è preso la briga di contarli,
tanto sono negri, gli 11mila nel pericoloso
Panama quando gli Stati Uniti lo invasero per
catturare il dittatore Noriega che loro
stessi avevano creato e a lungo mantenuto al
potere. Ma basta che una volta, la prima,
tocchi a loro, sul loro territorio, in modo
certo crudelissimo: ed è subito atomica.
Il
Resto del Carlino, 29 settembre 2001
Tratto da
www.asslimes.com