| |
11
SETTEMBRE 2001: QUALE VERITA'?
Intervista
a John Pilger
Di Gianfranco Belgrano,
tratto da http://www.tribuastratte.it/
Una
cornice britannica, la sede del British Council
di Roma, per la presentazione del nuovo libro di
John Pilger, reporter tra i più noti del
panorama giornalistico anglosassone, autore, tra
le altre cose, di un servizio sulle vittime
dell'embargo imposto all'Iraq. La sua più
recente fatica "I nuovi padroni del
mondo" esce in un momento in cui nere nubi
di guerra si addensano in oriente e vecchie trame
politico-economiche, vestite a nuovo, prendono il
sopravvento. Lo abbiamo incontrato e abbiamo
parlato di terrorismo, di Iraq e di Palestina.
«L'attacco
dei ceceni avvenuto due mesi fa in Russia -
incalza subito Pilger - rientra in quella
categoria di violenza politica che ci è stato
insegnato a riconoscere come terrorismo. In
realtà quanto è avvenuto nel teatro di Mosca è
conseguenza del Terrorismo sociale, una forma di
terrorismo di Stato che i media e i governi non
riconoscono ma che è sicuramente più pericolosa
e più minacciosa perché uccide non centinaia di
persone ma centinaia di migliaia. Lo Stato russo
ha assassinato almeno 20mila civili in Cecenia ed
ha anche portato alla morte di soldati russi,
'mercenari' di cui si serve. Possiamo dire che
quanto è accaduto in quel teatro stava proprio
aspettando di succedere. Parlando di terrorismo
ci dobbiamo chiedere se questi governi che
votiamo e diciamo che ci rappresentano, non siano
poi colpevoli anche loro di terribili atti
terroristici.
In questo momento i governi americano e
britannico pare che siano sul punto di attaccare
l'Iraq, un paese straniero che non ha provocato.
Alle Nazioni Unite è in corso una sorta di
pantomima e se guerra sarà, dovesse pure
provocare una mezza dozzina di vittime civili, si
tratterà di un atto criminale e illegale».
D:
E' ancora possibile riuscire a fermare la guerra
che si sta preparando e cosa può fare l'Europa?
R:
«Penso che l'Europa a questo punto abbia in mano
l'unica chiave che potrebbe prevenire Usa e Gran
Bretagna dall'attacco contro l'Iraq. In caso
contrario si imboccherebbe un tale percorso per
cui, per esempio, in futuro anche la Cina
potrebbe essere vista come una minaccia e
attaccata. La guerra potrebbe far balenare ad
altri paesi, India e Pachistan in testa, l'idea
che sia 'lecito' far guerra ai propri vicini.
L'Europa è il secondo blocco economico e
militare del mondo, le popolazioni europee hanno
visto tanti spargimenti di sangue e conoscono la
guerra forse meglio degli Stati Uniti da questo
punto di vista: l'opinione dell'Europa è
fondamentale. La tua domanda trova già una
risposta dall'incredibile numero di persone che
sono scese a dimostrare per le strade: lo abbiamo
visto a Genova, lo abbiamo visto nella marcia di
Assisi. Ancora una volta l'Italia si è
dimostrata modello di una vera democrazia
popolare. A Londra il 28 settembre ho parlato nel
corso di una manifestazione davanti a 400 mila
persone (naturalmente la polizia ha fornito cifre
inferiori) perché c'è una grandissima
maggioranza della popolazione in Gran Bretagna
che è assolutamente contraria all'attacco.
Queste manifestazioni dell'opinione pubblica sono
importantissime e qualsiasi governo, non
tenendone conto, potrebbe farne le spese.
L'informazione gioca a questo punto un ruolo di
primo piano. Il mio nuovo libro si chiama 'I
nuovi padroni del mondo' e sicuramente uno dei
nuovi padroni del mondo sono i media. Io faccio
il giornalista da molti anni ma non ho mai visto
tanto potere ai media, una forza di penetrazione
che riporta all'imperialismo del XIX secolo».
D:
In Italia abbiamo un presidente del consiglio che
controlla la gran parte dei mezzi di
informazione
R:
«Un'ulteriore conferma che l'Italia è proprio
il 'modello' cui mi riferivo. Vi parlo del mio
paese: Rupert Murdoch controlla il 70 per cento
della stampa, e il restante 30 per cento è in
mano a gente come lui. Murdoch è il Berlusconi
dei media, mentre Berlusconi è il Berlusconi dei
media, immagino. In Italia avete il vantaggio che
la cosa è talmente evidente, talmente cruda, che
è sotto gli occhi di tutti; così poco
sofisticata che quando la Rai viene manipolata è
chiaro per chiunque cosa stia succedendo. Invece
in Gran Bretagna, le stesse dinamiche avvengono
in un modo molto più sottile».
D:
Se dunque i media sono uno dei nuovi padroni del
mondo, quali sono gli altri e perché sono nuovi?
R:
«Faccio una confessione, il titolo del mio libro
è sbagliato. Non abbiamo nuovi padroni del
mondo. I padroni sono gli stessi con delle
varianti. E' lo stesso progetto che va avanti da
500 anni e tra le nuove varianti annoveriamo i
media. La misura e l'influenza delle corporazioni
internazionali è enormemente aumentata e anche
se le multinazionali non sono nuove (c'erano già
nel XVI secolo e nel recente imperialismo) ora
lavorano in sintonia con dei potentissimi Stati.
Nella lista metterei sicuramente il Tesoro degli
Stati Uniti, il Fondo monetario internazionale,
la Banca Mondiale, la Banca per lo sviluppo
dell'Asia
è tutto un unico, complesso
meccanismo. Usa, Cina, Europa non sono mai stati
così potenti e semplicememte hanno 'nascosto' le
proprie responsabilità mettendo a disposizione
risorse e welfare per i cittadini».
D: L'11 settembre viene spesso additato come un
momento di svolta, una molla che ha dato il via
ad una serie di trasformazioni. Questo è
quantomeno il punto di vista della stampa
ufficiale.
D:
«Credo non sia cambiato assolutamente nulla dopo
l'11 settembre. Cosa è successo veramente?
L'amministrazione degli Stati Uniti, già
orientata verso gli interventi unilaterali in
giro per il mondo, ha accelerato questo processo
sfruttando la risposta umana di fronte a quella
tragedia. Quest'accelerazione ha portato
all'intervento in Afghanistan: nessuno però ha
nominato le 5 mila persone morte nei villaggi
sperduti sulle montagne di quel martoriato paese.
Nessuna di queste 5 mila vittime aveva a che
vedere con l'attacco alle Twin Towers. Nel luglio
2001 Colin Powell, in viaggio nell'Asia centrale,
aveva discusso con India e Pakistan dei piani
americani in merito ad un attacco
dell'Afghanistan e le Twin Towers erano ancora in
piedi».
D:
Quali sono allora le dinamiche in atto?
R:
«Caduto il comunismo, chiuso il capitolo della
guerra fredda, l'America è andata alla ricerca
di un nemico che giustificasse i propri
interventi, comportandosi come quei pubblicitari
che fanno dei test sui prodotti da lanciare sul
mercato: prima hanno provato la guerra alla droga
e non ha funzionato, poi il Generale Noriega e
altri come lui e questo ha quasi funzionato, poi
hanno provato l'intervento per motivi umanitari
nel Golfo e quello non ha funzionato per niente,
ad un certo punto è arrivato il terrorismo. E
quindi adesso tutto è giustificato nel nome
della guerra al terrorismo, tutto viene
attribuito ad al-Qaeda, perfino Bush ha detto che
l'attacco al teatro di Mosca poteva
tranquillamente essere opera di al-Qaeda.
Un'intera generazione era stata distratta dalla
Guerra Fredda, allo stesso modo stanno cercando
di distrarci, con meno successo, dicendoci che
tutto può accadere in nome della guerra al
terrorismo, senza spiegare però che i più
grandi terroristi stanno proprio dalla parte
nostra. Lo dico assolutamente senza retorica e
basterebbe compilare una lista dei più
conosciuti terroristi del mondo per notare che la
maggior parte di loro vive in Florida, che alcuni
sono in California, e che uno degli uomini di Pol
Pot sta nello Stato di New York. Dittatori ed ex
dittatori sudamericani, torturatori che si sono
macchiati dei crimini più odiosi, formati alla
School of Americas, la scuola di terrorismo degli
Stati Uniti, hanno trovato protezione o asilo
proprio sotto la bandiera a stelle e strisce».
D:
Chiudiamo con la Palestina?
R:
«Ho girato due documentari sull'argomento: il
primo nel 1976 era intitolato 'Palestine is still
the issue', il secondo un anno fa riportava
esattamente lo stesso titolo e questo suggerisce
che la situazione non è cambiata. Una delle
occupazioni più lunghe della storia moderna
entra nel suo 36° anno e sulla nostra strada
troviamo ancora una volta i media: tanta gente
non sa nemmeno che ci sia un'occupazione in
corso. Un'indagine in Gran Bretagna ha dimostrato
che il 10 per cento degli spettatori televisivi
pensa che i coloni siano i palestinesi e non gli
israeliani. E la colpa è dei giornalisti. Cosa
è cambiato in questi anni? Ci sono state due
insurrezioni e il tentativo di creare uno Stato
senza Stato in Palestina. Questo progetto adesso
è crollato e i palestinesi sono più che mai
prigionieri nella propria terra con il rischio di
essere espulsi».
Tratto da
www.disinformazione.it
TORNA ALL'INDICE APPROFONDIMENTI
|
|