|
|||||||||||||||||||||
FALLAANCORA E KLAUS PRESENTANO:
VINILE
Mettersi a parlare di musica potrebbe essere la
scelta più facile e banale. Ma noi, che come Locatelli, quello del Bologna,
facciamo le cose per bene, e ci ricordiamo sempre gli insegnamenti saggi della
nonna, non ci mettiamo a sentenziare su dischi interi o raccolte di 42 pezzi
in triplo CD ascoltate in mezz’ora. Le cose si fanno una per volta, e così
i dischi che meritano saranno segnalati solo come singoli, uno alla volta,
piano piano. E chi va piano va sano e va lontano…e chi sarà tanto bravo da
spedirci la copertina scannerizzata del vinile del singolo di cui abbiamo
parlato, riceverà una foto di Ericaccio come mamma l’ha fatto, cioè in un
impeccabile gessato blu scuro (signori si nasce, nel vero senso della
parola…)
Oggi:
THE WHITE STRIPES – 7 Nation Army
La stampa americana (e anche quella internazionale, a dire il vero), si è soffermata spesso a disquisire su quale fosse il legame tra il ragazzo chitarrista e la ragazza batterista che compongono il gruppo… fidanzati? Ex fidanzati? Oppure fratello e sorella come hanno dichiarato una volta? Il che ha fatto perdere tempo intorno a uno dei gruppi più interessanti che negli ultimi anni la scena americana ha saputo sfornare…. 7 Nation Army battezza il nuovo lavoro dei White Stripes, che al di là dei doppi sensi che il nome può suggerire, dalla bandiera americana al latte in polvere, e che comunque già anticipa una certa creatività, promette di far tornare il rock a una delle sue origini migliori, con la chitarra capace di graffiare le orecchie di chi ascolta come nei dorati anni ’70. Che sono passati, si potrebbe obiettare, ma infatti il suono di 7 Nation Army dimostra di avere imparato dai maestri del buon rock acustico senza aver paura però di mettersi addosso un bel distorsore. La batteria fa “marciare” il pezzo e poi ai allinea all’esplosione di rabbia che spezza in due la canzone, con la voce stridula del cantante che non abbandona mai la scena. La visualità del gruppo è da sempre influenzata da tre colori, il bianco, il rosso e il nero, e la cosa avrà sicuramente un significato. Ma l’importante e soprattutto quello che interessa davvero è aver trovato un pezzo che si riascolta volentieri anche dopo la prima volta, anche dopo aver detto le fatidiche parole: “Però, non male”…. Che al secondo ascolto spesso fatalmente svaniscono nel nulla…
50
CENT – IN DA CLUB
Cioè… nel locale. Come titolo del pezzo non è che si distingua particolarmente per originalità, ma la nuova scoperta della scuderia di Eminem, 50 Cent (a Roma lo avremmo chiamato “mezzo sacco”, prima dell’euro) ha lanciato un singolo che, a onor del vero, raggiunge livelli d’orecchiabilità che il rap nero (che poi è quello che rappresenta il 98% della produzione complessiva dell’hip-hop) da tempo non riusciva a toccare… oddio, forse fatta eccezione per Nelly… ma lì era il ritornello della figlia del destino Kelly Rowland a fungere da tormentone. Decisamente più stimolante il titolo dell’album del ragazzo, “Get Rich Or Die Triyn’”, cioè diventa ricco o muori provandoci. Forse le atmosfere da gangster e “magnaccia” che rendevano inviso il black rap alle masse europee non sono del tutto sparite, e di certo riemergono prepotenti proprio in “In da club”, ma la base avvolgente e le rime che colgono nel segno ne hanno fatto un successo di portata planetaria. Sarà interessante ora stare a vedere se il talento emergente, lanciato da tanto nome, saprà darsi un seguito, sia in termine di nuovi singoli cattura-attenzione, che di spettacolo dal vivo, che soprattutto in America tasterà il polso alla qualità complessiva del rapper. Dopo Oby Trice, comunque un nuovo rampollo da tenere d’occhio, sempre portato alla ribalta dallo sguardo attento di Dr. Dre e Marshall Mathers.
Linea 77 – Fantasma
Alla faccia di Vibrazioni (simpatici ma nauseanti), Velvet non Underground e boy band varie, in Italia c’è qualcuno che riesce a fregarsene delle etichette e dei passaggi al Festivalbar e a puntare al sodo. I torinesi ne sono un esempio, da anni sudano in sala prove preparando un punk – hardcore forse masticabile solo dagli amanti del genere ma di sicuro di grande impatto, e un paio d’anni fa hanno sfondato col loro sucidio al ketchup, firmando per una delle più importanti etichette della scena punk britannica. Risultato, dopo un interminabile tour è saltato fuori il nuovo CD, Numb, e il nuovo pezzo “Fantasma” conferma quanto di buono si pensava (se si pensava) sulla compagnia. Una struttura ritmica non convenzionale è il marchio di fabbrica di quasi tutti i pezzi della band, che comunque dimostra di essere dotata di un grande talento e di un suono certamente internazionale. Il testo in questo caso è in italiano, e di buon impatto, soprattutto all’inizio, visto che alla fine non riesce a scostarsi dal quello che sembra un maledetto tormentone dei gruppi italiani, la catena hai – vuoi – ci sei – per me – per te – dentro me – vorrei – non vorrei. La cosa in questo caso ha un limite, comunque e per fortuna. L’aggressività della chitarra fa l’altalena con la bass – line e i colpi della batteria, e la doppia voce è una marcia in più per il gruppo. D’altronde, questo è quel che hai, perché tu lo vuoi.