La pietra dell'Imperatore

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La pietra dell'Imperatore

 

Oggi si parla con disinvoltura di lavoro part-time e di contratti a 35 ore. Forse non tutti sanno però che la prima disposizione legislativa atta a regolamentare la durata della giornata lavorativa fu emessa in Sicilia e precisamente da Federico II.

A quei tempi i braccianti agricoli, per inveterata consuetudine, dovevano lavorare dall’alba al tramonto; il che, se era appena appena sopportabile in inverno, diveniva massacrante in estate perché significava restare a faticare sotto il sole per 14 ore. I contadini rivolsero le loro lagnanze all’Imperatore il quale intervenne prontamente per risolvere la “questione sindacale”.

Si racconta che Federico II fece collocare nella parte meridionale di Monte Pellegrino un enorme macigno a forma di cono, una specie di Menir di Obelix, di dimensioni tali da essere ben visibile anche da lontano e stabilì:

 “Quando l’ombra del Monte arriva alla pietra tutti devono smettere di lavorare.”

L’ombra del Monte raggiungeva il sasso a metà del pomeriggio e, in estate, intorno alle ore 17. In tale maniera, quell’originale orologio naturale regolamentava la giornata lavorativa e ne limitava la durata tra le 8 e le 10 ore.

Con ogni probabilità non fu necessario trasportare nessun masso; Federico II ne avrà utilizzato qualcuno caduto spontaneamente. Infatti, la zona di che trattasi è altamente franosa; i sassi vengono giù dal Monte in continuazione, tanto che tutta la borgata prende tutt’oggi il nome di Rotoli, cioè “pietre rotolanti”.

Era la prima volta che un capo di Stato metteva lingua su un argomento riguardante i diritti dei lavoratori.

Certamente sarebbe stato meglio che Federico II legiferasse per iscritto, in carta pergamena e con tanto di bolli. Ma, tant’è: a quell’epoca si usava così. Non è l’unico esempio di “volontà politica” con validità locale e con durata circoscritta all’esistenza in vita del regnante. Il successore emanava altre disposizioni, talvolta in netto contrasto con le precedenti, e così via. Erano lontani i tempi delle Convenzioni internazionali e delle Norme CEE.

Ma le pietre sono dure. Anche se la Legge non era mai stata ufficialmente codificata, rimase operante per lungo tempo. Della Pietra dell’Imperatore e relativa legge ne parlano Fazello in Storia della Sicilia (1558), Di Giovanni in Palermo restaurato (1615) e Mongitore in Della Sicilia ricercata nelle cose più memorabili (1743). Dopo di che, della Pietra si perde ogni traccia; sembra che sia stata frantumata per essere utilizzata come materiale da costruzione.

Però è rimasta nella memoria collettiva. Non è un caso se in Sicilia e, in particolare a Palermo, a prescindere dall’ora legale, dall’energia elettrica e dai contratti di lavoro, in molte attività lavorative “levano mano” alle cinque del pomeriggio.

 

Andrea Didato