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La mattina di mercoledì 29 Luglio alle cinque fui svegliata dalle grida entusiastiche della gente che si era già riversata a Londra per meglio seguire tutte le fasi della cerimonia. Non che quella notte fossi riuscita a dormire come un sasso, ma mi ero appisolata a fatica intorno alle due e quindi in tutto riposai per tre ore solamente. La sera prima avevo deciso di non partecipare ad una cena organizzata dalla Regina perché mi sentivo esausta e comunque non andai a letto molto presto. Trascorsi le ultime ore da "single" in compagnia di mia madre, che si era fermata a dormire in una suite accanto alla mia per non lasciarmi sola. Avevamo consumato un abbondante pasto, e, come ormai mi capitava quando ero agitata, ero poi corsa in bagno a vomitare tutto. Per fortuna mamma non si accorse di ciò, perché altrimenti……apriti o cielo…! Alle sette mi immersi in una rilassante vasca da bagno usando i miei sali al profumo di arnica e lì mi crogiolai per tre quarti d'ora; alle otto in punto arrivarono la truccatrice Barbara Daly, il parrucchiere Kevin Shanley e la mia dama di compagnia Ann, dopodiché Elisabeth e David, i miei sarti, che, scortati da una guardia giurata, mi recapitarono l'abito, oggetto di discussione da parte dei media da ormai diverse settimane. Era un capolavoro. Sembrava una nuvola di taffettà di seta, con le maniche a sbuffo che finivano con un delicatissimo pizzo chantilly a doppi volants chiamato Carrick-Ma-Cross che la Regina Mary commissionò alla scuola Reale di Needlework poco prima della sua morte. La gonna era ampia e tempestata di 150 piccole perline ai bordi, il velo che avrei indossato insieme all'antica tiara della mia famiglia sembrava luccicasse perché David aveva avuto l'originale idea di cucirci qua e là ben 500 minuscole scaglie di brillanti. Sembrava un antico costume vittoriano ed era proprio ciò che io avevo sempre desiderato per il mio matrimonio. Le scarpe erano a punta rivestite anche loro di pizzo ed un piccolo cuore sul davanti, naturalmente il tacco era solamente alto tre centimetri per non sovrastare Carlo. La suola era nera con una incisione dorata che riportava i nostri due nomi intrecciati. Per rispettare le tradizioni che consigliano la sposa di indossare qualcosa di nuovo, qualcosa di usato e qualcosa di blu vi dirò che decisi di mettere gli orecchini di mamma, dei gioielli d'oro bianco che avevo già sfoggiato la sera della prima a teatro e che ben si adattavano alla tiara, di blu la giarrettiera che era rifinita con un nastro di raso appunto blu, un piccolissimo fiocco dello stesso colore che David si premurò di porre all'interno del corpino. Di nuovo, beh…… naturalmente il mio meraviglioso abito nuziale! Quando Barbara cominciò con il trucco mi sentivo agitatissima, per passarmi il tempo mentre ero costretta a rimanere praticamente immobile sbirciavo la televisione che stava trasmettendo in diretta ciò che stava accadendo a Londra, ai lati della strada che avrei dovuto percorrere sulla carrozza di cristallo erano già appostati tutti i reggimenti della Corona: dalla Royal Navy alle guardie Scozzesi e il pittoresco reggimento del Commonwealth. Da quasi ogni palazzo pendevano drappi e gigantografie raffiguranti i nostri visi ed un migliaio di stemmi e vessilli bianchi e blu. Una grande folla di persone aveva trascorso la notte all'aperto munite di sacchi a pelo e borracce. Feci cenno a Barbara che desideravo assolutamente interrompere il maquillage: "hai visto quanta folla là fuori, ma io voglio solamente sposare Carlo e non mi sento di affrontare questa situazione" dissi preoccupatissima e sull'orlo di una crisi di pianto. "in fondo sono solo una persona, quante storie per una ragazza che va a sposarsi!" Barbara sorrise pensando che, nonostante tutto, ero riuscita a mantenere il mio senso dell'umorismo . Dopo poco mi raggiunsero le mie "damigelle", agitate quanto me per il gran giorno che le vedeva protagoniste: Lady Sarah Armstrong Jones, diciassette anni, India Hicks, quattordici, figlia di Mr David e Lady Pamela Hicks, Sarah Jane Gaselee, dieci, la figlia minore di Mr. Nick Gaselee, responsabile della squadra di polo di Carlo, Catherine Cameron, sei, figlia di Lady Cecil Cameron e Mr Donald Cameron Lochiel, amici intimi della famiglia reale; infine Clementine Hambro, la più piccina, di appena cinque anni, una mia allieva dell'asilo e che fortemente volli come mia damigella era la pronipote di Wiston Churchill in quanto figlia di Lord e Lady Soames. Arrivarono urlando e ridendo, già vestite coi loro deliziosi abiti che riprendevano il modelli del mio, ai piedi indossavano delle simpatiche scarpe a ballerina gialle, mentre in testa avevano delle coroncine di fragranti fiori colorati. Fui molto felice della loro presenza perché a quel punto desideravo distrarmi, mi appoggiai a Barbara per risiedermi e permetterle di continuare il suo lavoro e ad un tratto mi ricordai, chissà perché un o spot pubblicitario che andava molto in voga quel periodo, si trattava di una simpatica pubblicità ad un gelato italiano chiamato "cornetto" e la scena si svolgeva a Venezia. Un uomo sulla gondola cantava "un altro cornetto per favore, un altro cornetto " e passando rasente ad un'altra gondola dove c'era un'affascinante ragazza tutta intenta a gustarsi il gelato in questione egli non fece tanti complimenti e glielo sfilò dalle mani lasciando la poverina esterrefatta. Insomma cominciai a canticchiare quel motivo seguita in coro dalle mie damigelle; immediatamente il clima si fece un po' meno pesante. Ma poco dopo sentii ancora urli che provenivano dalle finestre: un gruppo di femministe con uno striscione con scritto "Diana non farlo!" tentavano di entrare nel Palazzo. Ovviamente ci fu subito chi si preoccupò di cacciarle. Debbo dire che quella frase mi fece rimanere male e mi fece pensare per qualche istante, in effetti solo qualche giorno prima avrei veramente avuto voglia di mandare davvero all'aria tutto!! Le campane presero a suonare in tutta la città e da questo mi resi conto che erano già arrivate le nove, ero lievemente in ritardo sulla tabella di marcia e così ingozzai di corsa la colazione: un intero bricco di caffè, uova e pancetta. Barbara mi aggiustò il trucco un'altra volta armandosi di una pazienza infinita , poi venne la volta del vestito che non fu per nulla semplice indossare, più che altro per gli oltre trenta strati di tulle che dovevano dare l'ampiezza alla gonna. Nina, la preziosissima sarta mi diede un'ultima sistemata al tulle ed al pizzo assicurandosi che i fiocchi fossero abbastanza attaccati alle maniche ed al corpino. Kevin infine mi pose la tiara sul capo e mi accomodò il velo che nella prima parte della cerimonia doveva coprirmi l'intero volto, quello fu l'ultimo tocco, la fase finale della delicatissima vestizione. Ah quasi dimenticavo, per scaramanzia sistemai all'altezza della vita ben nascosto un piccolissimo ferro di cavallo tempestato di diamanti, un portafortuna donatomi da mia madre quando ero bambina, non che fossi mai stata particolarmente superstiziosa, ma mi sentivo meglio se sapevo di averlo con me. Le mie sorelle che nel frattempo avevano raggiunto Clarence House per salutarmi ed infondermi coraggio rimasero estasiate, mio fratello Charles disse che non mi aveva mai vista così bella e una frase del genere pronunciata da lui…beh, bisognava credergli perché generalmente amava prendermi in giro. Alle dieci e trentacinque, puntualissimo, arrivò papà, emozionato e pallido: salimmo a fatica sulla carrozza lui a causa della sua malattia che gli provocava sforzo nei movimenti, ed io perché l'abito era talmente ingombrante che non riuscii a farlo entrare tutto nell'abitacolo. Il mio strascico misurava circa sette metri e sfido chiunque a governare un affare del genere. L'interno del landau era tutto di velluto blu ed invece le ruote spiccavano di un bel rosso fuoco. Le damigelle erano già partite alla volta di S:Paulr di modo che al mio arrivo fossero pronte per darmi una mano.. La mia carrozza detta di cristallo perché aveva dei vetri in cristallo purissimo ed usato per tutti i matrimoni reali era trainata da due cavalli bai, bianchi e fieri; non appena uscimmo dalla cancellata di Clarence House fummo avvolti dalle urla di una folla letteralmente in delirio. Papà si prodigava a salutare a destra e a sinistra mentre io mi limitavo a sorridere a tutti quei volti sconosciuti, ciascuno dei quali si sentiva un invitato speciale al matrimonio. La gente pareva impazzita ed anche se dalla carrozza potevo scorgere ben poco , anche a causa del velo che copriva il mio volto rimasi sconvolta dalla quantità di persone che costeggiavano prima il Mall e poi tutto il percorso fino ala chiesa. Sembrava che gli uomini della sicurezza e la polizia facessero una gran fatica a contenerli entro le transenne. Quando arrivammo all'altezza della parrocchia di St; Martin in the fields poco dopo Trafalgar Square sembrava fossimo già arrivati, e così il mio agitatissimo genitore stata per prepararsi a scendere, che buffo per uno che conosce Londra come le proprie tasche..! Ma la marcia continuò lentamente verso la cattedrale dove nel frattempo attendevano ansiosi ai loro posti di combattimento: 21 Sovrani, 20 capi di stato, 26 governatori generali tutti focalizzati sull'arrivo della sposa. Durante l'ultimo tratto del percorso scorgevo appesi qua e là striscioni pubblicitari come "è un giorno Mars" oppure "Auguri da Whitbread" e poi miriadi di bandierine della Union Jack. Poco prima di giungere a destinazione diedi un ultimo sguardo al mio meraviglioso bouquet decorato con stephanotis, orchidee bianche e mughetto, rose gialle in memoria di Lord Mountbatten, fresie ed un ciuffo di mirto tagliato dalla pianta che si diceva fosse stata usata anche per il bouquet della Regina Vittoria nel 1840. Finalmente la carrozza si fermò, e alcuni lacchè misero la scaletta per farmi scendere: papà fu subito aiutato da un lord che aveva il compito di tenerlo a braccetto fino a che io non mi fossi sistemata e pronta ad entrare. Scesi così finalmente dalla carrozza che fino a quel momento mi aveva protetto: con grande cautela aiutata da Sarah discesi la scaletta e con decisione diedi un bello strattone allo strascico del vestito che si stava per impigliare. Da lontano sentii qualcuno che urlava "Mamma mia… l'abito è tutto stropicciato", ed infatti David ed Elisabeth non avevano fatto i conti con la carrozza sì sontuosa, ma ahimè troppo piccola per tutta la stoffa del loro modello. Sarah, la mia damigella d'onore si preoccupò subito di accomodarmi la gonna e di aiutarmi nelle operazioni di "assestamento". Il mio unico pensiero in qell'attimo però era di riuscire ad arrivare senza difficoltà in fondo alla navata, come ho già detto avrei dovuto sorreggere mio padre ed il compito poteva essere arduo, inoltre avevo paura che l'emozione per lui fosse troppo forte e che gli potesse prendere un infarto. Alle undici e un quarto in punto feci la mia entrata nella cattedrale di S. Paul gremita di gente. L'emozionante momento si poteva ora toccare con mano. Il cocchiere aveva sapientemente rallentato un poco il trotto dei cavalli facendo si che la sposa arrivasse leggermente in ritardo, come detta la tradizione all'altare! All'ingresso David mi risistemò il velo mentre le fanfare della Royal Philarmonic Orchestra cominciarono a suonare. In quell'istante avvertivo solo un bruciore allo stomaco e un fastidioso tremore alle gambe, non riuscivo a vedere molto in quanto proprio di fronte avevo i prelati con il Dott. Robert Runcie ed il Reverendo Alan Webster in testa che coprivano la visuale. Dietro di me e mio padre invece le damigelle avevano già afferrato i loro cestini di fiori, mentre i paggetti Lord Nicholas Windsor, di undici anni, ed Edward Van Cutsem, di otto, rispettivamente figlio di amici e cugino di Carlo, calati in una sontuosa uniforme dei cadetti della Reale Marina Inglese (copiata per l'occasione dall'originale, risalente al 1863), facevano da completamento al delizioso e romantico quadro dell'ingresso. La compagnia era pronta……lo spettacolo poteva iniziare!! Ad un certo punto si incominciò a sentire la marcia del Principe di Danimarca e d il maestro di cerimonie diede il via a me e a mio padre. Camminammo lentissimi lungo il solenne percorso che durò circa tre minuti e mezzo e su di me gli occhi di tutti… Percepivo chiaramente i battiti disuguali del cuore, mentre il mondo intero era lì pronto a giudicarmi. Vari sentimenti pervadevano il mio animo: confusione, paura, timidezza e soprattutto nonostante fossi perdutamente innamorata di Carlo avevo la tremenda sensazione d'essere un agnello pronto per il sacrificio. Con la coda dell'occhio e attraverso il velo intravidi sulla sinistra il cappellino coloro bianco ghiaccio di Camilla Parker Bowles che stava accanto al suo figlioletto Tom, probabilmente posizionato su di una sedia per seguire meglio il corteo nuziale. Senza volerlo, almeno credo, indugiai per qualche frazione di secondo su quelle figure. Quell'immagine mi disturbò, ma dopo poco per fortuna riuscii a scorgere Carlo in alta uniforme attorniato dai suoi fratelli Andrea ed Edoardo: in quell'istante mi sentii la donna più fortunata della terra e tutte le paure della vigilia svanirono. Papà mi consegnò al mio futuro sposo e la cerimonia ebbe inizio. I 2650 ospiti di riguardo erano silenziosi ai loro posti ed invece si sentivano chiaramente le urla entusiastiche della folla fuori la cattedrale. Non appena Carlo mi vide disse "sei meravigliosa" ed io, commossa per quella frase, risposi: "sì, meravigliosa per te".
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