Editoriale

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Cronaca di una svolta passata inosservata

 

Il 2004 di Continuum inizia con un numero in cui mettiamo parecchia carne al fuoco. In particolare stavolta pubblichiamo quattro racconti ed altrettanti articoli, ed è proprio dalla pagina della saggistica che voglio cominciare le analisi in oggetto del presente editoriale.

Infatti ben due articoli trattano l’argomento di ScienceplusFiction, in modo diverso ma con un denominatore comune: l’insoddisfazione dei due articolisti.

L’interpretazione rigorosa e letterale di Fabio Calabrese della fantascienza ed il giudizio scontento nella sua paterna tolleranza di Gianni Ursini riflettono un’opinione abbastanza diffusa nella fantascienza letteraria circa una manifestazione che dalla sua rinascita non ha mai conosciuto i fasti di un tempo.

Per questo motivo credo valga la pena di soffermarmi a chiarire questioni, non con l’intento di giustificare bensì di far comprendere alcuni punti che noi appassionati veraci ed esigenti di sf tendiamo talora a non tenere presente.

Si parte dal presupposto che La Cappella Underground intende il Festival come un evento in cui vengono esposti vecchi film di fantascienza accanto ad opere inedite in Italia, opere in lingua originale e pochi (pochissimi) successi recenti.

Parlando con qualcuno dei ragazzi della Cappella vi verrebbe detto che a loro avviso un’edizione in cui fossero presentate pellicole recenti (per esempio se quest’anno fossero stati proiettati “Matrix revolution”, “A.I.”, “Hulk”, “Terminator 3”, “Minority report” e via dicendo) sarebbe una rassegnetta, e non più un Festival.

Il Festival nasce infatti con lo scopo di mostrare agli spettatori film che non hanno ancora visto (o magari non ricordano), non con quello di far rivedere loro le novità più eclatanti degli ultimi tempi gratuitamente.

Bisogna riconoscere in tale strategia (che sia intelligente o controproducente, reale o pretestuosa, condivisibile o meno) una sua logica ed è questo lo spirito con cui si sta cercando di procedere in prospettiva futura.

È vero, rimangono discutibili alcune scelte, simili a degli sputi alla fantascienza, come l’Urania d’Argento a Pupi Avati prima e a Dario Argento poi, ma è opportuno ricordare come istituzioni ben più ricche e competenti abbiano operato per motivi analoghi (commerciali e pubblicitari) scelte analoghe (ricordate il Premio Hugo a Harry Potter?).

Non di meno è compito del fandom criticare il modo con cui La Cappella Underground ha portato avanti l’iniziativa, così come gli articoli sopra citati fanno con la dovuta obiettività.

In effetti consegnare l’Urania d’Argento a Pupi Avati e a Dario Argento sarebbe come insignire del Pallone d’Oro Micheal Jordan e Hulk Hogan.

Ed il prossimo anno, se non erro, dovrebbe essere finalmente il turno di Cicciolina.

A parte gli scherzi e tutte le considerazioni di tipo economico (di cui ogni modo Gianni Ursini parla più dettagliatamente nel suo pezzo) c’è un’altra osservazione di fondamentale importanza da fare e di cui invece spesso ci dimentichiamo: La Cappella Underground è una cineteca e come tale si occupa di cinema, non di fantascienza.

ScienceplusFiction è un Festival del Cinema di fantascienza, che è cosa ben diversa da un’Italcon.

Non dobbiamo quindi pretendere una grande conoscenza di quelli della Cappella dei significati più cavillosi del nostro movimento, così come un membro del fandom non è tenuto a conoscere tutti i film di Charlie Chaplin o di Vittorio De Sica.

Non c’è nulla di sensazionale che dialogando con un dipendente della cineteca qualsiasi si scopra che questi abbia visto “Blade runner”, “Atto di forza” e “Minority report” ma non abbia la più pallida idea di chi sia Philip K. Dick.

Nessuno è onniscente, insomma, ed è proprio per questo motivo che esiste la suddivisione dei compiti.

Principio che sta alla base della svolta cominciata in sordina quest’anno: dopo l’orrendo fiasco dell’anno scorso, stavolta per l’organizzazione il fandom attivo è stato coinvolto molto di più, con dei profitti magari parziali ma innegabili.

Mi limito a citarne due: una maggior presenza del film di fantascienza e di qualità (in opposizione all’indigestione di horror spagnolo scadente a cui siamo stati costretti nell’edizione precedente) e di convegni ben più interessanti, contraddistinti da relatori competenti (nel 2002 ci eravamo addormentati, estenuati da gente alla ricerca di inesistenti legami tra “Matrix” e Cartesio, dell’interpretazione dello stesso “Matrix” come materia organica pensante e dall’horror anni ’60 come strumento per mostrare il nudo femminile).

È poi da ingrati scordare il ruolo di primo piano della Cappella Underground nella realizzazione del cortometraggio “Evangelisti – R.A.C.H.E.” di Mariano Equizzi (1).

Posso quindi affermare che c’è stata una schiarita dovuta al ricongiungimento tra Festival e fandom.

La mia opinione è motivata da esperienza diretta, benché cause di forza maggiore mi abbiano impedito di partecipare all’evento. Tra i vari fanzinari coinvolti nella realizzazione di ScienceplusFictrion c’è stato infatti anche il sottoscritto, sino al sopraggiungimento di alcuni problemi personali che hanno portato all’interruzione della collaborazione. Mi ritengo ad ogni modo soddisfatto dell’ottenimento di alcuni obiettivi comuni, specie in prospettiva futura: si preannuncia un avvenire roseo per il Festival.

Per chiudere l’argomento è doveroso fare un appunto anche al fandom, una sorta di autocritica, insomma (un colpo all’incudine ed uno al martello).

Ho la sensazione che molti fanzinari in virtù del loro annoso impegno nella fantascienza, dal loro prestigio per pubblicazioni, organizzazione d’eventi e quant’altro, aspettino di essere invitati e consultati.

Se negli anni scorsi la Cappella disattendeva tale speranza, se quest’anno c’è stato un miglioramento parziale, se poche righe fa ho criticato la negligenza passata degli organizzatori e ne ho sottolineato gli attuali meriti, non posso esimermi dall’invocare un maggior spirito d’iniziativa da parte di chi conosce davvero la sf.

Insomma: autoinvitatevi, proponete, insistete!

Non è perché una persona ha pubblicato racconti, articoli e romanzi ovunque, ha curato riviste di genere od altro debba pretendere di essere pregato in ginocchio di presenziare ad una manifestazione. È sciocco avere paura di perdere la corona offrendo la propria collaborazione e poi criticare ScienceplusFiction perché alle tavole rotonde parlano esperti di videogiochi, di pesca subacquea o di qualunque altra cosa esuli dalla fantascienza. Venendosi un po’ incontro, insomma, è possibile ottenere risultati notevoli senza per questo macchiare la propria dignità.

Desidero infine trattare brevemente un tema con cui concludere il presente editoriale in modo leggero ed allegro. È di pochi giorni la diramazione dei finalisti del Premio Italia e c’è da dire che Continuum ha ottenuto risultati ragguardevoli.

Ben tre su cinque pretendenti al titolo di miglior racconto pubblicato su rivista amatoriale web sono infatti “nostri” e mi riferisco a “Krak des Chevaliers” di Enrico Di Stefano (Continuum n°11), “La tarda estate” di Vittorio Catani (Continuum n°12) e “Dumpin’ Jack” di Alberto Cola (Continuum n°14).

Siamo inoltre in lizza per il titolo di miglior rivista amatoriale web, per un totale di quattro finali in un colpo solo. Mica male per una pubblicazione non professionale!

Ringrazio in modo pubblico e sentito i nostri tre alfieri, ma anche tutta la nostra scuderia, con cui abbiamo trascorso un’annata superiore alle aspettative.

Infine (ma non per importanza) grazie ai nostri lettori e a tutti coloro ci hanno votato e sostenuto, sperando in risultati finali positivi e nella capacità di noi di Continuum di meritare ancora la vostra fiducia.

 

Roberto Furlani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1)     Vedi l’intervista e l’articolo “Incontro con un artista dell’immaginario” su Continuum13