Editoriale


 

Tempi di magra

Ci sono dei momenti in cui è necessario tirare metaforicamente la cinghia e questo da un punto di vista fantascientifico è uno di quelli.
Come non fossero bastate la chiusura di Solaria e l’acquisizione della Nord da parte della Longanesi, è recente la notizia che per la prima volta nella sua storia Urania è diventato mensile.
Il digiuno di sf si manifesta anche nel cinema, pur sotto un’altra forma, in quanto si costringe l’appassionato a rigurgitare e a rimasticare bovinamente la stessa pappa, con i vari sequel e prequel o andando a ripescare tra quegli eroi della Marvel ormai estinti dalle edicole.
Di rado produttori e registi hanno l’intelligenza artistica di trarre film da romanzi o racconti, ma anche in tal caso non si può essere eccessivamente ottimisti, dal momento che la pur vasta produzione di Philip Dick non è certo infinita.
Che sia il caso di puntare su qualche altro scrittore?
Un’unica tiepida consolazione: finalmente si ha notizia del progetto di lavorare sulla Saga Galattica di Asimov, per quanto sia discutibile l’idea di portare sul grande schermo il Ciclo della Fondazione anziché quello dei Robot che cronologicamente viene prima.
E che dire dei fumetti?
Ormai quelli dotati di una storia organica che comincia nel numero 1 e termina in un numero inferiore al centinaio sono solo i manga, i quali però in questo periodo appaiono assai aridi di fantascienza, presentando (per quanto ci riguarda) solo qualche volume destinato alle librerie e la prosecuzione/rivisitazione di "Alita", di cui personalmente ho comprato solo la prima edizione e ritenendomi soddisfatto per quanto avevo letto non ho ritenuto opportuno andare a rovinare un possibile piacevole ricordo con l’ennesima variazione sul tema.
Sarà stato un preconcetto, ma per dire la verità non mi sono mai pentito della mia decisione.
In un clima simile non si può non accogliere favorevolmente la notizia più o meno ufficiale che il Festival di Fantascienza di quest’anno sarà una rassegna particolarmente ricca, con proiezioni di tanti inediti e con una cospicua sezione dedicata alla sf letteraria.
A causa di forza maggiore al 99,9% dovrò mancare all’appuntamento e la cosa mi dispiace parecchio perché si annuncia come l’edizione di riscatto dopo i due anni in chiaroscuro cui abbiamo assistito, ciò di cui il nostro genere ha vitale bisogno.
In conseguenza del ridimensionamento delle pubblicazioni, infatti, ci vuole una sollecitazione forte per uscire dal tunnel, una sollecitazione che nemmeno i concorsi letterari sembrano in grado di fornire, essendo sempre meno volti alla diffusione delle storie premiate e soprattutto avendo in gran parte perso lo spirito formativo che dovrebbero avere.
È mia opinione infatti che il premio non debba limitarsi ad essere un territorio di competizione, bensì avrebbe il dovere (spesso trasgredito) di contribuire alla crescita artistica di chi vi partecipa e anche in tal modo si dovrebbe concepire la funzione dei giurati.
Trovo avvilente il fatto che quasi sempre un non finalista riceva soltanto la lista di chi si contenderà il titolo ed i ringraziamenti per la partecipazione al concorso, senza che gli venga usata la cortesia si un paio di righe di commento e magari di consigli su come migliorare la propria produzione.
Ho utilizzato il termine "cortesia", ma a mio avviso sarebbe quasi doverosa se si pensa all’investimento fatto da ogni concorrente non tanto dal punto di vista monetario quanto da quello del tempo e della fatica, il che credo possa valere qualche minuto in più di sacrificio da parte della commissione per stilare un paio di righe di considerazioni.
Si tratterebbe di una forma di rispetto e di riguardo alquanto costruttiva, votata alla crescita dei vivai e dei talenti nostrani e da applicare soprattutto nel premi destinati ai romanzi, proprio perché questi sono costati agli autori più tempo e (forse) energie.
Qualche organizzatore di concorsi potrebbe replicare che scrivere un commento per ciascun racconto sarebbe troppo oneroso e allora per scongiurare scusanti traballanti di questo tipo occorre affidarsi alla matematica spicciola.
Supponiamo che ad un concorso arrivino 100 opere di narrativa e che per ogni opera i giurati siano chiamati a scrivere 4 righe di commento: il risultato sarebbe che i giurati avrebbero l’incarico di redigere in totale 400 righe.
Tenendo presente il formato standard 400 righe corrispondono grossomodo a 14 cartelle da elaborare nel ragguardevole tempo di un anno e dividendo l’impegno tra i vari membri della giuria.
Nell’ipotesi verosimile che la commissione sia composta da 7 giurati (è una variabile che cambia da concorso a concorso, ma è un numero assunto per semplicità di calcolo e nemmeno tanto sballato) si avrebbe che ognuno di loro avrebbe il compito supplementare della stesura di due cartelle nell’arco di dodici mesi: non mi sembra proprio una faticaccia da miniera di carbone, francamente, anzi sarebbe un’occasione per rivitalizzare il nostro movimento anche in tempi di magra come questo, perché l’uscita dall’indifferenza passa imprescindibilmente attraverso la qualità.
Non mi aspetto di sortire immediati effetti positivi con il mio invito non personalizzato rivolto agli organizzatori dei premi, ma almeno ho gettato il sasso nello stagno.
Nel frattempo anche gli altri appassionati di sf possono dare un efficace contributo alla nostra riscossa piuttosto di rimanere a rodere passivamente per gli eclatanti successi dell’Harry Potter che accumula file di ragazzini commossi all’ingresso delle librerie ad ogni nuova uscita della serie a dispetto della nostra fantascienza abulica: partecipare al Festival in numerosi, dimostrando così che ci siamo ancora.

Roberto Furlani