Editoriale


 

Come immaginiamo il nostro futuro?

Sono trascorsi tre mesi dall’uscita on-line di Continuum n°12 e con esso dell’editoriale intitolato "Per una volta viva il trash!" in cui ponevo l’indice sull’indiscriminato bombardamento informativo da parte dei media circa la guerra in Iraq.
Finito il conflitto, abbastanza prevedibilmente, quei media che tre mesi fa mi apparivano insistenti, dotati di un’invadenza quasi violenta, tacciono a proposito dello stato attuale dell’Iraq, lasciandoci solo vagamente presagire che quel Paese sia passato da una dittatura spietata ad un’anarchia forse non così meno drammatica per i più deboli.
Emblematico, in tal senso, il caso dei network statunitensi, la cui preoccupazione maggiore in questo periodo è il processo al cestista Kobe Bryant per presunta violenza sessuale, una controversia giudiziaria sbattuta sulle prime pagine dei giornali americani e capace di tenere con il fiato sospeso tutta la Confederazione.
Eccessi simili, legati alla nostra epoca telematica, possono essere alcuni (ma non gli unici) stimoli per porci una domanda dalla difficile risposta: che fine ha fatto il futuro?
Questo è il tema di un’inchiesta proposta da Fabio Calabrese e che ha trovato molte risposte differenti da parte di collaboratori di Continuum e di altri amici appartenenti al fandom attivo.
Desidero ringraziare pubblicamente tutti coloro hanno contribuito con tanta sensibilità ed acuzie a rendere possibile l’iniziativa che credo di poter dire sia riuscita perfettamente proprio grazie a loro, agli interventi numerosi e fortunatamente di notevole diversità, pur nelle inevitabili analogie che talora si possono riscontrare.
Ma se l’inchiesta appare accattivante alla luce del periodo particolare del nostro pianeta e della nostra fantascienza, il fulcro di Continuum n°13 è senz’ombra di dubbio il cinema di Mariano Equizzi, ed in particolare l’ultimo film intitolato "Evangelisti R.A.C.H.E.".
Il reportage sulle riprese di tale opera infatti apre la sezione della saggistica del presente numero e abbiamo anche la possibilità di offrire l’intervista che Mariano ci ha concesso in esclusiva.
Ci tengo poi a dire ancora un "grazie" al regista palermitano palermitano per la sinergia che ha instaurato con Continuum da qualche mese a questa parte e che spero prosegua nel tempo in modo fruttuoso e piacevole per ambedue le parti.
Ma le sorprese non terminano qui: come scrive Fabio Calabrese in un articolo la cui uscita sulle nostre pagine è prevista per gennaio 2004 in quello che dovrebbe essere il n°15, il n°13 segna senza esagerazioni una piccola svolta per la fanzine sotto i vostri occhi..
Infatti oltre alle nuove prestigiose collaborazioni, qui diamo il via a due iniziative piuttosto allettanti.
La prima è una rubrica a cura di Gianfranco Sherwood nella sezione cinematografica intitolata "Film da recuperare", nella quale Gianfranco intende recensire e porre alla vostra attenzione pellicole di sf ingiustamente passate inosservate.
In realtà l’idea è nata quasi per caso. Ricorderete che su Continuum n°12 pubblicammo la recensione "Un film da recuperare: ` L’insaziabile`"; successivamente Gianfranco mi ha spedito un’altra bella recensione intitolata "Un film da recuperare: `Space Cowboys`", così mi è balenato un pensiero che ho immediatamente esposto al nostro amico.
"Senti Gianfranco," gli ho scritto, pressappoco "Visto che il tema dei film erroneamente caduti nel dimenticatoio ti sta così a cuore, che ne diresti di curare una tua sotto-rubrica personale dal titolo, appunto, `Film da recuperare`?"
In sostanza non si trattava altro che di continuare sulla strada da lui già cominciata, ma con un po’ di ufficialità in più.
Com’è nel carattere di Gianfranco ha accettato la proposta con entusiasmo, così da questo numero in poi potrete riscoprire dei lavori considerati meno di quanto meritassero, ripescati dal volenteroso Gianfranco con la passione e la competenza che gli sono proprie.
Accanto a lui, naturalmente, possiamo vantare il frizzante e capace Gianni Ursini, questa volta presente con ben due pezzi dei quali traspare lo stile inimitabile, pieno di ironia e di schiettezza (Gianni non è certamente uno con i peli sulla lingua).
L’altra iniziativa riguarda la pagina della saggistica ed ho avuto modo di anticiparla già nell’editoriale "Il conforto dei bengala" di Continuum n°11: il "Manuale della fantascienza" di Fabio Calabrese. Si tratta di una raccolta di saggi che avrebbe dovuto essere pubblicata presso un’importante casa editrice, ma poi le cose non andarono nel modo migliore ed il lavoro rimase a lungo inedito.
Qui lo pubblicheremo per intero, secondo l’ordine delle parti e dei capitoli, nella consapevolezza di presentare ai nostri lettori la più importante e completa opera critica di sf di Fabio Calabrese.
Per questo numero rendiamo disponibile l’introduzione, ma successivamente è nostra intenzione pubblicare due saggi del manuale ad ogni uscita di Continuum; tuttavia in quest’occasione Fabio narra i retroscena del proprio libro in "Storia di un inedito", un curioso pezzo fuori sommario utile per capire le origini della raccolta e di alcuni lati dell’editoria di fantascienza italiana.
Completa la saggistica di Continuum n°13 l’articolo "Il dubbio del salmone", in cui Fabio Calabrese rettifica alcuni errori commessi nella recensione de "Il salmone del dubbio" di Douglas Adams e coglie l’occasione per approfondire discorsi iniziati tre mesi or sono.
A proposito di recensioni librarie, sempre Fabio scrive un’attenta analisi dell’antologia "Il sonno della ragione non genera mostri" a cura di Errico Passaro, mentre un Amedeo Pimpini in versione critico sviscera "Preda", il quattordicesimo successo di Micheal Crichton.
Amedeo, che interviene anche nell’inchiesta, dimostra così di non essere soltanto un abile e promettente scrittore, veste nella quale tornerà a breve con una sorpresa che farà felici i nostri lettori più affezionati.
Quei lettori, per intenderci, che come me non possono non essere contenti del ritorno di Andrea Carta nella sezione fumettistica dopo due numeri di assenza, con un’interessante recensione su "Jeff Hawke".
Concludiamo con la narrativa: ancora una volta abbiamo il piacere di offrire un lungo racconto di Donato Altomare, esilarante storia di sf umoristica che (parola mia) vi farà ridere a crepapelle. "Memorial day" è il quarto racconto di Donato pubblicato su Continuum e tra tutti solo "Centro ristrutturazione temporale" non era perlomeno lievemente umoristico (si trattava anzi di una storia cruda e fortemente impegnata): insomma sinora il nostro autore ci ha regalato belle trame e grandi risate, così come mi auguro continui a fare in futuro.
Il poliedrico Gianfranco Sherwood torna nella nostra narrativa con un racconto che sta a pieno diritto sul confine di generi, forse non propriamente sf classica, forse più vicino a quella science fantasy ancora ricca di possibilità ed in larga parte inesplorata, però è decisamente un’opera originale e forte di alcune intuizioni squisite, degne della tradizione di un genere a suo tempo rinominato speculative fiction.
Accanto a questi due veterani di Continuum e della fantascienza italiana fa qui il suo esordio assoluto Annarita Petrino, una giovane autrice che tempo fa mi ha sottoposto diversi racconti sopportando pazientemente le mie cavillose osservazioni e arrivando così alla forma definitiva di "Al di là della matrice".
Vale la pena spendere qualche parola in più a riguardo a beneficio delle aspiranti nuove reclute della sf: quando ci siamo accordati per la pubblicazione, Annarita mi ha confessato che le mie critiche costruttive le sono state utili per migliorare la sua produzione, la qual cosa mi ha fatto molto piacere.
È infatti un merito, quello di Annarita, di essersi saputa mettere in discussione e lavorare con professionalità anche in un ambiente amatoriale com’è il fandom sicché grazie alla sua umiltà a mio avviso ha compiuto un significativo passo in avanti da un punto di vista artistico, meritando così di essere la nostra seconda esordiente assoluta.
Il primo, come ricorderete, fu Amedeo Pimpini con "Bluetown" (Continuum n°8) una scoperta di cui vado molto orgoglioso perché sono convinto di aver fatto esordire un talento vero di cui sentiremo parlare a lungo.
E mi auguro di cuore che Annarita segua il suo esempio.

Roberto Furlani