Editoriale


 

Per una volta viva il trash!

Secondo le nostre intenzioni la pagina di saggistica del n°12 di Continuum doveva essere dedicata prevalentemente all’Italcon di San Marino ed è proprio per questo motivo che il presente numero è uscito volutamente con un ritardo di un mese.
Come i nostri lettori più affezionati ricorderanno, facemmo la stessa scelta l’anno scorso e ancora quello precedente, in ambedue i casi facendo sorgere qualche polemica per la posizione dei nostri articolisti circa quella o quell’altra questione.
Questa volta proponiamo un unico articolo sull’Italcon, firmato dal nostro validissimo Alberto Cola, un articolo che dimostra come i principali convegni fantascientifici del 2003 siano stati poveri, anche in virtù di quanto abbiamo avuto modo di scrivere in merito al Festival di Fantascienza dell’anno in corso, nel n°11.
In quel caso la sf era stata soppiantata da cinema horror spagnolo di serie B; a San Marino (abbastanza prevedibilmente, trattandosi di San Marino) il genere di cui ci occupiamo ha perso il posto in favore del folklore medioevale, capace di defraudare di una posizione di rilievo anche quel fantasy usualmente preponderante nelle varie edizioni della convention tenutesi nella ridente repubblica sanmarinese.
Tuttavia, sottolinea il nostro Fabio Calabrese, va fatta una distinzione, infatti: "È il caso di rilevare, è che SAGA 2003 è un caso del tutto diverso rispetto a ScienceplusFiction 2002, non c’è stata alcuna intenzione di spacciare per fantascienza qualcosa che fantascienza non è, nessun atteggiamento scorretto o truffaldino nei confronti degli appassionati."
Ad ogni modo tale differenza riguarda la correttezza, qualcosa di formale (per quanto importante) che non varia la sostanza dei risultati, cioè la scomparsa della science fiction dalle manifestazioni che dovrebbero essere dedicate alla science fiction.
Se occorreva un’ulteriore prova dello stato di cattiva salute della fantascienza (ne abbiamo parlato esaustivamente nel n°11), purtroppo l’Italcon 2003 ce l’ha data, e si tratta si una prova chiara ed inconfutabile.
Del resto era anche prevedibile che le cose si evolvessero in questa maniera: sempre nello scorso numero abbiamo pubblicato il programma di Saga 2003 e onestamente trovarvi della fantascienza era quasi un’impresa. Direi che in tutta la manifestazione le iniziative relative alla sf si potevano contare sulle dita di una mano, il che era un motivo più che valido per i già pochi appassionati del nostro genere per disertare San Marino.
Fortuna ha voluto che Alberto si trovasse all’Italcon per presentare il suo "Goliath" (uno di quei pochi momenti fantascientificamente interessanti), cosicché si è generosamente offerto di occuparsi del reportage, uno scrupolo verso i lettori che ci auguriamo apprezzerete, per quanto poco si sia potuto parlare della materia che siamo soliti trattare.
Ma più di una volta si è detto che la fantascienza si assume talora il delicato compito di spiegare il presente attraverso una trasposizione degli eventi in futuri verosimili, pertanto non possiamo ignorare che dalla pubblicazione di Continuum n°11 a quella di Continuum n°12 sono avvenuti diversi fatti d’importanza fondamentale per il nostro pianeta e per l’umanità, ed in particolare mi riferisco all’annunciata guerra contro l’Iraq.
In questa sede non m’interessa discutere sul senso di una guerra a nemici incapaci di opporsi validamente, sugli scopi dichiarati dagli USA (prima le testate nucleari di Saddam Hussein poi mai trovate, in seguito il probabile appoggio dell’Iraq al terrorismo, per poi terminare con l’obiettivo strappalacrime della liberazione degli Irakeni dal regime di Saddam… Chissà perché gli abitanti di Colombia, Bangladesh e Sudan non hanno ricevuto pari attenzioni?) o a quelli presunti da giornali ed intellettuali (giacimenti di petrolio ed il tentativo dell’amministrazione Bush di salvare la faccia dopo il drammatico fiasco dell’Intelligence dell’11 settembre), ma sul ruolo dei media.
Personalmente ritengo vergognosa la scelta operata dalla RAI, che ad un’informazione sana, puntuale e corretta circa le vicende mediorientali ha preferito un bombardamento informativo, sbattendo a qualunque ora del giorno (inclusa l’immancabile prima serata) telegiornali e programmi d’approfondimento sulla guerra in corso, dal lunedì alla domenica senza tregua, con la cortesia di piazzare in sovraimpressione l’orrenda sigla "IRAQ" dai colori di tuta mimetica, come si trattasse del videogioco sparatutto di ultimo grido.
Non molto meglio ha fatto La7, per quanto questo faccia meno impressione vista la differenza di dimensioni delle emittenti in questione.
Si è cercato, insomma, di "marciare" su una tragedia come la guerra, con un comportamento degno del peggior Maurizio Costanzo (ben noto per la sua ricerca dell’audience attraverso lo stupro delle altrui sofferenze e dell’altrui dignità).
Se La7 proponeva sempre il solito "Otto e mezzo" di Soffri e Ferrara, che ogni sera parlava della medesima cosa ma perlomeno si trattava dello stesso programma, quelli della RAI non hanno risparmiato diversi titoli per presentare gli stessi contenuti.
"Porta a porta", "Excalibur", "Ballarò", "Enigma" e via dicendo ricoprivano la programmazione di tutta la settimana, il che risultava fastidioso per due motivi: la già illustrata intenzione di fare ascolti sfruttando il dolore delle vittime di guerra ed un clamoroso fraintendimento del ruolo della televisione, che oltre ad informare dovrebbe avere il compito di intrattenere.
È per questo che la strategia dello spietato bombardamento informativo optata dalla RAI ha miseramente fallito: una persona qualunque con alle spalle otto ore di lavoro evidentemente non ha voglia di caricarsi di ulteriori problemi, ma soltanto di distrarsi, di ottenere il meritato relax.
E se questo è egoistico pazienza!
Per una volta ho accolto con genuino entusiasmo la notizia che il "Grande Fratello" abbia battuto la concorrenza, triste per la sconfitta malgrado avesse fatto del proprio meglio per speculare senza parsimonia sulle mutilazioni e sui drammi individuali e generali di un conflitto che non ha guardato in faccia a nessuno.
Nonostante il "Grande Fratello" sia lo stravolgimento dei significati di "1984" di Orwell (1), malgrado sia il culmine del voyeurismo al limite dello spiare il vicino dal buco della serratura, un programma come quello è eticamente più corretto di quanti citati sinora ed altri ancora ("La vita in diretta" e "Verissimo" costituiscono ancora due esempi).
In circostanze simili (mi auguro che non si ripetano mai) farò sempre il tifo per la tv-trash, che spero riesca sempre ad avere la meglio su chi aspira a guadagnare abusando degli orrori e chi non comprende il valore polifunzionale della televisione (sì informazione, ma anche educazione, intrattenimento, divertimento e così via).
Anche per questi principi (un’offerta variegata e l’astenersi dal mettere il dito nella piaga più del dovuto) l’articolo di Alberto è il solo dedicato all’informativa di questo numero: nella rubrica della saggistica troviamo infatti due saggi di Fabio Calabrese che sviscerano la sf in altri punti cruciali ed assolutamente interessanti come la produzione degli anni ’80 ("Anni semibui") e la posizione della fantascienza oggi in rapporto a tutto quanto dovrebbe influenzarla, in primis la scienza ("Che fine ha fatto la fantascienza?").
Colgo l’occasione per segnalare a chi non ne fosse a conoscenza che Vittorio Catani è stato insignito del Premio Italia per il racconto pubblicato su rivista amatoriale per "L’Obelisco di Sangue" apparso su Continuum n°9 e di cui noi della redazione (ma non solo) siamo molto orgogliosi. I meriti di Vittorio aumentano ancora se pensiamo che ha vinto nello stesso anno il Premio Italia anche per ben due saggi, a nuova (e direi superflua) conferma del fatto che il nostro è una figura cardine della fantascienza made in Italy.
In questo numero Vittorio torna ad impreziosire la pagina della narrativa di Continuum con un racconto splendido, non meno suggestivo di "L’Obelisco di Sangue" ed è in buona compagnia, visto che proponiamo contemporaneamente una delle migliori storie di sf di Fabio Calabrese degli ultimi anni, un atipico racconto di Nunzio Crocivera (al suo esordio su Continuum) ed il felice ritorno del sorprendente Giampaolo Proni.
Naturalmente non potevano mancare le consuete recensioni ed infatti ad occuparsi della narrativa c’è Calabrese, il cinema viene affrontato in due lavori di critica ad opera di Gianfranco Sherwood e dell’ormai veterano Gianni Ursini, mentre la sezione della fumettistica è stata questa volta curata dal sottoscritto.
Un contenuto ricco, insomma, nel tentativo di testimoniare che oltre ai fittizi cavalieri che se le danno di santa ragione per soddisfare palati amanti degli arcaicismi e alla spettacolarizzazione della morte di soldati e civili, in giro c’è anche della buona fantascienza, di cui ci piace pensare di essere una pur piccola porzione.

Roberto Furlani

 

 

 

 

 

 

(1) Argomento trattato nel saggio "Povero Orwell!" di Fabio Calabrese, pubblicato su Continuum n°4