Editoriale


 

Il conforto dei bengala

Sarebbe più che comprensibile aspettarsi di aprire le pagine virtuali di "Continuum" n°11 e di trovarvi un ampio spazio dedicato al Festival di Fantascienza, non tanto perché alcuni collaboratori della testata sono triestini ed hanno avuto occasione di partecipare alla manifestazione, quanto per l’importanza intrinseca di un evento che evoca ricordi perlomeno piacevoli. Invece il Festival (su cui, lo confessiamo, avrebbe dovuto basarsi l’intera rubrica degli articoli) viene trattato in situazioni un po’ contestuali, perché consultandomi con Fabio Calabrese siamo giunti alla conclusione che non valesse la pena approfondire troppo l’argomento, considerata la pochezza alla quale abbiamo assistito.
La sf era scarsa (non solo qualitativamente, ma anche dal punto di vista della quantità), a vantaggio di una ricca quanto inopportuna trattazione horror, e le tavole rotonde si sono rivelate melense e spesso con la tendenza ad andare fuori tema.
Fortunatamente negli ultimi periodi ci sono stati anche degli isolati ma graditissimi episodi di buona fantascienza, emergente soprattutto "dal basso" piuttosto che dalle grandi iniziative con molti proclami e (alla resa dei conti) pochi risultati, come fossero delle scintille di piccoli e spaiati bengala in un’oscurità almeno all’apparenza senza fine.
Anche di queste fievoli consolazioni si parla nei saggi che mi auguro intendiate leggere.
Purtroppo, però, non ci si può aggrappare troppo ai pochi elementi positivi di cui ho accennato ignorando le oggettive difficoltà della sf d’oggi, quelle difficoltà che ad esempio vi permettono appena oggi di poter conoscere Lux aeterna, il racconto di Gianfranco Sherwood vincitore nella sezione Fiction del Premio Courmayeur 2000 e poi mai pubblicato. Il tramonto del concorso valdaostano rappresenta un duro colpo per il fantastico italiano, un trauma ancora non assorbito completamente, specie perché ora racconti ottimi come quello di Gianfranco hanno meno possibilità di venir letti ed apprezzati.
Sempre a proposito di narrativa, presentiamo in questo numero un racconto di Enrico Di Stefano, autore che si sta facendo notare per i piazzamenti nei vari concorsi letterari e che sta svolgendo una meritoria opera da curatore, occupandosi con competenza della rivista amatoriale "Fondazione".
A chiudere la rubrica c’è il ritorno di Amedeo Pimpini, da noi lanciato nel n°8 e presto giunto anche sulle pagine di "Delos", il che costituisce (perdonate il giustificabile inorgoglimento) una bella soddisfazione per tutta la nostra redazione.
Il piacere di aver acquistato un rinforzo come Gianfranco Sherwood è acuito dalla splendida recensione che potrete trovare nella pagina dedicata alla fumettistica, il che ci dà la certezza di aver ottenuto la collaborazione di una persona estremamente versatile e polivalente.
Assieme a quello di Amedeo Pimpini c’è un altro ritorno di particolare interesse da segnalare, cioè quello di Salvatore Proietti, alle prese con una recensione di grande chiarezza su un’antologia che il nostro amico ha avuto la cura di esaminare con attenzione molto professionale.
Il cinema, invece, rimane il settore di Gianni Ursini, di cui in questo numero pubblichiamo due recensioni, frizzanti e vivaci come sempre.
Per quanto riguarda la saggistica si questo numero, essa è composta per intero da due articoli di Fabio Calabrese ed uno mio dedicati all’informativa sugli eventi in campo fantastico e fantascientifico avvenuti nel 2002, anno che è stato straordinariamente ricco di appuntamenti e di iniziative soprattutto nel settore della fantasy, senza dubbio per effetto della spinta propulsiva rappresentata dal Signore degli Anelli cinematografico. Fabio Calabrese però non ha assolutamente intenzione di limitare il suo apporto ad informativa di questo tipo: Sul n. 12 è prevista la pubblicazione di Anni semibui, un ampio articolo che riprende il discorso sulla storia del fandom italiano iniziato sul n. 3 con Gli anni bui. Per i numeri successivi, è in cantiere una vera sorpresa: il nostro ha deciso di mettere a disposizione di "Continuum" un vasto lavoro di saggistica che pubblicheremo a puntate, un Manuale di fantascienza nel quale sono sviscerati sistematicamente tutti gli aspetti del nostro amato genere.
Tre cose vi promettiamo che non troverete mai su "Continuum": ripetitività, monotonia e motivi di annoiarvi.

Roberto Furlani