Editoriale


 

Fantapatriottismo?

Andando a sfogliare l’ormai ricca tradizione di riviste, fanzine, webzine di fantascienza, si scopre che parecchie di esse hanno già dedicato al tema fantascienza e politica dei numeri più o meno monografici, più o meno speciali. Noi, a questo riguardo, non vorremmo ripetere cose dette e ridette da altri in parecchie circostanze. Nell’ambito di questo numero di "Continuum", il tema della politica nella fantascienza sarà affrontato secondo un’ottica particolare, quella di una domanda che ci siamo posti leggendo il racconto Centro Ristrutturazione Temporale di Donato Altomare: "La fantascienza può essere patriottica?"
Premettiamo subito che la redazione di "Continuum" non ha una linea politica, ma ciascuno è libero di esprimere la propria opinione senza condizionamenti, si va da Fabio Calabrese che non ha mai nascosto convinzioni di destra, a Roberto Furlani che sul tema politico è sempre stato moderato e scettico, a Gianni Ursini, comunista vecchia maniera, duro, puro e inossidabile, ed il fatto che queste diverse anime abbiano sempre potuto convivere pacificamente e nel reciproco rispetto, scusateci se la cosa vi potrà apparire una presunzione, è la testimonianza di un grado di civiltà che, almeno in Italia, è difficile da trovare al di fuori degli ambienti fantascientifici.
Ciò che a nostro parere rende interessante e problematico questo argomento, è il fatto che a priori l’appassionato ed a maggior ragione l’autore di fantascienza sembrerebbero situarsi su di una linea concettuale opposta rispetto ad idee di tipo patriottico. Forse che la fantascienza non è abituata a considerare la vastità dell’universo, rispetto alla quale le dimensioni del nostro pianeta, e delle parti di esso che sono ritagliate da confini nazionali, possono risultare altro che insignificanti? Non dovremmo considerare gli uomini tutti fratelli specialmente se li confrontiamo con qualche ipotetica razza aliena? Il giorno che dovessimo concretamente rapportarci ad un ET, quelle differenze che ci sembrano tanto importanti, forse che non si rivelerebbero di pochissimo o nessun conto? Già di per sé, poi, il razionalismo scientifico che sta alla base della cultura e della mentalità dell’autore, ma anche del lettore, di fantascienza, non è forse una filiazione nemmeno tanto indiretta di quella concezione illuministica al cui centro vi è un sostanziale cosmopolitismo, l’idea dell’uomo, specie se acculturato, come citoyen du monde, cittadino del mondo (o magari "della Galassia").
Anni fa, sarebbe stato più facile rispondere a questa domanda, oggi lo è molto meno. Una delle lezioni amare che tutti quanti noi abbiamo tratto dal brusco risveglio dell’11 settembre 2001 con la tragica distruzione delle Twin Towers newyorkesi, è ad esempio che quell’idea di cittadinanza mondiale di fratellanza umana che rappresenta il sogno illuministico, nella realtà dei fatti non si estende, non si è mai estesa al di là dei confini del mondo occidentale. Altra lezione, per fortuna legata ad eventi molto meno drammatici: gli Italiani non figuravano per un popolo che brillasse per patriottismo, non credevano di esserlo, ma quando, nel giugno 2002 una buona squadra nazionale è stata esclusa dai Campionati Mondiali di calcio per una serie di arbitraggi che definire iniqui è forse l’espressione più blanda che si possa usare, tutti noi ci siamo sentiti rivoltare le viscere per l’orgoglio nazionale ferito.
C’è dunque spazio per il patriottismo nella fantascienza, la fantascienza può essere patriottica? A questa domanda, Donato Altomare e Fabio Calabrese danno (quest’ultimo sia nel saggio sia nel racconto Skymaster) una risposta decisamente affermativa. Di parere opposto è Roberto Furlani con il racconto L’Ottavo Gerarca e con l’articolo Le dogane dello spazio: nessuna estensione di territorio vale la vita di un uomo, specialmente se sappiamo che dietro gli appelli "alla Patria" si nasconde la difesa di determinati interessi. Questi concetti, espressi con un certo vigore soprattutto nella prima parte del racconto, Roberto li ribadisce in una forma più esplicita nell’articolo; essi non sono tuttavia espressione di un’ideologia quanto piuttosto di elementare raziocinio e buon senso, nessuna porzione, per quanto vasta, di territorio inanimato, può valere la vita di una creatura senziente e cosciente, di un uomo.
Ancor più lontano da una prospettiva patriottica, Vittorio Catani. Egli non affronta direttamente l’argomento nel suo bellissimo Davanti al Palazzo di Vetro, come invece fece in La fede dei padri, ma ci dipinge a chiare lettere la situazione di un mondo, il nostro mondo, in condizioni disperate, nel quale una grande fetta dell’umanità è costretta a vivere delle briciole della minoranza benestante e sprecona dei Paesi avanzati. In questa situazione, che è quella che stiamo vivendo, c’è tempo per le vecchie beghe nazionali, o non dovremmo imparare a percepire l’umanità come un tutto?
Eppure, gli argomenti di Donato Altomare e di Fabio Calabrese hanno, nonostante tutto, una grossa forza di persuasione, perché questa nostra Italia dove il patriottismo è scarsamente sentito, dalla coscienza nazionale incerta, incrinata da leghismi e separatismi, questa Italia uscita tardivamente da tredici secoli di frammentazione politica e divisioni straniere, è un Paese nel quale proclamarsi patrioti richiede coraggio: gli Italiani non nazionalisti né patrioti, sono davvero proiettati nel terzo millennio, o piuttosto non hanno compiuto fino in fondo la rivoluzione del 1848?
Come redazione, tuttavia, non ci sentiamo di proporvi una risposta definitiva, né sarebbe giusto farlo. La scelta spetta a ciascuno di voi!
Il secondo articolo di Fabio Calabrese, Tra un anno e l’altro, si situa al di fuori della monografia fanta – patriottica, ma fa il punto sulla situazione della fantascienza e della fantasy in regione a cavallo fra 2001 e 2002, ed anche se vi rimandiamo agli articoli del numero di gennaio per una panoramica completa del 2002, nonché di Hobbiton 9 e di ScienceplusFiction (che quest’anno si svolgerà – pare – a dicembre, ossia si è tutt’altro che dissipato il timore che la manifestazione salti), ad ogni modo questa prima tranche dà già un’idea della tendenza emersa durante l’anno: un profluvio d’iniziative nel campo della fantasy ed una preoccupante penuria nel settore fantascientifico. Questa tendenza che si può riscontrare in regione, sembra del tutto in linea con la situazione nazionale, che continua a mostrare sintomi non incoraggianti. E’ un momento per certi versi non facile, occorrono fiducia e ostinazione, tenere duro fino alla ripresa che, siamo sicuri, non mancherà.

Fabio Calabrese