Omaggio a Karel Thole

Fabio Calabrese: RICORDO DI UN AMICO

Il disegno che vedete qui riprodotto è di Karel Thole, certamente non è l'opera migliore dell'artista olandese recentemente scomparso, ma la circostanza in cui egli ha disegnato, alla buona ma con il suo tratto sicuro ed inconfondibile, questa maternità, ha per me un grande valore affettivo.
Eravamo a Fanano, un paesino abbarbicato sull'Appennino Tosco-emiliano nella propaggine meridionale della provincia di Modena (per capirci, si poteva tirare un sasso e farlo cadere in Toscana), una località un po' difficile da raggiungere, ma stupenda, che nel 1985 era stata scelta come sede per l'Italcon, il congresso italiano di fantascienza. Mia moglie ed io ci trovavamo a tavola con alcuni amici, fra cui Karel Thole.
Eravamo diventati genitori da alcuni mesi, e mia moglie parlava con grande emozione della nostra primogenita, che avevamo lasciato alla nonna per venire lì. Thole prese un foglio di carta ed in pochi minuti schizzò il disegno che vedete, di cui fece omaggio alla mia signora.
Vorrei aggiungere una parola su altre due delle immagini che illustrano quest'articolo. La fotografia che vedete è stata scattata anch'essa a Fanano nel 1985, ed i due personaggi che vi compaiono sono Karel Thole ed un Fabio Calabrese allora molto più capelluto di quanto non lo sia oggi. Vedete poi il catalogo di una mostra di Karel Thole tenuta a Trieste nel 1975 a cura della Cappella Underground. Il testo della presentazione era scritto da Giuseppe Lippi. La copia qui riprodotta è di proprietà del sottoscritto, ed è autografata da Thole. Fu in quella circostanza che conobbi l'artista olandese, e fu l'inizio dell'amicizia con un uomo straordinario, destinata a rinnovarsi ogni volta che c'incontravamo ad una convention.
Oggi che non è più fra noi, è impossibile ricordarlo se non come un uomo straordinario. Karel Thole non era solo un grande artista, il miglior illustratore che ha operato in Italia nell'ultimo mezzo secolo, e non solo in campo fantascientifico, era anche un uomo di un grande calore umano, simpatia e generosità, gran compagnone ed impeccabile gentiluomo, ma per il quale l'amicizia aveva anche un significato profondo.
Karel Thole era nato nel 1914 a Bossum nei pressi di Amsterdam. Subito dopo la seconda guerra mondiale, ci raccontò, poiché l'Olanda era in condizioni disastrose, venne in Italia con la famiglia, poiché il nostro Paese sembrava offrire migliori possibilità di lavoro nel campo della grafica e dell'illustrazione.
Sebbene le condizioni dell'Italia del tempo non fossero per nulla migliori di quelle olandesi, con un po' di fortuna e molto talento, Thole riuscì, grazie all'aiuto di Anita Klinz, art director della Mondadori, a diventare illustratore per questa casa editrice, specializzandosi nelle copertine che per decenni hanno caratterizzato la collana di fantascienza "Urania", che però non rappresentano certo in modo esclusivo la sua produzione. Per tutta una generazione di appassionati, il fascino della fantascienza è coinciso visivamente con le copertine di Urania disegnate da Karel Thole, soprattutto quelle della famosa serie del "cerchio".
Karel Thole era dotato di una tempra fisica invidiabile, accanito fumatore e robusto bevitore, nel 1977 fu protagonista nel corso dello SFIR (così si chiamavano gli Italcon negli anni '70) di un'epica sfida con Eugenio Ragone nel corso di una nottata, a chi reggeva la maggiore quantità di birra, ed alla fine fu il ben più giovane Ragone a finire sotto il tavolo.
Thole era però anche e soprattutto una persona dall'innata cortesia e generosità, per decenni ha regolarmente vinto i premi Italia nella categoria "miglior illustratore di fantascienza", ma essi sarebbero potuti essere molti di più se egli non avesse deciso ad un certo punto di non concorrere per lasciare spazio ai più giovani, ma questo non toglie che egli resti per ogni appassionato l'indiscusso re dell'illustrazione fantascientifica.
Quando lo rivedemmo, sfortunatamente per l'ultima volta, a Courmayeur nel 1998, sebbene apparisse in forma come sempre, ci raccontò di avere qualche problema di salute, e che il medico gli aveva raccomandato cautela, perché "anche se quello che si trova in mezzo alle orecchie ha meno di quarant'anni, il resto del corpo ne ha pur sempre ottantaquattro".
Karel Thole si è spento sabato 25 marzo 2000, lasciando un sincero rimpianto in tutti noi.



Roberto Furlani: ADDIO AD UNA "FIGURA" DELLA FS

Non credo che ci sia una persona nell'ambito della fantascienza che non abbia mai visto una copertina del grande Karel Thole, il disegnatore olandese che per decenni ha prodotto le più belle illustrazioni fantascientifiche che si ricordino.
È davvero con amarezza che parlo della sua morte a quattro mesi dal tragico evento, e non solo perché era, e probabilmente rimarrà ancora a lungo, il più famoso (e forse il più bravo) illustratore di fantascienza che abbia disegnato per una testata italiana, ma soprattutto perché Karel Thole era un simbolo la cui perdita rappresenta indubbiamente qualcosa di molto grave. Perché un simbolo? Beh, da come la vedo io Thole era un superstite di un'epoca ormai morta: l'epoca di Asimov, tanto per intenderci, l'epoca della New Wave, l'epoca in cui fantascienza non era per i più il classico film cretino tutto effetti speciali con trama zero, ma i libri di Asimov, Silverberg e Anderson. Ecco che cosa rappresentava Karel Thole, ed ecco perché a parer mio la sua fama rimarrà a lungo insuperata: è fuori da ogni dubbio il fatto che ci sono a tutt'oggi degli artisti dalle grandi capacità e che inventano copertine splendide, ma tali artisti lavorano in un periodo in cui la fantascienza arranca per superare quella scorza di indifferenza da parte della gente. È evidente che, anche ammesso che il nostro genere letterario riuscisse nel suo obiettivo, non potrebbe più tornare ai bagliori di un tempo. Perché? Non chiedetemelo: lascio volentieri a Fabio Calabrese l'onere di dare una risposta a questa domanda, cosa che ha fatto ottimamente nel saggio "Perché è così difficile scrivere fantascienza", che ho letto con molto piacere e che (se si risolvono delle determinate questioni di diritti, copyright e quant'altro) potrebbe apparire prossimamente sulle pagine elettroniche di Continuum. Ecco perché la figura di Thole non verrà così presto dimenticata e sostituita: perché lui ha disegnato nel miglior periodo della letteratura fantascientifica ed i lettori (assidui o sporiadici) associano il titolo di un libro di fs che tanto hanno amato all'illustrazione della copertina. Magari i meno attenti non sapranno che il disegno che rimbalza come una palla da biliardo contro le sponde delle loro menti è stato creato da un uomo di nome Karel Thole, ma non penso che ciò abbia importanza: conta il fatto che il titolo del libro rievochi il disegno che stava sulla sua copertina, e viceversa. Quanti artisti possono vantare questo? Pochi, questo è certo. Nessuno nel mondo della fantascienza, che io sappia.
D'altra parte imputare il successo di Thole al solo momento favorevole sarebbe quantomai ingiusto, viste la sua indiscutibile abilità ed il suo particolare stile, che resero inconfondibili i suoi disegni.
Voglio essere onesto: non sono (e con tutta probabilità non sarò mai) un esperto di pittura. Il mio compito è quello di scrivere qualche racconto, al più un paio di recensioni o abbozzare qualche saggio, ma come potete vedere nessuno di questi ruoli prevede una conoscenza anche approssimativa dell'arte figurativa (sempreché non mettiate in conto anche la fumettistica, ma penso che ci troviamo in un altro ambito). Tuttavia credo di riuscire ad apprezzare una bella copertina, e soprattutto di saper discriminare i disegni che mi piacciono da quelli che non mi piacciono.
Ebbene, guardacaso, la maggior parte delle mie copertine preferite sono firmate Karel Thole, il che è dovuto all'eccezionale abilità dell'artista di rappresentare un singolo momento di un romanzo e di farlo diventare l'icona dell'intero libro. Mi riferisco in particolar modo alla copertine che Thole ha disegnato per il Ciclo dell'Impero di Asimov, come la splendida copertina di "Paria dei cieli" (forse la più bella cosa di un libro che ho trovato tutto sommato inferiore alle attese) e quella di "Le correnti dello spazio".
Non è da escludere che il motto di Thole fosse "Carpe diem", visto che lui faceva esattamente ciò, estraendo da un paio di righe di un lungo, complesso e articolato romanzo, l'idea per una nuova copertina da capogiro. Una qualità unica, che rende i suoi disegni delle chiavi di lettura mai banali del capolavoro di questo o di quello scrittore.
Non ho mai conosciuto Karel Thole, e a dire il vero questa è la prima volta che mi occupo di scrivere qualcosa su di lui, ma il suo venir meno mi ha rattristato, perché mi ha fatto riflettere che pian piano l'albero della fantascienza che fu si sta spogliando, ed il futuro è ancora troppo criptico per rendere ragionevole ogni forma di ottimismo.
Quando ritornerà la primavera?
La maternitàIl nostro Fabio Calabrese con Karel Thole a Fanano
Il catalogo della mostra di Karel Thole tenuta a Trieste nel 1975