Roberto Furlani

INTERVISTA A MARIANO EQUIZZI

 

 

Al termine delle riprese di "Evangelisti R.A.C.H.E.", Mariano Equizzi ha gentilmente accettato di rilasciare a Continuum un段ntervista in esclusiva riguardante il suo ultimo film ma anche la sua produzione in generale, nonché la sua visione della fantascienza attuale.
Credo che la presente intervista, assieme al reportage "Incontro con un artista dell段mmaginario" incluso nella pagina di saggistica, possa dare ai lettori della nostra fanzine perlomeno un段dea sommaria della poetica del cinema di questo notevole regista di sf nostrana.

R.F.: Cominciamo con una curiosità di primo rilievo per una rivista come Continuum che dedica uno spazio preminente alla narrativa. Appena ci siamo incontrati hai detto che "Evangelisti R.A.C.H.E." (come si può intuire dal titolo) nasce dalla lettura dei romanzi di Valerio Evangelisti: qual è l誕ffinità tra il tuo cinema ed i romanzi di Valerio?
M.E.: Il più forte elemento in comune tra la mia fantascienza e quella di Valerio è l段dea di immaginare una sf non di derivazione anglosassone, ma con riferimento alla storia europea.
Quando ero agli inizi (22-23 anni) mi dedicavo al cyberpunk figlio di Internet, del quale negli anni seguenti ho capito che m段nteressava la cultura industriale. Tuttavia la cultura industriale è di natura europea, ed un esempio lampante è costituito dalla musica. Infatti la cultura industriale nasce in Inghilterra ed in Germania con la conversione dell段ndustria pesante nel dopoguerra.
Da un punto di vista sociale, quello post-bellico è un periodo catastrofico, ed i figli di tale periodo hanno espresso ciò nel cyberpunk in cui mi identificavo. Tuttavia in seguito ho trovato una strada che sentivo più mia proprio nelle opere di Valerio, i cui scenari hanno dato un段dentità alla fantascienza europea e soprattutto italiana.
Per quanto mi riguarda, infatti, non posso essere sensibile i temi tipici della fantascienza americana: sono del 70, non ho vissuto in prima persona lo sbarco di Armstrong sulla Luna e i più in generale i primi passi dell置omo nel cosmo, quindi non mi interessano razzi, astronavi e cose di questo tipo.
Ho trovato invece maggiori stimoli nei romanzi di Valerio, che non guarda nell棚nner space di Ballard ma neanche alle spade laser, a "Matrix" eccetera. A noi, infatti, appartengono ben altre cose, le quali meritano risalto e valorizzazione: bisogna tener presente che il centro del mondo è ancora il Mediterraneo.
Oltretutto guardando le ombre della storia, della mitologia e quant誕ltro non cè neanche bisogno di ricorrere agli effetti speciali.

R.F.: È vero, l脱uropa è decisamente più ricca dell但merica dal punto di vista storico-culturale, comè ovvio se pensiamo che gli Americani hanno una storia di appena mezzo millennio contro i "nostri" tremila anni. Ci sarà tuttavia un momento del passato della nostra civiltà che trovi più valido come ambientazione narrativa, magari proprio il Medioevo dei romanzi di Valerio Evangelisti
M.E.:
Cè senz誕ltro, ma non è propriamente questo che mi ha indotto a portare sulla scena la narrativa di Valerio, con cui lavorare è stato ben più semplice che se avessi collaborato con un americano a causa del problema della lingua.
In realtà quando sentivo parlare tanto di lui pensavo che fosse un autore sopravvalutato, fino a quando ho cominciato a leggere "Il mistero dell段nquisitore Eymerich"e dalla terza pagina in poi non ho più smesso di leggere.
Il periodo più sconvolgente e fertile da un弛ttica letteraria (e cinematografica) è senz誕ltro quello del nazismo, qualcosa che ha cambiato completamente la storia dell置manità.
Considera che la R.A.C.H.E. può essere stata possibile, se si pensa che l弾cstasy è stata prodotta dai nazisti per permettere alle SS di superare la fatica, così come indiscutibilmente gli stessi nazisti hanno creato delle tecnologie dalle quali derivano gli apparecchi di cui disponiamo oggi.

R.F.: Ma dove finisce la R.A.C.H.E. di Valerio Evangelisti e dove inizia la R.A.C.H.E. di Mariano Equizzi, o se preferisci il contrario?
M.E.:
La R.A.C.H.E. è di Valerio, così come ho avuto modo di dirgli, ed è per questo che il film si chiama "Evangelisti R.A.C.H.E." L置nica cosa inventata da me è quella di "O Goriza che tu sia maledetta", ma io non ho fatto altro che spostare la location.
Prendiamo ad esempio le riprese fatte nella Ferriera: in quell段nferno ho raccontato la stessa cosa di Valerio. Infatti, come detto, molte cose sono state tratte dai libri.

R.F.: Discorso storico a parte, credi che qualitativamente la sf italiana e più in generale quella europea sia all誕ltezza degli archetipi statunitensi, magari anche di quelli di venti o trent誕nni fa?
M.E.:
Certamente, è per questo che voglio sottolineare la fantascienza europea non anglosassone. Abbiamo scrittori molto validi, come possono essere Evangelisti o Masali, quindi è stupido scopiazzare gli Americani, specie se pensiamo che gli stessi Americani (così come del resto fanno i Giapponesi) copiano da noi, invidiosi della nostra conoscenza dei classici.
Basti pensare al mondo dei fumetti: lo sceneggiatore di "Hulk" riscrive "Hulk" come una tragedia greca: dovremmo avere più rispetto per la nostra cultura.

R.F.: Al di là dell段deale di sf europea, cosè tecnicamente "Evangelisti R.A.C.H.E."?
M.E.:
Voglio evitare, come Valerio, l弾ccessivo senso della fiction, facendo calare lo spettatore nell誕mbiente della R.A.C.H.E.. Va violata la linea temporale intrecciando un flusso visivo che aggiunga alla storia colpi di scena. Inoltre prima parlavo di cultura industriale: può sembrare anomalo che si cerca di perseguirla in Italia, ma se lo si fa in Francia ed in Spagna, perché da noi no?
Per essere più didascalici direi che "Evangelisti R.A.C.H.E." è un progetto costituito da 20, 25 persone, girato a Trieste fondamentalmente in tre luoghi: catacombe, seminario vescovile e Ferriera.

R.F.: Parliamo ora di fantascienza come fenomeno di massa, specie in rapporto agli altri generi del fantastico. Ti sarai senz誕ltro formato un弛pinione circa il periodo di crisi della sf, a dispetto di una crescente popolarità del fantasy.
M.E.:
Sinceramente tenderei a non preoccuparmene troppo, è solo una questione temporanea dovuta al boom de "Il signore degli anelli" e di "Harry Potter", poi magari le cose andranno in direzione diametralmente opposta quando nelle sale cinematografiche saranno proiettati "Matrix Reloaded" e "L段ncredibile Hulk", per tornare in seguito alla situazione di adesso quando uscirà il terzo film de "Il signore degli anelli" e così via.

R.F.: E come ti poni di fronte a scelte discutubili, come quella dell誕ssegnazione del Premio Hugo (massimo riconoscimento alle opere di fantascienza) ad un romanzo fantasy come "Harry Potter"?
M.E.:
Ma come si fa a non dare il Premio Hugo ad "Harry Potter", Roberto? A dispetto delle polemiche che ci sono state, è un弛pera che ha permesso di lavorare a disegnatori, costumisti e via dicendo. L誕tteggiamento che si dovrebbe avere è l弾satto opposto di quello che viene tenuto ora: bisognerebbe gioire di fronte al fatto che l段mmaginario vince sempre, ecco perché non sono allarmato per il nostro genere. Anzi, direi proprio che questo è un periodo eccezionale per la sf, perché adesso essa non è più ghetto ma cultura.
Kurt Vonnegut, ad esempio, non vende più i suoi libri come "libri di sf" e questo è importantissimo, così come è evidente che nella vita di tutti i giorni siamo circondati dalla sf.
Basta accendere il televisore e per vedere che le pubblicità sono intrise di fantascienza, ormai divenuta parte del nostro quotidiano e della nostra cultura.
Finalmente ora siamo in grado di uscire fuori dal ghetto in cui era rinchiusa la sf, da quell弾lite autolimitante che era prima il fandom.
E forse il merito, almeno qui in Italia, è proprio di Valerio, che ha unito immaginario horror con quello storico.

R.F.: Tuttavia personalmente non penso che la fantascienza sia uscita del tutto dal ghetto. Se vai ad assistere ad una qualsiasi tavola rotonda di Italcon o Festival ti capita sicuramente di sentire strampalate elucubrazioni tra sf ed altro, ben lungi dagli entusiasmi dei pionieri del nostro fantastico, in una sorta di sottile e non dichiarato ostracismo a favore del circolo chiuso.
M.E.:
Mamma mia se me ne sono accorto. Certo, spesso i relatori sono persone che conoscono molto bene la fantascienza ed infatti se ho bisogno di un段nformazione, un consiglio od altro mi rivolgo immediatamente a loro. Bisogna saperli accettare così come sono, però è indiscutibile che il loro atteggiamento fa perdere alla sf il suo pionierismo. La sf, dopotutto, è un media e bisognerebbe limitare la propria passione nostalgica in nome della passione stessa, che andrebbe diffusa nella scuole. Possibilmente senza pontificare su quanto erano belli i tempi andati. Inoltre va ricordato che sf vive di una progettualità straordinaria che ha bisogno della metabilizzazione dei media.

R.F.: Valorizzazione dell段mmaginario europeo e fantascienza nelle scuole: due temi cari ad importanti riviste di sf italiane quali (rispettivamente) Futuro Europa e Future Shock. [E così dicendogli gli porgo il nー34 di Futuro Europa]
M.E.:
Io sono un appassionato di Futuro Europa. È una rivista che dovrebbe essere portata nelle scuole, perché i nomi che puoi leggere in sommario (i vari Catani, Cersosimo eccetera) non appartengono solo alla letteratura di fantascienza italiana. Questa è letteratura e basta, per nulla inferiore all弛dierno mainstream.
L段mmaginario non appartiene ad una nazione, come possono spiegare bene Ugo Malaguti e Valerio Evangelisti , e la sf avrà un ulteriore sviluppo quando si avrà una visione più ampia.
Un po come quella dello stesso Malaguti, un vero e proprio esempio della fruttuosità dell誕pertura mentale.

R.F.: Ultima domanda, e te la faccio tornando un po a monte di questa nostra conversazione. Nella realizzazione di "Evangelisti R.A.C.H.E." (e magari di qualche altro tuo lavoro) hai mai sentito la mancanza di un personaggio carismatico e complesso come Nicolas Eymerich?
M.E.:
Se ho sentito la mancanza? Certo! Ma i diritti su Eymerich sono blindatissimi e non potevo mettere nenache un prete silmil Eymerich...