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Dimensioni: 68 mt. per 105 mt. Indirizzo: Via Foro Italico , 00194 Roma Tel. 06/36851 - Tel. 06-36857762 - Telefono del Commissariato di P.S. Stadio Olimpico, 06.323.71.13 |
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Prima della ristrutturazione per i mondiali del 1990 |
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È
stato la fabbrica di San Pietro dell'Era moderna: dovevano ristrutturarlo
al costo di 80 miliardi, alla fine i costi sono stati triplicati: 233.
Il marchio di mangiasoldi è nei cromosomi: la manutenzione mensile
assorbe 1 miliarduccio al mese. Ha, questo sì, la copertura più
grande del mondo, tutta in teflon, 42 mila metri di tensostruttura con
uno sbalzo di quasi settanta metri, che i progettisti copiarono da un modello
dell'aeroporto di Abu Dhabi: salvo poi scoprire che la storia della copertura
degli stadi fu un'invenzione italiana per aumentare il business delle imprese.
Il progetto per il rifacimento fu presentato il 10 aprile 1987 e, secondo
le previsioni, doveva essere completato entro il 31 maggio 1988: in realtà,
fu ultimato quando le squadre stavano per scendere in campo nella prima
partita dei Mondiali di Italia '90, quelli delle notti magiche che divennero
tragiche quando gli azzurri furono battuti in semifinale, ai rigori, dall'Argentina.
Stadio
Olimpico, naturalmente. Ha 46 anni e gli hanno rifatto il look nemmeno
come la più siliconata delle siliconate. È nato il 17 maggio
1943, era una domenica, e l'Italia per la festa organizzò un'amichevole
con la grande Ungheria. Un laziale (il portiere Sentimenti IV) e cinque
romanisti (Bortoletto, Grosso, Venturi, Pandolfini e Galli) in omaggio
alla diplomazia: davanti a ottantamila spettatori, vinsero 3-0 i magiari,
doppietta del colonnello Puskas e gol di Hidegkuti, quello che inventò
la variante del "centravanti arretrato". Riveduto e corretto, soprattutto
costoso, rivide la luce dopo un anno di ritiro dalle scene (Roma e Lazio
disputarono le partite del campionato 1989-90 al Flaminio) sabato 9 giugno
1990, ore 21, partita Italia-Austria 1-0: 72.303 spettatori paganti, 800
giornalisti, il solito migliaio di imbucati e gli occhi spiritati di Totò
Schillaci che al 79' fece gol ed evitò che la festa andasse di traverso
al Belpaese. Sono passati nove anni e l'Olimpico non piace più.
Roma e Lazio, per esigenze economiche, vogliono uno stadio tutto loro:
quando si va in Borsa (la Lazio è stata quotata il 6 maggio 1998,
la Roma lo sarà nel Duemila) è importante avere un patrimonio
immobiliare. La Lazio ha prima espresso il desiderio di acquistare il Flaminio
o di averlo, al limite, in concessione poi ha rilanciato l'idea di uno
stadio tutto suo, zona Bufalotta. Anche il presidente romanista Sensi ha
riportato in auge quello che fu il cavallo di battaglia di Dino Viola,
lo stadio di proprietà. Il presidentissimo ebbe l'ispirazione in
una mattina del 1986 mentre stava in bagno davanti allo specchio a farsi
la barba. L'idea era buona, anzi ottima, purtroppo Viola aveva anticipato
i tempi di almeno dieci anni. Allora si disse "Viola vuole costruirsi lo
stadio tutto per sé per mangiarci sopra", oggi gli stadi di proprietà
sono l'ultima moda. Viola propose di realizzarlo in un primo momento alla
Magliana, poi, quando gli risposero che la Magliana è nella zona
Ovest della capitale e invece il futuro era ad Est (in omaggio al cosiddetto
Sdo, Sistema Direzionale Orientale), rilanciò con il progetto della
Romanina: bocciato anche quello. Non piace, l'Olimpico, non solo perché
divora soldi (Roma e Lazio per usufruirne devono pagare l'affitto), ma
anche perché è scomodo, perché quando ci sono le partite
che contano il traffico impazzisce, perché la pista d'atletica fa
a cazzotti con la visione dello spettacolo calcistico.
Altro
capitolo, quello della pista: la rifecero per i mondiali di atletica del
1987 ed è ormai da buttare. Mette a rischio l'organizzazione del
Golden Gala del 2000: per dire a che punto siamo arrivati. Il problema
angosciante dell'Olimpico è stato però un altro: quello della
sicurezza. Per anni (e tuttora) ha avuto in tal senso un'agibilità
provvisoria: c'era il problema delle vie di fuga per gli automezzi. Luigi
Cimnaghi, da pochi mesi direttore degli impianti sportivi del Coni, spiega
che il problema è in via di risoluzione: "È stato individuato
un piano tecnico. I mezzi di soccorso passano per la porta principale,
quella usata dai pullman delle squadre. Costeggiano il bar del tennis,
dove è stato ordinato lo sgombero dei parcheggi e prendono la salita
che da su villa Ruggeri. C'è anche la volontà di risolvere
il problema dello sfollamento lungo l'anello superiore. Bisogna però
creare i varchi, perché ci sono le quattro barriere di vetro tra
curve e distinti che ostruiscono il passaggio. Teniamo sotto controllo
anche il sistema d'allarme antincendio. Di questo stadio non si può
che essere soddisfatti, per me è il più bello del mondo.
I costi di manutenzione? Sfido chiunque a spendere di meno nella gestione
di un impianto come l'Olimpico". Il peccato originale è nella proprietà.
L'Olimpico sorge sul terreno del demanio, è quindi di proprietà
del Comune anche se in pratica c'è una comproprietà Comune-Coni.
Per renderlo appetibile dal punto di vista economico, dovrebbe innovarsi
nel senso moderno del termine. Dovrebbe aprirsi alla città: ristoranti,
negozi, attività commerciali, culturali, artistiche e sportive.
Ma in un paese che sta mandando al macero il Velodromo dell'Eur, non c'è
da sorprendersi se uno stadio Olimpico inserito nella vita quotidiana della
città e non estraneo è un'utopia.
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