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Dragonball, Dragonball Z, Dragonball GT,
Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama,
Bird Studio e Toei Animation.
Questa fanfiction è stata creata senza fini
di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna violazione del copyright si ritiene,
pertanto, intesa…
UNA FIGLIA DA SALVARE
By Aresian
“Il DEIOS NASCOSTO” sussurrò attonito Plutos osservando
l’incredibile trasformazione che il guerriero aveva subito.
“Arextes tu hai usato i tuoi “doni” per ottenere gloria
e potere. Per soddisfare la tua sete di dominio hai messo dei fratelli l’uno
contro l’altro. Ti sei preso la vita di URANIUS perché aveva scoperto i tuoi
piani e hai imprigionato ETENIAS perché temevi i suoi poteri benefici. Hai
pianificato il rapimento della vergine saiyan nell’assurdo intento di generare
un figlio semi-deios in grado di sopravvivere oltre l’AVALLONE per dominare
l’Universo. Ma hai commesso un grave errore. Quando ti sei liberato del corpo
in cui mi ero incarnato trent’anni fa hai dimenticato di uccidere tutti i
maschi appena nati. Il mio spirito si è impossessato del corpo di Reigos il
guerriero più potente tra quelli della tua stessa stirpe. Avrei fallito nella
mia missione se lui non avesse incontrato quell’angelo dai capelli color del
mare. Lei e la sua forza d’animo, la sua bellezza indomita e il suo candore
hanno risvegliato l’umanità che tu avevi represso. Così io sono rinato a nuova
vita” disse ZENDRAS con una voce calma e pacata che avrebbe dovuto contrastare
con l’immensa potenza che spigionava la sua aura ma che invece vi si sposava
alla perfezione.
“Ora metterò fine al tuo regno del terrore
e di tenebra. Tu Arextes sarai il solo ad essere condannato ad un oblio
eterno”.
Arextes arretrò spaventato. Il solo
essere in tutto l’AVALLONE contro il quale nulla poteva era improvvisamente
comparso davanti a lui. Rendendosi conto di avere ancora la giovane saiyan in
ostaggio se ne servì subdolamente.
“Colpiscimi Zendras e ucciderai anche
lei. E’ questo che vuoi?”.
Trunks reagì con un moto di rabbia
pronto a trasformarsi in super saiyan ma Vegeta lo bloccò.
“No. Mantieni la calma e soprattutto
non lasciarti prendere dall’ira. Gli ridaresti linfa vitale. A Bra penso io”
disse il principe muovendosi con studiata lentezza tentando di raggirare il
nemico e coglierlo alle spalle di sorpresa.
“Avanti cagna saiyan dimmi che mi
temi” la provocò stringendole un seno con una morsa brutale.
Il suo gemito di dolore penetrò nelle
orecchie e nel cuore di Vegeta straziandolo ma non poteva, non doveva
assolutamente cedere all’istinto. Doveva restare lucido e freddo. Gohan e
Trunks si sforzarono di fare altrettanto anche se le urla della giovane li
stavano ferendo al cuore.
“Io…non…ti…t.em..o” disse la giovane
tra un gemito e l’altro e riprese a ripeterlo con feroce insistenza.
Vegeta ebbe un moto d’orgoglio per
quella ragazzina così coraggiosa. Con un balzo felino assalì Arextes alle
spalle e appena allentata la presa sulla figlia le intimò di scappare.
“Come osi, maledetto?” disse Arextes
stringendo il collo di Vegeta in una morsa mortale. Il saiyan avrebbe potuto
liberarsi se avesse usato la forza del super saiyan ma sapeva di non potersi
trasformare.
“Papà” urlò Trunks preoccupato.
“Si ragazzino, mostrami la tua paura”.
“Sei…la … p..er…sona…più… ama..bile
…di …questo…m..ondo” disse incredibilmente Vegeta lasciando i presenti di
sasso.
“Ma certo. Se sono la paura e l’odio
ad alimentare il suo potere. L’amore lo distrugge” comprese Gohan
all’improvviso.
“Ti…ado…ro” disse ancora Vegeta
detestandosi intimamente per tutte quelle scemenze.
“Io….amo…Bul…ma con ..t..utta
….l’ani…ma” disse ancora e questa volta sapeva di non mentire. La stretta sul
suo collo diveniva sempre più flebile.
Adesso.
Con uno strattone deciso si liberò
dalla presa del suo avversario e si gettò di lato giusto in tempo per evitare
il micidiale colpo di ZENDRAS che aveva atteso pazientemente che la tattica del
saiyan producesse i suoi frutti.
“Lampo del cielo, colpisci” urlò il
Deios di Luce colpendo in pieno l’avversario.
Tra urla agghiaccianti e scariche di
energia, che distrussero il colonnato intorno a lui, Arextes si dissolse in
mille particelle fino a scomparire nel nulla.
“E’ finita. Abbiamo vinto” disse
Plutos ancora incredulo.
“Papà” gridò Bra correndo ad
abbracciare l’amato genitore.
“Stai bene?” le chiese preoccupato.
“Ora che sono con te, benissimo” gli
sussurrò all’orecchio la ragazza abbracciandolo forte.
“Grazie di tutto fratellone e anche a
te Gohan” disse poi rivolta ai due che li avevano raggiunti.
“Ho davvero temuto che ti avessero
ucciso” disse smettendo di sorridere. Ma l’affettuoso abbraccio del suo
fratellone la rassicurò immediatamente.
“Ottima tattica saiyan” disse ZENDRAS
avvicinandosi al gruppetto. “Dimmi da quanto avevi capito che Reigos era il
prescelto?”.
“Da quando sull’asteroide ha detto di
aver lasciato Bra al tempio di ZENDRAS” spiegò tranquillo il guerriero.
“Capisco. Plutos”.
“Si, mio signore” disse prontamente il
deios.
“Ti affido l’incarico di liberare
tutti i prigionieri e di restituire il suo trono a ETENIAS”.
“Sarà fatto e grazie ancora saiyan”
disse rivolto ai nostri amici prima di allontanarsi.
“E’ un uomo giusto, solo che spesso
non sa usare come si deve i suoi “doni”. Ma adesso sistemerà tutto. Lui ha la
facoltà di ridare la vita ai desiani scomparsi. Questo però fa si che non
potranno mai più uscire dall’AVALLONE perché la loro vita sarà legata ad esso
come quella di Plutos” spiegò il sommo deios.
“In quanto a voi provvedero
personalmente a farvi avere una nave per tornare sul vostro pianeta. Prima però
il giovane Reigos deve fare una cosa” così dicendo si levò l’elmo e
immediatamente l’aura iridescente scomparve.
“Vegeta, ho bisogno di scambiare due
parole con tua figlia. Ti prego” disse il guerriero con serietà.
Il saiyan fissò il volto della figlia
e non vedendo nei suoi occhi alcuna obiezione acconsentì.
I due si allontanarono lungo il
giardino, fianco a fianco.
“Mi dispiace molto per come ti ho
trattata e per tutto quello che hai dovuto passare per colpa mia. Ti chiedo
perdono” esordì il guerriero.
“Eri coninvolto in qualcosa di più
grande di te. Non ha importanza, in fondo, sulla tua astronave mi hai salvato
dai tuoi soldati e non dimenticherò mai quanto sei stato gentile con me in quei
momenti” disse la giovane arrossendo.
Era incantevole con quell’aria
innocente sul viso e quel lieve rossore imbarazzato che le imporporava le gote.
“Ti devo chiedere scusa anche per quel
bacio. Non ne avevo il diritto” disse ancora l’uomo, non rimpiangendo però
affatto di averglielo dato.
Bra fissò disorientata i suoi occhi
azzurri e i suoi linemaneti decisi ora distesi da un sorriso gentile. Sentì uno
strano sfarfallio alla base dello stomaco e agendo d’istinto gli sfiorò una
guancia con la mano e sussurrò intimidita “E’ vero. Non lo avevi ma adesso sì.
Ti prego un piccolo bacio d’addio”.
Reigos non se lo fece ripetere due
volte, come resistere ad un invito simile? Delicatamente la prese tra le
braccia posò le labbra sulle sue carezzandogliele gentilmente e stuzzicandola
con la lingua. Con un gemito strozzato la giovane cedette a quell’insinuante
tortura e aprì le labbra lasciando che la baciasse a lungo con tenerezza mista
a passione. Quando si staccarono avevano entrambi il fiato corto. Gli occhi
della giovane brillavano come gemme. Reigos ringraziò mentalmente quella
creatura di cielo per aver risvegliato il suo “io” nascosto e la sua vera
natura. Lei era un sogno impossibile, doveva lasciarla andare. Lui era un uomo
con enormi responsabilità, in lui viveva il DEIOS della Leggenda. Non c’era
posto nella sua vita per quella ragazzina adorabile ma legata ad un altro
destino ad un'altra vita. Con un sorriso ironico le disse “Addio piccola. A
proposito. Dopo tutto quello che abbiamo vissuto insieme ancora non conosco il
tuo nome?” soggiunse perplesso.
La nostra amica sorrise, una risata
fresca e cristallina.
“Mi chiamo Bra” e così dicendo corse
via raggiungendo suo padre.
“Qualcosa non va, tesoro?” chiese
Bulma avvicinandosi alla figlia.
Era passato un mese da quella strana e
incredibile avventura e tutto era tornato alla normalità o quasi.
“No. Mamma, tutto a posto” disse la
giovane sorridendo e rientrando in casa.
Vegeta, come al solito, era nella
Gravity Room ad allenarsi. Sentì bussare alla porta e pensando si trattasse di
Bulma portò la gravità al livello normale e aprì la sicura.
“Bra, che ci fai qui?” chiese
sorpreso.
La figlia aveva indosso una tuta da
combattimento saiyan e uno sguardo freddo e determinato negli occhi.
“Papà ho deciso che voglio imparare a
combattere. Puoi allenarmi tu?”.
Vegeta la fissò perplesso.
“E’ per quello che è successo con i
deisiani?” chiese deciso.
“In parte sì. Ho rischiato grosso e ho
fatto correre un sacco di guai anche a te, Trunks e Gohan. Spero non ci sia una
prossima volta ma se accadesse voglio essere in grado di difendermi” disse
decisa.
“Ne sei sicura?” insistè il saiyan.
“Sì”.
“Come vuoi allora. Ma ti avverto. Questo
non ti renderà più forte di un guerriero come Reigos”.
Colpito e affondato pensò il saiyan,
vedendo il volto della giovane rabbuiarsi.
“Mi manca” riuscì a bisbigliare la
giovane.
Vegeta si rilassò. Era tempo che Bra
affrontasse la cosa. Non aveva voluto raccontargli niente di quello che aveva
vissuto ma pareva che adesso gli argini della diga stessero cedendo.
“All’inizio è stata molto dura. Reigos
e gli altri erano spietati con me” disse la giovane allontandandosi di qualche
passo. Vegeta sentiva d’istinto che non doveva forzarla e che doveva restare in
silenzio ad attendere il resto.
“I suoi tre mercenari hanno anche
tentato di …. Insomma….è stato…..” la ragazza aveva evidente difficoltà a
proseguire. Vegeta si sentì agghiacciare alla prospettiva che l’avessero
toccata o peggio ancora violata. Con fermezza le si avvicinò e dopo averla
fatta voltare verso di sé la prese tra la cerchia protettiva delle proprie
braccia. Con un sospiro colmo di gratitudine la ragazza appoggiò la testa sul
suo petto ritrovando all’istante un senso di sicurezza che credeva oramai
perso. Confusamente si rese conto che era lo stesso gesto compiuto da Reigos.
“Cos’è successo, Bra?” le chiese col
tono più gentile che gli riuscì d’usare, sorprendendola.
“Uno di loro ha cercato di togliermi i
vestiti mentre gli altri mi tenevano ferma e mi…toccavano” sussurrò con un
bisbiglio appena percettibile. Kami com’era felice di averli disintegrati. A
saperlo li avrebbe fatti penare molto di più, pensò Vegeta furioso.
“Per fortuna Reigos è arrivato in
tempo allontanando da me quello che mi stava sopra. Lo ha scaraventato contro
la parete della navicella come se fosse un fuscello” ricordò la giovane con una
nota di pura soddisfazione nella voce.
Vegeta registrò mentalmente che doveva
qualcosa a quel deisiano. Gliel’aveva rapita e per questo non lo avrebbe mai
perdonato ma pur se manovrato da quel mostro di Arextes non si era macchiato di
quell’infamia. Come giudicarlo quando del resto lui stesso, sotto il giogo di
Freezer, si era macchiato di innumerevoli crimini?
“Poi è stata la volta di Febedios e
dell’altro pazzo, Neptius. Sai la cosa ironica è che a fermare Febedios dal…
bhè hai capito…. è stato proprio Neptius. Tutti e due volevano essere i primi.
Fortuna che poi sei arrivato tu, papà. Sei stato la mia salvezza ma non avevo
alcun dubbio in proposito. Sapevo che mi avresti trovata” disse fieramente
alzando la testa e schioccandogli un sonoro bacio sulla guancia che lo fece
diventare rosso come un gambero.
Oramai l’argine aveva ceduto da un pezzo
e Bra sommerse il padre di un fiume di parole con le quali gli raccontò
emozioni, stati d’animo esperienze vissute accanto ai deisiani. Il saiyan si
rese conto di quanto quell’esperienza l’avesse segnata. Ogni volta che parlava
di Reigos i suoi occhi si illuminavano. Il suo carceriere che era diventato il
suo eroe insieme al padre. Vegeta sogghignò. Sua figlia soffriva di quello che
i terrestri chimavano la “Sindrome di Stoccolma”, lo aveva letto da qualche
parte, cioè una strana forma psicologica che portava le vittime di un sequestro
ad innamorarsi del proprio sequestratore. Bra era convinta di amare Reigos.
Poco male le sarebbe passata non appena un bel giovanotto terrestre le avesse
fatto una corte un po’ serrata. Il saiyan però sapeva perfettamente che, in
un'altra Galassia ad anni luce dalla Terra, un altro cuore era stato folgorato
dallo stesso male. Anche Reigos da rapitore era stato rapito, ma dal fascino
della sua impareggiabile bambina e per lui sarebbe stato più difficile
dimenticarla. Il saiyan sorrise compiaciuto. Bra stava crescendo e
quell’esperienza l’avrebbe solo fatta maturare di più. Del esto cosa non aveva
passato sua madre prima di trovare pace, si fa per dire, con un selvaggio
guerriero come lui?????
- Fine -