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Dragonball, Dragonball Z, Dragonball GT,
Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama,
Bird Studio e Toei Animation.
Questa fanfiction è stata creata senza fini
di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna violazione del copyright si ritiene,
pertanto, intesa…
UNA FIGLIA DA SALVARE
By Aresian
“Dove mi stai portando?” chiese Bra
confusa. Da quando si erano separati dai tre soldati lui era diventato scostante
e silenzioso come non mai e questo le faceva più paura di quando la minacciava.
“Lo saprai a tempo debito” si sentì
rispondere.
Reigos era concentratissimo sulla
guida dell’astronave. Per non attirare l’attenzione delle difese di Neptius si
era volutamente infilato in un banco di asteroidi e la guida manuale richiedeva
un notevole sforzo fisico e mentale. Sul radar comparve improvviso un puntino.
Ecco la loro destinazione era vicina oramai. Stavano per raggiungere il regno
di ZERADIUS. Il luogo proibito. Con calma orientò la navicella verso
l’obiettivo e iniziò la discesa.
“Allacciati la cintura. Ci sarà da
ballare” disse alla ragazza che senza obiettare seguì all’istante le sue
istruzioni.
Il deisiano non scherzava, la
navicella vibrava a tal punto che più di una volta la giovane saiyan temettete
di vederla disintegrarsi con loro dentro. Con un violento schianto precipitò al
suolo. Era un luogo tetro e oscuro. Brullo e pieno di spuntoni e rocce aguzze.
La giovane si chiese perplessa dove
diamine la stesse conducendo. Non aveva certo l’aria di essere un luogo
ospitale.
“Avanti, scendi” le intimò deciso
Reigos prendendola per un braccio. La giovane si ritrovò così proiettata in
quell’oscurita dove solo grazie ai suoi sensi saiyan, particolarmente sviluppati,
riusciva a vedere qualcosa.
Senza esitazioni l’uomo la costrinse a
seguirlo. Nonostante fosse buio pesto lui pareva sapere benissimo dove stava
andando. Camminarono per quasi tre ore. Bra era esausta. I rovi lungo il
percorso avevano ferito le sue gambe nude e aveva freddo.
“Dannazione. Non ce la faccio più.
Fammi riposare almeno un attimo” protestò ansimante.
Ma Reigos non le diede retta. Non
potevano assolutamente fermarsi, quella era la “Valle delle Tenebre” una sola
esitazione, un solo movimento sbagliato e di loro non sarebbe rimasto che il
ricordo.
“Chiudi quella bocca e piantala di
opporre resistenza. Se ci fermassimo moriremmo all’istante” le disse duramente.
Scossa da quell’affermazione la
giovane divenne improvvisamente docile così che non fu più costretto a
trascinarsela dietro ma semplicemente a guidarla. Avrebbe dovuto dirglielo
prima, pensò ironico. Si sarebbe risparmiato un bel po’ di fastidio.
- Finalmente – pensò il guerriero. In
lontananza aveva intravvisto i cancelli e le colonne del tempio.
Non appena le raggiunsero Reigos
sollevò tra le braccia la giovane che reagì violentemente scalciando e
dimenandosi.
“Sei impazzito? Mettimi giù?” gridò
inferocita e spaventata.
Ma Reigos la ignorò e aumentò a tal
punto la stretta da farle male. Un gemito strozzato sfuggì allora dalle labbra
della giovane.
“Solo un deisiano può varcare questa
soglia. Se non vuoi venire incenerita aggrappati a me e azzera la tua aura. Il
mio “karma” astrale basterà per tutti e due” le intimò all’orecchio.
Suo malgrado la giovane fu costretta
ad obbedire. Improvvisamente si sentì avvolgere da una luce calda e rilassante
dalla quale emanava una straordinaria potenza. Levò il viso a cercare il suo
sguardo. Tutto il corpo del deisiano era circondato da una potente emanazione
simile a quella sviluppata dai super saiyan ma iridescente. Pochi istanti dopo
varcarono la soglia e improvvisamente il paessaggio mutò. Non più tenebre,
aride roccie e rovi ma bensì luce, fontane e un bellissimo giardino fiorito.
L’edera rampicante rivestiva le bianche colonne che tracciavano un lungo
sentiero sino a un’imponente costruzione di un bianco abbagliante. Sempre con
la giovane tra le braccia Reigos percorse il sentiero e entrò nel palazzo.
Subito ai loro occhi si aprì una sala dalla volta altissima completamente
spoglia ad eccezione di un elmo posto su una colonna al centro della stessa e
circondato da sette coni di luce. A quel punto Reigos mise giù la giovane. Bra
si guardava attorno sorpresa e ammirata per la magnificenza del luogo.
“Dove siamo?” chiese incuriosita.
“Questo e il tempio del sommo ZERADIUS
il signore di tutti i DEIOS” le disse solenne.
“Da questo luogo non potrai fuggire.
Se tentassi di uscire dai cancelli del tempio verresti disintegrata all’istante
da una potentissima energia astrale. Hai potuto accedervi solo perché ti ho
protetto con il mio “carma”” le spiegò tranquillo.
“Perché mi hai condotto qui?”.
Reigos fissò gli occhi azzurri di Bra
per un istante. Doveva pur darle una spiegazione. Era certo che non appena se ne
fosse andato avrebbe commesso qualche sciocchezza e non era questo che voleva.
“Il mio popolo è coinvolto da anni in
una tremenda guerra fratricida scatenata dai suoi DEIOS. Esistono sei DEIOS,
cioè entità dal potere superiore solo per metà umani e per metà legati
indissolubilmente a sei elementi della natura. Ognuno di questi DEIOS è sovrano
di una colonia alla quale ha dato il suo nome. La popolazione viveva in pace e
armonia e su questa pace vegliavano i cavallieri deisiani. Io sono un
cavalliere di AREXTES signore delle tenebre e dell’oscurità. Venti anni fa sono
iniziati i primi disordini e le prime rivolte. Ora la guerra è in pieno corso e
si sono create due fazioni distinte. Da un lato AREXTES, NEPTIUS e FEBEDIOS.
Dall’altro ETENIAS, URANIUS e PLUTOS” iniziò a spiegare dirigendosi verso il
centro dell’ampia sala.
Bra lo seguì e prestò la massima
attenzione alle sue parole.
“Non ho mai discusso gli ordini del
mio sovrano e così ho obbedito anche a quello con il quale mi imponeva di
rapire una giovane terrestre e di condurla al suo cospetto. Anche se sin dal
principio non ho compreso il suo ordine. Cosa se ne faceva un DEIOS di
un’umana?” commentò ironico.
Sta parlando di me, pensò Bra
irrigidendosi.
“I terrestri sono un popolo debole e
dalle capacità combattive insignificanti, non sarebbe stato un problema. Ma il
mio signore mi impose di non affrontare tuo padre. Pensai volesse evitare
spargimenti di sangue ma ora ho compreso che non era così. I miei soldati sono
stati uccisi dai nostri inseguitori. Come tu mi avevi detto tuo padre è dotato
di una forza fuori dal comune”.
Sollievo allo stato puro fu quello che
provò la giovane a quelle parole. Suo padre era sopravvissuto all’attacco di
Meigres e degli altri due ripugnanti compagni. Ecco perché Reigos l’aveva
condotta lì. Si sentiva braccato e aveva cercato un rifugio sicuro. Solo lui
poteva accedere a quel luogo senza venire disintegrato.
“Ora se il mio sovrano era al corrente
di questa sua potenza perché farti rapire? Era ovvio che in questo modo lui ci avrebbe
seguiti e sarebbe penetrato nell’AVALLONE…”
“Avallone? Di che cosa stai parlando?”
chiese Bra perplessa.
“Il regno dei DEIOS si chiama in
questo modo” le spiegò irritato per l’interruzione “Ora io non credo che tuo
padre possa competere con i DEIOS e in particolare con il mio sovrano il suo
potere trascende l’umana comprensione. Ma mi domando perché trascinare fin qui
il guerriero più potente della Galassia del Nord. L’unica spiegazione che ho
potuto trovare e che AREXTES abbia sete di conquista e voglia eliminare
chiunque possa ostacolarlo nell’impresa. Compresi i DEIOS” aggiunse
freddamente.
Bra rabbrividì.
“Hai detto che dovresti consegnarmi a
lui? Si trova qui?” chiese con un nodo alla gola.
“No. Ti ho già detto che questo è il
tempio di ZERADIUS. Il mio sovrano non può accedervi è un luogo a lui precluso.
Da questo luogo tu non potrai fuggire ma nello stesso tempo ti proteggerà. Qui
non corri alcun pericolo. E’ deserto e troverai tutto il cibo che ti occorre,
solo non tentare di uscire dal cerchio delle mura. Io devo scoprire quali sono
le sue reali intenzioni e poi mi comporterò di conseguenza. Io non ho
intenzione di mettere a repentaglio la vita dei miei simili per il disegno di
un folle” le disse deciso avviandosi verso il cancello d’ingresso.
Confusa e spaventata la giovane gli
corse dietro afferrandolo per un braccio.
“Reigos, ti prego non lasciarmi qui. E
se gli uomini di AREXTES o dei suoi alleati mi trovassero?”.
L’uomo si volse a guardarla, i suoi
occhi azzurri freddi e calcolatori.
“Questo è impossibile. Solo un altro
oltre a me aveva accesso a questo luogo, ma è morto trent’anni fa”.
“Dove stai andando?” gli chiese ancora
trattenendolo.
“A conoscere tuo padre” le disse
sarcastico.
Gli occhi della giovane si dilatarono
per l’apprensione. Suo padre poteva essere in pericolo. Avrebbe potuto cadere
in una trappola. E se invece avesse ucciso Reigos per lei sarebbe stata la
fine. Nessuno avrebbe potuto liberarla da quel luogo paradisiaco ma che era
diventata la sua terribile prigione.
Reigos fece qualcosa che andava contro
tutte le sue convinzioni. Si limitò a rispondere ad un puro impulso
irrazionale. Da quando l’aveva rapita si era reso conto della sua straordinaria
bellezza e della forza del suo carattere. Ne era rimasto attratto ma il suo autocontrollo
lo aveva sorretto fino a quel momento. Ma adesso doveva assolutamente farlo.
Con un gesto possessivo le cinse la vita e l’attirò a se mentre con decisione
le posava le labbra sulla bocca baciandola con passione. La giovane saiyan si
sentì percorrere il corpo come da una scarica elettrica. Il suo braccio intorno
alla sua vita sembrava essere diventato un tizzone ardente che le bruciava la
pelle attraverso il vestito e le sue labbra dure e pressanti esigevano una
risposta. Confusa, spaventata e troppo scioccata per reagire la ragazza rimase
inerte tra le sue braccia, poi un’insinuante calore la spinse a rispondere suo
malgrado al suo bacio. Qualche suo compagno di università l’aveva già baciata
ma in modo distratto e gentile. Quello che stava facendo invece Reigos era
molto di più. In quel bacio c’era possesso, passione. Lui la stava reclamando
come sua. Spaventata dalla sua forza e dalla sua insistenza la giovane si
divincolò, quell’uomo era decisamente troppo esperto per lei e soprattutto non
stava giocando.
“Lasciami” sussurrò con gli occhi
pieni di confusione ed eccitazione mista a paura.
Reigos non insistette ma si limitò a
sussurrarle all’orecchio.
“Non temere. Non permetterò che tu
rimanga sepellita sola soletta in questo posto. Tornerò a prenderti” Le parole
era insinuanti ma il tono era gentile e caldo e le procurò un brivido lungo la
schiena che la spaventò più delle sue azioni.
Reigos sorrise divertito dalla sua
evidente confusione “Tranquilla, ragazzina. Non ti chiederò niente che tu non voglia
darmi” e detto questo la lasciò andare. Con uno strano sguardo negli occhi le
scostò una ciocca di capelli dalla fronte e con un rapido dietro front sparì
oltre il cancello, lasciandola finalmente sola.
“Dove diamine si è cacciato?” sbottò
Vegeta irritato. Era da ore che vagavano in quel tratto di spazio sconosciuto e
con immensa costernazione si erano resi conto di avere perso le tracce del loro
avversario e quel che è peggio, di Bra.
“Ancora niente?” chiese rivolto al
figlio.
“No. Mi dispiace non riesco a
trovarli” disse Trunks, il cuore stretto in una morsa di ghiaccio.
“Cerchiamo di mantenere la calma. Non
possono essere spariti nel nulla. Forse sono atterrati da qualche parte”
suggerì Gohan cercando di mantenere la calma.
Improvvisamente un lampo abbagliante
squarciò il cielo e l’astronave venne colpita pesantemente al motore di destra
che subito prese fuoco.
“Merda. Reggetevi” urlò Vegeta
tentando di mantenere il controllo. L’astronave era oramai ingovernabile e il
saiyan si vide costretto a tentare un atterraggio di fortuna su un asteriode
vicino. Quello che fecero non poteva certo definirsi un “atterraggio” ma
perlomeno erano tutti interi. Non fecero in tempo a riprendersi dalla botta che
già venivano sommersi da un altro attacco.
“Fuori” gridò il principe demolendo il
portellone e balzando fuori giusto un’istante prima che la navicella saltasse
in aria.
“State bene?” chiese ai compagni,
rimettendosi rapidamente in piedi e in posizione di difesa.
“Sì. Ma cosa diamine è stato?” chiese
Gohan perplesso.
“Dovresti piuttosto chiederti chi?”
rispose il saiyan scrutando attentamente il paesaggio innanzi a sé. Avvertiva
chiaramente una presenza aliena ma non era ancora riuscito a rintracciarlo. Un
nuovo colpo squarciò le tenebre puntando dritto contro i tre.
“Giù” gridò Gohan scansandosi giusto
in tempo.
“Dov’è quel maledetto?” esclamò Trunks
stordito. Non gli piaceva affatto fare la parte del topo.
Vegeta scrutò nuovamente le rocce e i
cespugli dinnanzi a sé. Quel dannato alieno era in grado di azzerare e
incrementare la sua aura con una rapidità strabiliante. Ancora un attacco,
preciso e violento. Questa volta il nostro principe si pose dritto sulla
traiettoia del colpo e portando le braccia tese di fronte a sé si preparò a
respingerlo al mittente.
“Garric Cannon” urlò scaraventando uno
dei suoi colpi migliori. Fu allora che vide l’ombra del suo avversario scartare
verso sinistra. Abbandonando il controllo del proprio colpo si lanciò al suo
inseguimento. Usando la super velocità riuscì a tagliargli la strada.
“Credevi di riuscire a farmela con
questi trucchetti da principiante?” gli chiese sferzante, studiandone il volto.
Reigos fissò l’uomo che gli si era
parato davanti con fredda calma. Era piuttosto basso, ma aveva imparato con gli
anni a non giudicare un uomo e la sua forza dalle sue dimensioni. Un’istante
dopo anche Gohan e Trunks li raggiunsero.
“Papà. E’ lui che ha rapito Bra” disse
il giovane riconoscendolo immediatamente.
“Bastardo. Dov’è mia figlia?” chiese
Vegeta avanzando minaccioso. Gli occhi neri brillavano di una luce omicida.
“Se vuoi rivederla ti conviene darti
una calmata. Se mi fai fuori lei morirà” disse il deisiano in tono pacato.
Gli occhi di Vegeta si ridussero a due
fessure taglienti come lame affilate.
“Si può sapere che cosa vuoi?” gli
chiese cercando di controllarsi.
Reigos sorrise compiaciuto. Il timore
di perdere la figlia stava consigliando il suo avversario alla prudenza, ma era
chiaro che stava andando contro la sua indole.
“Parlare con te. Da soli” disse
tranquillo.
“Vegeta non è prudente. Potrebbe
essere una trappola” gli fece notare Gohan perplesso.
“Non importa. Dovresti saperlo ormai
che io non mi faccio amazzare tanto facilmente” disse sardonico il principe dei
saiyan, poi con un cenno del capo si allontanò insieme al deisiano.
“Vedo che sei ragionevole. Bene. Il
mio nome è Reigos e sono un cavalliere deisiano. Anche se suppongo che questo
nome non ti dica nulla” esordì l’uomo incrociando le braccia sul petto.
Vegeta sogghignò e lo spiazzò quando rispose
“Questo lo sapevo già. Ho riconosciuto le vostre armature quando ho affrontato
i tuoi compagni. Quello che non capisco è perché vi siete interessati a mia
figlia”.
Reigos studiò con maggiore attenzione
l’uomo che aveva di fronte. Capelli e occhi neri come la notte. Lineamenti duri
e marcati. Un corpo agile e nervoso e …una coda.
“Tu sei un saiyan??” disse sgomento.
“Vista la tua sorpresa ne deduco che
non ne eri al corrente. Sì. Io sono Vegeta il principe della razza saiyan” gli
rispose compiaciuto. “Ho già combattuto in passato con voi deisiani e ti
garantisco che potrei eliminarti senza alcuna difficoltà. Se non ti ho ancora
disintegrato è perché tieni in ostaggio mia figlia. Se ci tieni alla tua pelle
liberala immediatamente” lo minacciò iniziando a espandere la propria aura.
Reigos aveva avuto la prova che stava
cercando. Arextes voleva un figlio metà Deios e metà Saiyan. Voleva dare
origine ad una vera macchina da guerra. No. Non poteva permetteglielo. Per
ottenere questo stava distruggendo la sua stessa gente, i suoi sudditi e
convolgeva degli innocenti che nulla avevano a che fare con le loro faide
interne. Quel saiyan poteva tornargli utile. Adesso era troppo adirato per
prestargli attenzione. Non avrebbe mai creduto alle sue intenzioni. Doveva
ricorrere ad un altro sistema per ottenere il suo aiuto.
“Non ti conviene minacciarmi. La
ragazzina è molto carina e i miei uomini potrebbero trovarla un passatempo
interessante se io non dovessi tornare” minacciò freddamente, sapeva di mentire
e si disprezzava per questo ma doveva piegarlo in qualche modo. Almeno per il
momento.
“Se le torci un solo capello giuro che
ti ammazzo nel modo più doloroso che conosco e credimi ne conosco a centinaia”
disse il saiyan prendendolo per il collo.
“Puoi adirarti quanto vuoi ma il
coltello dalla parte del manico ce l’ho io. Sono disposto a restituirti tua
figlia ma a una condizione” disse gelido.
Vegeta fremeva per la collera
impotente. Cielo quanto avrebbe voluto farlo saltare in aria.
“Quale?” la parola gli uscì dalle
labbra con la stessa forza di una frustata.
“Tu e i tuoi amici combatterete al mio
fianco per distruggere il DEIOS che ha generato la guerra civile tra il mio
popolo. Solo allora ti ridarò la ragazza”.
Vegeta fremette.
“E’ finito il tempo in cui combattevo
a comando. Non sono più un mercenario. Scordatelo” replicò freddamente. Col
cavolo. Aveva impiegato anni a liberarsi del dominio di Freezer e non si
sarebbe sottomesso a quello di un DEIOS.
“Capisco. Vorrà dire che non mi lasci
altra scelta. Dovrò consegnare la ragazza al mio signore AREXTES affichè gli
dia un erede di sangue misto. Peccato che debba finire nel suo letto, non
credi?”.
Vegeta impallidì. Quel bastardo
avrebbe consegnato senza alcun indugio sua figlia a quel truce guerriero.
Conosceva di fama il tetro deios di Tenebra. AREXTES era il più potente e
pericoloso di tutti. La sola idea che quell’uomo potesse anche solo sfiorare
sua figlia…..
“Non gliela consegnerai se io ti
ammazzo” e così dicendo si trasformò seduta stante in SSJ2 pronto a colpirlo.
“Avanti, fallo. Così tua figlia morirà
nella prigione dove l’ho rinchiusa. Nessuno sa dove si trova. E’ il luogo più
sicuro e inaccessibile dell’AVALLONE. Uccidimi e sarai tu stesso a condannarla”
gli disse sardonico.
Il volto contratto dall’ira Vegeta
scaraventò una violentissima onda energetica a pochi centimetri dal volto di
Reigos senza che questi mutasse espressione. La sua freddezza e sicurezza aveva
un che di diabolico.
“Per quel che ne so potresti averla
già uccisa” disse Vegeta, abbassando sconfittò le braccia lungo il corpo e
tornando allo stadio normale. Reigos studiò il volto disfatto dal dolore e
dalla preoccupazione dell’uomo che aveva di fronte a sé.
“Sei un guerriero astuto, Vegeta. Ma
non cadrò nella tua trappola. Non ti porterò da lei ma la prossima volta che ci
incontreremo ti farò avere qualcosa di suo che ti confermerà che è viva e sta
bene” gli disse calmo.
Vegeta si rese conto di non avere
scelta. Il suo orgoglio doveva essere represso per il bene di sua figlia e dei
suoi stessi compagni.
“Hai vinto, Reigos. Combatterò al tuo
fianco. Ma quando questa storia sarà finita vorrò la tua testa” disse con
fredda determinazione.
“Non mi aspettavo di meno da un
guerriero tuo pari. Oltre quelle colline c’è un piccolo accampamento di
fortuna. Tornerò da voi non appena avrò contattato la resistenza e vi dirò qual
è il piano di attacco. Fino ad allora ti garantisco che non verrà fatto alcun
male alla ragazza” e così dicendo si allontanò rapidamente. Sapeva che il
saiyan non avrebbe corso il rischio di seguirlo. Era troppo preoccupato per la
figlia per commettere una simile imprudenza.
“Papà. Cosa voleva. Dov’è Bra?” chiese
Trunks quando li raggiunse.
“Ci sta ricattando. Ha preso Bra come
garanzia per ottenere la nostra collaborazione. Per il momento dobbiamo fare
quello che ci dice. Poi si vedrà”.
- Ti libererò Bra. Fosse l’ultima cosa
che faccio in vita mia – pensò il saiyan ispezionando l’accampamento.
- continua
-