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Dragonball, Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.

Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa…

 

 

UNA FIGLIA DA SALVARE

By Aresian

 

Capitolo 2 – Nelle mani del nemico

 

 

L’atmosfera sulla Terra era cupa e pesante. Vegeta era rientrato rapidamente alla Capsule Corporation e aveva messo al corrente la moglie che in lacrime si era accasciata sul divano. Comprendeva il suo dolore ma non era il momento di lascirsi andare o di perdere la testa.

“Adesso smettila, Bulma. Piuttosto vedi di mettere in sesto la navicella con la quale hanno viaggiato Goku, Pan e Trunks due anni fa. Devo inseguirli finchè riesco a percepire la sua aura o l’avremo persa per sempre” disse brusco.

Quelle parole ebbero il potere di squotere la donna. Vegeta aveva ragione. Senza alcun indugio si precipitò nel Laboratorio e si mise alacremente a sistemare l’astronave. Normalmente sarebbero occorsi tre giorni per rimettere in funzione la navicella ma Bulma impiegò solo ventisei ore, sperava non fossero state troppe.

I nostri amici, nel frattempo non erano rimasti con le mani in mano, avevano evocato Shenlong e in questo modo Goku era ritornato tra loro.

“Kaharoth. Qualunque cosa volessero quei quattro potrebbero tornare o arrivarne degli altri. Tu resta sulla Terra e bada a Bulma e agli altri. Io, Trunks e Gohan li seguiamo” aveva stabilito Vegeta e non aveva ammesso repliche.

La navicella decollò rapidamente. Ai comandi si era messo Vegeta in persona. La tensione a bordo era palpabile. Tutti temevano il peggio ma nessuno aveva il coraggio di dirlo.

- Sto arrivando piccola. Resisti – pensò il saiyan turbato.

 

Il suoi rapitori l’avevano lasciata dentro a quella gabbia per quasi otto ore. I suoi muscoli erano totalmente atrofizzati e doloranti. Con un gemito sommesso si rivolse al suo aguzzino.

“Liberami. Mi fa male” disse rabbiosa.

Reigos volse lo sguardo verso la giovane donna. Ce ne aveva messo di tempo a chiederlo. Aveva più resistenza di quanto pensasse.

“Potrei anche farlo. Ma ti avverto. Se tenti di fuggire o di farmi un tiro mancino ti ci rinchiudo alla potenza massima per il resto del viaggio” le disse duro.

Bra lo avrebbe strozzato. Ma se voleva mettere fine a quella tortura che la stava logorando da ore doveva essere accondiscendente.

“D’accordo” disse semplicemente.

Soddisfatto l’uomo premette un pulsante sul pannello di controllo e il campo magnetico si allentò. Premendo un altro tasto fece in modo che lo stesso si dilatasse lasciando alla giovane un raggio di movimento di circa cinque metri.

La giovane lo fissò irritata. Sapeva che suo padre non si sarebbe arreso tanto facilmente. Era pronta a scommettere che era già partito al suo inseguimento. Doveva trovare il modo di sopravvivere fino al suo arrivo e pertanto doveva essere più diplomatica con quel temibile alieno. Lo osservò meglio. Era diverso dagli altri. Era molto alto e aveva un fisico asciutto e scattante. Folti capelli biondi sfuggivano all’elmo della sua armatura e i suoi occhi azzurri erano freddi e penetranti.

“Perché mi avete rapita?” chiese dopo un po’.

“Taci. Come osi rivolgerci la parola?” la apostrofò duramente il guerriero dall’armatura blu e fucsia.

“Lascia perdere, Meigres” disse Reigos tranquillo “Per risponderti, perché me lo hanno ordinato”.

“Chi?” insistè la giovane.

“Lo scoprirai presto” fu la sibillina risposta che ottenne e la conversazione finì lì.

Circa un paio d’ore dopo Reigos ordinò a Meigres di portarle del cibo. Per fortuna, il suo stomaco si stava letteralmente rivoltando per la fame.

Il soldato azzerò il campo magnetico e le gettò ai piedi un misero piatto con uno strano intruglio verdastro, un bicchiere d’acqua e una pagnotta.

“Mangia e sta zitta” le disse perentorio.

Gli occhi della giovane si restrinsero a due fessure. Volevano farla morire di fame o che?

“Senti un po’” disse irata rivolta a quello che chiaramente comandava, cioè Reigos “Hai intenzioni di affamarmi. Si da il caso che questo non basti neanche a scaldarmi lo stomaco”.

Tutto quello che ricevette in risposta fu un ceffone da parte di Meigres. Si era aspettato di vederla retrocedere spaventata invece la giovane si era voltata verso di lui come una furia.

“Riprovaci e ti rifaccio i connotati razza di barbaro che non sei altro”.

Reigos fissò divertito la scena e la faccia allibita del soldato. Quella ragazzina aveva carattere. Per la seconda volta, da quando era partito per quella missione, l’uomo si chiese perché il suo signore Arextes volesse quella femmina. Poteva averne quante ne voleva sia tra le suddite che tra le schiave, perché allora ordinare che ne venisse rapita una di un lontano pianeta, tanto lontano d’aver richiesto venti giorni di viaggio? Si soffermò a pensare alla forza del fratello. Aveva tenuto testa per diversi minuti ai suoi soldati, non era un guerriero da poco questo era ovvio. Il suo signore gli aveva imposto di evitare lo scontro con il padre della ragazza, perché? Si riscosse quando avvertì lo strillo acuto della giovane. Meigres, che non brillava per essere un gentiluomo, aveva preso la ragazza per i capelli e l’aveva costretta ad inginocchiarsi davanti al piatto.

“Mangia, schiava o ti batto fino a farti perdere i sensi” le disse furioso.

“Lasciala stare” fu il freddo comando di Reigos. Il soldato si volse a guardare il suo comandante e lo sguardo freddo e determinato dei suoi occhi lo indusse ad obbedire senza indugio.

“Resto io con la prigioniera. Puoi andare” ordinò ancora e il soldato con un inchino si allontanò.

Bra si stava accarezzando la nuca. Le doleva terribilmente, quell’incivile aveva cercato di strapparle i capelli di testa. Improvvisamente vide davanti a se gli schinieri dell’armatura d’argento del suo rapitore. D’istinto sollevò il viso a guardarlo.

“Non ti conviene provocare i miei uomini. Sono dei mercenari. Sono abituati a prendere tutto quello che vogliono…” le disse ironico. Il suo sguardo puntato sul suo seno era eloquente. La giovane rabbrividì.

“Mangia. Quello è tutto il cibo che avrai per le prossime dodici ore. Vedi di fartelo bastare” le disse ironico allontanandosi verso il pannello di comando.

Tirandosi a sedere la giovane prese in mano il pane e lo strano intruglio e iniziò silenziosamente a mangiare. Non che fosse un granchè ma era veramente affamata. In meno di un minuto aveva spazzato tutti il cibo e ripulito letteralmente il piatto.

Volgendo lo sguardo nella sua direzione l’uomo realizzò che la ragazza non aveva mentito. O quando l’avevano presa era digiuna da parecchio o aveva un appetito formidabile. Avrebbe provveduto a farle avere razioni più abbondanti.

Placato un poco il suo stomaco la giovane si accorse che il guerriero non aveva ripristinato il campo magnetico. Non era stupida e sapeva perfettamente che non poteva andarsene da nessuna parte visto che non possedeva il dono del teletrasporto ed erano in mezzo al cosmo. Con fare guardingo si azzardò a muovere qualche passo nella stanza notando con sollievo che lui pareva non avere intenzione di imprigionarla di nuovo.

“Chi siete? Da quale pianeta provenite?” chiese curiosa la giovane. Quel lato l’aveva ereditato dalla madre e non solo.

Reigos si volse a guardarla. Era poco più di una bambina ma si atteggiava a donna con una divertente ingenuità.

“Sono un cavaliere deisiano. La mia gente vive molto lontano da qui. Tra qualche giorno conoscerai il tuo nuovo pianeta. Sarà la che passerai il resto dei tuoi giorni” le disse asciutto.

“Fossi in te non ci conterei troppo. Mio padre mi verrà a cercare e quando mi avrà trovato rimpiangerete quello che mi state facendo” disse freddamente la giovane.

Era comprensibile nutrire una fiducia cieca in un genitore ma quello che traspariva da quelle parole era ben di più. Lei era sicura che suo padre avrebbe vinto. Una spia luminosa si accese sul pannello di controllo. A quanto pareva la giovane aveva ragione, qualcuno li stava seguendo. Tipo ostinato quello….

“Non illuderti. Nessuno è in grado di competere con noi deisiani. La nostra potenza è leggendaria. Siamo il popolo guerriero più potente della Galassia del Sud. Come potrebbe un misero terrestre competere con noi?” le disse ironico.

Ma il sorriso beffardo che si dipinse sul volto della giovane lo disorientò.

“Sarà un bello scontro allora. Mio padre è il guerriero più potente della Galassia del Nord” disse sprezzante.

Reigos provò un brivido di aspettativa. E se la giovane avesse detto il vero? Questo avrebbe spiegato l’avvertimento di Arextes. Ma perché rapire proprio la figlia di un guerriero così potente? Voleva forse essere una dichiarazione di guerra alla Galassia del Nord? Ma un “DEIOS” perdeva ogni potere fuori dall’AVVALONE. Ma certo, se riusciva a trascinarlo fino al suo regno il DEIOS avrebbe potuto ucciderlo senza difficoltà. Ecco il perché del rapimento.

Senza esitare prese la giovane e la ritrascinò nella prigione. Poi riattivò il campo magnetico lasciandole comunque un minimo di spazio vitale.

“Stai buona qui. O mi costringerai a farti saltare la cena” le disse minaccioso prima di allontanarsi. Doveva fare rapporto al suo signore e scoprire se i suoi sospetti erano fondati.

 

Non era trascorso più di un quarto d’ora quando Meigres e i suoi due compagni entrarono nella stanza.

“Così ha osato ribellarsi” disse sorpreso quello dai capelli neri e dall’armatura arancione.

“Già. Io credo che abbia bisogno di una lezione. Voi che ne dite?” disse maligno Meigres avvicinandosi al controllo del campo magnetico. Come girò la manopola la giovane venne imprigionata in una morsa terribile. La pressione dell’energia contro il suo corpo era tale che faceva fatica a respirare. Maledetto bastardo, pensò furiosa. Si divertirono a vederla soffrire per una decina di minuti che alla giovane parvero interminabili. Poi quello dai capelli neri eliminò la barriera così che la giovane cadde pesantemente a terra. I muscoli atrofizzati e doloranti le impedivano di muoversi.

“Perché l’hai liberata, Atalis?” chiese Meigres contrariato.

“Semplice, mi è venuta un’idea migliore. Perché non ce la sbattiamo un po’” disse ironico.

“Questa sì che è un’idea” disse il terzo soldato avvicinandosi alla giovane. Ancora stordita Bra impiegò qualche istante a comprendere le loro intenzioni. Improvvisamente le furono addosso e mentre due la costringevano a sdraiarsi a terra tenendola per i polsi il terzo le si sdraiava pesantemente addosso.

“Lasciatemi” urlò furiosa e spaventata.

“E stai zitta. O vuoi che partecipi alla festa anche Reigos?” le intimò Atalis mettendole una mano sulla bocca  soffocando i suoi gemiti di protesta.

“Dai Meigres. Muoviti” lo incitò l’altro.

Terrorizzata la giovane sentì le mani del soldato vagare sul suo corpo ed insinuarsi sotto la sua gonna. Panico puro la travolse e con tutta la forza di cui era capace esplose la propria aura quel tanto che gli bastò per mordere la mano di Atalis e per lanciare un agghiaccinte urlo appena avvertì la mano dell’uomo tra le sue gambe. La stanza prese a vorticarle intorno e credette di essere sul punto di svenire ma qualcosa attrasse la sua attenzione. Il suo aggressore veniva scaraventato violentemente contro la parete della navicella mentre le mani che la tenevano inchiodata al suolo si allontanavano precipitosamente da lei.

“Pezzi di idioti. Che diamine vi è saltato in testa?” gridò Reigos furibondo.

“Ma, comandante, volevamo solo divertirci un po’” disse Atalis confuso.

“Provate a rifare una cosa simile e mi divertirò io a farvi saltare il cervello. Sono stato chiaro? Questa donna appartiene ad Arextes e non credo che gradirà merce scadente. Mi sono spiegato bene?”.

Al sentire pronunciare il nome del loro signore e sovrano i tre impallidirono vistosamente.

“Reigos. Ti prego, non riferirgli quello che è successo. Ci ucciderà” balbettò terrorizzato Meigres.

“Avreste dovuto penarci prima. Ora sparite prima che cambi idea e vi ammazzi io stesso. Fuori…”.

Non appena i tre abbandonarono la stanza, Reigos si voltò verso la giovane. Il suo viso era innondato di lacrime e la gonna ancora sollevata mostrava le sue cosce liscie e bianche come la porcellana. Fortunatamente era arrivato in tempo o Arextes avrebbe preteso la sua testa. Inoltre non gli era mai piaciuto il modo di fare dei suoi compagni. Prendere una donna con la forza era contro tutti i suoi principi, era un’azione da codardi. In tre poi era una vigliaccata bella e buona. Preoccupato per il suo pallore e per il tremore diffuso che la attraversava si avvicinò alla ragazza. Non appena la sfiorò la giovane si ritrasse impaurita.

“Sta calma. Non ho intenzione di finire quello che loro avevano cominciato” così dicendo le abbassò delicatamente la gonna e le tese una mano per aiutarla ad alzarsi in piedi.

Disorientata la giovane fissò il suo volto impassibile. Se non fosse arrivato lui…. Nuovamente i singhiozzi squassarono il petto della giovane. Cielo, cosa diavolo doveva fare per farla smettere?, si domandò il deisiano costernato. Non trovando un modo migliore la prese delicatamente tra le braccia e prese a carezzarle gentilmente i capelli. Era il suo rapitore, era colui il quale aveva dato l’ordine di uccidere suo fratello e presto l’avrebbe consegnata nelle mani del suo sovrano ma in quel momento era il solo porto sul quale la giovane potesse approdare. Con un gemito strozzato affondò il viso sul suo petto e restò così a piangere finchè lentamente, con le lacrime, l’umiliazione e lo spavento non scemarono.

Reigos la lasciò fare e avvertì suo malgrado pena per quella giovane donna. Per la prima volta in vita sua si domandò se quello che stavano facendo fosse giusto. Finchè si trattava di combattere per la salvezza della sua gente, per i deisiani di Arextes, aveva un senso uccidere. Ma strappare dalla sua famiglia una donna-bambina che nulla aveva a che vedere con quella guerra fratricida che senso aveva? Arextes aveva negato di avere mire sulla Galassia del Nord ma oramai in lui si era fatto largo il tarlo del sospetto. Stava veramente facendo la cosa giusta a portare quella ragazzina spaventata dritto tra le braccia di un DEIOS dedito alla guerra?

 

Vegeta aveva lentamente ripreso il controllo dei suoi nervi. Quando aveva avvertito l’aura della figlia espandersi a dismisura e poi il panico nel suo silenzioso e accorato appello di aiuto si era sentito invadere da una sorda rabbia impotente. Si era calmato solo quando aveva avvertito un ritorno alla normalità nella sua aura. Non osava pensare a cosa potesse esserle accaduto. Non poteva permetterselo…

 

- continua -

 

Ragazze/i, questa fanfiction, lo ammetto è un po’ particolare. Vuole accontentare gli appassionati di Bra e nello stesso tempo vederla coninvolta in prima persona in battaglie e lotte di conquista. Spero vi piaccia. Vi prego, fatemi sapere la vostra opinione al mio indirizzo e-mail:

aresian@ciaoweb.it

 

 

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