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Dragon Ball, Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.

Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….

 

 

 

DUE CORPI, UNA SOLA ANIMA.

 

Cap. 2

 

 

La Capsule Resuretion, così Bulma aveva chiamato la navicella, era da pochi minuti atterrata su Neo Namek.

I nostri amici erano nella piazza centrale del villaggio con il naso all’insù ad osseravare la maestosa figura del Drago Polunga.

Alla spedizione avevano preso parte Trunks, Pan e Aresian. I due ragazzi erano emozionantissimi all’idea di poter riabbracciare i propri genitori ed attendevano in trepidante attesa che il drago esaudisse il loro desiderio.

Aresian, invece, restava in disparte, apparentemente annoiata da tutta la faccenda. (non vi somiglia qualcuno?!!!–Nda.).
Improvvisamente i due saiyan si materializzarono al centro della piazza, per la gioia dei loro figli.

“Papà” esordì la giovane Pan volando letteralmente tra le braccia del padre. Gohan fu piacevolmente sorpreso, la sua bambina era cresciuta molto in quell’anno, era diventata una vera signorina.

Trunks invece, conoscendo l’indole paterna si tratteneva, non poteva certo corrergli incontro come aveva fatto Pan, suo padre l’avrebbe considerata una debolezza, ma il suo cuore scoppiava per la gioia. Vegeta notò gli sforzi del figlio ed essendo egli stesso felice di rivederlo decise di toglierlo dall’imbarazzo. Fece un passo avanti e gli posò una mano sulla spalla.

“Sei cresciuto, Trunks. Ma a quanto pare non abbastanza, visto che stavi perdendo” lo redarguì severo.

Il giovane arrossì, sapeva perfettamente che Aresian stava ascoltando la loro conversazione e il rimprovero gli faceva più male, proprio per questo.

“Mi spiace, papà. Non volevo deluderti” balbettò confuso.

Vegeta accentuò la stretta sulla sua spalla. “Vorrà dire che ti sottoporrò ad un allenamento speciale” gli disse osservandolo in viso e strizzando l’occhio.

Rincuorato il giovane annuì prontamente, non vedeva l’ora di allenarsi con lui.

Alzando lo sguardo dietro il giovane, il saiyan scorse la figura della sorella. Entrambi si fissarono a lungo negli occhi. Per entrambi era come guardarsi allo specchio. Diamine, Trunks aveva detto il vero, quella donna era il suo ritratto.

Aresian aveva tentato di nascondere il turbamento suscitatole dalla vista del fratello ma non vi era riuscita completamente. In lui rivedeva il piccolo avversario che aveva conosciuto sul suo pianeta di origine. La meschinità del loro padre non aveva avuto limiti, li aveva messi uno di fronte all’altro per poi separarli. L’aura che percepiva nel fratello andava ben oltre quella del figlio. Aveva davanti un guerriero di livello superiore e sospettava che quello che percepiva fosse solo la punta dell’iceberg.

Vegeta, dal canto suo, stava memorizzando ogni sensazione ogni vibrazione che la sua aura percepiva. La sorella era un guerriero di tutto rispetto. Non avrebbe mai immaginato di percepire in una donna una tale potenza. Con un pizzico di orgoglio rammentò a se stesso che in fondo era normale, avevano lo stesso sangue non poteva essere diversamente.

 

A spezzare la tensione fu proprio il Drago che chiese: “Allora, non avete un altro desiderio da chiedermi?”.

Trunks si riscosse e prontamente disse: “Si Drago, puoi far tornare tra noi il nostro amico Goku, fusosi due anni fa con il Drago terrestre Shenlong?”.

Sentendo pronunciare il nome di Kaharoth, Vegeta si voltò repentinamente verso il figlio. Già, non ci aveva pensato ma forse Polunga poteva riportare in vita anche lui.

“Questo è il vostro desiderio?” chiese il Drago. Al che Gohan annuì prontamente.

“Mi dispiace, ma questo va oltre i miei poteri” fu però la sua risposta. La delusione fu grande. Vegeta non accettò la stringata risposta del Drago e pensò bene di chiedere spiegazioni.

“Che significa. Sei in grado di ricostruire interi pianeti e non puoi riportare in vita un uomo solo?”.

Polunga non si risentì per la critica e si limitò a rispondere “Il vostro amico non è morto. Egli vive nel Drago. Se rievocherete il Drago Terrestre lui ritornerà. Potrà restare solo per un mese e poi sparirà nuovamente finchè le sfere non riacquisteranno tutti i loro poteri. Avete altro da chiedere?”.

Alla risposta negativa dei nostri amici, il Drago sparì.

“Allora il nonno tornerà!” esclama felice Pan. Bhe. Sarebbe stato solo per un mese ma era meglio di niente.

“Calma ragazzi. Il tempo a sua disposizione è limitato. Lo richiameremo solo quando la vera battaglia avrà inizio, intesi?”. Vegeta era stato categorico. E nonostante il forte desiderio di riabbracciare il padre, Gohan ne comprendeva le ragioni. Era la cosa migliore. Aveva aspettato due anni, poteva aspettare ancora un po’.

“Molto bene. E’ tempo di tornare sulla Terra. Avete lasciato Goten da solo e non vorrei che nel frattempo il nemico attaccasse”.

Tutti condivisero la preoccupazione di Vegeta, e dopo avere ringraziato i cordiali namecciani salirono a bordo dell’astronave e ripresero la rotta verso casa.

 

Aresian, seduta contro la parete opposta della cabina di comando osservava assorta i suoi compagni di viaggio. Suo fratello si comportava come se lei fosse trasparente, non si era neanche degnato di parlarle. Non che la cosa la infastidisse. Anzi. Le dava il tempo di pensare. Gli avvenimenti degli ultimi giorni avevano lasciato una profonda confusione nella mente della donna, che stava ancora tentando di rimettere insieme i frammenti dei propri ricordi. Si trattava di un puzzle intricato ed estremamente complicato da ricostruire. E aveva la sensazione che mancasse ancora qualche tessera importante.

 

Gohan era letteralmente sommerso dal chiacchiericcio della figlia, che doveva ammetterlo non era cambiata neanche di una virgola. Trunks sedeva ai comandi con il padre al fianco, intento a studiare le carte spaziali alla ricerca della rotta ottimale.

“Dimmi, Trunks. Come stanno tua madre e tua sorella?” chiese all’improvviso, cogliendo in contropiede il figlio.

“Bhe. La mamma ha appena ricevuto un riconoscimento importante per la sua nuova invenzione, una Moto Jet. E’ sempre uguale. Non riesce mai a stare ferma, ed è sempre dietro ad escogitare qualcosa di nuovo…”.

Vegeta non fece commenti ma si limitò ad accennare un sorriso. Da sua moglie non si era aspettato niente di meno. Quell’astronave era perfetta era chiaro che Bulma non aveva perso il tocco, anzi.

“E Bra” chiese dopo un attimo di esitazione.

“Non dovrei dirlo, perché è mia sorella. Ma è diventata davvero molto carina. Soprattutto dimostra un grande acume, lo scorso mese ha vinto una borsa di studio per l’università per un progetto di scienze”. Dalle sue parole traspariva il classico orgoglio fraterno.

Tutta figlia di sua madre, pensò Vegeta. Doveva ammetterlo, era curioso di vederla.

“A dimenticavo, papà. Da qualche mese ha incominciato ad allenarsi anche lei. Ha detto che di due smidollati come me e Goten non ci si poteva fidare così ha iniziato a fare sul serio”.

Vegeta era davvero sorpreso. Bra non aveva mai manifestato interesse per le arti marziali, com’è che improvvisamente aveva cambiato idea? Comunque doveva ammettere che ne era felice. Finalmente anche sua figlia si decideva a seguire le orme paterne e non solo quelle terrestri. Non vedeva l’ora di scoprire cosa avesse imparato.

 

Il loro ritorno a casa fu festeggiato da tutti. Bulma aveva occhi solo per il suo adorato Vegeta e pur conoscendo la sua indole non resistette alla tentazione di corrergli incontro e di abbracciarlo. Imbarazzato il saiyan l’allontanò da sé. “Trunks aveva ragione non sei cambiata affatto”. Anche se le parole erano dure il tono era gentile e vagamente provocatorio. La donna alzò il viso a guardare il volto fiero del compagno. A quanto pareva anche lei gli era mancata. Vegeta, comunque, stentò a riconoscere nella splendida ragazza che le si era aggrappata al collo, la ragazzina che aveva lasciato.

“Papà” esclamò raggiante Bra. “Sei tornato finalmente. Non farmi più scherzi del genere hai capito?” gli disse con le lacrime agli occhi. Confuso da tanto affetto il fiero principe dei saiyan riuscì solo a balbettare un “Adesso basta, Bra. Cerca di darti un contegno”.

“Che mi importa se mi guardano? Ho ritrovato il mio papà e guai a te se mi lasci un’altra volta. Non te lo perdonerei” disse seria.

In quel momento l’uomo si rese conto di quanto le erano mancate. Voltò lo sguardo verso Gohan e lo vide sommerso dall’affetto della madre e della moglie sotto lo sguardo divertito del fratello minore. Un lieve sorriso gli increspò le labbra. Certo che si erano inguaiati per bene, entrambi.

 

Aresian se ne stava in disparte. Un vago senso di disagio e di invidia la pervadeva. Lei non aveva mai conosciuto quel calore che ora circondava i nostri amici. Lei aveva conosciuto solo odio e dolore. Senza una parola si allontanò dalla Capsule Corporation, anche se la sua fuga non sfuggì all’occhio attento del fratello.

 

Era molto tardi quando finalmente tornò la calma in casa Brief. Gohan e la sua famiglia se ne erano andati da circa mezzora. La notizia che Goku poteva tornare evocando il Drago era stata accolta da tutti i suoi amici con gioia. Bulma era emozionata come una ragazzina. Il suo Vegeta era tornato a casa. Finalmente dopo un anno di solitudine lo avrebbe riavuto al fianco. Mentre sistemava le coperte del letto per la notte, lo sguardo le cadde oltre la finestra e con sorpresa vide un ombra attraversare rapidamente il giardino. Preoccupata uscì dalla stanza e corse a cercare il marito.

“Vegeta” lo chiamò.

“Che succede, Bulma?” aveva avvertito una nota preoccupata nella sua voce.

“Ho visto qualcuno attraversare il giardino” gli spiegò la donna.

“Resta qui, vado a controllare” fu la risposta. Vegeta comunque aveva una vaga idea di chi potesse essere l’ospite. La moglie gli aveva detto che sua sorella aveva abitato alla Capsule in quei giorni, era pertanto presumibile che fosse stata lei a farvi ritorno.

Non si era sbagliato. La trovò distesa sotto una pianta vicino all’ingresso del laboratorio.

“Che ci fai qui?” le chiese bruscamente.

La donna si alzò prontamente osservando il volto deciso del fratello.

“Tua moglie ha detto che potevo restare qui. Hai forse qualcosa in contrario?”.

Vegeta aveva molte ragioni per non volerla in casa sua. Una fra tutte, che non riusciva ad accettarne la presenza. Si sentiva come se fosse stato defraudato di qualcosa, anche se non sapeva bene di cosa.

“Vedi di non farti strane idee, donna. Sta lontano da me e dalla mia famiglia e forse potremo andare d’accordo” le disse duro.

La saiyan non battè ciglio.

“Ma chi ti credi di essere per darmi degli ordini” gli rispose gelida.

Questa poi. Vegeta prese la sorella per il collo stringendolo nella morsa della proprie mani.

“Bada a come parli, non osare mai più rivolgerti a me con quel tono” fu la sua rabbiosa replica.

Per tutta risposta la donna sollevò le braccia e strinse a sua volta il collo del fratello. Se pensava di averla intimorita, si sbagliava di grosso.

Si sfidarono silenziosamente per qualche minuto aumentando sempre più la stretta. Alla fine fu la donna a dover cedere, cadendo in ginocchio. Anche se dalle sue labbra non uscì una sola parola o lamento.

Soddisfatto il saiyan lasciò la presa. Ora sapeva chi comandava. Ma fu sorpreso nel leggere la determinazione intatta negli occhi della donna. Infatti, rialzandosi gli passò accanto e gli sussurrò, con un tono freddo come l’Artico, “Non è solo con la forza che si può battere un uomo. Non è finita qui” per poi allontanarsi rapidamente in volo.

Vegeta era sconcertato. Quella femmina aveva più coraggio di quanto immaginasse.

 

“Chi era?” chiese Bulma al marito, appena questi mise piede in camera.

“Come ti è venuto in mente di invitarla a restare qui?” sbottò Vegeta irritato.

Anche se non aveva fatto nomi era chiaro con chi ce l’avesse.

“Mi dispiace. Non immaginavo ti desse tanto fastidio. Pensavo che in quanto tua sorella ne avesse il diritto. In fondo, a te non ho chiuso la porta” aggiunse con una punta di ironia.

Vegeta si volse verso la donna. Questa poi! Ogni volta che discutevano glielo rinfacciava, ma avrebbe mai smesso?!.

Contrariato le voltò le spalle “Vado ad allenarmi”.

Bulma sapeva che non ce l’aveva con lei ma che era adirato con la sorella o con quello che la sua presenza implicava. Dannazione, era la loro prima notte dopo tanto tempo e lui voleva allenarsi.

“Dai, Vegeta. Non fare così” gli disse raggiungendolo. “Domani le dirò di andarsene ma, per favore non lasciarmi sola stasera”. Il suo sguardo dolce ebbe il potere di calmarlo. In fondo, per allenarsi poteva aspettare anche domani. Senza dire niente la prese tra le braccia e la portò sul letto. Le sue priorità erano improvvisamente cambiate.

 

Come promesso al marito, Bulma era pronta a suggerire ad Aresian una casa alternativa. Era certa che Gohan non avrebbe avuto problemi ad ospitarla. Stava per affrontare l’argomento con la donna quando furono raggiunte da Vegeta.

“Bulma, lascia stare” le disse tranquillo. “Ci penso io”.

La donna lo osservò per un attimo preoccupata, cosa aveva in mente?

“Cosa sei venuta a fare?” apostrofò deciso la sorella.

Trunks e Bra avevano scelto proprio quel momento per scendere in sala da pranzo. Sorpresi volsero lo sguardo alternativamente tra il padre e la zia.

“Colazione” rispose pacificamente la saiyan, lasciando tutti allibiti.

“Mi pareva di essere stato chiaro. Non ti voglio qui” precisò l’uomo, contrariato.

La donna non fece una piega.

“Credevo di essere stata chiara anch’io, ma evidentemente mi sbagliavo. Mi ha invitato tua moglie a restare e finchè non sarà lei a dirmi che non sono gradita, dovrai sopportare la mia presenza”.

Bulma si sentì presa tra due fuochi. Percepiva a pelle l’irritazione del marito. Stava per parlare quando la mano del saiyan si posò sulla sua spalla.

“Aspettami fuori. Sistemeremo la faccenda una volta per tutte”. Quella di Vegeta suonava come una minaccia.

“Detesto le attese, vedi di sbrigarti” disse la donna uscendo.

“Vegeta…” iniziò Bulma, ma una sua occhiata bastò a zittirla.

“Non ci metterò molto” e senza attendere replica uscì in cortile.

“Andiamo fratellone. Sento che sarà un bel match” disse Bra apprestandosi ad uscire.

“Dove volete andare voi due” li bloccò la madre.

“Ma mamma. Se nessuno li segue papà potrebbe anche farla fuori, non ci hai pensato?”. Cielo, la figlia aveva ragione era talmente irritato che avrebbe potuto perdere il controllo. Così, anche se a malincuore li lasciò uscire.

 

Nel frattempo i due fratelli erano giunti in un luogo deserto pronti a darsi battaglia.

“Ti farò abbassare la cresta” pensava Vegeta pregustando già la sconfitta della donna.

“Probabilmente non riuscirò a vincere. Ma dannazione, non ho nessuna intenzione di inchinarmi davanti a lui. Sono anch’io figlia del Re e lo costringerò ad ammetterlo”.

Senza pensarci due volte la donna partì all’attacco. Era molto agile e veloce e costrinse Vegeta a serrare la difesa indietreggiando di qualche passo.

“Che grinta” pensò il saiyan. Era proprio curioso di vedere quanto valeva.

Lasciò che sfogasse la sua rabbia per poi partire repentino al contrattacco. Con destrezza e precisione bersagliò la donna di calci e pugni costringendola a retrocedere contro la roccia. Con la parete alle spalle la donna era in trappola. Ma con una mossa a sorpresa la donna volse repentinamente le spalle al fratello e, usando la parete di roccia come un trampolino, balzò in aria e con un salto mortale all’indietro si piazzò alle spalle del fratello.

“Cosa?”. Vegeta non fece in tempo a voltarsi che fu raggiunto da un potente calcio alle costole. Incassato il colpo rimase spiazzato ed in balia del furioso attacco della sorella.

“Ho sbagliato a sottovalutarla” pensò il saiyan trovando finalmente l’equilibrio e bloccandone i colpi.

Nel frattempo Bra e Trunks si stavano gustando l’incontro.

“Caspita, la zia è un vero portento. Sta tenendo testa a papà senza sforzo” commentò entusiasta la ragazza.

Trunks, che aveva combattuto contro di lei, sapeva di cosa era capace, perciò fu meno sorpreso. Quello che lo preoccupava era cosa sarebbe successo quando suo padre avesse deciso di fare sul serio.

Proprio in quel momento Vegeta sfoderò uno dei suoi colpi migliori sfondando la difesa della donna e colpendola in pieno viso provocandole una profonda ferita all’arcata sopracciliare.

La donna arretrò piegandosi a terra.

“Mi sono stancato di giocare, donna. Se non vuoi prenderne delle altre, arrenditi” le disse deciso.

Lo sguardo fiero e rabbioso della sorella lo colpì.

“Arrendermi? Mai” urlò la donna. Senza perdere tempo incrementò la propria aura trasformandosi seduta stante in super saiyan davanti agli occhi allibiti di Bra e del fratello. Trunks fu l’unico a non sorprendersi.

“Guarda, guarda. Un super saiyan in gonnella, questo si che è interessante” esclamò Vegeta, trasformandosi a sua volta.

Lo scontro riprese, più furioso di prima. Vegeta era sempre più sorpreso. Aveva smesso di giocare da tempo eppure non riusciva ad avere ragione della donna. La sua resistenza era incredibile. L’aveva colpita duramente più di una volta e la sua tuta era rovinata in più punti, ma la donna non indietreggiava di un passo. Senza rendersene conto avevano superato entrambi il limite del super saiyan e stavano combattendo a viso aperto da più di mezzora.

Trunks era allibito. Ora capiva come aveva fatto a perdere, erano su due livelli diversi. Solo suo padre poteva permettersi quell’avversario.

Era comunque chiaro che la donna stava lentamente perdendo terreno rispetto al fratello, ma la sua ferrea determinazione le impediva di arrendersi. All’ennesimo colpo di Vegeta la donna si ritrovò scaraventata contro le rocce con inaudita violenza. Il colpo fu tale da mozzarle il respiro e cadde a terra semi-svenuta.

Vegeta ansimava. Non avrebbe mai creduto che lo scontro si sarebbe protratto tanto. E’ vero, se si fosse trasformato ancora non ci sarebbe stata più storia. Ma a pari livello il duello era stato davvero interessante.

“Ti consiglio di non rialzarti” disse rivolto alla sorella. Aveva mostrato un grande coraggio e non aveva intenzione di infierire oltre.

“Io non mi arrendo” fu la risposta che ricevette. Con un notevole sforzo la donna si rimise in piedi. Era malferma sulle gambe e incapace di tenere oltre la trasformazione, tanto che i suoi capelli erano tornati neri, ma il suo sguardo era ben lontano dall’essere quello di un guerriero sconfitto.

Vegeta ne ammirò la fierezza e capì che se voleva chiudere l’incontro doveva metterla k.o. Senza esitare le sferrò un potente colpo alla bocca dello stomaco che le fece perdere i sensi. Ecco il loro duello era finito.

 

Quando riprese i sensi era distesa su di un morbido letto in una stanza che non conosceva. Ancora confusa volse lo sguardo intorno e subito fu avvicinata da Bulma che gentilmente le scostò la pezza dalla fronte. Disorientata la donna fissò il suo volto sorridente, poi percepì un’aura inconfondibile. Volse il viso di scatto verso la porta. Appoggiato alla parete c’era Vegeta. Il volto impassibile e duro come suo solito. La saiyan accennò a parlare ma fu preceduta dal fratello.

“Ti sei guadagnata il diritto di restare. Ma ti avverto, non provocarmi mai più” e senza attendere risposta uscì dalla stanza.

Aresian fissò stupita la porta chiusa.

“Bra e Trunks hanno detto che hai combattuto con grande coraggio. Credimi, oggi hai fatto il primo passo per guadagnare la sua stima”.

Aresian avrebbe voluto dire alla donna di farsi gli affari suoi, ma era così gentile che non se la sentì.

Rinfrancata si rilassò contro il cuscino. Come diamine era arrivata fino alla Capsule Corporation? Non ricordava niente se non un colpo tremendo e il buio totale.

“E’ stato Trunks” le disse Bulma, come se le avesse letto nel pensiero. “Quando il vostro duello ha avuto termine, Vegeta gli ha detto di portarti a casa”.

“Casa” pensò la donna. Sarebbe stata la prima in tutta la sua vita. Con un sospiro chiuse gli occhi e poco dopo si addormentò.

 

 

- CONTINUA -

 

By Aresian

 

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