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Dragon Ball, Dragonball Z, Dragonball GT,
Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama,
Bird Studio e Toei Animation.
Questa fanfiction è stata creata senza
fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna violazione del
copyright si ritiene, pertanto, intesa…
RACCONTO DI NATALE
By
Aresian

_________________
PREMESSA:
Questa fanfiction è liberamente ispirata al racconto di Dickens. Spero vi
piaccia.
“Oh, kami! Ma dovevi proprio ridurlo in questo stato?” sbraitò Bulma, non appena Goku, Trunks e Vegeta si materializzarono nel suo salotto. Disorientato dal rimprovero dell’amica Goku balbettò una spiegazione.
“Non è come pensi. Se avesse visto arrivare il colpo non si sarebbe fatto niente”.
“E’ tutta colpa mia, mamma. Non mi ero accorto che si stavano ancora battendo e mi sono messo in mezzo. Papà è stato colpito perché si è frapposto tra l’onda energetica di Goku e me” disse contrito il piccolo mentre calde perle salate iniziavano a inumidirgli le guance.
“Con voi farò i conti più tardi” disse Bulma esasperata mascherando in tal modo la preoccupazione.
“Svelto Goku, portalo su in camera. Io intanto saccheggio l’infermeria” soggiunse poi pratica.
^Maledizione, certo che quell’idiota le sa lanciare le onde energetiche^ pensò Vegeta passandosi una mano sulla fronte e aprendo lentamnete gli occhi. Gli ci volle qualche secondo prima di riuscire a focalizzare il luogo in cui si trovava e per provare un profondo senso di disagio e inquietudine.
“Ma che diavolo…?” sbottò mettendosi a sedere. Tutto intorno a lui era avvolto da una spessa coltre di nebbia. Con fatica si rimise in piedi. Il suolo appariva di una strana consistenza e i suoi passi risuonavano come se si trovasse in una stanza completamente vuota.
“Ma dove sono finito?”.
“In un luogo dove il tempo e lo spazio non esistono” rispose una voce alle sue spalle. Immediatamente il guerriero si volse, teso e pronto a combattere se fosse stato necessario. I suoi occhi si sbarrarono per la sorpresa quando riconobbe la figura slanciata e muscolosa dell’uomo.
“Bardack. Tu sei il padre di Kaharoth, vero?” chiese sgomento.
“Sì, principe” rispose l’uomo avanzando lentamente con incedere sicuro.
“E’ impossibile. Sei morto conl’esplosione di Vegeta. Non puoi essere qui. Mi rifiuto di credere che una stupida Kamehameha di quell’impiastro abbia potuto spedirmi all’altro mondo” disse rabbioso il nostro amico.
“Rassicurati, principe. Non sei morto ma in questo luogo vita, morte, spazio e tempo non esistono. Io sono qui per guidarti in un percorso difficile che ripercorrerà il tuo passato, ti regalerà il presente e ti donerà la visione del futuro. Sono qui per svelarti i segreti della tua anima” disse Bardack in tono calmo.
Vegeta sgranò gli occhi confuso.
^Questo è un incubo^ pensò irritato.
“Mi hai forse preso per quell’idiota di tuo figlio? Cos’è uno scherzo? Se è così sappi che è di pessimo gusto e che odio gli scherzi” così dicendo il saiyan gli voltò le spalle e fece per allontanarsi.
“Puoi fuggira da me ma non da te stesso, principe” disse Bardack tranquillo.
Vegeta reagì immediatamente a quelle parole che alle sue orecchie giunsero come un insulto.
“Come osi?” ringhiò rabbioso prendendo per la collottola l’uomo.
“So che non comprendi ma alla fine di questo viaggio tutto ti sarà chiaro. Devi venire con me adesso. Il passato ti attende”.
“Non prendo ordini da nessuno. Tanto meno da una terza classe” rispose sprezzante Vegeta ma come tentò di allontanarsi si ritrovò all’improvviso a fissare il tramonto incredibile dei due soli di Vegeta.
“Ma cosa…????!!!!” esclamò sbalordito.
“Te l’ho detto principe. Questo è il tuo passato. Seguimi e ti mostrerò la via” disse Bardack incamminandosi.
Vegeta si vide, suo malgrado, costretto ad obbedire.
Poco dopo varcavanola soglia del palazzo reale.
“Ricordati, principe. Tu puoi vedere tutto quello che accade ma non puoi interagire con gli avvenimenti e le persone perché quest’ultime non ti vedono” spiegò Bardack innoltrandosi lungo il corridoio principale che si apriva sulla sala delle udienze.
“Padre”.
Vegeta fissò attonito la scena. Un gruppo di soldati si era chinato innanzi al trono e riferiva sull’esito della missione al sovrano. Re Vegeta ascoltava attento il loro rapporto approvando con un secco cenno del capo.
“Sire. Il torneo in onore di Freezer è stato approntato. Siete sempre deciso a farvi prendere parte anche il principino?” chiese un soldato rispettoso.
“Certamente. E’ l’unico modo per sincerarmi dele sue potenziallità” disse il sovrano alzandosi in piedi e avviandosi verso gli appartamenti reali, sempre seguito dal soldato.
Incuriosito anche il nostro Vegeta seguì il duo tallonato da un silenzioso Bardack.
Dopo aver varcato una sogli il Re si fermò ad osservare un bimbetto intento in alcuni delicati esercizi di karate.
“Ma quello sono io!!!” constatò sgomento Vegeta studiando il volto serio del piccolo.
“Sire. La “sfida” sarà all’ultimo sangue, e se il principo non dovesse farcela? E’ ancora molto piccol” fece notare il soldato.
“Non di idiozie. Mio figlio se la caverà. In caso contrario vorrà dire che non era all’altezza delle mie aspettative. Ne farò un altro con una delle nuove schiave” detto questo il Re si allontanò senza degnare di uno sguardo il piccolo.
Vegeta osservò perplesso la scena. Nessuna emozione traspariva dal suo viso.
“Perché mi hai portato qui? Cosa volevi dimostrare?” chiese poi deciso a Bardack che continuava a fissarlo in silenzio, ma questi ignorò la domanda e gli fece cenno di seguirlo. Vegeta cominciava decisamente ad innervosirsi, ma si vide costretto, ancora una volta, a seguirlo.
….
“Riconosco questo posto. E’ l’arena dei tornei” disse Vegeta osservando giovani guerrieri saiyan darsi battaglia.
“Infatti. Ricordi questo duello?” chiese Bardack.
Vegeta rivolse la sua ttenzione al torneo. Certo che se lo ricordava. Era stato un combattimento difficile ma alla fine aveva sconfitto il suo avversario e vinto il torneo a soli quattro anni. Lo avevano considerato un “fenomeno”. Un ghigno si delineò sulle labbra di Vegeta.
“Non si dimentica un trionfo”.
Bardack non raccolse l’implicita provocazione e si avviò al palco d’onore ove il Re e Freezer assistevano ai combattimenti.
“complimenti, Vegeta. Tuo figlio è in gamba. Ho bisogno di linfa nuova per l e mie legioni. Adeestralo ancora per un anno. Il giorno di Keppellar (il giorno in cui i saiyan onoravano il leggendario Super Saiyan – nda) me lo consegnerai. Sarà il prezzo per i vostri scarsi rendimenti di quest’ultimo periodo” disse Freezer con un lampo beffardo negli occhi.
“Ci sarà pur qualcos’altro che desidereresti avere. Vegeta è l’erede al trono non posso cedertelo” disse il Re in tono basso e rispettoso.
“Tuo figlio, Vegeta. Lui è il prezzo o preferisci darmi la tua vita?”.
Davanti a quella minaccia, Re Vegeta chinò la testa.
“Come vuoi. Mio figlio ti appartiene”.
….
Bardack si voltò a fissare lo sguardo carico di odio del suo principe. Vegeta serrava i pugni con tale forza che le unghie gli si conficcarono nella pelle e il sangue stillò dai suoi palmi martoriati.
“Vile bastardo” sibilò furente.
Bardacknon comprese esattamente a chi fosse rivolta quell’accusa, se a Freezer o piuttosto al Re.
“Era nella nostra tradizione ingnorare ogni forma di legame, anche quello di sangue, ma io non avrei mai consegnato mio figlio a Freezer, piutttosto sarei morto” disse Bardack. Ma se sperava di ottenere una reazione da Vegeta si sbagliava.
“Andiamocene” disse infatti quest’ultimo riacquistando il controllo delle proprie emozioni.
“E adesso dove diamnine mi hai portato?” chiese il princpe stizzito. Ne aveva abbastanza di quella pagliacciata.
“Il tuo ultimo giorno su Vegeta. Le celebrazioni del Keppellar. Il giorno in cui è nato mio figlio” disse Bardack, con un tono sommesso che attirò l’atenzione di Vegeta.
“Sembra che tu abbia dei rimpianti” gli disse infatti deciso.
“Forse. Ma non siamo qui per me” tagliò corto l’uomo.
Vegeta volse l’attenzione verso la scena che si stava svolgendo. Riconobbe all’istante Zarbon e Dodoria, i due scagnozzi di Freezer. Ricordava molto bene quel giorno. Suo padre non si era neanche degnato di accompagnarlo dal suo nuovo padrone. Aveva spedito Nappa e Raddish a fargli da balia. Al contrario di quanto credessero tutti lui aveva sentito la conversazione avvenuta tra il padre e il suo primo generale. Questi aveva ancora tentato di dissuaderlo dal consegnare il figlio al loro tiranno, ma l’unica risposta del padre era stata ^Non mi importa niente del moccioso. Può anche crepare quello che non tollero è l’atteggiamento assunto da Freezer nei miei confronti^. Se mai aveva avuto un legame, in vita sua, con suo padre era morto quel giorno. L’unica cosa che gli rimaneva era il suo innato orgoglio e il suo “onore saiyan”.
Bardack osservò il volto del suo principe. Era impassibile e freddo, come sempre, ma i suoi occhi erano… tristi.
“Dannazione, dove siamo adesso?” chiese confuso il nostro saiyan trovandosi all’improvviso al punto di partenza, in mezzo alla nebbia.
“Per quanto ti ostini a negarlo il Keppellar è un ricordo doloroso per te, che ha segnato profondamente la tua anima. Ora dimmi, principe. Secondo il calendario terrestre a quale giorno corrisponde?” gli chiese Bardack con sconcertante pacatezza. Vegeta riflettè un istante poi sbarrò gli occhi.
“Il 25 dicembre” riuscì a dire con voce sommessa.
“Per questo odi tanto la ricorrenza terrestre. Ma così facendo non solo non sani la tua vecchi a”ferita” ma ne procuri altre a chi ti sta a cuore” detto questo Bardack sparì.“Aspetta. Dove diamine sei finito? Cosa volevi dire, Bardack?” gridò Vegeta innoltrandosi nella nebbia, ma del guerriero non era rimasta più traccia.
- continua -