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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
Lacrime mai versate
By Sheria
Capitolo III
Una
grande amicizia
Quante volte la notte ci è
sembrata essere più lunga del giorno?
Mark camminava per le vie buie e
deserte di una città assonnata. Si sentiva molto stanco, forse aveva ancora la
febbre… per fortuna le cure di Patty erano riuscite a dargli la forza di
continuare quella lenta agonia. Ringraziò il cielo per avere avuto
quell’incontro anche se così breve.
A fargli compagnia solo qualche
animale randagio e un netturbino che canticchiava una canzoncina d’amore… Che
aveva da cantare…poi?
La sua giornata sarebbe stata la
stessa. Tornare a casa dopo il turno di notte, dormire un paio d’ore scarse,
tornare al lavoro al giornale… e poi andare ai corsi, fare gli allenamenti e
ritornare nuovamente a casa, giusto il tempo di dare un bacio ai suoi fratelli
e riprendere tutto di nuovo… sempre uguale… sempre uguale.
Passo dopo passo sentiva il
mondo pesargli sulle spalle. Era quella la sua vita? Non ci poteva fare nulla!!
Avrebbe potuto rinunciare agli allenamenti e lavorare solo di giorno…
Ma poi… cosa ne sarebbe rimasto
di lui? Lui era solo calcio!!
Era quasi arrivato a casa che percepì la stessa angoscia
provata durante quell’incubo orribile.
Gli sembrava tutto uguale..
pareti grigie, silenzi.. ebbe quasi paura! Entrò e vide sua madre già in piedi
alle 5.00 che stava preparando qualcosa. Gli sembrò strano, ma era troppo
stanco per capire… e andò velocemente sul suo futon…
“Mark… Mark! Ti svegli?” la voce
piccola e allegra del suo fratellino lo fece tornare alla realtà. David stava
un po’ meglio, così ogni mattina era lui a svegliarlo. Aveva poco tempo per
loro, pertanto approfittavano di quei rari momenti per stare un po’ insieme.
Mark si svegliò, abbracciò forte
il suo fratellino e lo fece salire sul suo petto.
“Mark.. Mark..” rideva felice
David.
Ad un tratto Mark si fermò, notò
che la stanza era avvolta di luce… come era possibile?
“Ma che ore sono.. David?”
“Sono quasi le 11.00!”
“Cosa??” Mark si alzò di scatto.
“perché non mi avete svegliato?!” Lui era molto arrabbiato. Non poteva rischiare
di perdere il suo lavoro.
“Mamma mi ha detto di non
svegliarti…” disse il bambino singhiozzante. Mark lo calmò.
“Mamma… mamma dove sei?” Mark
voleva delle spiegazioni. La cercò dappertutto, ma non la trovò. Poi si diresse
nel vano lavanderia… e la vide.
“Che ci fai tu qui?” Mark era
allibito.
“Bel modo di salutare!!” si
avvicinò Patty con una cesta di panni lavati, gliela porse. “Portala fuori per
favore!”
“Ma .. cosa..? ma che..” dopo un
iniziale momento di stordimento, rientrò in se stesso, lasciò la cesta per
terra e la seguì. La prese per un braccio e la spinse violentemente contro il
muro. Ora erano l’uno di fronte all’altro, viso contro viso.
“Ora spiegami perché sei qui!!”
Patty si era spaventata, ma allo
stesso tempo si perdeva in quello sguardo così inteso, che guardava lontano e
che lei voleva raggiungere.
“Mi fai male… allenta almeno la
presa. Mica scappo!!”… Lui la lasciò andare.
“Ho parlato con tua madre…”
riprese lei calma, non poteva dirglielo nel modo sbagliato “…abbiamo deciso che
io vi aiuterò… starò con i tuoi fratelli durante il giorno per permetterle di
lavorare, così tu potrai lasciare il lavoro di notte… ed occuparti solo del
giornale e degli allenamenti”.
Mark era incredulo, sollevato,
ma poi la sua natura prese il sopravvento.
“Non ho bisogno del tuo aiuto..
né della tua pietà! Credi che ti permetterò di entrare nella mia vita? Nella
mia casa?” incalzò lui sarcastico, freddo, quasi cattivo
“…le tue doti da infermiera
concedile solo al tuo Holly!”
Lui continuò così ancora a lungo…
e più parlava, più il silenzio di lei lo irritava. Patty si limitava a fissarlo
senza espressione.
“Hai finito?”… poi fu lei a
spingerlo contro il muro, premendo le mani contro il suo petto, mentre lui gli
aveva afferrato i polsi.
“A me non importa cosa pensi di
me, ne del motivo che mi ha spinto a venire qui da te!” lei lo penetrava con
quel suo sguardo dolce ma sicuro “…Ma ora ci sono e ci resto!!” gridò… “Manca
poco più di un mese alla finale. E se in quella zucca vuota ti è rimasto un
minimo di cervello… sai che questa è la soluzione migliore… Non dovrai essere
tu a sopportare la mia presenza… io starò con i tuoi fratelli. Ed ora lasciami
i polsi e vai a mangiare. Le lezioni inizieranno fra 1 ora”.
Lei si girò si diresse verso la
cesta e andò nel cortiletto retrostante a stendere i panni.
Mark rimase immobile in quel
corridoio guardandosi le mani che l’avevano stretta.
I giorni passavano e qualcosa di
meraviglioso era accaduto. Da quando Patty si era trasferita da loro, la sua
presenza gentile aveva reso allegra quella casa. I bambini si erano affezionati
tantissimo a lei…giocavano, parlavano si confidavano. Lei li amava e li
vegliava instancabilmente quando stavano ancora male. Anche con la mamma di
Mark aveva instaurato uno splendido rapporto. Spesso rientrando a casa lui le
sorprendeva mentre parlavano e ridevano felici. Non aveva mai visto sua madre
tanto a suo agio…
“Mark…? parli del diavolo!”
Patty rise ancora di più accompagnata dalla mamma.
Chissà cosa accade al cuore di
un uomo, quando si accorge dell’importanza dell’aiuto di un amico? Di quanto
sia bello affidarsi ad un altro e lasciare che questo ti ami.. si prenda cura
di te?
I giorni erano passati e Mark si
sentiva felice. Certo, aveva finalmente recuperato buona parte delle sue forze,
ma vi era dell’altro. Qualcosa che gli stava entrando nell’anima e stava
riscaldando quel suo cuore così malandato…
Anche Ed aveva preso l’abitudine
di frequentare quotidianamente quella casa. Mentre Mark era al giornale, lui
faceva compagnia a Patty.
“Sai, Patty, voglio confessarti
una cosa…”
“Dai Ed!!!… Quando fai così il
“serio” mi spaventi!!.. hai la febbre?” gli si avvicinò toccandogli la fronte.
“Dai.. con te non possono fare
discorsi seri.. la finisci di prendermi in giro e mi fai parlare” quasi infastidito.
“Scusa.. Scusa... continua!”
“Patty, sei diventata davvero
una persona importante per me. Credo che tu sia la mia migliore amica!”
“Era questo che mi volevi
dire..? mi hai quasi spaventato!” si sedette accanto a lui e lo guardò
teneramente.
“Sai, Ed non c’è bisogno di
dirselo. La nostra amicizia è molto importante anche per me, anche se non lo
dimostro con le parole. Tu ci sei sempre…ed io spero di essere sempre
disponibile per te nella stessa misura. In queste settimane ho avuto modo di
legarmi a voi due. Ed ho capito che ragazzi meravigliosi siete!! E credo che
l’amicizia che è nata fra noi.. durerà per sempre” e lo abbracciò.
Lui la strinse a se mentre con
una mano le accarezzava la schiena.
Patty la mia per te non è una
semplice amicizia…io ti amo! Lo so… ma posso solo pensarlo, posso solo
sognarlo. Credo che tu sia l’unica cosa bella nella vita di Mark. Ed io non
posso amarti…
“Sai, i miei compagni, i miei
amici” riprese a parlare poggiando la testa sulla sua spalla “…Paul, Bruce,
Benji, Susie.. tutti loro hanno sempre creduto che io fossi l’ombra di Holly…
che il mio amore per lui avesse offuscato la mia volontà..”
Il tuo amore per lui? Allora
lo ami? Tu ami Hutton ?
“.. in realtà loro non hanno
capito molto di me. Ho scelto di diventare manager di una squadra di calcio,
perché amo questo sport. Lo amo, a tal punto, che persino i miei studi sono
diretti a questo scopo. Mi sono iscritta a medicina perché voglio
specializzarmi in ortopedia o medicina dello sport”
“Tu ami ancora holly?” chiese
titubante.
Patty rimase spiazzata da quella
domanda, sentiva che era importante confidarsi sinceramente con lui. In quelle
settimane Ed era diventato davvero il suo migliore amico, avevano
parlato di tutto… della loro vita, della loro storia, delle loro paure, dei
loro sogni… persino dei loro tormenti interiori.
Ed era molto diverso da Mark,
lui riusciva ad esser aperto e sincero con lei, al contrario di Mark che
continuava a barricarsi nel suo silenzio…
“Non so… l’ho amato da sempre.
Avevo appena undici anni e lui è entrato nella mia vita. Da allora non c’è
stato giorno che io non pensassi ad un futuro per noi…”
“Ed ora?” lui voleva sapere.
“Ora… sai io non credo che
l’amore sia qualcosa di astratto. E’ un rapporto, una relazione vicendevole,
qualcosa che si dimostra. Holly deve ancora decidere chi è, cosa vuole davvero
per la sua vita. Io lo capisco.. capisco che lui preferisca rimanere immobile,
senza rischiare, senza agire…. Preferisce cristallizzare tutto in funzione del
calcio. In realtà non so neanche se riuscirà mai a scuotersi… “
“Sono tornato!”
“Mark!”
“Ciao Ed… Patty” Mark le fece un
sorriso bellissimo.
Ed notò quella espressione
felice sul suo volto. Mark era davvero cambiato… anche se lui stesso non se ne
rendeva ancora conto. Quella ragazza meravigliosa gli aveva spalancato nuove
prospettive per la sua vita… lui doveva solo capirlo.
“Hai fame?” disse lei in un modo
così familiare.
“Si, un po’…” Lei si alzò e andò
in cucina. Ed continuava in silenzio a guardare Mark che sembrava essere tanto
rilassato. Tutta quella rabbia repressa sembrava essere dissolta dietro un
sorriso di lei.
Mark l’amava.. si ora lui lo
sapeva.
“Tieni…Mark “ si sedette molto
vicino a lui. Le loro braccia potevano sfiorarsi. Lui continuava ad osservarli
in silenzio… Mark stava combattendo un dura lotta con se stesso per non
ammettere quanto fosse attratto da lei, quanto ne fosse innamorato. Ed capì in
quel momento che il suo più caro amico non avrebbe voluto ammettere i
sentimenti nei confronti di lei, per paura di soffrirne, per paura di rimanere
nuovamente solo… e morirne.
Ma lui sapeva bene che quella
lotta era inutile. In quelle settimane lui stesso si era ripromesso di pensare
a lei solo come amico, solo come quella sorella che non aveva mai avuto.. ma
ogni suo tentativo risultava essere vano… come si può chiedere al proprio cuore
di non amare?
“Mark..
Mark”
“David…
“ Il bambino corse da Mark e lo abbracciò
poi andò da Patty e volle che lei lo prendesse in braccio “…Patty mi dai un
bacio?”
“Lo sai che sei davvero
impertinente?” disse lei mentre lo baciava. David ed Emily si erano finalmente
ristabiliti ed erano tornati a scuola. Solo Lucy, la più piccolina, continuava
ad essere molto grave. I medici non si spiegavano il perché.
David si diresse verso il centro
della stanza.
“Mark lo sai.. oggi abbiamo
fatto lezioni di karatè a scuola… io ero molto forte…”
“ah si!”
“Guarda facevo così.. e così… Io
sono il fratello del grande Mark Lenders… Sono il tigrotto di questa scuola…”
mentre stava ancora parlando cadde di faccia a terra…
Tutti scoppiarono a ridere. Mark
rideva di gusto. Sembrava che il suo cuore traboccasse di felicità.
David iniziò a piangere, allora
Patty si avvicinò lo prese fra le braccia.
“Ehi lo sai che il grande Mark
Lenders non piange mai… Tu vuoi assomigliarli.. si..? bene.. allora basta con
quelle lacrime. Allenati ogni giorno e vedrai che diventerai un campione…
proprio come il tuo fratellone…”
“Si Patty…” lui l’abbracciò
forte e mise la sua testolina sul petto di lei.
Mark guardava in silenzio quella
scena.
Cosa stai provando Mark? Non
reprimere tutto? Datti la possibilità di essere felice con lei?
Emily,intanto si era messa in un
angolo a piangere. Mark notò lo strano atteggiamento della bambina, se qualcuno
le aveva fatto del male, lui l’avrebbe ucciso.
“Emily.. Emily.. che hai? Parla!” Ma
la bimba continuava a piangere..
“Mark così la spaventi…” Patty
li interruppe anche Ed si avvicinò a loro.
“E’ così da quando siamo usciti
da scuola, ma non mi ha voluto dire niente!” disse David anche lui preoccupato.
Patty le accarezzò il viso, le
diede un bacino sulla fronte “Piccola, ascolta… Noi ti vogliamo molto bene… lo
sai?” La bimba annuì “..bene… quando ci si vuole bene, ci si aiuta… tu sai che
puoi sempre parlare con noi…così si comportano le famiglie..”
“Non tutte le famiglie…” rispose
a bassa voce la bambina.
“Che vuoi dire?” chiese Mark
dolcemente prendendola in braccio…
La bimba si asciugò le lacrime
con la manina “Il papà di Lory le ha fatto tanto male!!”
Mark riuscì a farsi raccontare
dalla bambina l’accaduto. Una sua amichetta Lory era stata picchiata dal padre
ed era venuta a scuola piangendo… Mark riuscì a tranquillizzarla e a spiegarle
che il papà di Lory non era una brava persona e che avrebbe pagato per ciò che
aveva fatto. Così i bambini andarono felici a giocare in cortile.
“Che hai Patty?”… Ed aveva
percepito qualcosa di strano, mentre la piccolina parlava. Patty era diventata
pallida, quasi tremava… quasi piangeva. Lui si avvicinò, stava per mettere la
mano sulla spalla, quando lei si scansò terrorizzata.
Mark non capiva il cambiamento
di Patty… E si fece avanti, ma Patty li anticipò.
“Scusate ragazzi… credevo che
certe cose non facessero più male…” si diresse verso il tavolo e si sedette e
riprese a sorseggiare il the. I due la raggiunsero e si sedettero accanto a
lei.
Il silenzio sembrava loro
rompere i timpani.
Può il silenzio essere così
fastidioso…?
“Anch’io… anch’io ho subito le
molestie di mio padre…” Patty tremava un po’…
I due ragazzi avevano di fronte
a loro un’immagine di lei inedita.
“Tu credi che il passato sia
ormai sepolto, ma poi basta un niente, una voce, per far tornare alla memoria
tutti i tormenti di una vita” i ragazzi riuscivano perfettamente a comprendere
cosa lei volesse dire. Forse per questo, lei stava confessando loro quella brutta
esperienza. Lei non ne aveva parlato mai con nessuno… ma sapeva che Ed e Mark
l’avrebbero compresa.
“Io ero molto piccola avevo 10
anni, mentre mia sorella ne aveva 13. Mio padre…” Ed le prese la mano per
incoraggiarla a continuare
“..mio padre entrava in camera
nostra, ci obbligava a spogliarci e ci toccava, per nostra fortuna si limitava
solo a toccarci…” le lacrime amare di una vita iniziarono a rigarle il viso.
I due ragazzi erano impietriti.
“Tutto questo è durato 1 anno.
E’ stato orribile… Per questo avevo deciso di vestirmi da ragazzo. Non
sopportavo l’idea di essere una ragazza, se io fossi nata maschio, lui non mi
avrebbe fatto … tutto quello… Poi una sera stava andando oltre con mia sorella,
il suo fisico era già quello di una ragazza.. ma lei riuscì a scappare. Mia
madre scoprì tutto… Ma tutto era compromesso ormai… Lei non aveva visto il
nostro dolore.. o aveva preferito ignorarlo e noi la odiavamo. Lui fu
arrestato… credo sia morto!!! Io e mia sorella stiamo state allevate da mia
nonna…”
Fra di loro calò il silenzio…
poi lei riprese la sua espressione di sempre e serenamente
“Grazie! Per avermi ascoltato e
per non aver detto nulla!” Si alzò e andò via.
Cosa avrebbero potuto dire?
Quando
il dolore è molto forte, quando le ferite sono così profonde, non ci sono
parole che possono riuscire a consolare. Non ci sono frasi da dire o gesti da
compiere. Si può solo essere lì, presenti, con tutto il proprio affetto, con
quella presenza che ti ridona un po’ di fiducia nel domani.
- continua -