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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
Lacrime mai versate
By Sheria
Capitolo II
Un
dolce risveglio
Mark sentiva i raggi del sole
riscaldagli il viso e una dolce sensazione di pace invadere quel corpo stanco,
privato delle sue energie.
Aprì lentamente gli occhi. Il
sole gli impediva una corretta visuale, ma piano piano i contorni di quella
stanza si fecero nitidi.
Lui era sdraiato in un letto
morbido e caldo… Non riposava così da giorni. Sentiva su di se un dolce peso… E
la vide.
Vide Patty Gatsby, la manager
della New Team, beatamente addormentata, seduta al suo fianco con la testa
appoggiata sul suo petto. Con una mano gli teneva stretta la sua, mentre
nell’altra mano stringeva una pezza bagnata con la quale, probabilmente,
l’aveva curato per tutta la notte.
“Che bella!” pensò così
fugacemente che non si rese nemmeno conto del suo stesso pensiero.
Quasi mai si lasciava andare a
delle emozioni.
Lei avvertì il corpo di Mark
muoversi leggermente e si svegliò.
Rimasero in silenzio per qualche
istante, fissandosi intensamente, nessuno dei due aveva intenzione di abbassare
lo sguardo, né di lasciare che le loro mani si sciogliessero.
Come mai quella ragazza non
aveva paura di sostenere il suo gelido sguardo? Perché ora non riusciva a
parlare?…
“Dove mi trovo? Cosa è
successo?” chiese Mark inespressivamente.
“Me lo devi dire tu … mio caro
Mark?” Si stiracchiò lei e gli sorrise.
La voce… quella voce… era quella
del suo sogno. La voce di Patty era la voce che lo aveva risvegliato da
quell’incubo terribile!!
“Ti ho trovato in giardino.
Stavi litigando con Holly.. credo!!…” si avvicinò al suo viso e quasi
ammonendolo “…le vostra urla rischiavano di svegliare tutto l’albergo!” rideva
spensierata “…sono scesa per bastonarti per quel macello!! ma ti ho trovato
ferito e con la febbre molto alta… così ti ho portato qui”.
“Non eri tenuta a farlo!!” con
il suo solito tono.
“No.. non mi ringraziare! non
devi.. figurati per così poco!!” il suo tono era sarcastico ma non acido, aveva
quella punta di dolcezza, quel fare divertito ma senza malizia, non voleva
prenderlo in giro… “Comunque non ti preoccupare fra poco arriverà Ed!”.
Si alzò dalla sedia si avvicinò
a lui e gli mise la mano delicatamente sulla fronte…
“Ma che fai!!” cercò di
evitarla.
“La febbre si è abbassata ma non
del tutto… ora… vediamo la ferita al braccio.”
Lui si guardò il braccio e si
ricordò della lite con Holly, per la rabbia voleva colpirlo, ma non vi riuscì,
finendo contro la staccionata che delimitava il giardino, ferendosi.
“Non è nulla! E’ una
sciocchezza!!” fece lui stizzito, si era sempre curato le ferite da solo. Ferite
ben più gravi e profonde di questa… non era capace solo di curare quelle
laceranti della sua anima.
“AHHH! Ma sei impazzita!!??”
“Oh!!… a quanto pare sei umano?”
gli rispose lei divertita e sarcastica, mentre gli stringeva la ferita, poi
addolcendosi immediatamente “… non fare lo sciocco, voglio solo disinfettarla e
medicarla bene! Sono una manager di una squadra di calcio e sono abituata a
vedere ferite di questo tipo… dai lasciami fare!”. Così fece.
Lui la guardava mentre gli
disinfettava il braccio…
“Mark, come mai sei venuto qui
al nostro ritiro?”
“Non ti preoccupare!! Non ho
fatto nulla al tuo Holly!!” rispose lui arrogante e presuntuoso come al solito.
Era convinto che in fondo lei volesse solo sapere di Hutton.
“Non hai risposto alla mia
domanda?” continuò lei calma, stupendolo. Non era per niente infastidita della
sua allusione.
“Dovevo assicurarmi di una
cosa…!”
“E’ un segreto?” continuò lei
divertita.
“No! Volevo sapere se avrebbe
giocato la finale!”… ma perché le sto dicendo tutto questo? Si chiese Mark. Era
sorpreso nel vedere che quella ragazza era interessata sinceramente a lui.
“Dai Mark riposa un altro po’.
Ed non arriverà prima di un paio d’ore e ti farà bene qualche ora di sonno. Io
vado a prepararvi la colazione”. Lui non fece in tempo a reagire che lei era
già uscita dalla camera da letto.
“ED WARNER!!! Che ci fai tu
qui??” Bruce accolse malamente il portiere della TOHO. Tutti i ragazzi della
New Team che erano scesi nella hall per la colazione, erano stupiti della
presenza del loro avversario… Solo Holly sembrò non curarsene, forse l’aveva
collegata all’incontro del giorno prima con Mark.
“Sei venuto a spiare i nostri
allenamenti?” continuò incalzandolo Harper
“ED!!!” una voce suadente
interruppe quel momento di tensione. Ed era già pronto a rispondere per le rime
a quello sbruffone, ma la sua attenzione si diresse verso quella voce. Patty si
avvicinò al portiere della Toho e lui rimase senza parole nel vederla. Era
ancora più bella di come la ricordasse. Non la vedeva dall’ultimo incontro
della nazionale dell’anno prima e già allora l’aveva colpito… ma ora! Era
bellissima!! Quei capelli castani mossi e lunghi, l’incarnato pallido come la
luna e fresco come la seta.. le labbra carnose e colorite, il fisico statuario,
perfetto, che persino una tuta riusciva ad esaltare, e quegli occhi grandi ed
espressivi. Tuttavia anche lui rimaneva, soprattutto, affascinato dalle sue
movenze, inconsapevolmente sensuali, pericolosamente attraenti.
“Ciao Patty”
“Vieni andiamo!!” lo prese per
il braccio…
Tutti erano ammutoliti nel
vedere quella scena… Patty che si allontanava con Ed e si dirigeva verso la sua
stanza.
Nei cuori di alcuni di loro, che
avevano sofferto per un amore mai espresso e si erano rassegnati nel perderla
in favore del loro capitano, vi era oltre allo sconcerto anche una forte
amarezza e senso di frustrazione.
Paul guardava Holly, il quale
come al solito non le degnava della attenzione che invece meritava… e si
avvicinò a lui… basta ora…
“Stai attento Holly! La tua
indifferenza potresti pagarla a caro prezzo! Potresti accorgerti troppo tardi
di cosa puoi perdere!” ma Holly non si scompose davanti all’aggressività di
Paul.
“Ed accomodati. Scusa
quell’idiota di Bruce. E’ un caro ragazzo… ma sembra che stacchi il cervello
dalla lingua… certe volte!!!” risero.
Ed non riusciva a smettere di
fissarla. Aveva su di lui un potere magnetico… cosa lo affascinava in quella
ragazza? Cosa la rendeva speciale? Si sedettero e lei gli verso del the.
“Mark è stato molto male
stanotte! Ma ora sta meglio! Credo che riposi ancora…” il suo tono pareva
preoccupato “Dimmi come mai è ridotto in quello stato?”
“Che intendi dire?” rispose Ed
vago.
“Non fare così.. Ed!! Lo sai!
Non sta così male perché ha litigato con Holly. Il suo fisico è tirato al
limite! E non certo per gli allenamenti… Mi dici cosa è successo, per favore?”.
Ed sentì che si poteva fidare di
lei. Lui aveva avuto modo di conoscerla meglio l’anno prima ed aveva notato che
lei non era una persona calcolatrice od egoista. Si ricordò di come l’avesse
aiutato durante gli allenamenti quando si ferì alla mano… di come volesse
davvero essere una amica sincera con loro... tutti loro.
…E poi avvertì una strana
sensazione… sentiva di doverla rendere partecipe della vita del suo amico…
“Ok! Ti racconterò tutto.. ma
non farne parola con Mark. Mi odierebbe! Il mese scorso i suoi fratellini si
sono ammalati gravemente. I medici all’inizio non riuscivano a capirne
l’origine.. poi dopo vari accertamenti si scoprì che erano affetti da una grave
malattia respiratoria, una specie di polmonite. Hanno bisogno di cure continue.
La mamma di Mark è costretta ad assisterli notte e giorno ed ha dovuto prendere
una aspettativa dal lavoro. Mark è costretto a lavorare di notte per non
perdere gli allenamenti e la borsa di studio…”
“Non dorme da un mese?” incalzò
Patty.
“Non può rinunciare agli
allenamenti.. tu non puoi capire!” Ed guardò il the fumante e si rese conto di
quanto fosse gradevole la sua compagnia. Lo rilassava.
“Invece io capisco!!” rispose
lei secca.
Si alzò e si diresse verso la
camera da letto. Mark si era alzato, stava ammirando il paesaggio fuori dalla
finestra dandole le spalle. Lei arrossì vistosamente nel vederlo a torso nudo,
ma nessuno dei due lo notò… “per fortuna” pensò lei.
“Tieni una camicia pulita. La
tua si è sporcata di sangue. Vedo che stai meglio? Ma dovresti farti vedere la
ferita… potrebbe infettarsi”.
“Non credo di averne bisogno…
comunque grazie!!”.
Ed non riusciva a credere alle
sue orecchie Mark stava ringraziando qualcuno per l’aiuto datogli!
“E di che…?? Ho fatto un po’ di
allenamento .. signor peso-piuma!!” e si toccò i bicipiti.
Warner capì che Patty lo aveva
portato di peso fino alla sua stanza. Non doveva essere stato facile visto il
corpo robusto di Mark e quello esile di lei.
Patty si fece seria tutto ad un
tratto e gli disse seccamente:
“Comunque farai come dico io..
!!! Ora Ed ti porterà all’ospedale del villaggio. Lì ti farai medicare con un
disinfettante indicato per quei tagli…”.
“Non accetto ordini da te!”
rispose furente per il modo così autoritario con cui l’aveva trattato. “Credi
che quel tono mi spaventi, Mark?” continuò calma e decisa “…Tu seguirai il mio
consiglio perché sai che è giusto. Ed ora vieni a fare colazione!”.
Mark non era riuscito a reagire
prontamente come al suo solito.
Sembrava che la decisione con
cui lei gli si era rivolto, aveva avuto l’effetto sperato. Mark fece
esattamente come lei aveva detto.
Si sedettero in cucina insieme
ed iniziarono a mangiare. Patty si allontanò dopo averli serviti.
Fra i due amici scese un
consapevole silenzio, non era necessario rendere palese i loro pensieri.. si
capivano lo stesso… Ed, Mark e Danny erano come fratelli.
“Mark stai bene… davvero?”
chiese Ed preoccupato.
“Ora va meglio… avevo bisogno di
dormire, lo so!” disse lui rassegnato, sapeva di non avere alternative. Perdere
due/tre mesi di allenamento avrebbe pregiudicato la finale.
“Era buona?” li interruppe lei
candidamente…
“Si molto .. grazie!!” rispose
Ed ancora ammirato dalla sua grazia.
“Tieni Mark… questo è per te! Sono
delle cure ricostituenti”.. lui si irrigidì, lei capì il suo disagio e continuò
rassicurandolo, poggiando la sua mano affusolata sulla sua spalla.
“… dopo aver avuto la febbre
così alta il tuo fisico, sebbene molto forte, ne ha risentito. Se vuoi continuare
ad allenarti con i soliti ritmi, ti conviene prenderle”.
Lei sapeva di mentire… quella
forte cura non era per lo stato febbrile, ma per riuscire a restituirgli un po’
di quell’energia persa in quelle difficili settimane.
Ed capì le intenzioni di lei e
la lasciò fare. Mark sembrava non rifiutare le attenzioni che Patty gli
prestava, forse quella ragazza era riuscita dove altri avevano fallito.
“Sono esausta! Mi conviene fare
un pisolino… ma la squadra.. gli allenamenti.. o mio dio!! sono in ritardo!”
scese velocissima “Eccomi! Eccomi ragazzi!! scusate per il ritardo!”.
Il clima non era affatto
disteso, tutti continuavano a pensare alla visita di Ed Warner e non riuscivano
a capire cosa fosse successo fra lui e Patty… ne erano ancora turbati.
“Che sono quelle facce?
Muovetevi… non abbiamo tempo da perdere” li ammonì lei.
“Muoviamoci” confermò Holly con
il suo solito distaccato sorriso.
La giornata continuò secondo la
tabella di marcia. E la sera ripresero il treno per tornare a casa.
La notte prima non aveva chiuso
occhio e neanche in treno era riuscita a riposarsi... mentre percorreva il
viale verso il suo appartamento, le tornarono in mente le parole di Ed… la
stanchezza di Mark e si sentì triste… non sapeva il perché, ma non le aveva
fatto piacere vederlo così ferito, stanco ma soprattutto infelice.
I suoi pensieri furono
interrotti dalla vista di qualcuno che
l’aspettava sotto casa.
“Che succede.. Ed che ci fai qui? Mark sta male?” chiese in ansia.
“No! Non sta male… ma è di lui
che vorrei parlarti!”. Ed era visibilmente nervoso.
“Entra dai che ti offro qualcosa
da mangiare!” lo pregò lei.
Entrarono e si sedettero. Patty
abitava in un monovano attiguo al college che ospitava la New Team. Tutti i
membri della squadra si erano iscritti alle diverse facoltà di quel college,
compresa lei. Il suo appartamento era molto piccolo, ma curato nei dettagli. Vi
erano numerosi oggetti di stile etnico, si sentivano profumi speziati e
predominavano colori caldi e rilassanti… oltre a quella gradevole fragranza di fiori.
“Un dolce rifugio dal mondo”
pensò lui.
“Dai… Ed dimmi .. cosa ti
preoccupa? Te lo si legge in faccia!”
“Patty… io non so… io… ok allora
te lo dico. Non ho molto da perdere. Ascolta per me Mark è come un fratello.
L’unica persona che mi è stata vicino durante il periodo più difficile della
mia vita, mi ha aiutato contro mio padre. Mi ha sostenuto nella mia scelta di
diventare giocatore professionista. Lui mi è stato accanto. Ma io non ho mai
potuto ricambiare degnamente il suo aiuto…” sospirò “…perché Mark non chiede
mai aiuto a nessuno… ne permette a nessuno di aiutarlo, nemmeno a me che sono
come un fratello per lui!… Il fatto è che… insomma io credo che ne abbia
davvero bisogno in questo momento!!!” disse tutto d’un fiato
“Sembra sempre più l’ombra di se
stesso… e non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico… Ha bisogno
di lasciarsi andare, di acquistare un po’ di tranquillità…”
Patty lo ascoltava
seriamente… “Che dovrei fare io?”
sapeva che lui era lì per questo.
“E’ questo il punto… io non lo
so… so solo che sino ad oggi non avevo mai visto nessuno tenergli testa nella
vita privata come hai fatto tu stamattina. Lui si maschera, si protegge dietro
quella sua caparbia forza… ma tu sei riuscita a farlo ragionare, a farlo
calmare. Io non so davvero cosa puoi fare per lui.. sono confuso anch’io…
scusami!!”.
Le lacrime iniziarono a solcare
il viso di Ed che immediatamente abbassò lo sguardo, vergognandosi di quel
momento di debolezza.
“Ho capito...” rispose lei… “..
ma ora stai calmo!” si fece guardare negli occhi e gli sorrise.
“Non volevo lasciarmi andare … perdonami!!!”
“Voi uomini tutti uguali… guarda
che non è una debolezza piangere!!” disse cercando di farlo rilassare e ci
riuscì “.. dai rimani a cena!”.
Trascorsero una gradevolissima
serata. Lei gli chiese della sua vita, degli studi universitari, della TOHO.
In una vita così accelerata,
dimentichiamo quanto sia bello chiedere semplicemente ad amico di se, della sua vita.
Prendersi il tempo per fermarsi
e guardare all’altro… averne cura…
Non aver paura di sprecare
attimi per ascoltarlo.
- continua -