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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
Lacrime mai versate
By Sheria
Capitolo I
Il
tempo è passato
Ci sono momenti della vita di
ciascuno, dove tutto di te viene messo in discussione, tutto si gioca in modo
assurdo nello svolgersi di eventi che in un certo senso possiamo, speriamo, di
controllare o semplicemente subiamo.
Ti ritrovi a pensare che la tua
vita non sia altro quella che altri hanno deciso per te… o quella che il
destino ha preparato, ma che stancamente tu non vuoi mutare, analizzare,
capire… o infine ti abbandoni a giorni che si susseguono ritmicamente, credendo
che null’altro oltre quello ti sia dovuto.
Poi meravigliosamente qualcosa o
qualcuno irrompe…
ti stupisce, ti tormenta, ti fa
vivere o ti fa morire.
Li vedi.. sono i volti di coloro
che ti porgono la mano… che ti colpiscono… che ti aiutano… che ti feriscono…
che ti abbandonano… che ti amano..
Ognuno di questi volti ha un
significato preciso in questo itinerario personale verso la felicità… Ognuno di
loro lascia un segno nella tua storia.
Ma tu sei spettatore passivo o
volontà preminente? li guardi o li fuggi? interagisci o rimani immobile? Spetta
a te! Solo a te stesso… decidere, vivere, morire, sognare…
Ed il resto della vita dipenderà
da ciò che in quell’istante scegli …
“Mark…Mark ti prego..
ascoltami…”.
La piccola Maki era diventata
davvero una splendida ragazza. Una lunga chioma fluente, un corpo agile e
seducente, ed uno sguardo vivo e trasparente, che non riusciva a mascherare il
grande amore verso Mark Lenders… Lui il forte, inespugnabile, arrabbiato
capitano della TOHO.
“Mark ti prego ti distruggerai..
così”. Lui pareva ignorarla, mentre continuava a camminare verso il campo di
calcio.
Lei era stata fra le poche
persone a cui Mark aveva permesso un seppur minimo contatto…
Si poteva dire che, nella sua
vita, non avesse nessun altro affetto eccetto la sua famiglia. La famiglia di
cui si era preso cura sin da bambino… l’unica cosa vera in un mondo difficile,
fatto di povertà e di indifferenza.
La morte del padre aveva segnato
profondamente il destino di questo giovane uomo, che prematuramente aveva
dovuto assumersi un ruolo ed una responsabilità più grande di lui… ma che con
coraggio e forza non aveva rifiutato.
Tuttavia le lacrime mai versate
non potevano non lasciare un segno doloroso nel suo cuore… una scia di silenzi,
pianti soffocati, bisogni irrealizzati. Si era volutamente e forzatamente
richiuso in una gabbia fatta di orgoglio e solitudine… di rabbia…un cuore pieno
di rabbia.
Quel cuore che a lui sembrava
assomigliare sempre più ad una tomba… non pulsava, non gemeva, non chiedeva…
batteva regolare…batteva regolare… batteva solo regolare!!
L’unica parvenza di una vita
felice, un’illusione trasformatisi in realtà, un anelito divenuto la sua
professione, gli veniva dal suo grande amore… il calcio.
Una passione travolgente che gli
aveva permesso di non morire schiacciato dalla sua sofferenza… l’unica ragione
che lo mantenesse ancora vivo, che gli aveva dato uno scopo per lottare,
regalandogli un sogno… diventare forte… il più forte.
Per il calcio aveva sacrificato
tutto e continuava a farlo…
“Maki ho da fare!!! Non ho tempo
da perdere” le rispose freddamente.
Lei si sedette affranta. Sapeva
bene che il suo rapporto con Mark non poteva essere nulla di diverso da questo.
Lui non le aveva mai concesso di entrare nel suo mondo… scoprire i suoi pensieri,
le emozioni profonde… quelle le teneva gelosamente nascoste sotto quella
corazza gelida… non le aveva mai dato la possibilità di amarlo e di essere
riamata.
E paradossalmente, persino, nei
brevi momenti di passione, in quei baci e carezze strappati al suo dolore, lei
percepiva ancora di più la sua distanza.
Mille volte Danny le aveva detto
di non continuare così, di non illudersi. Lui ed Ed erano i suoi unici amici,
lui probabilmente li considerava come la sua famiglia ed è per questo che solo
loro erano riusciti a comprenderlo meglio… a stargli vicino.
Danny non voleva ferirla,
ammonendola sul futuro impossibile della loro storia, ma sapeva bene che il
cuore del suo capitano non era pronto all’amore… e forse non lo sarebbe stato
mai!!
“Io non posso continuare così…
credevo che le briciole di attenzione che lui mi concede mi sarebbero bastate,
ma mi rendo conto che.. che non è così… non riesco…” si diceva fra se
tormentandosi tra l’amore per lui ed il vuoto della sua vita, mentre lui
continuava a guardarla con quello sguardo per lei misterioso… inperscrutabile.
All’improvviso reagì come non si
sarebbe aspettata…
“La tua fatica è inutile…
Mark”.. lo diceva tenendo lo sguardo chino ma con la voce sarcastica.. voleva
ferirlo… sì… voleva vendicare la propria sofferenza “…Hutton non ci sarà per la
finale…!”
“Che dici..!!” Mark si
innervosì… ecco una luce.. una espressione.. che gli ricordava di essere vivo
“Parla... Maki.. che dici??”
“Hutton tornerà in Brasile per
il ritiro…”
“Non dire sciocchezze…!!”
“E’ così!! Quasi sicuramente lui
non disputerà la finale con la New Team.. perché Roberto vuole prepararlo in
Brasile per la sfida che voi, con la nazionale, dovete disputare contro la
Corea del Nord! La partita Giappone - Corea è troppo importante.. dovete
essere…”
“Basta!!!!… No! non è
possibile..” e corse via
“Patty! Patty!”
“Paul dimmi.. ma ti sembra il
modo di correre così...?” lo disse con un tono deciso ma che emanava una
dolcezza e sensualità fuori dal comune.
Come era cambiata la loro
manager? Lei era stata con loro da quando aveva 11 anni. Una piccola ragazza
dal caratteraccio forte ed impulsivo, una ragazza che si vestiva da uomo… un
maschiaccio forte e pieno di vita.
Col tempo tutto questo era
cambiato. Lei era sbocciata come un fiore davanti ai loro occhi increduli. Era
diventava una ragazza bellissima, sensuale, forte e generosa… ma soprattutto
dotata di una intensità e di profondità d’animo uniche.
Li aveva accompagnati, curati,
sostenuti amati.. tutti loro…
Certo, lei era sempre stata innamorata
di Holly, ma era riuscita a trasmettere il suo affetto ad ogni membro di quella
squadra… persino all’enigmatico Price.
Paul arrossì nel vedere quei
grandi occhi color nocciola fissarlo… Lei sembrava riuscire, con quel suo
sguardo penetrante, a leggere l'anima dei suoi interlocutori… sembrava
trapassarlo da parte a parte.
“Scusami.. Patty…” abbassò lo
sguardo. Lui, Paul Diamond, l’idolo delle matricole, il rubacuori, che passava
da una ragazza all’altra senza troppi problemi nè scrupoli, era impacciato ed
imbarazzato nel fissarla negli occhi “…mi sento proprio ridicolo!” si diceva
fra se
“…mio dio.. però quanto è
bella!”.
“Dai... dimmi” gli mise una mano
sull’avambraccio e lui avvampò.
“Senti, Patty, se fai così... io
non ci riesco..” i due scoppiarono a ridere come bambini.
Era quella la sua forza, lei
riusciva a leggere i cuori di quei ragazzi, sapeva come smuoverli, come
cambiarli, come crescerli… e tutto questo in modo inconsapevole. Non si era mai
accorta del potere che aveva sugli uomini, quella attrazione pericolosa che
innescava con dei semplici gesti, con solo degli sguardi e sorrisi… sinceri.
“Volevo solo avvisarti che
l’orario della partenza è anticipato, partiamo fra 1 ora…”
“Ok.. Paul… vado a preparare le
attrezzature e ad avvisare Susie”.
Il treno era partito già da un
paio d’ore. Paul ripensava ancora all’incontro della mattina con la loro
manager. Il cuore gli batteva forte ed accelerato se solo ripensava a quel
leggero tocco. Patty era davvero bella… probabilmente sarebbe stata la sola a
fargli perdere la testa. Con lei non era neanche possibile immaginare la storia
di una notte.. perché una volta posato un bacio su quelle labbra morbide, lei
avrebbe incatenato qualsiasi uomo.
Lei era sempre stata innamorata
di Holly.. solo per questo lui, come tanti altri della squadra, avevano deciso
di non tentare nemmeno di amarla, ne avrebbero sofferto. Tutti avevano scelto
di starle accanto come una sorella, una amica, una manager, un sostegno e
null'altro, tuttavia Paul continuava domandarsi come facesse Holly a rimanerle
indifferente.
Lui era davvero un mistero,
possibile che non gli importasse? Era evidente l’amore che lei provava da
sempre per lui, ma lui non sembrava ricambiarla, ne accorgersene. Paul si
accorse di provare una inaspettata rabbia nei confronti del suo capitano. Un
compagno leale, un amico sincero.. ma … perché doveva ferirla?
“Che bello andiamo a Matsumoto…
sono contenta che abbiano scelto quel posto per questi due giorni di ritiro…
farà bene a tutti l’aria di montagna!!” pensò Patty allegra…
Il viaggio era stato stancante e
i ragazzi si sistemarono nelle loro stanze. Patty era felice di vedere come la
stanza di un anonimo albergo la rispecchiasse. Era un po’ come lei.. semplice,
discreta, tuttavia accogliente e curata nei particolari. Vi era una piccola
zona pranzo con un cucinino e la camera da letto… e poi dei fiori… e profumi di
incensi.
“Un bagno.. un lungo bagno
caldo!!!” E’ questo che mi ci vuole…”
La notte era calata. Lei si era
abituata ad andare a letto molto tardi per via degli esami e quella abitudine
faceva ormai parte del suo stile di vita, così ne approfittava per leggere o
scrivere o disegnare… quella sera, però, voleva solo divenire parte di quella
fiorente natura.
Si preparò un the caldo e andò
sul terrazzino della sua stanza. Si affacciò al balcone… chiuse gli occhi ed
iniziò a respirare l’aria fresca e pungente di quel paesaggio montano, l’odore
di terra e dell’acqua la inebriavano. Si sentiva in pace… Guardò in alto e vide
delle stelle bellissime, il cielo era limpido e quella notte buia era
rischiarata dalla luna piena che illuminava tutto il sottostante bosco e
sembrava parlare di amore.
All’improvviso fu richiamata da
delle voci.. urla.. una lite pensò. Si accorse che nel bosco vi erano due
persone… “ma è Holly!!”
“Devi esserci Holliver… non
puoi farmi questo! Tu non sai cosa ho sacrificato per questo incontro”. Era una voce arrabbiata, sembrava di conoscerla “Non
ti preoccupare ci sarò!”.
Scese di corsa, si era
preoccupata. Quando arrivò Holly era andato via… l’altra figura era ancora lì,
ansimante, di schiena… sembrava aver lottato contro il mondo intero ed ora era
sfinito.
Si avvicinò verso di lui… pochi
passi.. solo pochi passi…Si girò. Era Mark Lenders…
“Che ci fai tu qui?” chiese
sorpresa.
Mark era sudato. Sembrava
distrutto. Aveva il colorito di un rosso fuoco… e tremava. La guardò negli
occhi intensamente.
Lei capì che stava molto male e
che in quello sguardo vi fosse una tacita richiesta di aiuto, ma che moriva
sulle sue labbra… non sarebbe mai stato capace di chiedere aiuto a nessuno!!
Lei, sebbene avessero avuto modo
di frequentarsi da quando era diventata accompagnatrice della nazionale, si
rendeva conto che non conosceva molto di lui, così chiuso in se stesso… così
fastidiosamente arrogante. Tuttavia in quello sguardo vide una profonda
tristezza ed un dolore mai espresso.
“Che c’è Mark? Non stai bene?”
gli si avvicinò dolcemente e gli toccò la fronte “ma tu scotti, avrai la febbre
altissima..”. Mark sorrise, guardandola intenerito e poi svenne fra le sue
braccia.
“Mark!! Mark!! rispondimi” sentì
il corpo di lui appoggiarsi al suo. Lui era molto più alto e più robusto. Aveva
dei muscoli molto sviluppati.
Stranamente, per essere un
giocatore di calcio, aveva le spalle segnate, i pettorali e gli addominali
scolpiti, e soprattutto delle forti braccia…
“Chissà quanti allenamenti fai..
Mark..eh?” bisbigliava lei mentre cercava di sorreggerlo e portarlo in camera
sua. Era troppo tardi per cercargli un’altra camera o chiamare l’assistente.
Lo sdraiò sul suo letto, poi
vide che la sua camicia era sporca di sangue. Si era ferito ad un braccio e
perdeva molto sangue. Gli tolse la camicia. C’era un taglio profondo
all’altezza dei suoi bicipiti.
“Mark Lenders… se hai fatto a
pugni con Holly ti uccido” sorrise, mentre gli accarezzava il viso. Non capiva
il perché, ma vederlo lì inerme, ferito, le ispirava tanta tenerezza.
Era sicura che molte cose di
Mark le erano sfuggite. Era sempre stata brava a giudicare le persone, ma con
quel ragazzo aveva sempre avuto grosse difficoltà. “Da cosa ti nascondi Mark?”.
Gli curò la ferita, gli diede
delle medicine e lo coprì delicatamente con le coperte.
“Pronto Tempio Shingau… salve
senta… vorrei parlare con il signor Ed Warner lo so che è molto tardi! Ma la
prego è una cosa urgente… si… gli dica che sono Patricia Gatsby”
“Si… pronto. Patty… sei tu? Ma…
cosa?? Mark?? cosa gli è successo?… d’accordo.. domani mattina presto sarò lì..
grazie Patty”
Mark delirava dalla febbre alta.
Era in preda agli incubi… e ripeteva ad alta voce
“Hutton non puoi non esserci
dopo tutto quello che ho fatto.. Emily…David…Lucy mamma…dottore... non
lasciatemi solo”. Continuava a ripetere quella frase, agitandosi e dimenandosi…
“Non lasciatemi solo! Non lasciatemi solo!
“Mark ti prego calmati…” Patty
cercava di calmarlo. Lo accarezzava dolcemente, gli posava la pezza bagnata sul
viso cercando di fargli abbassare la febbre.
“Che ti succede Mark…?”
No…!!! La finale l’ho persa!!… Holly perché non sei
venuto?… ma dove sono?… Mark
era in città desolata non c’era nessuno…
correva… correva… correva da una parte all’altra. Sentiva un odore
orribile… un tanfo di morte.. ma quella era la sua casa… mamma... Emily… David…Lucy… dove siete.. loro lì morti..
scheletri.. no!!! Non potete lasciarmi!!! No! Sono finito… Non c'è nessuno!!!
No!! Non vi prego non lasciatemi… non lasciatemi solo… sono solo… solo.. solo… poi all’improvviso un profumo di
vaniglia e di pulito, di mare e di cielo… Era sulla spiaggia, dove andava a
fare gli allenamenti per preparare il suo colpo micidiale ed iniziò a sentire
una voce dolcissima, carica di energia e di calore…“Non preoccuparti Mark non
ti lascerò mai da solo… Io sarò sempre con te!”…Chi
sei?… dove sei?
“Non ti
lascerò mai da solo!!!”
“Non ti
lascerò mai da solo!!!”
“Non ti lascerò
mai da solo!!!”
“Non ti
lascerò mai da solo!!!”
- continua -