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Dragon Ball, Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.

Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa…

 

UN IMPERDONABILE ERRORE

By Neve83

 

Terza parte

 

 

“Sembri agitata…Sicura di stare bene?!?”

La donna accese nervosamente una sigaretta continuando a tormentarsi le piccole dita…

“Senti…Parliamone in privato, ok? Preferisco!”

Goku era un po’ confuso. Lui non era esattamente un’aquila, ma la situazione non gli sembrava promettente:

Bulma…che lo veniva a cercare…all’improvviso…da sola…e a quell’ora?

STRANO DAVVERO!

La portò nella piccola capanna in cui si era insediato da quando era sull’isola.

Non degnarono di uno sguardo gli indigeni che, dal canto loro, non avevano staccato un attimo gli occhi di dosso alla celeste visione fuoriuscita dal singolare aggeggio volante.

I corti capelli di cielo fluivano leggeri alla tenue brezza primaverile scivolandole d’avanti agli occhi.

Presto i due amici erano spariti al di là di una porta di paglia.

 

Goku la fece sedere, aspettando che si decidesse a parlare…

A testa china, la donna, sembrava concentrata nella contemplazione delle unghie.

Poi lo notò: un leggero sussultare di quelle spalle delicate palesò che il pianto era tornato a invadere due occhi azzurri.

Sollecito l’uomo le si avvicino, abbracciandola delicatamente, infondendole il calore che solo una stretta fraterna sa trasmettere: perché se Bulma non era stata una sorella maggiore, ci era stata molto vicina…

Era terribilmente curioso di sapere cosa fosse successo alla sua più cara amica, ma ebbe la delicatezza di attendere che si calmasse. Infine…

“G…Go…Goku...ho...fa..tto...u..na..cosa..o..rribile...!”

 

*******************

 

ORA SI CHE COMINCIAVA A CAPIRCI QUALCOSA!!!

E se la sua amica non fosse stata tanto disperata, sarebbe esploso in una delle sue allegre risate:

VEGETA CON UN’ALTRA DONNA!?!

Quell’ORSO?

Di certo il suo aspetto non gli avrebbe creato problemi in quel senso, ma il brutto carattere che si ritrovava, misto ad una ritrosia quasi adolescenziale, era di certo uno scoglio insormontabile!

Inoltre si vedeva lontano un miglio (malgrado i goffi tentativi di occultarlo), che il beneamato principe stravedeva per la sua aggressiva terrestre dal crine di cielo.

E, in circostanze normali, quella pur violenta sfuriata di gelosia, sarebbe stata facilmente superata una volta chiarite le cose.

Se solo non ci fossero state quelle parole…

Certo Bulma era temuta per quel suo carattere ‘esplosivo’e l’impulsività era parte integrante della sua indole combattiva…

ma le parole che la sua  rabbia aveva vomitato avrebbero annientato uno spirito ben più saldo di quello del principe,

giacché era noto Vegeta dissimulasse dietro l’apparente forza e sicurezza, un animo in realtà fragile come il cristallo.

Ma i biasimi erano inutili…e avrebbe fatto tutto ciò era in suo potere per aiutare la ‘strana coppia ’ ……

…probabilmente Vegeta soffriva ancor più della donna singhiozzante che stringeva al petto…

 

******************************

 

Alfine si calmò.

L’uomo la teneva ancora stretta carezzandole piano i capelli…

“Ti prego aiutami…tu puoi trovarlo,lo so che puoi farlo…”

“Bulma ..ascolta, forse è meglio asp-…”

“NO! Non posso rimandare! Forse…forse non mi perdonerà…Ma devo provarci, deve sapere che non pensavo quelle parole…che non potrei mai odiarlo..”

liquidi cristalli a fissare i limpidi occhi di brace del guerriero..

Probabilmente era un gesto avventato. Forse avrebbero dovuto dare tempo al principe di metabolizzare..

Ma forse aveva ragione lei: AGIRE. SUBITO. E confortare quel cuore straziato prima che fosse davvero tardi.

L’avrebbe fatto, l’avrebbe trovato.

Chiuse gli occhi alla ricerca di quell’aura così familiare, che conosceva in ogni sua piccola gradazione…tanto nota che poteva presagirne pensieri e sensazioni solo captandone le lievi sfumature…

Debole..lontana..celata..

Ma la sentiva..soffriva.

Conforto richiedeva quello spirito tormentato e ferito.

Di due occhi profondi e di corti capelli di cielo necessitava l’animo del fiero guerriero.

Per questo l’avrebbe portata da lui.

 

******************************

 

Quegl’occhi impenetrabili e fieri vagavano ormai spenti, percorrendo distrattamente il nero manto di una notte senza luna.

Quante volte avevano guardato insieme quelle stelle…Occhi di tenebra..occhi di luce..

Quante volte la sua donna, penetrando la pena nel suo sguardo mentre scrutava quel buco vuoto nello spazio, l’aveva stretto al suo seno generoso, cullandolo amorevolmente, come nessuna madre aveva mai fatto, finchè la sofferenza non lasciava il posto al placido sonno che solo lei sapeva dargli…

Menzogne..

Possibile che tutti quegl’anni spesi insieme fossero stati solo quello?

Giacché era palese come neppure lei avesse obliato del tutto il suo buio passato…

Sapeva di esser guardato ancora con sospetto, di tanto in tanto.

Ma non avevano peso per lui quegli sguardi diffidenti se poteva leggere negl’occhi della sua donna amore e fiducia…

Vergini e pure tornavano le sue mani mentre percorrevano il florido corpo di lei in interminabili ore fusi d’amore e passione.

Ma forse neanche l’amore poteva riscattare l’assassino…non poteva riscattare lui.

 

LUI…Principe disgraziato d’una stirpe maledetta.

LUI…nato per esser re, ma reso schiavo dell’essenza stessa del male.

LUI…asservito un tempo con le catene dell’odio e della violenza, si era piegato per scelta ai lacci dell’amore.

 

--*L’AMORE NON SERVE A NIENTE RAGAZZINO…L’AMORE NON TI PUO ’ SALVARE…L’AMORE E’ PER GLI STOLTI E I PERDENTI!… IL POTERE…SOLO QUESTO CONTA MARMOCCHIO..E IL POTERE C’E’ L’ HA IL PIù FORTE.

SOLO CHI E’ FORTE OTTIENE IL POTERE…IL POTERE DEL TERRORE E DELLA MORTE…CHE DONA IL RISPETTO.

AMORE E’ SOLO UNA PAROLA VACUA… L’AMORE NON Dà IL POTERE…CON L’AMORE NON OTTIENI IL RISPETTO!* --

 

Perché, perché?

Non voleva ricordare quell’essere, quella voce sibila e bieca che aveva segnato per sempre la sua anima.

Lui  aveva deciso di violare i magisteri del tiranno…per obbedire a quelli del cuore, che lo conducevano irrimediabilmente verso una frizzante terrestre dagli azzurri capelli.

Per amore si era legato ad uno stupido sasso abitato da deboli creature…Stupido sasso che mille volte aveva benedetto, per aver dato i natali alla sua pace, alla sua speranza.

Ma su una cosa quel mostro maledetto aveva avuto ragione: l’amore non salva.

Le mani di chi ha ucciso avrebbero grondato per sempre del fluido rubino sottratto alla vita…

Le mani dell’assassino non sarebbero mai state mondate del sangue versato…

Le SUE MANI non sarebbero mai state terse.

Aveva cercato di dissipare il ricordo, si era illuso di poter condurre finalmente una vita normale..VERA.

Lei l’aveva persuaso che fosse possibile…

    E aveva mentito.

 

******************************

 

Si concentrò di nuovo per percepire l’energia lontana dell’antico rivale.

Risentì quella pena infinita…la rabbiosa disperazione del principe: e se non l’avesse ascoltata?

Nelle condizioni in cui era, Bulma era preparata a reggere un rifiuto?

Grandi occhi di cielo a fissarlo fidenti…

Ma lui avrebbe potuto ben poco.

Lui…il guerriero più forte del cosmo intero, si sentiva del tutto impotente.

Era sempre stato più bravo a fronteggiare mostri rivoltanti, provenienti magari dal più remoto angolo di un inferno parallelo…

Ma non era mai stato abile a trattare i problemi di una monotona quotidianità. Forse anche per questo ne era fuggito…

Chichi era di certo una donna eccezionale…bella, tenera ,materna… lui sapeva d’amarla sinceramente…ma non riusciva comunque a reggere troppo a lungo nella tranquillità domestica.

Voleva spazi aperti, libertà…la gioiosa spensieratezza di un silvestre scimmiotto delle montagne…

Ma Vegeta…

A lui quella consuetudine era gradita…Qualsiasi cosa potesse dire sulle abitudini terrestri, sapeva che aveva finito per accettare completamente, con piacere anche, la vita sull’azzurro pianeta.

Lui anelava quella serenità che non gli era mai appartenuta prima…

 

“Vieni, avvicinati. Ora metti una mano sulla mia spalla…”

Un impalpabile fremito intorno alle figure…poi nient’altro.

 

******************************

 

Aveva bisogno di schiarirsi le idee: un tuffo nel piccolo torrente l’avrebbe di certo aiutato…

Aspetta…! Quella vibrazione nell’atmosfera……

ACCIDENTI!!!

Pure quell’idiota di Kakarot adesso! E…

Maledetto…Ecco un’altra cosa da mettere in conto a quella terza classe beota!

 

Naturalmente li aveva sentiti arrivare…ma non si era mosso..un buon segno..

…Forse…

Eccolo lì: se ne stava in piedi di fronte a loro…li guardava..

Non tradì nessuna emozione. Non disse nulla.

I suoi occhi di brace, tizzoni ardenti…ora spenti…

Non l’aveva neanche guardata, eludeva il suo sguardo concentrandosi sul suo accompagnatore.

Possibile la disprezzasse tanto?

…ancora silenzio…

Goku era andato via: non poteva fare altro, se avesse provato a parlargli avrebbe solo peggiorato la situazione…

Ora erano lì, l’uno di fronte all’altra.

Quanta voglia di correre da lui, stringergli le braccia intorno al collo, le mani tra i capelli ribelli…

Ma era come bloccata.

Pochi secondi…interminabili ore.

 

Perché era lì?

Che cosa voleva da lui?

Aveva gli occhi arrossati: aveva pianto…

Ancora. Per colpa sua.

In quasi vent’anni quante volte aveva visto quelle splendide gemme velate dal dolore?

Tante. Troppe.

E non voleva più che lei piangesse per colpa sua, di quel suo passato impossibile da sopprimere, anche per lei ch’era così forte.

Non avrebbe più concesso all’urgenza di lei di offuscargli la ragione.

Non avrebbe più permesso ai suoi sentimenti egoisti di farle del male.

Lei…lei era la luce, gioia e freschezza…

Lui…lui solo ombra.

Nella luce l’ombra si dipana accogliendone il calore…

Nell’ombra la luce può perdersi.

E non voleva che questo avvenisse, per quanto necessitasse di quella luce, di quel calore…

Lei veniva prima di tutto. Per il suo bene doveva lasciarla andare, anche se questo avrebbe significato ferirla un ultima volta ancora…anche se questo significava morire dentro.

 

“Ve..geta…”

finalmente la voce era uscita..un po’ esitante ma c’era ancora.

E lui seguitava a restarsene zitto.

Non esprimevano nessun sentimento quegl’occhi corvini: rancore, rabbia, dolore…nulla.

Vuoti e gelidi come un tempo.

*Ti prego dì qualcosa amore mio…fammi sentire la tua voce, anche per dirmi che sono un’ essere indegno e vuoto, che non merito il tuo amore, di starti accanto… Arrabbiati, sfoga la tua rabbia…ma non lasciarmi così!*

“ Vegeta…io..mi dispiace davvero tanto! Non volevo ferirti in quel modo, perdonami…sono stata una stupida, ero così arrabbiata che non ti ho dato neanche il tempo di parlare…Vegeta…Vegeta, ti prego, dì qualcosa…”

*Ti prego, dì che mi perdoni, che ancora mi vuoi…*

 

Gli aveva chiesto perdono. Si era resa conto che la storia del tradimento non stava in piedi.

Aveva finalmente capito che non le avrebbe mai fatto una cosa simile…

Già…non anche quello…

Quegli splendidi zaffiri lo guardavano imploranti, quando al contrario era lui che voleva implorarla, supplicarla di amarlo ancora, di confortarlo, di desiderarlo…

Tutto il suo corpo urlava del bisogno di lei…

La sua mente desiderava perdersi in lei…

La sua anima bramava la luce di lei…

 

“Non dovresti essere qui.”

Il tono incredibilmente asciutto.

Non doveva cedere…non poteva essere così egoista…

“Vegeta…cosa dici?!? Io sono qui per te…per…”

“Non è necessario.”

“…?…”

“Non devi sentirti in colpa di nulla: in fondo tutte le prove erano contro di me…e, per il resto, non hai inventato niente…”

“Vegeta..io..non capisco quello che stai dicendo..”

“Non vedo cosa c’è da capire..”

sembrava quasi sereno…ma avrebbe voluto urlare..

“Mi pe..r..doni….? Tornerai a...casa..?”

…speranza…

“NO.”

Un rombo lontano…lo schianto di un fulmine…poi, l’innaturale silenzio..

 

Bulma deglutì a fatica..

“P..p…perché..?”

non riusciva più a frenare il tremito della sua voce.

Lui distolse gli occhi: non voleva guardarla, o non avrebbe più avuto la fermezza di…

“E’ inutile continuare a parlare…non hai avuto fiducia in me, forse non hai voluto averne…Come potremmo andare avanti se non c’è più nemmeno questo? E’ meglio così…”

*MIO DIO…NO.. NO ..NO! NON Può FINIRE COSì, NO!*

“Vegeta…non puoi dire sul serio, non puoi pensarlo davvero! Io.. io sono ancora tua!”

con le dita a carezzare il vivido segno sul suo collo, sigillo dell’unione.. emblema del possesso.

“DIMENTICALO!”

 

******************************

 

Non sapeva neanche dove stava andando, non le importava nemmeno.

Pilotava il piccolo velivolo meccanicamente: doveva solo allontanarsi da lui…

Le sue parole ancora a riecheggiarle nella testa..poi le aveva voltato le spalle…

ERA FINITA… PER SEMPRE.

Per sempre.

Quell’eternità sarebbe dovuta appartenere a entrambi, invece…

Tutto era stato cancellato con una semplice parola.

--*DIMENTICALO!*--

Ma come poteva dimenticare…

Credeva davvero che bastasse volerlo? Che la volontà bastasse a cancellare il ricordo, che il tempo potesse lenire la vitale fiamma del cuore?

E credeva davvero che lei volesse questo? Che avrebbe smesso di amarlo, di desiderarlo ogni notte solo perché erano lontani?

…Vegeta…

il suo nome era ormai marchiato a fuoco nel suo cuore..

…Vegeta…

l’uomo che l’aveva resa finalmente donna, fugando le ultime nebbie di una spensierata e superficiale adolescenza..

colui che l’aveva resa madre, donandole se stesso..

il maschio che solo le aveva sottratto il canto assoluto e sublime dell’amore…

…Vegeta…

 

*MA CHE CAVOLO STA SUCCEDENDO!?!*

un spostamento brusco dell’aereo l’aveva violentemente riportata alla realtà.

Nuvole nere l’attorniavano minacciose..

UNA TEMPESTA! SI ERA ANDATA A FICCARE IN UNA BELLA TEMPESTA OCEANICA!

Bulma Briefs, complimenti davvero: la palma dell’idiozia più totale era senz’altro sua!!!

Quel piccolo aereo non era tarato per resistere ad un tempo simile: sarebbe morta..

Trunks, Bra..non avrebbe più rivisto i suoi bambini…

Vegeta…non avrebbe avuto un’altra possibilità..non avrebbe mai più rivisto i suoi neri diamanti…

 

L’aereo era ormai ingovernabile, ma in fondo non aveva paura: dentro.. dentro era già morta…

Una folgore aveva colpito una delle ali, il velivolo cominciò furiosamente a ruotare su se stesso precipitando inesorabilmente..

Sempre più vicino quel mare rabbioso..un nuovo, violento schianto, poi il buio l’avvolse.

*Vegeta…*

 

******************************

 

“….ma…..lmaBULMA…!”

Sentiva il suo nome…lontano, quasi indistinto…

Un tepore dolce e rassicurante la circondava..si sentiva così al sicuro.

Non era così brutto essere morti…

Un tenue profumo di rose permeava l’atmosfera, misto alla fragranza virile di una pelle amata..

Anche da morta poteva sentirlo!

 

“BULMA..PER L’AMOR DI DIO, APRI GL’OCCHI!!!BULMA!”

Quella voce…possibile che…?

 

Lentamente dischiuse i suoi grandi occhi azzurri…e quello che vide le mozzò il fiato:

avevano accolto il suo risveglio due profonde gemme corvine, nelle quali aveva perso la speranza di potersi rispecchiare…

Vegeta.

La teneva stretta al petto con le sue braccia possenti e delicate, con le dita le carezzava piano lo zigomo leso e dolorante.

“Vegeta…”

“Sshhhh….non parlare..va tutto bene adesso, sono qui..”

DIO!!! Aveva rischiato di perderla davvero, di non potersi più specchiare nelle profondità marine dei suoi occhi da ninfa, l’unica fonte potesse realmente dissetarlo…

Solo quando non aveva più udito il fragore sordo del motore aveva osato voltarsi: come spiegarle le lacrime che invadevano i suoi occhi fieri di guerriero?

Il selvaggio stallone, piegatosi al morso della celeste amazzone, era di nuovo custode di una ora indesiderata libertà: pendevano intatte la briglia e la sella…

 

Poi…poi l’aveva sentita: l’aura di lei così turbata, la sua voce nella mente chiamarlo…e la sua vita quasi spegnersi…

Che cosa stava facendo? COSA?

Lei…lei era la sua compagna…la sua metà…LA SUA VITA!!!

Celere aveva seguito la via del cuore..

E l’aveva ritrovata.

 

“Vegeta.. Vegeta, perdonami ti prego..ho tanta paura!”

“Lo so, lo so.. ma ora va tutto bene: sei salva..non piangere..”

“Come posso non piangere..! Dimmi che non mi odi,.. ti prego!”

L’oceano rifulgeva in quegl’occhi..

Acqua cristallina e fresca che rinfrancava il suo spirito.

DIO..un solo suo sguardo, uno soltanto…e il mondo cessava di esistere…

Tanto potere aveva acquisito su di lui? Tanto serrati erano quei lacci dorati?

OH SI! SI CHE LO ERANO!!!

Le mani di lei strette al cotone sottile della maglietta, il viso sepolto nel petto possente del guerriero a bagnarne il tessuto e la pelle…

“Ho creduto di averti perso…per sempre…che ti fossi stancato di me.. Vegeta.. perdonami ti supplico! Non odiarmi…io.. io non ce la faccio a stare senza di te!”

singhiozzi violenti scuotevano il corpo sottile della donna, ancora stretta al suo principe.

Non parlava Vegeta. Lei…lei voleva stare con lui.

Gentilmente l’allontanò da sé, costringendola a guardarlo..

I begl’occhi arrossati, le gote rigate di sapida rugiada.

Avvicinò la sua bocca esperta al viso amato..piano lambì le roride guance, carezzò le palpebre stillanti.

“Come potrei odiarti…”

un timido bisbiglio a fior di labbra

“Come potrei smettere di desiderarti, mia regina…”

ancora carezze dispensava la sua bocca

“Tu… tu sei l’unica saiyan che mi rimane!”

il consueto mezzo sorriso a increspare le labbra sottili dell’uomo.

Non attese risposta: ratto il bisogno era calato in quegl’occhi di tenebra. L’aveva baciata, con forza, con passione.. con l’urgenza di chi è stato prossimo a perdere l’oggetto primo dei suoi desideri, il bene più prezioso..e amato.

Suggeva cupido quelle morbide labbra di fragola schiuse per lui, avido tornava ad gustarne il sapore mentre le lingue rinnovavano la loro danza sinuosa.

I corpi serrati in un doloroso abbraccio a bearsi di un calore temuto perso, le mani esplorare il noto sembiante dell’altro, quasi strappare le barriere che impedivano l’unione epidermica…

Poi di nuovo completarsi, fondere le anime prima dei corpi, perdersi nell’altro senza remore e donarsi il frutto della passione come la prima volta…

 

Solo i miti bagliori dell’aurora ardirono disturbare il riposo degli amanti di cui la discreta coltre della notte si era fatta custode.

Gli occhi corvini del guerriero s’erano consegnati ai raggi sfacciati dell’astro diurno, sorridendo alla delicata tinta del cielo di primavera, il colore della donna che ancora dormiva lieta sul suo petto, la sua donna.

“La mia donna..la mia regina..”

solo pace ora nel suo cuore.

 

 

Fine

 

 

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