![]() |
![]() |
Alice | Tin.it | Foto album | Disco remoto | Community | |
Dragon Ball,
Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono
proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.
Questa
fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e
per quanti vorranno leggerla.
Nessuna violazione del copyright
si ritiene, pertanto, intesa…
UN IMPERDONABILE ERRORE
By Neve83
Seconda
parte
Volava ormai da ore in quel limpido cielo mattutino.
L’aria fresca colpiva il suo viso spigoloso e ne avvolgeva
il corpo facendolo sentire libero e leggero.
Quel cielo così azzurro dove tante volte aveva volato per
combattere, allenarsi…
Per tornare poi sempre da lei.
La sua donna.
Il suo unico conforto, rifugio…il suo solo vero trionfo…
Era stata lei a restituirgli la vita, non le sfere.
Lei che lo aveva soccorso e curato quando ormai non era
niente, se non un derelitto.
Che aveva scaldato il suo cuore e gli aveva insegnato
finalmente ad amare…
E a lasciarsi amare.
Che aveva accettato e perdonato ciò che era stato…anche per
lui.
Era arrivato.
Il suo piccolo regno… incontaminato e selvaggio come il suo
pianeta natio.
Una piccola isola vulcanica coperta di rigogliosa
vegetazione tropicale. Un paradiso per quel suo lato ferino mai veramente sopito.
Una grotta.
Ampia e ospitale
per chi è avvezzo a vivere all’aperto.
E un meraviglioso profumo di maggio…
Rose.
Incantevoli rose sanguigne brillavano sull’intenso smeraldo
del sottobosco.
Non erano rose selvatiche. Era stato lui a portarle lì.
Per lei.
Erano settimane che controllava quel piccolo roseto,
proteggendolo dagli agenti atmosferici e dagli animali selvatici.
Doveva essere perfetto quando glielo avrebbe mostrato.
Quella piccola isola che era stata la sua tana in quei mesi
disperati di rabbia e solitudine,
durante i quali aveva quasi distrutto se stesso…
Se non ci fosse stata lei…
Ora anche quel piccolo regno doveva essere immerso nella
pace…come il principe che l’aveva abitata.
Quel regno aspettava una regina…
Bulma.
La SUA regina.
Ma ora quella regina che gli aveva ridato la vita, lo aveva
ucciso di nuovo.
Niente più vita in lui mentre guardava quelle corolle
delicate.
Come aveva potuto fargli quello?
Non gli aveva creduto, non gli aveva neanche lasciato il
tempo di spiegarsi.
Mai aveva anche solo pensato di stringere tra le braccia
un’altra donna, lei sola infuocava il suo corpo e il suo cuore.
Lei che con il suo amore aveva nettato le sue mani
d’assassino.
…Assassino…
Per quasi trent’anni l’era stato.
Trent’anni di disperazione e solitudine che solo lei aveva
saputo fargli dimenticare.
Una lacrima…
MALEDIZIONE!
Non voleva piangere, non doveva! Era da deboli!
Ma proprio non riusciva a impedire a quei ruscelli salati
di scorrere.
*Maledetta, maledetta donna! Guarda come mi hai ridotto!
Vent’anni…vent’anni che ti sono al fianco, e non hai capito niente!!!
E tu, Vegeta…tu ancora più stupido!
Come hai potuto pensare di poter essere felice?
Tu non meriti la felicità,perché lei ha ragione: sei solo
un assassino! E qualunque cosa tu faccia, lo sarai per sempre…
Le tue mani saranno sempre rosse del sangue che hanno
versato…*
Irrefrenabili ormai le lacrime mentre cadeva in ginocchio…
Ma non ci sarebbe stato nessuno a confortare il suo
dolore…non quella volta.
******************************
Perché non riusciva a trovarlo?
La sua aura sembrava scomparsa dalla faccia del pianeta.
Il ragazzo aveva sorvolato ormai gran parte del pianeta
cercando suo padre, disperatamente.
Ma nulla.
Perché c’erano tante isole, tanti anfratti e luoghi
nascosti su quel pianeta azzurro?
Il disco aranciato del sole era ormai basso all’orizzonte,
presto sarebbe scomparso aldilà delle montagne.
Dove poteva ancora cercare?
Sapeva che quel suo tenebroso genitore preferiva i luoghi
lontani dalla gente, selvaggi e incontaminati…
Era in posti così che lo portava da bambino…per
allenarlo, diceva lui…
In realtà era solo un modo poco compromettente per passare
del tempo con il suo marmocchio con i capelli strani.
Proprio uno strano padre aveva…
Con un caratteraccio insopportabile a volte…ma che allo
stesso tempo sapeva dare con in un solo gesto tutto l’amore di questo mondo…
Come anni prima…quando era solo un mocciosetto viziato di
sette anni…quando l’aveva stretto in quel mezzo abbraccio…prima di donare
definitivamente se stesso..
Avaro di parole…così diretto e concreto…
Solitaria, una lacrima era scivolata sulla sua guancia…
Non voleva perderlo!
Aveva bisogno di lui, dei suoi rimbrotti, dei rimproveri…
di quel lampo d’orgoglio che gli attraversava gli occhi mentre
lo guardava…e gli faceva capire che era fiero di lui.
Il sole era quasi tramontato…
Mestamente il ragazzo si diresse verso casa.
******************************
La piccola ormai dormiva profondamente sulle sue ginocchia.
Aveva passato tutto il pomeriggio continuando a chiedere di
Vegeta…
La sua piccola Bra…
Occhi turchini, capelli di cielo…il suo ritratto in
miniatura.
E come lei morbosamente attaccata all’oscuro principe
venuto dalle stelle.
L’adorato frutto dell’amore…
Un amore che, per colpa della sua ottusità, non l’avrebbe
più scaldata.
Perché non gli aveva dato il tempo di parlare, di
difendersi dall’infamante accusa?
NO…
Lei aveva già giudicato:
COLPEVOLE
La brillante scienziata di fama mondiale, Bulma Briefs, non
poteva sbagliarsi…
FATTI, SOLO FATTI.
Ed erano tutti contro di lui, le spiegazioni erano inutili:
lei aveva ragione.
PRESUNZIONE…VANITA’ E PRESUNZIONE l’avevano resa cieca e
sorda ad ogni sua parola.
Sarebbe mai tornato da lei?
Avrebbe mai perdonato quella sciocca donna bendata dalla gelosia
e dalla paura?
……
Dio quanto si odiava!
Come aveva potuto ferirlo in quel modo? Dirgli quelle
orribili parole?
Aveva visto il suo viso divenire pallido al suono delle sue
accuse, i suoi profondi occhi offuscarsi.
No, non l’aveva semplicemente ferito…
Nessuno più di lei sapeva quanto lui soffrisse per il suo
passato di mercenario…
Nessuno aveva, come lei, penetrato il suo animo,
condividendone la solitudine e la pena profonda.
Lei sola conosceva il suo dolore, anni aveva speso per
tentare di lenirlo…
Ma aveva rovinato tutto.
Come dirlo alla paffuta creatura che le giaceva in grembo?
Come dirle che il suo papà era andato via e che era tutta colpa della sua
stupida madre?
Gli occhi spenti rivolti verso le grandi finestre: ormai
era il crepuscolo…
Una figura lontana si avvicinava leggera, solitaria…
E non aveva l’inconfondibile fisionomia del suo uomo.
Trunks era dunque tornato solo.
Una punta di delusione…ma in fondo se l’aspettava: il suo
testardo saiyan non le avrebbe reso le cose facili.
Riabbassò lo sguardo verso la bambina…non le restava che
aspettare suo figlio.
******************************
Un silenzio innaturale regnava nell’edificio…
Dov’erano le infantili risate della sua pestifera
sorellina?
La voce cristallina di sua madre?
Dov’era il rumore degli schianti provocati da suo padre nel
GT?
Sospirò profondamente il giovane Briefs: era proprio un
impiastro!
Per colpa sua la sua famiglia stava andando a rotoli.
Oltrepassò la soglia del grande salone, immerso nella tenue
luce vespertina:
sua madre era sul divano con Bra addormentata tra le
braccia.
La donna alzò lentamente gli occhi per incontrare quelli
del figlio: incontrò la sua testa china…
“Non l’ ho trovato. Ho cercato ovunque, ma non sono
riuscito a localizzare la sua aura.
Mi dispiace.”
Solo il leggero tremore di quelle spalle robuste tradì
l’infinita pena nel pronunciare il proprio fallimento:
quanta voglia di urlare!
“Non preoccuparti…me l’aspettavo. Tuo padre sa bene come
sparire se vuole.
DAI!!!…non è il caso di fare quel muso lungo! Mica è la
prima volta che ci tiriamo i piatti contro!!!”
Il suo primogenito era già schiacciato da un senso di colpa
formato gigante, non era certamente il caso di aggravarlo coi suoi lamenti!
Sollevò la bambina tra le braccia dirigendosi al piano di
sopra per metterla a letto.
“Che ne dici di mangiare qualcosa? E’ da stamattina che non
mangi, scommetto che stai morendo di fame, eh?”
il ragazzo le sorrise: il cibo era l’ultima cosa a cui
riusciva a pensare, ma il suo organismo di giovane maschio saiyan reclamava
attenzione.
Cena silenziosa…Per quanto sua madre si sforzasse d’apparir
naturale ne leggeva negli occhi la pena.
Aveva mangiato solo perché il suo fisico ne aveva bisogno,
la sua bella genitrice non aveva dato ascolto alle necessità del corpo.
******************************
Com’era triste e vuota quella camera senza di lui!
Si perdeva in quel letto troppo grande per una persona
sola…Non più il rassicurante calore di quel corpo scolpito nel marmo…
…Non più il suo virile profumo sulle candide lenzuola...
…Non più quel vigoroso torace a prestarsi da confortevole
guanciale…
Non ci sarebbero più state notti di passione, parole
d’amore bisbigliate nel buio tra le lenzuola gualcite, sguardi complici e paghi
dopo aver condiviso l’essenza stessa del piacere.
Orribile pensare fosse davvero l’epilogo.
Piangeva tacita su quel letto che aveva visto sbocciare e
fiorire il loro amore.
I suoi zaffiri lucenti, che tanta parte avevano avuto
nell’avvincere il cuore del cupo principe, erano ora offuscati dal pianto.
Vagavano silenti nel buio inseguendo immagini di un passato
felice, condiviso
…lontano…
….LONTANO….
E fu quel pensiero a scuoterla.
Non poteva…non poteva lasciarlo andare via così!
Non poteva rischiare di non vederlo mai più, senza aver
neanche avuto la possibilità di scusarsi, di dirgli che sì…era lei l’unico
essere spregevole, da odiare: perché aveva lasciato che l’amore e la fiducia
fossero intaccati dal folle seme della gelosia e della paura.
Perché aveva permesso a quei vili sentimenti di prendere il
sopravvento, d’istillar cieca rabbia nel suo cuore…
Rabbia esplosa nella guisa più meschina.
Ché, anche se il tradimento fosse stato perpetrato, non
avrebbe meritato simili parole:
l’inferno in cui il suo uomo aveva vissuto era sempre lì,
dentro di lui…
La fiamma sopita, mai veramente spenta.
E lei sapeva.
E anche lui doveva sapere!
Sapere che non pensava ciò che aveva detto, ch’era stata
guidata dalla paura di averlo perso, dalla gelosia feroce che dettava solo
vendetta…
Non poteva permettere lui credesse a quelle parole. Non
poteva permettere lui credesse d’esser di nuovo solo.
L’avrebbe trovato, ci sarebbe riuscita.
E l’avrebbe di nuovo stretto tra le braccia, fatto dormire
sul suo tenero petto come un bambino…
Come al suo uomo piaceva tanto.
Fuori luminose stelle rischiaravano il cielo notturno, ma
anche due occhi di cielo erano tornati ad ardere.
******************************
MA DOVE CAZ…. STAVA QUELLA CAZ…. DI ISOLETTA?
Erano quasi due ore- DUE!- che sorvolava i mari del sud
alla ricerca dell’isola di Ub.
Ma proprio nel bel mezzo di niente doveva vivere quel
portentoso ragazzino?
E Goku…non c’aveva proprio nient’altro da fare se non
allenarlo? E alla fine del mondo per di più?
*Non voglio nemmeno pensarci a cos’ ha nella testa quel
deficiente che lascia sempre da sola la povera Chichi!
Altro che insopportabile: è una
santa a tollerare quello scellerato! Nemmeno morta avrei resistito, io!*
Già…lei non poteva resistere senza il suo uomo.
ECCOLA FINALMENTE!!!
Doveva essere per forza quella: era l’unica isola abitata
nell’arco di miglia!
Vi si diresse a velocità folle con il suo piccolo aereo
atterrando, miracolosamente illesa, sulla bianchissima spiaggia dell’atollo.
Gli abitanti dell’isola si erano tutti riuniti per
osservare il singolare evento: non erano certo avvezzi a simili cose!
Anche il compagno di mille avventure era giunto ad
accoglierla.
Sempre sorridente quel suo strano amico: incalcolabile il
potere, puro diamante il cuore…
I grandi occhi corvini rilucevano di un’ allegria ingenua
che mai li abbandonava: cuore di fanciullo era custodito in quel petto
possente.
“URKA!!! Che ci fai qui?”
“Bel modo di salutare, tu, eh?”
“eh…eh…eh..“
“Lasciamo stare....Ho bisogno del tuo aiuto Goku!”
continua…