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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics. Questa
fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e
per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
THE BEST
GOALKEEPER
By Aresian
CAPITOLO
3
(Un
difficile inizio)
Erano rimasti tutti sorpresi da quelle parole. Con nessun’altro Schnider era sceso in campo. Si era sempre limitato ad osservare silenziosamente la prestazione di tutti.
“Questi sono i termini della prova.
Io farò dieci tiri. Ti sfido a riuscire a pararne almeno uno” disse tranquillo
il Kaiser.
Gli occhi scuri di Price furono
attraversati da un lampo di determinazione e d’orgoglio. Non chiedeva di
meglio. Se pensava di averlo intimidito si sbagliava di grosso.
“Vieni. Sto aspettando” rispose
tranquillo posizionandosi perfettamente al centro della porta, gambe
leggermente divaricate e ben piantate a terra e lo sguardo fisso sulla palla e
i piedi dell’avversario.
^Certo, amico. Ma non ti piacerà^
pensò Schnider prendendo la rincorsa e sfoderando all’istante uno dei suoi
terribili Fire Shot.
Benji fece appena in tempo a vedere
partire il pallone che già lo riceveva violentemente in pieno petto, finendo
con esso dentro la porta, mentre annaspava cercando l’aria che,
improvvisamente, era mancata ai suoi polmoni.
“Merda, l’ha centrato in pieno”
sussurrò uno dei presenti, scosso. Era palese come quella fosse stata
l’intenzione del tedesco.
Frastornato, Benji si mise lentamente
a sedere. Faceva ancora fatica a respire tanto l’impatto con il pallone era
stato violento.
“Ti arrendi già? Guarda che ne devo
calciare ancora nove” disse imperturbabile Schnider. La sua inflessibilità era
nota a tutti i compagni di squadra. Che non si sorpresero più di tanto per il
suo atteggiamento.
Benji strinse i denti. Dannato
spaccone, l’aveva fatto apposta a centrarlo ne era certo. Ma se pensava di
averlo dissuaso si sbagliava. Lentamente si levò in piedi, raccogliendo il
capello impolverato e rimettendoselo in testa. Il tedesco osservava attento le
sue mosse e, tutto sommato, rimase compiaciuto nel leggere il lampo di sfida
negli occhi neri del nipponico. Aveva carattere allora…
“Preparati, arriva il secondo” disse
pratico prendendo la rincorsa. Questa volta il Fire Shot era diretto all’angolo
alto sinistro. Nonostante ne avesse intuito la traiettoia, Benji non riuscì a
fermarlo, era in ritardo.
“Merda” bofonchiò contrariato
rimettendosi in piedi. Quel maledetto lanciava delle bordate tremende e per lo
più cariche d’effetto. Al confronto i tiri di Lenders sembravano passaggi da calcetto.
“Ne rimangono otto” disse
semplicemente il tedesco prima di sfoderare un altro dei suoi micidiali tiri.
Niente da fare, anche questo era
finito nella rete senza che nulla potesse fare per fermarlo. Calma doveva pure
esserci un modo. Non doveva innervosirsi. La freddezza è una dote fondamentale
per un portiere, lo sapeva benissimo e si era sempre vantato di possederla.
Doveva cercare di capire il modo con il quale calciava il pallone, questo gli
avrebbe fatto intuire la traiettoia un istante prima che il tiro partisse, era
l’unico modo per riuscire ad anticiparlo.
“Ecco il prossimo” disse Schnider
tranquillo. Pareva non fare assolutamento alcuno sforzo eppure la potenza che
sprigionava il suo calcio era impressionante.
I successivi cinque tiri finirono
tutti nel sacco. Sotto lo sguardo perplesso dei presenti e vagamente divertito
dei titolari. Certo che il Kaiser stava dando una bella lezione al nipponico.
Così se ne sarebbe tornato a casa, pensò malignamente qualcuno.
All’ottavo tiro Benji era riuscito a
capire come calciava l’avversario ma da lì a fermare quel dannato pallone ce ne
passava ancora. Nonostante avesse nuovamente intuito la traiettoia, non era
riuscito ad anticipare abbastanza il tuffo.
“Ne mancano due, Price” disse
implacabile il giovane capitano dell’Amburgo.
“So contare” fu la pronta risposta di
Price.
^Bhè, bisogna ammettere che la
tenacia non gli difetta. Forse un altro si sarebbe già arreso^ pensò il
tedesco.
“Eccolo”…
^A sinistra^ pensò Price buttandosi
una frazione di secondo prima che Schnider colpisse la palla. Questa volta, gli
riuscì di sfiorarla con le dita, anche se fu tutto quello che ottenne. La
piccolissima deviazione non impedì, infatti, al pallone di entrare in porta.
Un lampo attraversò gli occhi azzurri
di Schnider. Forse gli altri non se n’erano accorti, ma lui aveva notato quella
impercettibile deviazione.
Picchiando i pugni a terra,
contrariato, Benji si diede dell’idiota. Così non avrebbe mai fermato il tiro
di Schnider. Dannazione non era abbastanza reattivo, quello era il problema.
“Se sei stanco possiamo smettere” si
sentì proporre e questo lo indispettì notevolmente. Quello spaccone teutonico
cominciava realmente ad irritarlo.
“Se non ce la fai più a tirare per me
non ci sono problemi, Schnider” disse ironico rimettendosi in piedi e
sfidandolo ancora.
Gli occhi del tedesco divennero
ancora più freddi e derminati.
“Come vuoi” rispose pacatamente prima
di prendere, per l’ultima volta, la rincorsa.
^Adesso^.
Più per intuito che per tecnica,
Price, si gettò d’anticipo alla sua destra e allungandosi verso l’angolo alto
intercettò il pallone deviandolo contro la traversa. Mentre, sbilanciato,
cadeva rovinosamente a terra, il pallone, la cui violenza aveva fatto tremare i
pali della porta, rimbalzava docile verso il centro dell’area di rigore. C’era
riuscito, alla fine aveva parato il tiro dell’Imperatore.
“Che cavolo, hai visto Strauss. L’ha
parato!” esclamò stupefatto il terzino.
“Solo fortuna” obiettò qualcuno alle
loro spalle. Già probabile, ma intanto ci era riuscito.
Benji si mise in ginocchio, era
sfinito, sia fisicamente che emotivamente. Fece per alzarsi quando si accorse
di avere qualcuno al fianco. Un po’ sorpreso levò lo sguardo per incontrare
quello di Schnider.
“Studiare la tecnica dell’avversario
è sempre un’ottimo metodo per prevenirne gli attacchi. Raccogli la tua roba e
presentati domani mattina alle sette al campo. La divisa dell’Amburgo l’hai
ottenuta ora dovrai guardagnarti il posto in squadra” detto questo gli voltò le
spalle.
“Proseguiamo con il numero
quarantatre” disse il vice-allenatore un po’ sorpreso per la piega presa da
quella selezione.
Benji si alzò in piedi, frastornato
per quella risposta lapidaria e decisa del Capitano. Riscotendosi, uscì
lentamente dal campo, raggiungendo la sacca che aveva lasciato a terra, sotto
lo sguardo carico di invidia degli altri ragazzi. Dopo avere sistemato le sue
cose riportò l’attenzione al Kaiser che imperturbabile proseguiva nella cernita
dei nuovi arrivi. Ancora stentava a crederci. C’era riuscito. Ora era un
calciatore dell’Amburgo. Ma Schnider era stato chiaro, il posto in squadra
avrebbe dovuto guadagnarselo e a giudicare dallo sguardo astioso rivoltogli da
alcuni di loro, ebbe la netta sensazione che non sarebbe stato facile….
- continua -