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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa, Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics. Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….

 

 

THE BEST GOALKEEPER

By Aresian

 

 

CAPITOLO 9

(Il “cuore” di un portiere)

 

 

“Callaghan. Vai tu. Dovete partire da centro campo e avvicinarvi all’area. Potete tirare da dove vi pare ma non entrare in area. Solo l’ultimo tiro sarà un “penalty”” precisò l’allenatore.

“Sì, Mister” disse prontamente Callaghan prima di puntare deciso verso la porta difesa da Price.

 

^Al solito, Philip. Carichi il tiro in maniera troppo prevedibile. Angolo in basso a destra^ pensò Price, buttandosi d’anticipo e bloccando facilmente il pallone, sotto lo sguardo sorpreso dei compagni. Altri otto tiri seguirono il primo, e tutti finirono dritti tra le braccia di Benji.

“Ma come diavolo fa?” si lasciò sfuggire Lenders, perplesso. Ed era in gamba, parava anche lui i tiri di Philip, ma era diverso. Spesso era costretto a deviarli, a intercettarli. Benji li bloccava tutti. Era come se avesse una calamita, che attirava il pallone tra le sue braccia. Il calcio di rigore entrò di un soffio. Anche stavolta Benji aveva intuito la traiettoria, ma il tiro era troppo angolato perché potesse arrivarci.

 

“Dannazione” esclamò Benji, infastidito. Se si fosse allungato solo un po’ di più… Ma non c’era tempo per considerazioni, Tom era già pronto a centro campo.

 

“Preparati, Benji. Sto arrivando” disse il giovane centrocampista, partendo all’attacco.

Benji si concentrò, respirando a fondo. Eccolo, la solita finta a destra, ma avrebbe tirato di sinistro, imprimendo alla palla un movimento rotatorio piuttosto insidioso…. Con un balzo felino agguantò anche il tiro ad effetto di Becker.

 

^Ottimo, Benji. Sapevo che non mi avresti deluso. Sei in forma perfetta^ pensò Freddy, soddisfatto. Quell’allenamento speciale serviva solo a far ritrovare a Benji lo “spirito” dello scontro, a nient’altro.

 

Nove tiri, ma neanche a Tom riuscì di segnare un goal da fuori area a Benji. Solo il calcio di rigore, entrò nel sacco, calciato magistralmente. Stavolta Price si era gettato dalla parte opposta, ingannato dalla doppia finta di Becker.

Venne poi il turno di Mark Lenders. Un improvviso silenzio calò sul campo di gioco. Sapevano tutti quanti della gelida rivalità che scorreva tra i due ragazzi.

Concentrandosi al massimo, Benji sfidò con lo sguardo Lenders, che prontamente accolse la sfida, scagliandosi letteralmente contro la porta difesa dal giovane nipponico.

“Para questo se ci riesci” gridò Mark, giunto al limite dell’area, caricando il suo micidiale TIGER SHOT.

^Non cambierai mai, Mark. La sola potenza non basta. Devi saper imprimere effetto al pallone per renderlo imprendibile^ pensò Price, lanciandosi fulmineo alla sua sinistra, bloccando, con una sola mano il violento tiro del compagno di squadra.

“COSAAA!!!” esclamò allibito Lenders. Che diamine, l’aveva parata con una sola mano. E nessun tiro, per quanto potente, dell’attaccante della Toho, entrò in porta. Solo il penalty, scagliato con una violenza inaudita, si insaccò nel sette, ove neanche il “portiere paratutto” Price  poteva arrivare.

 

“Gran tiro, Mark” esclamò entusiata Danny. Aveva quasi sfondato la rete, tanta era la forza che aveva impresso al pallone, ma Lenders non pareva soddisfatto. Ancora una volta aveva perso la sfida con quel dannato Price.

 

Venne alla fine, il turno di Holly. L’unico tra i giapponesi ad essere riuscito, ai tempi delle medie, a segnare da fuori area a Price.

“Sei pronto, amico?” gli chiese sorridendo. Lui solo sapeva quanto generoso fosse stato il giovane portiere a farsi da parte, durante quei mondiali. Aveva voluto rispettare i ruoli stabiliti durante il pre-ritiro in Giappone e non imporsi come portiere titolare per quel torneo, ma Holly, per quanto avesse una grande fiducia in Ed, sapeva che Benji era più completo, più tecnico e più abituato a confronti di grande livello. Misurarsi con lui era una sfida che attendeva da tre anni. Benji, il migliore amico dopo il pallone.

 

^Holly. Parare i tiri di Shnider è una sfida elettrizzante. Fermare le cannonate di Lenders, una sferzata d’orgoglio. Riuscire  a fermare il tuo leggendario EAGLE SHOT, il realizzarsi di un sogno. Vieni, amico. Ti sto aspettando^.

 

Holly raggiunse rapidamente il limite dell’area e con una coordinazione magistrale scagliò il suo famosissimo EAGLE SHOT. La palla sembrava destinata ad uscire sopra la traversa. Ma l’effetto incredibile che le aveva impresso l’avrebbe fatta scendere rapidamente verso l’interno della porta. Già Dario Belli, il portiere della Nazionale Italiana aveva dimostrato la vulnerabilità di quel tiro, ma Benji, sarebbe stato in grado di pararlo?

Il tempo di pensarlo che già il pallone finiva dritto tra le braccia del portiere giapponese che, pur se costretto ad arretrare leggermente, riuscì a fermarlo, abilmente, proprio sulla linea di porta.

 

“Fantastico” esclamò Tom Becker, sinceramente ammirato dall’abilità del compagno.

“Sei grande, Benji” si limitò a dire Holly.

Mentre i compagni fissavano i due a bocca aperta…

“Basta così. Per oggi abbiamo finito ragazzi. Venite qui adesso. Devo parlarvi” si intromise all’improvviso Marshall, attirando la loro attenzione.

Tenendo ancora il pallone tra la mani, Benji si avvicinò al resto della squadra che lo fissava con un misto di invidia e ammirazione.

“Prendete, ragazzi” disse Freddy, catalizzando l’attenzione di tutti su dei fogli bianchi che teneva in mano “Leggeteli e studiateli attentamente. Sono gli schemi di gioco, i pregi e i difetti dei giocatori della Nazionale Tedesca” disse.

Holly prese le fotocopie in mano e iniziò a studiarle con attenzione. Accidenti, le annotazioni era minuziose, precise e dettagliate, con una descrizione dello stile di gioco, addirittura delle finte e della tattica preferita, di ogni singolo giocatore…

“E’ opera tua, vero Benji?” chiese sorpreso, voltandosi a guardarlo, attirando in tal modo anche l’attenzione degli altri sul portiere.

“Infatti. Ho cercato di essere diretto e di fornirvi più informazioni possibili, ma non basteranno se non riuscirete a giocare come sapete. Sarà una partita durissima” disse freddamente, squadrando i compagni, uno per uno.

Freddy gli lanciò un’occhiata di sbiego. Poi riprese deciso la parola.

“Ora la formazione. Praticamente la stessa che ha giocato ieri ad eccezione di Giulian, che non ha ripreso completamente. Philip tu ti sposterai al centro, e al tuo posto giocherà Paul” spiegò pratico.

“Per quanto riguarda il portiere…. Ho deciso un cambiamento. Non sarà Ed. Mi spiace ragazzo,  ma non voglio rischiare il tuo braccio…” disse rivolto al giovane portiere della Toho che, anche se a malincuore, annuì. Così menomato non sarebbe stato di grande aiuto per la squadra.

Benji osservò le spalle curve di Ed. Comprendeva perfettamente come si sentiva. Ma era un altro che adesso andava incoraggiato. Si avvicinò così ad Alan…

“Pertanto, oggi giocherai tu Benji” disse all’improvviso Freddy, gelandolo all’istante mentre si voltava a guardarlo allibito.

Anche gli altri ragazzi si voltarono a fissare i due. Sarebbe stata la prima volta che Benji giocava con loro.

“No”.

Lapidaria e fredda, giunse la risposta del giovane, che lasciò ancora più interdetti i compagni.

“Non ho intenzione di discutere con te, Benji. So come la pensi. Ma oggi sarai tu il nostro portiere” ribattè duramente Marshall, sapendo di avere a che fare con un vero “zuccone”.

“Perché non vuoi giocare?” chiese sorpreso Tom Becker. Era alquanto raro che qualcuno rifiutasse di partecipare ad una finalissima mondiale.

“Io non mi sono mai allenato con voi. Non conosco i vostri schemi e finirei con il rovinare i vostri automatismi. Io tendo a disporre la difesa a mia “misura”. Voi siete abituati ad Ed…” iniziò a dire, convinto che fosse la scelta giusta.

“Non puoi tirarti indietro, Benji. Noi abbiamo bisogno di un portiere all’altezza della situazione. Un portiere in grado di parare i tiri di Shnider. Tu giocherai, gli schemi… non preoccuparti. Dicci dove ci vuoi, e noi ti seguiremo” disse Philip, alzandosi in piedi.

Shnider…. La sfida…. Avrebbe potuto affrontarlo… Un testa a testa che aspettava da due anni… No. Non poteva, sarebbe stato egoista. Dopo tutte le critiche che aveva rivolto ai compagni, non c’era armonia con loro. Avrebbe fatto più danni che bene.

“Non giocherò” ribattè ostinato.

“Piantala, Price. E’ ora di finirla con questa storia” sbottò Mark, alzandosi a sua volta in piedi.

“Che vuoi dire?” gli chise subito Benji, guardingo.

“Sapendo di avere un livello di gioco superiore al nostro, per non turbare i nostri equilibri, ti sei fatto volutamente da parte. Poi, per esortarci a raggiungerti, a raggiungere il livello delle squadre europee, ci hai riempiti di rimproveri e di critiche, a costo di farti odiare. Adesso basta. Nessuno di noi ti odia. Forse siamo un po’ incavolati con te, ma una volta in campo ci getteremo tutto alle spalle. Tu giocherai, punto e basta” spiattellò deciso, fissandolo in volto.

“Che vuoi dire, Mark?” chiese Danny, sorpreso dalla piega presa dalla conversazione.

“Semplice. Che Benji ha chiesto al mister di non farlo giocare ma di agire solo come assistente allenatore, in particolare per i portieri” spiegò Holly, stanco che i compagni di squadra vedessero in Benji un antipatico “montato”.

“Tu hai fatto questo?” chiesero all’unisono Ted Carter e Johnny Mason.

Benji, imbarazzato, si calcò il cappello sulla testa, nascondendo lo sguardo dietro la visiera. Quella rivelazione cambiava tutto…

“Gioca per me” gli disse a quel punto Warner, posandogli una mano sulla spalla. Price incrociò lo sguardo dell’amico.

“Questo taglio lo devo a Shnider. Batti quel tedesco e siamo pari con tutte le critiche che mi hai affibiato” concluse Ed, determinato. Avevano bisogno del SGGK. Se fino a quel momento era stato fondamentale “dietro le quinte” ora doveva esserlo sul campo.

Benji lanciò uno sguardo a scrutare i volti dei compagni. Si erano alzati tutti e attendevano ansiosi la sua risposa.

“Freddy….” esclamò  indeciso.

“Gioca, ragazzo. Ne hai il diritto. Te lo sei guadagnato” fu la risposta che ottenne.

Un lungo silenzio calò tra i presenti, tutti in attesa della decisione del giovane….

“E va bene. Giocherò, ma dovete promettermi che vinceremo. Non posso perdere da Shnider, chiaro?” esclamò Benji. Il tono calmo, pacato, ma carico di determinazione.

“Sììììì ….Vinceremo” gridarono in coro, entusiasi, i compagni.

Freddy guardò i suoi ragazzi, pronti a giocarsi il tutto per tutto per portare in Giappone quella coppa. Ora, con Benji, tra i pali, sarebbe stata un’impresa un po’ meno… impossibile…

 

- continua -

 

N.d.A.: Come avrete notato mi rifaccio abbastanza a quanto accade nell’Anime, ma era inevitabile, visto che volevo arrivare a spiegare come Benji sia diventato il portierone quasi imbattibile della finale con la Germania e il suo rapporto con Karl Heinz Shnider.

 

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