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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa, Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics. Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….

 

 

THE BEST GOALKEEPER

By Aresian

 

 

CAPITOLO 8

(I Mondiali di Price)

 

 

Da quel giorno sono passati due anni. Ora, portiere affermato e titolare dell’Amburgo, Benjamin Price si appresta a vivere, al fianco dei compagni della Nazionale Giapponese Juniores, la finalissima del Campionato Mondiale Giovanile che ha luogo  a Parigi in Francia.

In semifinale, la squadra nipponica ha battuto, non senza fatica, ai calci di rigore la temuta rappresentativa di casa. Ora, avrebbe disputato la finalissima con le “Aquile” di Germania, capitanate dal temibile Karl Heinz Shnider il Kaiser…

 

Benji lanciò un’occhiata alla sveglia sul tavolo. Segnava le 00.30. Era notte fonda ormai e Alan Parker, terzo portiere che divideva con lui la camera d’albergo, dormiva della grossa.

Per sua libera e, pur sofferta, scelta, Benji aveva deciso di restare al fianco dei compagni ma di non giocare una sola partita a quei Mondiali. Impegnato con il campionato tedesco sino all’ultimo, non aveva ottenuto il permesso, dal Presidente dell’Amburgo, di lasciare la squadra per raggiungere i compagni in ritiro. Di conseguenza non aveva potuto seguire la loro preparazione. E, seppur esperto e ormai semi-professionista, non se l’era sentita di scendere in campo con loro e mettere in crisi gli “equilibri” e gli automatismi che i compagni avevano sperimentato in tre mesi di ritiro, senza contare che nutriva una grande stima e fiducia in Ed Warner. Ora, sedeva innanzi a quella scrivania, con un block notes davanti. Aveva deciso di rendersi utile, di mettere al servizio della squadra, tutta l’esperienza maturata in cinque anni trascorsi sui campi di calcio tedeschi. Con la precisione e la freddezza che lo contraddistinguevano appuntò, d’ogni singolo giocatore della squadra tedesca: pregi, difetti, qualità, stile di gioco, tattiche preferite, ruolo. Un vademecum per aiutare i compagni in quella finale tostissima. Era giunto il momento di tracciare il “profilo” di Shnider. Mentre la penna scorreva agile sul foglio, il giovane si soffermò a pensare a quanto era accaduto poche ore prima. Ricordava perfettamente le parole che Karl gli aveva rivolto, notandolo sugli spalti, prima di scendere in campo contro l’Uruguay e demolirlo…

**Du musst morgen spielen, Price, weil ich Allen beweisen will, dass ich der Beste bin! Frankreich ist nicht so schwach, dass deine Mitspieler es ohne dich schaffen würden! Komm auf das Spielfeld und morgen werde ich dich beim Finale besiegen!**

Quando i compagni gli avevano chiesto, non comprendendo, cosa volesse il capitano tedesco, aveva risposto “Solo provocarmi”. In realtà c’era molto di più di una provocazione. Le parole di Karl erano state una sfida, che ora lui si trovava, suo malgrado, costretto a rifiutare. Ma quanto bruciava dover dire, NO. Era un po’ come tradire la loro amicizia. Karl, che per primo aveva creduto nelle sue capacità, evitando di vedere in lui solo un “limoncino” da sfottere e umiliare. Lui che con i suoi allenamenti speciali gli aveva permesso di progredire, ogni giorno, ben più di quanto sperasse. Solo il cielo sapeva… quanto gli costasse non scendere in campo…

 

Freddy Marshall, trainer della Nazionale Giapponese, stava facendo il giro delle stanze. Voleva essere sicuro che i ragazzi stessero già riposando. Passando accanto a quella di Benji, notò la luce filtrare da sotto la porta.

^Benjamin so cosa tormenta il tuo cuore. Ho sentito anch’io cosa ti ha detto Shnider…^

**Domani devi giocare, Price. Perchè voglio dimostrare a tutti che sono il migliore. La Francia non è così debole perché i tuoi compagni possano farcela senza di te. Scendi in campo e domani, in finale, io ti batterò**.

^No, ragazzo mio. Non permetterò che tu paghi una generosità che gli altri compagni non riescono a riconoscerti. Preparati, Benji. Perché domani sarai tu a giocare e non Ed^ .

Con quella consapevolezza nel cuore, Marshall si allontanò.

 

“Forza ragazzi, diamoci da fare. Un ultimo giro di tiri, poi defaticamento. Oggi ci giochiamo tutto nella finale e dobbiamo dare il massimo” a parlare, con il solito tono pacato e al contempo determinato era stato il capitano della Nazionale Giapponese Juniores, Oliver Hutton.

“Holly, ha ragione. Vai in porta Alan. Tocca a te adesso” disse Tom Becker, tranquillo, invitando Alani Cracker a prendere posto tra i pali. Poco distante, ai bordi del campo, Benti ed osservavano le ultime fasi dell’allenamento.

“Come va la mano, Ed?” chiese Price, al compagno. In effetti, Warner si era infortunato nel corso della semifinale e la sua partecipazione alla finalissima era in dubbio, dipendeva molto dalle decisioni del medico della squadra.

“Fa un po’ male. Che iella, se non avessi avuto il polso già ferito dallo scontro con il tuo Amburgo, il tiro di Napoleon non mi avrebbe fatto un baffo” esclamò contrariato il giovane portiere.

Benji considerò l’eventualità che Warner non potesse essere disponibile per la partita. Accidenti, Alan non era male, ma non aveva sufficiente esperienza per “tenere” il campo in una finalissima mondiale. Senza contare che Shnider se lo sarebbe “mangiato” a colazione…

“Benji!” disse all’improvviso il mister.

“Sì” chiese il giovane, avvicinandosi.

“Vai tra i pali. Voglio vedere come te la cavi”.

Gli occhi scuri di Price si dilatarono per la sorpresa.

“Ma… Freddy. Non è meglio che si alleni Alan?” chiese perplesso.

“Fa come ti ho detto. Svelto” fu tutto quello che ottenne come risposta.

“Alan, fa posto a Price. Mark, Philip, Holly e Tom una serie di dieci tiri a testa” soggiunse  infine il mister, lasciando un po’ perplessi i calciatori.

 

“Ehi, Mark. Secondo te perché vuole farci allenare contro Benji? Ha tutta l’aria di un test. Credi che Ed non possa giocare?” chiese Danny Mellow, preoccupato.

Lenders lanciò un’occhiata verso il loro allenatore. Difficile capire cosa gli passasse per la testa, giacché trincerava lo sguardo dietro quei dannati occhiali da sole.

“Non ne ho idea. Comunque è tempo che aspetto una sfida con Price” concluse sorridendo ironico, prima di avviarsi verso centro campo, raggiungendo gli altri compagni.

 

Benji si era piazzato in mezzo ai pali. Non riusciva a capire cosa diamine avesse in mente Freddy. Comunque, non aveva certo intenzione di farsi fare goal dai compagni di squadra.

“Chi è il primo?” chiese in tono arrogante, il solito che usava da quando avevano, un mese prima, intrapreso quell’avventura. Il solo in grado di scuoterli dal loro torpore. Portarli a detestarlo per dimostrargli che non erano stupidi “limoncini”… già la tattica che aveva appreso in Europa, a sua stesse spese.

Al diavolo, Freddy voleva sicuramente mettere alla prova i suoi  cannonieri. Avrebbe dato il massimo, così d’aiutarli sino all’ultimo a migliorarsi. Poi… la panchina sarebbe stata il suo “regno”.

 

- continua -

 

N.d.A.:

- Devo ringraziare sentitamente Bulma’88 per la versione in tedesco della “sfida” di Shnider. Sei stata un prezioso aiuto… amica mia.

- Come avrete notato mi rifaccio abbastanza a quanto accade nell’Anime, ma era inevitabile, visto che volevo arrivare a spiegare come Benji sia diventato il portierone quasi imbattibile della finale con la Germania e il suo rapporto con Karl Heinz Shnider. In effetti, l’Anime, presenta quasi esclusivamente il punto di vista di Oliver Hutton e del suo rapporto con Roberto. Io rivisito quanto è accaduto nell’Anime, ma dal punto di vista di Price.

 

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