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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
THE BEST
GOALKEEPER
By Aresian
CAPITOLO
7
(Il
portiere “paratutto”)
Il secondo tempo
era in pieno svolgimento. Sulla spinta del goal di Shnider, l’Amburgo pareva
essersi, finalmente, sbloccato. Benji, pur se debuttante, non pareva avvertire
il “peso” dell’emozione e se la stava cavando egregiamente. Sotto la sua
“regia” la difesa aveva serrato le marcature, bloccando al limite dell’area le
manovre della squadra avversaria, i cui attaccanti, ora non giungevano più
tanto facilmente a ridosso della porta.
La situazione, a
centro campo, rimaneva comunque piuttosto “intricata”. Il pressing del Dresda
era soffocante. Shnider, oppresso dalla rigida marcatura degli avversari,
faticava ad impostare il suo solito gioco. Da calciatore intelligente qual’era,
tuttavia, cambiò strategia. Se due marcavano lui, gli attaccanti erano più
liberi. Pertanto, si era messo a servire palloni e assist a destra e a manca.
Alla fine, la sua tattica fruttò gli esiti sperati e quando, con un passaggio
ficcante, liberò Kalz in piena area di rigore, questi non si fece scappare
l’occasione e infilò la palla nel “sette”, pareggiando.
Il Dresda subì il
contraccolpo psicologico con dieci minuti di sbandamento che gli costarono
caro. In virtù di un banale errore difensivo, il Kaiser potè siglare il 3-2. In
ventiminuti la partita aveva completamente cambiato “volto”. Ora era l’Amburgo
padrona del campo.
A meno di dieci
minuti dalla fine, lo score arrideva ai compagni di Price, ma non avevano fatto
i conti con la grinta di Margass. Questi, infatti, diede la carica ai compagni
e scatenò il forsing finale alla ricerca del pareggio.
Per non rischiare
il risultato, il mister dell’Amburgo decise di togliere un attacante e
rinforzare la difesa, inserendo Kunz, un massiccio difensore, abile colpitore
di testa.
Con un’abile
finta, Margass si liberò del marcatore diretto, puntando deciso verso la porta.
“Merda, Jurgen
vagli dietro” gridò Hermann Strauss, chiudendo verso il vertice dell’area.
Benji, fermo sulla
linea di porta, studiava concentrato l’azione del Dresda. Dannazione, Margass
stava creando il caos nella difesa. Preoccupato, lanciò uno sguardo alla sua
destra e si avvide del pericolo…
“Strauss, occhio
al n. 10, è da solo” gridò, portandosi immediatamente a destra, per chiudere
all’avversario lo “specchio della porta”. Troppo tardi, il movimento smarcante
di Margass aveva avuto successo. Il n. 10, solo in mezzo all’area si apprestava
a ricevere il cross del compagno. Non appena agganciò il pallone si preparò a
scagliarlo contro la porta difesa da Price, ma Strauss entrò in scivolata,
deciso…. Peccato che l’attaccante avesse interposto il piede innanzi alla
palla, così Hermann finì col “falciarlo” in piena area. L’arbitro non potè far
altro che sospendere il gioco e decretare il “penalty”.
“Merda…” esclamò
Strauss abbattuto. Un fallo da rigore. Idiota che era stato. Avevano la
vittoria in pugno e lui aveva buttato tutto al vento con quell’entrata
scellerata…
La panchina
dell’Amburgo era tutta in piedi, facce sgomente e afflitte, mentre il Mister
avrebbe volentieri tirato il collo al difensore.
Il pubblico tra
gli spalti rumoreggiava. Margass, con un’apparente e incrollabile calma, si
accingeva a tirare il rigore.
Benji avvertì
sulle proprie spalle la responsabilità della vittoria o del pareggio della
squadra. Non era certo l’esordio più tranquillo, pensò ironico. Poco male. Non
gli sarebbero certo tremati i polsi per così poco… Prese la bottiglia dei sali,
posata alla base interna del palo, alla sinistra della porta, e ne trasse una
lunga sorsata. Poi, con passo indolente e al contempo sicuro, si avvicinò al
“dischetto del rigore” dove si trovava Margass. La prima cosa che Freddy gli
aveva insegnato era quella di studiare lo sguardo dell’avversario. Capire,
percepire la sua tensione, e al contempo mostrarsi rilassato e concentrato per
innervosirlo ulterioremente. Anche per Margass quel “penalty” aveva un grosso
peso. Voleva dire pareggio o sconfitta…
“Chi l’avrebbe
detto… Adesso è tutto nelle mani del “limoncino”…” bofonchiò Kalz, poco dietro
il proprio capitano, già appostati oltre la linea che delimitava l’area di
rigore. Shnider non gli prestò attenzione.
Contro un “penalty” il portiere aveva poche armi di difesa. Innervosire
l’avversario, non muoversi fino all’ultimo istante, intuire la direzione giusta
sulla quale buttarsi e…. sperare che il rigorista sbagliasse. La prima regola
del calcio che aveva appreso era che non si “para” un rigore, si può solo
“sbagliarlo”. Tra l’altro Price partiva svantaggiato, non conosceva Margass.
Non sapeva come fosse solito tirare…
“Benji…” gli fece
cenno di avvicinarsi.
Price distolse lo
sguardo da quello, castano e arrogante, di Margass per posarlo su quello del
proprio capitano.
“Che c’è?” gli
chiese, mentre si riavviava verso la porta, affiancato dal kaiser.
“Di solito calcia
all’angolo basso alla destra del portiere. Vedi tu” gli disse semplicemente.
Benji, si volse a
cercare i suoi occhi di ghiaccio. Cos’era, un consiglio? Senza rispondere, il
giapponese si mise apposto il berretto, sistemandosi al meglio la visiera e
prese posto tra i pali. Adesso dipendeva tutto da lui… e da Margass.
Ogni muscolo teso,
la concentrazione a mille. Un ultimo sguardo a studiare l’espressione del viso
di Margass, poi portò la sua attenzione al pallone e ai piedi dell’avversario.
Divaricando leggermente le gambe e chinando il busto, Benji si preparò a
ricevere la cannonata del tedesco.
^Bene, giapponese.
Eccoti il mio, benvenuto^ pensò Margass prendendo la rincorsa.
Benji si tese,
aveva una frazione di secondo per intuire la traiettoia. Studiò la posizione
del corpo, la rincorsa…. avrebbe calciato di destro, lo stentiva. Ma da che
parte???….
^Perché non ti
muovi… giapponese^ pensò Margass, pronto a scagliare il suo bolide.
Benji era ancora
saldamente fermo tra i pali. Una guerra di nervi consumata in una manciata di
decimi di secondo. Alla fine Margass impattò la palla, scagliandola con
violenza.
^A destra^ Il
tempo di realizzarlo che già si gettava di slancio alla sua destra, in totale
estensione, fino a intercettare con il pugno la palla e deviarla.. quel tanto
che bastava per spedirla in corner.
“COSAAA!!!”
esclamò allibito Margass. Come diamine aveva fatto a prenderla?
“GRANDE!!!” esultò
invece Strauss, seguito a ruota dai compagni di reparto, fiondandosi a riempire
di robuste pacche il “limoncino” eroe della giornata, mentre la panchina e il
pubblico esultavano festanti per la splendida parata.
“Bhè! Che vi
prende?” sbottò Benji, sottraendosi ai complimenti un po’ eccessivi dei
compagni. “La partita non è finita. Hanno un corner da battere. Tutti ai vostri
posti” ribattè duramente.
Immediatamente i
compagni tornarono con i “piedi per terra”.
“Benji ha ragione.
Mancano meno di cinque minuti. Vediamo di non commettere altre idiozie e di
portare “a casa” la partita” ribadì alle sue spalle Shnider, piazzandosi in
mezzo all’area. Tanto valeva dare una mano ai compagni.
La partita finì
pochi minuti dopo con il risultato di 3-2 a favore dell’Amburgo. Ma, quel
giorno, Benjamin Price aveva salvato ben più del risultato. Aveva dato una
spinta decisiva alla propria carriera… La Leggenda del SGGK, varcava ora i
confini del Giappone pronta a conquistare il trono d’Europa.
- continua -