![]() |
![]() |
Alice | Tin.it | Foto album | Disco remoto | Community | |
Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
THE BEST
GOALKEEPER
By Aresian
CAPITOLO
6
(L’esordio
in partita)
Dopo quell’episodio trascorsero altri tre mesi. Il campionato era in pieno svolgimento. L’Amburgo aveva vinto cinque partite su nove, due le aveva pareggiate e due le aveva perse. Sconfitte brucianti contro il Bayern e il Borussia.
Ogni mattina, puntualmente, Strauss e gli altri, arrivavano al
campo e trovavano Benji già impegnato in estenuanti giri di campo, oppure alle
prese con degli esercizi alla sbarra, che Karl aveva fatto posizionare una
decina di metri dietro la porta, senza dare spiegazione alcuna ai compagni.
“Ehi. Strauss, certo che quel dannato giapponese è una testa
dura” commentò Kalz, durante una pausa.
Hermann Strauss, poderoso difensore, cominciava tuttavia a
provare un vago rispetto per quel cocciuto ragazzo. Gli altri erano ancora
troppo presi dalle gogliardate e dagli scherzi nei suoi confronti, per rendersi
conto di quanto, Benjamin Price stesse migliorando. Il suo fisico, gracile e
leggero all’arrivo in squadra, si era notevolmente irrobostito, senza che per
altro l’agilità dei suoi movimenti n’avesse risentito. Tecnicamente poi aveva
fatto passi da gigante. Forse lo avevano sottovalutato. In ogni caso, era
evidente, come Shnider lo vedesse di buon occhio. Conosceva il tedesco dai
tempi delle medie, e sapeva che non dava la sua fiducia facilmente, eppure
pareva avere un certo rispetto per il nipponico. Chissà…
Freddy Marshall sedeva in tribuna, due file dietro la panchina
dell’Amburgo. Come ogni domenica si era recato allo stadio a guardare la
partita, con l’intima speranza di vedere, una buona volta in campo il suo pupillo.
Ma anche quel giorno, dovette rassegnarsi nel vederlo partire dalla panchina,
come sempre. Sapeva quanto questo ferisse l’orgoglio del ragazzo. Era stato, a
più riprese, tentato di convincerlo a tornare in Giappone, dove i progressi
fatti, gli avrebbero di certo aperto le porte della J League. Ma, Benji non
avrebbe mai accettato, per lui sarebbe stato ammettere la sconfitta.
Alla fine del primo tempo, l’Amburgo era sotto, incredibilmente di
due gol. Si profilava la seconda sconfitta consecutiva e l’allontanarsi della
vetta della classifica, a tutto vantaggio del Bayern. Del resto gli avversari
di quel giorno erano particolarmente ostici, il centrocampo della Dinamo di
Dresda era il migliore del campionato, e lo stava dimostrando.
“Karl, stai battendo la fiacca. Possibile che tu, il Kaiser,
permetta ad un paio di calciatori di serie B di imbrigliare il tuo gioco?”
sbottò il mister, negli spogliatoi, decisamente alterato.
Karl non disse niente, si limitò a bere un’abbondante sorsata
dalla bottiglietta di sali che aveva in mano.
“Per non parlare di te, Michael. Ti sei fatto fare due goal da
stupido”.
“Ma mister…” tentò di obiettare il portiere.
“Niente ma… Ti sei fatto ingannare dalle finte di Margass come
un novellino. Sapete che il Bayern sta vincendo? Con questa sconfitta finiamo a
–9 e siamo tagliati fuori dal campionato”.
Benji assisteva, impassibile, alla tirata del mister. Lui era
certo che non ci sarebbe cascato nelle finte di Margass. Troppo simili a quelle
di Tom Becker. Gli sembrava di vederne la copia a carbone. Per un istante il
pensiero gli tornò a Tom a Holly e agli altri compagni della New Team, chissà
cos’avrebbero pensato a vederlo lì, con un’anonima maglia n. 13 sulle spalle… Ma
non c’era il tempo per le recriminazioni. Era già ora di tornare in campo. Con
passo stanco si avviò verso la panchina. Cosa non avrebbe dato per poter
scendere in campo, tra i pali, in quella dannata partita…
Al dodicesimo minuto del secondo tempo, Michael fece un’uscita
disperata sull’attaccante del Dresda, salvando la porta da un goal fatto, ma
beccandosi un calcio nelle costole dolorosissimo.
“Merda si è fatto male” esclamò Kalz, balzando in piedi ed
inveendo contro l’avversario per la scorrettezza. Cartellino giallo
all’attaccante del Dresda, ma Michael non era in grado di riprendere il gioco…
“Price… preparati prendi il suo posto” disse freddamente il
mister, senza neanche guardarlo. Benji sussultò sorpreso, pazzesco, adesso
toccava a lui… finalmente poteva scendere in campo. Senza esitare si alzò in
piedi, tolse tranquillamente la tuta, s’infilò i guanti e inforcato il perenne
berretto in testa, scese in campo, incrociando lo sguardo affranto di Michael,
accompagnato fuori da Strauss e da Jurgen (altro nome inventato, come Michael,
per altro….eheheh – N.d.a.), non poteva permettersi di essere dispiaciuto per
lui. Non era mai stato ipocrita, il suo infortunio gli offriva l’occasione di
mostrare quello che valeva. Avrebbe preferito diversamente, ma a “caval donato
non si guarda in bocca”…
Sotto lo sguardo di dodicimila spettatori, Benjamin Price,
esordiva così nella seconda lega del campionato tedesco. Mentre si avviava
deciso verso la porta, che da quell’istante avrebbe difeso, incrociò lo sguardo
scettico dei compagni. Fermo sul dischetto del rigore sostava Shnider.
“E’ il tuo momento, Price. Punto su di te, non deludermi” gli
disse semplicemente, mentre gli passava al fianco.
“Tu pensa a segnare, da qui non passerà nessuno. Te lo giuro”
disse Benji, incrociando il suo sguardo.
“Ci conto” rispose semplicemente il Kaiser.
“D’accordo ragazzi. E’ ora di vincere questa partita. Strauss,
la difesa la gestisce direttamente Price. Seguite le sue disposizioni. Non
dimenticate che da questa partita dipendono le nostre chance di vincere il
campionato” disse poi freddamente ai compagni.
“Ma Karl…” provò ad obiettare il roccioso difensore.
“Ho piena fiducia in lui. Qualcosa in contrario?”.
Gli occhi azzurri di Shnider incontrarono quelli di Strauss che,
convinto, abbassò la testa.
“No, capitano”.
L’arbitro fece cenno ai giocatori di prepararsi. Benji si portò
al centro dell’area di rigore, doveva calciare il fallo.
“Va all’attacco, Shnider” gridò perentorio.
Il tedesco non se lo fece ripetere due volte e scattò deciso
verso l’area avversaria, seguito come un’ombra dai due marcatori.
Dopo una breve rincorsa, Benji scaraventò una bordata che spedì
il pallone direttamente a ridosso dell’area di rigore avversaria, scavalcando
di slancio il centrocampo del Dresda. Shnider, fulmineo si precipitò verso il
pallone, agganciandolo con uno stop di pregiabile fattura. Poi con un secco e
stretto dribbling seminò i due marcatori fiondandosi in area, pronto a
scagliare il suo memorabile FIRE SHOT.
“Chiudetelo?” gridò il portiere avversario. Ma era troppo tardi.
Libero dal pressing avversario, Karl caricò, a tutto piacimento, il suo colpo
preferito scagliando una bordata che s’insaccò precisa alle spalle del
portiere. L’Amburgo aveva ridotto le distanze.
“Grande, Karl” gridarono i compagni di squadra raggiungendolo.
“Questo è solo l’inizio. Adesso dobbiamo pareggiare e poi
vincere” disse determinato il tedesco, tornando a centro campo.
Strauss, si voltò, cercando lo sguardo di Price, fermo tra i
pali alle sue spalle. Strano, aveva l’impressione che quella non fosse stata
un’azione casuale. Sembrava più uno schema studiato alla perfezione. Comunque
fosse, non c’era tempo per perdersi in congetture. La Dinamo di Dresda stava
nuovamente attaccando.
“Disponetevi a zona. Non lasciate libero Shultz di crossare
dalla fascia. Strauss, stringi al centro e marca il loro centravanti” ordinò
perentorio Benji, iniziando a “leggere” la partita. Disponendo la difesa come
su di un’ipotetica scacchiera dove lui era il Re, da difendere dagli attacchi d’alfieri
e pedoni.
Freddy, dagli spalti, osservava attento l’operato di Price. Sì,
aveva letto bene i difetti della difesa, osservandoli dalla panchina, e ora
stava rimescolando le carte per crearsi una difesa su misura, adatta al suo
gioco.
“Merda…. Price?” urlò Strauss, accorgendosi che il centravanti
gli era sgusciato dalla destra ed era penetrato in area. Ma questi non fece
neanche in tempo a tentare di intercettare il cross del compagno, perché Benji,
felino, si era già impossessato della palla, con un’uscita spettacolare.
“Di qui non si passa” disse semplicemente, rimettendosi in
piedi.
“Allora lo vogliamo segnare un altro goal, oppure no?” gridò poi
deciso, lanciando il pallone verso Strauss che con un sorrisetto ironico,
agganciò la palla e partì deciso verso il centro campo. Quel dannato
“limoncino” sapeva il fatto suo….
- continua -