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Desclaimer: Capitan Tsubasa, Tsubasa,
Wakabayashi, Hiyuga e gli altri personaggi, sono proprietà di Yoichi Takahashi
e della Shueisha Inc. Tokyo e per la versione italiana Edizioni Star Comics.
Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di
farlo e per quanti vorranno leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
THE BEST
GOALKEEPER
By Aresian
CAPITOLO
2
(La
selezione)
Freddy era
arrivato quel pomeriggio, puntuale come un orologio svizzero.
“Ciao, accomodati”
disse Benji, facendosi di lato per lasciarlo entrare nella stanza.
“Parola mia,
Benji. Un giorno o l’altro mi farai prendere un colpo. Quando la smetterai di
fare di testa tua ed ascoltare, una buona volta, i miei consigli?” chiese
l’uomo, lasciandosi cadere su una sedia.
Price incrociò le
braccia sul petto.
“Freddy, non ho
mai preso alla leggera i tuoi suggerimenti, ma mi sono stancato. Sono partito
dal Giappone con una valigia carica di sogni e ambizioni che sono rimaste la
dentro, per tre anni, a fare la muffa. Adesso basta. Per fare il portiere a
Dresda posso anche tornare a Fujisawa” disse calmo il giovane.
Freddy Marshall
osservò lo sguardo deciso del suo “pupillo”. Lo conosceva da quando era un
bimbetto arrogante e pieno di talento. Sapeva che questa volta non avrebbe
potuto fermarlo. Con un sospiro rassegnato gli disse “E va bene, Benji. Vuoi
fare qualche seduta di allenamento prima della selezione?”.
Il giovane sorrise
apertamente.
“Ma certo”.
Giunse così il
giorno fatidico. Con la sacca sportiva a tracolla, e l’immancabile berretto
calcato in testa, Benji si avviò verso la sede dell’Amburgo Calcio. Era una
frizzante giornata di primavera. Il sole filtrava tra gli alberi del vialetto
d’ingresso. Avanzando con passo sicuro raggiunse rapidamente il luogo prescelto
per il raduno degli aspiranti. Era in anticipo di circa venti minuti ma lo
spiazzo era già gremito di ragazzi. Come si avvicinò avvertì immediatamente lo
sguardo incuriosito degli altri, la sua carnagione e i suoi occhi a mandorla
tradivano le sue orgini orientali, ma la cosa non lo turbava affatto. Oramai
era abituato a quel modo di squadrarlo come una “mosca rara”. Ignorando i loro
sguardi posò la sacca a terra e si appoggiò, con fare indolente, ad una pianta.
Una decina di
minuti dopo l’arrivo della Primavera dell’Amburgo scombussolò i presenti.
“Ehi. Guardate,
quello è il Kaiser” disse uno dei ragazzi con uno sguardo ammirato.
Benji, che pareva
non avere neanche notato i nuovi arrivi, rialzò bruscamente la testa. Quel
soprannome gli era ben noto. Karl Heinz Schnider era il nastro emergente del
calcio tedesco. La sua abilità sul campo era portata ad esempio da molti
critici e allenatori. Sistemandosi la visiera del cappello, il nostro amico,
studiò l’oggetto di tanto interesse.
Il giovane
centravanti dell’Amburgo aveva un fisico invidiabile. I capelli color del grano
incorniciavano, ribelli, il suo volto d’angelo e gli occhi azzurri freddi come
il ghiaccio. Con fare distaccato si fece strada tra il nugolo di ragazzi e si
avviò deciso verso il campo. Era proprio curioso di vedere di cosa erano capaci
quei dilettanti. Ad un tratto notò un giovane discosto dagli altri. Il fisico
alto e possente e il volto parzialmente celato dalla visiera di un cappello.
Strano aveva l’impressione di averlo già visto…
“Molto bene,
signori. Possiamo ufficialmente dare il via alla selezione. Verrete chiamati a
turno per mostrarci di cosa siete capaci. Schnider e l’allenatore saranno i
giudici insindacabili, pertanto sarà a loro che dovrete dimostrare di avere
stoffa”.
Un misto di
apprensione e aspettativa serpeggiò tra i presenti.
“Seguitemi. Vi
esibirete a turno e a seconda dei ruoli. I primi che esamineremo sono gli attaccanti” disse poi il
vice-allenatore, facendo cenno ai ragazzi di entrare in campo.
La selezione era
iniziata da circa due ore ed avevano esaminato circa ¾ degli aspiranti. Adesso
sarebbero passati alla categoria dei difensori e dei portieri. Perfetto,
finalmente era arrivato il suo turno. Era impaziente di trovarsi tra i pali, e
mostrare di cosa era capace. Per tutto il tempo aveva osservato con attenzione
le prestazioni degli altri atleti. Anche se doveva ammettere che, spesso, lo
sguardo gli era caduto sulla figura di Schnider. In qualità di esaminatore si
era piazzato a bordo campo e studiava con attenzione ogni singolo gesto, ogni
dettaglio, inerente gli esaminati. Nulla sfuggiva a quegli occhi di ghiaccio.
Dannazione, quanto gli sarebbe piaciuto vederlo sul campo e non lì fermo a
giudicare…
“Karl…. Se vuoi
possiamo interrompere per qualche minuto. Sarai stanco” disse il
vice-allenatore avvicinandolo.
“No. Va bene così.
A chi tocca adesso?” chiese poi, dando uno sguardo alla lista dei candidati.
“Sono rimasti
ancora i portieri. Sono una decina” si sentì rispondere.
Un sorriso freddo
si dipinse sulle labbra del giovane tedesco. Con il passaggio del portiere
titolare in prima squadra, l’anno precedente, erano ancora a caccia di un
secondo di un certo livello. Chissà se tra quei novellini c’era qualcuno degno
di nota…
Benjj allacciò
lentamente le scarpe chiodate. Con tutta calma, si infilò poi i guanti logori,
meglio non rischiare con un paio nuovo. Quelli gli calzavano alla perfezione
permettendogli la massima sensibilità. Tra poco sarebbe stato il suo turno.
Tornando a rivolgere l’attenzione verso il campo di gioco, notò come l’intera
squadra dell’Amburgo, eccezion fatta per Schnider, si fosse schierata innanzi
alla porta prescelta.
“Bene, ragazzi. L’esame
per i portieri è semplice. Vi schiererete in porta a turno. I titolari vi
faranno una serie di tiri da fuori e da dentro l’area, nonché dei rigori. La
scelta dipenderà dall’esito di questa prova. Qualche domanda?” chiese Schnider
deciso.
Ovviamente nessuno
obiettò.
I primi quattro
ragazzi ebbero non poche difficoltà ad arginare la potenza di quei tiri. C’era
sicuremente tecnica ma scarsa lucidità.
^Qual si voglia
dimostrare. Pietosi^ pensò ironico Schnider.
“Il prossimo”.
Ecco toccava a
lui. Ora avrebbe fatto vedere chi era Benjamin Price. Con fare tranquillo si
sistemò tra i pali, controllò un’ultima volta la vestibilità corretta dei
guanti, e si sistemò il cappello. Era pronto…
^Ma guarda.
Abbiamo anche un rappresentante del Sol Levante^ pensò il capitano tedesco,
notando la provenienza del giovane, indicata sulla scheda di partecipazione.
^Se riesce a vedere la palla è già tanto….^.
Tutti i sensi
all’erta, la concentrazione al massimo. Piegando leggermente le ginocchia,
Benji si preparò alla sua prima parata. Ecco, il pallone era stato scagliato,
angolo destro in alto. Niente di più facile. Con uno scatto felino si fiondò
incontro al pallone bloccandolo con sicurezza. Non aveva ancora poggiato i
piedi a terra che già vedeva partire il nuovo tiro. Con agilità scartò
immediatamente alla sua sinistra respingendolo con una mano.
Ma non c’era tempo
per fermarsi a riflettere. Doveva riguadagnare immediatamente il centro della
porta e affrontare il nuovo avversario.
“Che ne pensi,
Karl?” chiese Strauss al suo fianco.
“Come tecnica
lascia un po’ a desiderare. Del resto da un giapponese non potrei aspettarmi di
più. Comunque è agile” concesse continuando a studiare il giovane che si stava
esibendo tra i pali. Ma certo, ecco dove lo aveva visto. Al parco, due giorni
prima. Così era un portiere…interessante.
Benji era esausto.
Quella prova si era dimostrata realmente massacrante. Nonostante ci avesse
messo tutto il suo impegno, alcuni palloni era finiti nella rete. Con un gesto
stizzito si alzò in piedi e si pulì i vestiti impolverati.
“Molto, bene. Il
prossimo” disse il vice-allenatore.
Stava già per
lasciare il posto al collega, quando la voce inflessibile di Schnider lo bloccò
sul posto.
“Non ancora.
Voglio metterti alla prova, Price” disse il tedesco attirandosi uno sguardo
perplesso da parte dei presenti.
Levando il viso,
Benji incontrò i suoi gelidi occhi azzurri. Per un lungo istante i due si
limitarono a fissarsi. Poi, riscuotendosi, il nostro amico tornò tra i pali.
Aveva la sensazione che quella sfida se la sarebbe ricordata a lungo…
- continua -