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BISMARK
1815 - 1898

Bismark nasce nel 1815, anno in cui il Congresso di Vienna vede i rappresentanti degli stati europei trattare per cancellare le trasformazioni avvenute in Europa con la Rivoluzione francese. In questo modo le potenze riunite a Vienna sperano di ricostruire la situazione politica dell’Europa settecentesca restaurando poteri e privilegi annullati dalla Rivoluzione. La necessità di garantire l’ordine stabilito, spinge i sovrani europei a stringere tra loro alleanze diplomatiche e militari: "Quadruplice alleanza" tra Gran Bretagna, Impero Asburgico, Impero Russo e Regno di Prussia e "Santa alleanza" tra Russia Regno di Prussia e Austria. 
Tali accordi vedono una forte ingerenza tra Stato e Chiesa, essi impegnano infatti i monarchi a governare secondo i principi della religione cristiana e a prestarsi assistenza ogniqualvolta questi principi vengono violati. In questi trattati sono chiari le finalità politiche e militari e l’appello ai valori del cristianesimo è un modo in più per reagire ai principi sovversivi della Rivoluzione. 

Inserito in questo contesto storico, Bismark, genio politico senza precedenti, riesce a creare, nel corso di tre sanguinose guerre, la potenza prussiano - tedesca e ad assicurarle per decenni l’egemonia in Europa. Bismark appartiene ad una famiglia di proprietari terrieri prussiani, fieramente contraria ad ogni timida innovazione in senso liberale e votata al servizio del re di Prussia. Otto era un isterico colosso dalla voce acuta, un gigante di insondabile astuzia, spregiatore e dominatore di uomini, estraneo ad ogni ideologia. Quando nel 1851 viene nominato rappresentante della Prussia alla dieta federale di Francoforte a seguito di una sterzata a destra del governo, comprende che non è più possibile affidare la difesa dei propri interessi al sistema diplomatico di alleanze che lascia la Prussia in posizione periferica rispetto all’impero Asburgico. 
In questa occasione dunque, nonostante sia un grande conservatore, mostra in realtà di essere estraneo ad ogni ideologia e ritiene più conveniente seguire una politica autonoma di rafforzamento. 
Per realizzare il suo progetto devono però essere superati due ostacoli: l’Austria e la Francia. E’ normale che l’Austria non intenda perdere l’influenza che tradizionalmente ha sempre esercitato sui popoli di lingua tedesca, ma a Bismark è sufficiente un’alleanza con l’Italia per risolvere questo problema. Viene dunque la volta della Francia con la quale cerca un pretesto diplomatico per aprire le ostilità. Sull’onda dell’entusiasmo suscitato da queste vicende, i principi tedeschi offrono a Guglielmo I la corona di imperatore tedesco, nasce così nel 1871 l’impero tedesco di cui la Prussia naturalmente ne è lo Stato egemone e Bismark diventa principe e primo cancelliere del nuovo Reich. Antieuropeista, batte ed umilia la vecchia Europa e cerca di spezzare l’influenza cattolica sulla Germania. Con il suo scaltro machiavellismo confonde completamente sia l’Europa conservatrice che l’Europa liberale dimostrandosi statista di grandissima levatura. 

Commette però degli errori fatali: rafforza incredibilmente in Germania il culto dell’adorante sottomissione al potere nella stessa misura in cui indebolisce la fede negli ideali. Non solo, ma non tollerando nessuno accanto a sé e facendo sempre tutto da solo priva il suo popolo, in modo che si rivelerà fatale, di ogni educazione all’autogoverno. 
Dopo la creazione del Reich dimostra di non avere più mire espansionistiche, credendo di aver raggiunto in Europa una sicurezza garantita dall’equilibrio delle potenze. Così facendo commette un secondo grave errore, quello di farsi sfuggire la natura dinamica ed aggressiva del moderno imperialismo, pur essendo stato lui ad avviarlo con la politica esercitata nel suo paese. E’ questa la causa della sua caduta. 

Alexis de Toqueville (1805 - 1859), pensatore e uomo politico francese vissuto senza infamia e senza lode, riesce invece con una lucidità senza precedenti ad intuire come l’evoluzione della democrazia borghese sia avviata inesorabilmente verso un dispotismo democratico. La chiesa cristiana, il commercio e le comunicazioni, l’economia monetaria, la scoperta della stampa e delle armi da fuoco, portano inesorabilmente ogni individuo a sopravalutare sé stesso e la propria indipendenza, allontanandosi da quel gran senso civile che caratterizzava le grandi democrazie cittadine dell’antichità. La vecchia aristocrazia aveva forgiato i cittadini secondo una grande catena i cui anelli giungevano dal contadino fino al re. La democrazia spezza questa struttura di classi e rende i membri tutti uguali, in una uguaglianza che però non è reale, basta pensare come la storia ed il pensiero continuino ad essere dominio di pochi eletti, aristocratici colti, ecclesiastici, ricchi borghesi che si accaparrano tutte le cariche. E’ evidente che in questa condizione non si fa altro che creare una massa pronta e matura solo per essere dominata da una forza dispotica.

 
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