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De’ preservativi contro la peste.
Se li preservativi giovino, e se sia
espediente servirsene, doveria lasciarne discorrer altri, perche io ne posso
dire poco bene, stante che, essendomi stata caricata la coscienza con obligo vi
valermene, non vi fù preservativo a me noto, e possibile, ch’io non
adoperassi, pure valsero tanto poco meco, che niente più havrebbe potuto
nuocermi il tossico; il che non dico, perche li preservativi sian mali, ma
perche credo, che contro l’onnipotenza della peste, solo la fuga sia salutare.
Entrar in un luogo infetto, e pensare di mantenersi illeso con preservativi, è
l’istesso, che precipitarsi in una fornace accesa, coperto d’acciaio, che
per un batter d’occhio potrà diffenderti dalli ardori, ma poi più
attrocemente ti abbronzerà; ò pur come farebbe a punto s’un fanciullo
combattendo con un Gigante, si valesse delle pietruccie di David, che se non
fossero scagliate dal braccio dell’Onnipotente, sarebbe ridicoloso pensar d’atterrarlo.
Non solo adesso solo di questo sentimento, perche quando
vennero quei due Religiosi nostri a servire, che poi vi lasciarono la vita,
apertamente li dissi, se voi entrate nell’Infermarie, siate certi di restar
uccisi, ò feriti, perche la tonica incerata in un Lazaretto, non hà altro buon
effetto, solo che le pulici non si facilmente vi s’annidano, e la spongia al
naso, non serve ad altro, che a mitigar il fetore.
Se parlassimo di quelli, che pratticano solamente per la
Città, e che alla sfugita passano ne’ luoghi infetti, non negarei, che
qualche cosa valessero li preservativi, e contraveleni, ma in un Lazaretto
bisogna mettere la mente in pace, che niente vagliono. Adesso mi vien da ridere,
che mi facevano portare le calzette, & i guanti, acciò con piedi, e mani
non intoppassi in cose infette; e le pantoffole, che calpestavano li stracci
delle piaghe, non toccavano le calzette? anzi parmi sarebbe più a proposito
portali ignudi, perchè la peste è contagio, secondo Galeno, ma nihit magis,
dice egli, quam scabies, vel lippitudo, e come noi toccando un rognoso,
ò travagliato da mal d’occhi, non stimiamo aversi attaccato quel male, ben si
continuando la prattica con questi. Non differentemente succederà nelle
pestilentiali cose, che s’io v’intopperò con piedi, ò con mani, non per
questo ne rimarrò subito contaminato, perchè quando ben la peste fosse fuoco,
non che contagio, se posso in un’impeto toccar il fuoco, senz’offendermi,
potrò anche toccare la robba infetta senz’infettarmi.
E ben dissi la peste esser fuoco, perche come un Diavolo
caccia l’altro, così il fuoco del contagio, non si può estinguere se non con
fiamme; e questo io lo tengo per massimo, anzi unico preservativo d’un
Lazaretto, dove l’aria infetta, è quella, che sopra ogn’altra cosa ci può
offender, e quando sia purgata l’aria con li fuochi, per il meno, si manterrà
illesa quella parte del Lazaretto, ove habitano gl’ufficiali, e servitori, che
non communicano con gl’impestati.
L’intrepidezza, e magnanimità in non stimar il male, l’hò
ancora per ottimo antidoto (ma desidero gh’operarij magnanimi, non temerarij)
perchè si come l’inimico si stima poco men, che vinto quando intrepidamente
assaltandolo mostri non temerlo; così questo potentissimo nostro avversario da
un gran cuore resta poco men, che superato. E perciò mi dò a credere, che il
Rev. Salvatore Bucciardi, che mai mostrò temerlo, ne trionfasse gloriosamente
fin alla fine, perche se ben una volta non restasse superato, pure la Dio gratia
prestamente più intrepido, che mai risorse, ne di lui so’, che prendesse
preservativo alcuno in tutto il tempo, ch’operò in Consolatione.
Con tutto ciò lodo molto quelli, che non essendo fissi nella
loro opinione, stanno a consiglio, e se non ponno intieramente essercitar la
carità suppliscono con l’ubbidienza, & l’humiltà; e così io non meno
stimarò quelli, che stimando poco il proprio giudicio, soggettandolo all’altrui
parere, prendono preservativi, & antidoti, di quelli, che totalmente
appoggiati alla Divina providenza, si scordano d’ogni humana sollecitudine. Unusquisque
in suo sensu abundet, purche tutti l’intendiamo, e vogliamo secondo quello
di Dio.
Come ogni uomo di chiesa, P. Antero Maria individua la causa
del contagio in un volere divino e non ad un fenomeno terrestre; anche l’uso
di per se’ inutile dei preservativi contro la peste vien visto con
diffidenza, e forse solo su questo punto ha ragione. In questo testo Padre
Antero tratta il tema della peste a Genova del 1656-1657 descrivendo
minuziosamente l’orrore e gli eroismi degli addetti ai lazzaretti. Alcune
copie sono disponibili in edizione anastatica.
Cliccando l’anteprima sottostante si potrà ammirare il dipinto di Domenico
Fiasella ritrovato dai Frati Cappuccini del convento di Santa Margherita Ligure
presso un privato, che ne è l’attuale proprietario.

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