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(RIVISTA DI GEOPOLITICA)
La rivista di geopolitica "Limes",
pubblicata dal Gruppo Editoriale L'Espresso, ha
interamente dedicato il terzo numero del 1999 ai rapporti Turchia-Israele. Il titolo di questo numero è,
infatti, "Turchia - Israele, la nuova
alleanza". Vi sono inoltre i seguenti sottotitoli:
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L'asse che cambia tutto, |
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Petrolio, acqua, gas: il grande gioco d'Eurasia, |
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I turchi, Ocalan e noi. |
Infine, per rendere più evidente e suggestivo
l'argomento,
sopra il titolo campeggia una bandiera statunitense, sormontata
da una mezzaluna e da una stella di David.
Sono noti i buoni rapporti fra Turchia ed Israele, che
ultimamente sono ancor più migliorati poiché l'uno ha bisogno dell'altro. E' stato firmato un accordo militare in base al quale
i piloti israeliani potranno esercitarsi nel cielo turco; inoltre
Israele fornirà armi alla Turchia. Quest'ultima, per parte sua,
tiene sotto pressione la storica nemica di Israele, la Siria, che
a sua volta ha delle rivendicazioni territoriali nei confronti
della Turchia. Sullo sfondo c'è il petrolio dell'Azerbaigian,
paese fraternamente legato alla Turchia che, con l'aiuto di
Israele e la benedizione degli Stati Uniti, cerca di estendere la
propria influenza sull'Asia Centrale.
A tutti questi argomenti è dedicato il sopra citato numero di
"Limes" al quale hanno collaborato numerosi studiosi ed
esperti di varie nazionalità: italiani, francesi, turchi, greci ecc.
Nel complesso, nonostante la diversa origine ed i differenti
punti di vista degli autori dei vari articoli che lo compongono,
questo numero della rivista ha un chiaro orientamento
filo-turco. Si loda questo paese; si tace, o si accenna
molto superficialmente, ai lati criticabili che esso presenta, mentre, per
esempio, la Grecia, storica nemica della Turchia,
viene presentata molto negativamente, come un paese
supernazionalista e fanatico. Invece del nazionalismo turco, che
è molto più virulento e pericoloso di quello greco, non si fa cenno.
Nelle più di duecento pagine
di cui si compone questo numero della rivista non poteva mancare
qualche accenno all'Armenia. Infatti, nell'articolo di J.F.Pérouse,
professore all'Università di Tolosa, e recante il titolo "Il
mondo turco come volontà e rappresentazione", si
legge testualmente (pagina 136) : "In
ogni caso, a dispetto delle agitazioni di alcuni nazionalisti
turchi, la moderazione di Ankara nei riguardi di Erevan, o la sua
disposizione a sviluppare relazioni economiche più approfondite
con l'Armenia sono sentite dagli ambienti turchisti azeri come un
tradimento della Turchia".
Per rinfrescare la memoria enumeriamo alcuni esempi della
cosiddetta moderazione di Ankara nei confronti dell'Armenia,
citando fatti avvenuti soltanto dopo la dissoluzione dell'URSS e
la conseguente dichiarazione d'indipendenza armena. La Turchia
fino ad ora non ha voluto stabilire relazioni diplomatiche con
l'Armenia sebbene quest'ultima si sia ripetutamente offerta di
instaurare normali rapporti e senza nessuna precondizione. Cioè l'Armenia, che nei rapporti armeno-turchi è la parte lesa a
causa del genocidio, non solo si è detta disposta a scambiare
degli ambasciatori con Ankara, ma non ha neanche posto la precondizione del riconoscimento del
genocidio. Più di così
che cosa poteva fare? Dichiarare che sono stati gli armeni a
massacrare i turchi? (Ma allora come mai in Turchia non ci sono
quasi più armeni, mentre i turchi sono alcune diecine di milioni?). La Turchia,
invece, non solo ha respinto le proposte armene, che avrebbero condotto ad una, almeno
parziale,
rappacificazione fra i due popoli, ma, al colmo della sfacciataggine, ha affermato che non poteva instaurare rapporti
con l'Armenia, oltre che per solidarietà nei confronti dell'Azerbaigian - a proposito della questione del Karabagh-
anche perché reputava prematuro uno scambio di ambasciatori per non ferire i sentimenti dei turchi!
Cioè chi reca l'offesa si atteggia anche ad offeso!
Ma questo ancora non è nulla. Sempre per non ferire i sentimenti
del popolo turco, il governo di Ankara ha bloccato i confini
terrestri con l'Armenia, impedendo il traffico da e per questo paese.
Vi è di più, Turgut Ozal, predecessore
dell'attuale Presidente della Repubblica Turca Suleiman
Demirel, a dimostrazione della moderazione(?!) turca
affermò che si poteva "per
sbaglio" lanciare qualche bomba oltre il confine armeno. Poi, lo stesso
Ozal, evidentemente irritato per il fatto
che l'Armenia aveva osato non essere la schiava della Turchia,
minacciò gli armeni dicendo "Non
si ricordano ciò che è avvenuto all'inizio di questo secolo?
Vogliono che si ripetano quei fatti?". E questo
non era un cittadino qualsiasi, ma il Presidente della Turchia;
uno stimato economista, un professore universitario che aveva
compiuto i propri studi negli Stati Uniti.
Non parliamo del continuo stillicidio di vessazioni ed ostacoli
burocratici ai quali è sottoposta la comunità armena di Turchia.
E dopo tutto ciò, l'autorevole estensore dell'articolo di Limes,
afferma che la Turchia ha adottato una politica moderata nei
confronti dell'Armenia. Dinanzi ad affermazioni del genere la
domanda meno maliziosa che uno possa porsi è se egli sia
veramente competente. Ma a pensarci bene forse ha ragione poiché
la Turchia non avendo compiuto, alla fine del XX° secolo, un
ulteriore genocidio di armeni ha dato prova di moderazione.
Infatti nei confronti di Ankara c'è un atteggiamento che uno
studioso ha definito come "tolleranza
dell'intolleranza". Cioè si tollera il fatto che
la Turchia sia intollerante, come se ciò sia un suo diritto. E
quindi il fatto che abbia rinunciato a questo suo diritto di
sterminare gli armeni è un segno di grande moderazione del quale
bisogna darle atto.
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