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"Andriy Shevchenko - Per favore, dite alla gente che sono un ucraino e sarò sempre un ucraino."

Quando il corrispondente di Ukrainsky Football chiamò Andriy Shevchenko per comunicargli il titolo di miglior giocatore ucraino del 2000, il Milan annunciava l'acquisizione dello stato di comunitario per Sheva.

La tua prima frase era italiana. Parli facilmente adesso?

Per parlare correttamente, si dovrebbe studiare la lingua molto più duramente di quanto io stia facendo adesso. Poi bisognerebbe non solo leggere giornali e guardare la tv, ma anche capire perfettamente Machiavelli all'originale. Scherzo. Penso di conoscere l'italiano quel che basta per il mio lavoro. Riesco a rispondere in italiano quando qualcuno mi pone una domanda. Ma è molto più piacevole parlare il mio ucraino nativo. Fortunatamente, la mia famiglia è con me, e poi, telefono in ucraina e gli amici dall'Ucraina mi chiamano.

Domenica il Milan ha battuto l'Udinese. E in Ucraina ti hanno scelto come Miglior Giocatore Ucraino del 2000. Voglio congratularmi con te per entrambe le vittorie.

Ho conosciuto la rivista Ukrainsky Football per la prima volta proprio a causa di questo premio-10 anni fa. Questo è un premio prestigioso. Ricordo quando Leonenko lo vinse per 3 volte di seguito e io ero un po' geloso. Ma, onestamente, non pensavo di poterlo vincere 3 volte dopo la mia partenza per l'Italia. Pensavo che la gente tendesse a dimenticare quelli che partono, e che i giocatori del campionato ucraino fossero sempre in vista. Sono molto felice che i tifosi mi ricordino ancora. Forse il ponte tra Ucraina e Europa sta diventando più forte?

Penso che la tua vittoria rifletta la tua superba performance in nazionale...

Sai, non sono d'accordo. Quando qualcuno parla di partite della nazionale, ricordo sempre la partita contro la Polonia che fu un disastro per noi. Fu una disgrazia poichè il risultato non corrisponde alla forza delle squadre. Ma il risultato è il giudizio finale. E come si può considerare la performance di qualcuno dopo quello? E' vero, siamo riusciti a cambiare i corso degli eventi in altre partite, guadagnando 2 forti vittorie. Guardiamo con ottimismo al futuro -- abbiamo buone possibilità di qualificarci. Ma un'impressione generale dalle nostre partite ha una doppia faccia.

La nazionale del 2000 differisce da quella del 1999. Per esempio, hai un buon assistente -- Andriy Vorobei. Hai segnato 2 gol grazie ai suoi assist.

Cambierei un po' gli accenti. La cosa principale non è chi è un partner utile, bensì chi è adatto al modulo della squadra, chi risponde alle richieste dell'allenatore. Vorobei lo soddisfa completamente. E per le sue capacità...nessun dubbio, ha molto talento, un giocatore promettente. Ma ha bisogno di lavorare e diventare un vero maestro da un giovane promettente. Sarebbe fantastico se succedesse. E non mi dispiacerebbe incontrare Andriy (o qualcun altro dall'Ucraina) in Serie A.

Tu hai vinto il primo posto, Vorobei il secondo. Ma il terzo posto è conteso tra i giocatori della Dynamo, dello Shaktar e i "legionari". Chi pensi che sia il più forte?

Penso, probabilmente, i "legionari". Il fatto che giochino per grandi club occidentali è prova della loro classe.

Ci sono state indiscrezioni secondo cui il Milan volesse comprare Kaladze e Rebrov. Cosa pensi di ciò?

Consiglierei di chiedere agli addetti stampa dei club corrispondenti.

Allora non ne sai niente?

Forse ne ho sentito parlare, ma non voglio diffondere informazioni non confermate.


  • "Andriy Shevchenko, l'arte del gol". Intervista rilasciata a Gazzetta.it

A suon di doppiette l'attaccante del Milan si sta confermando uno dei più forti giocatori al mondo. Pallone d'oro? Champions? "Prima bisogna vincere".

MILANELLO, 15 settembre 2000 - Andriy Shevchenko. Ovvero, numeri in costante evoluzione. Quelli che fa in campo; quelli che non fai in tempo a riscrivere perché ne devi aggiungere altri. Definirlo un forte attaccante è ormai riduttivo. Lo ha dimostrato mercoledì contro il Besiktas, quando, al di là della consueta doppietta, è andato a dare una mano alla difesa e ha ispirato alcune delle più belle azioni rossonere. "I numeri per me non valgono - sussurra - segnare è bello, ma ciò che conta è il Milan". Ogni frase è un fruscio, quasi felpata come i suoi passi in campo. Devi ascoltare bene, altrimenti ti sfugge. A un anno dal suo approdo nella società milanese, ammette di essere maturato, di avere trovato un equilibrio interiore che forse nemmeno lui pensava di raggiungere. Racconta: "Quando sono arrivato a Milano la mia vita è cambiata totalmente. Ho fatto molta fatica a capire i meccanismi e solo in campo riuscivo a tirare fuori la mia grinta. Poi, grazie all'aiuto di tutti, mi sono inserito nella vita di tutti i giorni; sono cresciuto".

Segna gol a raffica Sheva. Solo in Campions League, in 38 partite disputate (quasi tutte con la Dinamo Kiev), la bellezza di 27 reti. Ben 6, al ritmo di tre doppiette, nell'edizione 2000/2001, preliminari compresi. Il presidente Berlusconi non ha perso tempo: "roba da Pallone d'oro". Ma si schermisce l'ucraino. "A chi non piacerebbe? Troppo difficile; troppi campioni. Io penso solo a giocare per il bene della squadra. L'ho sempre fatto, anche quando giocavo a Kiev".

Poche parole; sintesi quasi esasperante: "Quest'anno vorrei vincere qualcosa con il Milan. Siamo partiti bene in Champions League, senza i convocati di Sydney. Ciò significa che c'è il gruppo. Abbiamo i mezzi e tanti giovani sorprendenti come Coco, Saudati, Comandini; possiamo fare bene". Il taciturno Sheva, che ama fare il riposino dopo pranzo, parla sempre al condizionale non dando mai nulla per scontato. "Vincere è sempre un'impresa; basta poco per fallire un obiettivo". Poi un pensiero sull'Ucraina: "Non riusciamo a decollare perché siamo un paese giovane. Ci vorranno anni per recuperare: troppa povertà, poche strutture. I ricchi sono pochi, ma hanno altri interessi. I nostri club vendono molto all'estero, ma i soldi poi non vengono utlizzati per costruire impianti". Ecco lo Sheva che non tutti conoscono. "Peccato, perché la nostra scuola calcistica è eccelsa; per anni abbiamo fornito materiale di prima scelta all'Unione Sovietica". E il Leeds, prossimo avversario di Coppa? "Ho parlato con Rebrov, ex mio compagno a Kiev e ora al Tottenham. Secondo lui non c'è partita, anche se il Leeds è una buona squadra, nonostante l'assenza di cinque pedine fondamentali".

"Sogni di giocare la finale di Milano, segnando il gol decisivo?" La risposta è fredda e disarmante: "Prima bisogna vincere tutte le partite. Solo dopo potremo trarre le nostre conclusioni". Hai detto poco. In ogni caso, sempre numeri in evoluzione.


  • "Shevchenko si confessa via web". Intervistato dalla redazione del sito ufficiale del Milan.

1A PUNTATA - "SHEVA, CONFESSIONI DI UNA STELLA"[Leggi]

2A PUNTATA - "SHEVA, L'ALLIEVO DEL COLONNELLO"[Leggi]

3A PUNTATA - "NON SOLO CALCIO NELLA VITA DI SHEVA"[Leggi]

4A PUNTATA - "SHEVCHENKO TRA CINEMA E POESIA"[Leggi]

1A PUNTATA - "SHEVA, CONFESSIONI DI UNA STELLA"

Andriy, ricordi il tuo primo campo di calcio?
"Come potrei dimenticarlo. Era quello del Lokomotiv Ucraina, vicino alla Stazione Centrale di Kiev. Ogni tanto ci ripasso quando torno a casa".

Quando giocasti la tua prima partita vera?
"A dieci anni, ma non ricordo esattamente il risultato. Mi pare fosse finita 3-1 o 4-1. Era la mia prima partita in un campionato vero, con un arbitro vero in divisa, con un pubblico vero sulle tribune. Mi tremavano le gambe ma poi ci presi subito gusto".

Chi era il tuo idolo?
"Ne ho avuti diversi, man mano che crescevo. Il primo è stato Oleg Blochin, l'attaccante della Dinamo che vinse il Pallone d'oro negli anni Settanta. Poi è stato il turno di Zavarov, primo giocatore sovietico a emigrare in Occidente e ad approdare nel campionato italiano (alla Juve, ndr). Mi piaceva anche Igor Belanov, Pallone d'oro e capocannoniere dei mondiali in Messico nell´86. Il nostro calcio ha sfornato tanti campioni, molti dei quali non hanno avuto fortuna. Ma la scuola sovietica è sempre molto florida. Anche oggi. Purtroppo è ancora un calcio inesplorato".

Quando eri bambino c'erano poster di calciatori nella tua camera?
"Poster no, semmai qualche foto autografata. Quando giocava la Dinamo facevo il raccattapalle allo stadio e conoscevo tutti i giocatori. E a fine partita li avvicinavo per chiedergli la maglia o la dedica sulla foto".

Quale era la tua squadra del cuore?
"La Dinamo Kiev, nella quale sono cresciuto e ho sempre giocato".

Qual è lo stadio e il pubblico che non dimentichi, o al quale sei particolarmente legato?
"Quello della mia città. In particolare in occasione dell'ultima partita che vi giocai la scorsa primavera. Non dimenticherò mai l'abbraccio della gente quando seppe che li avrei lasciati".

La partita più importante della tua carriera?
"Deve ancora arrivare, visto che non ho mai avuto la fortuna di giocare una finale, nè un campionato del mondo".

La più bella partita che hai giocato con il Milan.
"A Roma con la Lazio. Lì capii che sarei sopravvissuto al campionato italiano. Superai l'esame più difficile contro una delle difese più forti della serie A, segnando 2 gol su azione e uno su rigore. Una serata memorabile".

Qual è la vittoria che ricordi più volentieri?
"Ho vinto tante partite belle, sia in Champions League con la Dinamo che in Italia con il Milan. La vittoria più bella spero debba ancora arrivare".

Quali sono i novanta minuti da dimenticare?
"Con il Milan quelli di Istanbul, dove perdemmo un'occasione più unica che rara per restare in Champions League; in quattro minuti passammo dal Paradiso all'Inferno. Mi crollò il mondo addosso quella sera. In nazionale, invece, non dimenticherò mai la delusione per lo spareggio con la Slovenia che, sempre in autunno, ci impedì di andare agli Europei. Anche quella batosta non l'ho ancora digerita".

Qual è il più bel gol che hai fatto?
"Con il Bari a San Siro all'ultimo minuto".

Per chi avesse la memoria corta, la cavalcata trionfale coast to coast che fece impazzire il popolo rossonero. E´ stato uno dei tanti che lo Zar segnerà con la maglia del Milan.

2A PUNTATA - "SHEVA, L'ALLIEVO DEL COLONNELLO"

Quanto pensi al Pallone d'oro?
"Non ci ho mai pensato, guai se diventasse un pensiero fisso. A fine anno tireremo le somme".

L'avversario che ti ha fatto più dannare?
"Ne ho incontrati tanti, soprattutto qui in Italia. Thuram, Blanc, Desailly e Montero sono quelli che preferirei non incrociare mai. Ma sono avversari leali e corretti".

A quale allenatore devi maggior riconoscenza? "A Valeri Lobanovski".
Come previsto.

La leggenda narra che sia un personaggio unico. Ci vuoi descrivere il "Colonnello"?
"E' un grande uomo, oltre che un ottimo allenatore. Ha grande personalità e fa dell'ordine e della disciplina le sue armi vincenti. In Patria ha vinto tutto, coppe e campionati in quantità industriale. Nell'88 ha portato la Russia in finale agli europei".

Che rapporto avevi - e hai - con lui?
"Un rapporto sincero, schietto. Parla sempre molto coi giovani, gli insegna i suoi segreti, li incanala sui binari della sua filosofia, li aiuta a crescere. Per me è stato molto importante, mi ha insegnato i segreti del calcio, ma anche a stare al mondo, forgiandomi nel carattere. Quando ero alla Dinamo ci faceva allenare fino a tre volte al giorno. Su di lui è stata fatta molta letteratura; in Occidente, soprattutto, è una figura mitica. Se sono arrivato in Italia così presto è anche merito suo".

A proposito di Dinamo, quali tuoi ex compagni meriterebbero di raggiungerti qui in Italia?
"Sono amico di tutti, ma credo che Kaladze e Rebrov siano una spanna superiori agli altri".

Se non avessi fatto il calciatore dove t'immagineresti?
"Non ho mai pensato di fare altro, ho sempre voluto diventare calciatore. Avevo questo chiodo fisso da bambino: ci sono riuscito".

3A PUNTATA - "NON SOLO CALCIO NELLA VITA DI SHEVA"

L'atleta che ammiri più di tutti?
"Michael Jordan e Sergej Bubka. Entrambi hanno fatto la storia dello sport".

L'atleta di tutti i tempi?
"Sempre loro due. Ai quali aggiungo, essendo un appassionato di tennis, anche Boris Becker (attuale manager di Andriy, ndr)".

Calcio a parte, quali altri sport segui da vicino?
"L'hochey su ghiaccio. Ho conosciuto i giocatori del Milano Saima, e quando ho tempo seguo anche qualche partita dal vivo".

Una parola per descrivere i tifosi del Milan.
"Straordinari. Anzi no, mitici".

Che opinione hai degli arbitri italiani?
"Non sono poi così malvagi. Come si dice qui da voi? Il diavolo non è così brutto come lo si dipinge (testuale). Vengono criticati, ma il calcio è molto difficile. Complessivamente mi piacciono, sono molto fiscali".

Qual è il viaggio più bello che hai fatto?
"L'anno scorso in Sardegna, prima del ritiro estivo. Era da tanto che non andavo al mare, lì ho trascorso giorni stupendi insieme ai miei nuovi compagni. Mi è servito molto per integrarmi nel nuovo gruppo".

Qual è la tua serata ideale?
"Stare in casa per rilassarmi e parlare coi miei genitori. Oppure una buona cena".

Il modo ideale per rilassarti.
"Sono tre: andare al cinema, giocare a tennis e fare shopping per le vie del centro".

Qual è la tua idea di felicità?
"Vincere".

Il tuo piatto preferito?
"Il boesh (la traduzione dal cirillico suona più o meno così). E´ un piatto tipico di Kiev".

Quale dote devono avere gli amici?
"Devono saper comunicare, starmi vicino quando occorre, darmi dei consigli. Questa è la vera amicizia; purché sia disinteressata".

Chi è il tuo migliore amico?
"La mia famiglia".

E una donna? Quali qualità deve possedere per piacerti?
"Non c'è un modello. Deve piacermi e basta".

Sei fidanzato?
"Attualmente no".

Il più bel complimento che ti possono fare.
"Dirmi che sono una brava persona".

Qual è l'angolo di Milano che apprezzi di più?
"Piazza Duomo e via Montenapoleone, dove mi piace camminare tra la gente".

Per i tifosi rossoneri sei diventato un idolo. Ti dà fastidio essere fermato per strada?
"Assolutamente no. E´ un grande piacere, ero abituato anche a Kiev essere fermato per la strada".

Come va con l'italiano? La tua padronanza della lingua è migliorata sensibilmente. "Frequento ancora qualche lezione, meno rispetto all'inizio. Credo di cavarmela bene, adesso".

Qual è la cosa che ti fa arrabbiare di più?
"I prepotenti, chi crede di essere più bravo e più forte".

4A PUNTATA - "SHEVCHENKO TRA CINEMA E POESIA"

Quale personaggio storico ti sarebbe piaciuto essere?
"Mi hanno sempre affascinato gli antichi romani, ma scelgo un mio connazionale, il poeta Taras Shevchenko, il più grande autore ucraino dell'Ottocento. Non mi sarebbe piaciuto affatto, invece, vivere nella sua epoca, che era molto triste e malinconica".

Hai una venerazione per lui, come pure hai spiegato tempo fa in un'intervista al magazine della Gazzetta dello Sport.
"Lui era il poeta dell'identità nazionale, era un artista unico che in esilio scriveva poesie d'amore per la sua terra, le passioni del nostro popolo, soprattutto della gente più povera. Tutti si riconoscevano in lui".

In quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?
"Nella Francia rinascimentale, dei Moschettieri, delle principesse. Quello è stato un periodo molto felice".

Ricordi volentieri il passato o lo cancelli?
"Preferisco rivolgere i miei pensieri sempre avanti, pensare a come costruire il mio futuro".

Come vorresti che fosse, se avessi il potere di "comandarlo"?
"Vorrei che mi garantisse la salute nella vita privata. Professionalmente non riesco a spingermi oltre alla mia avventura nel Milan, dove spero di rimanere il più a lungo possibile".

Se tu fossi a capo del mondo, qual è la prima cosa che faresti?
"Annientare tutte le guerre".

C'è un film che ti è rimasto nel cuore?
"Mosca non crede alle lacrime, di Valentin Chernykh: fu un capolavoro celebrato in tutto il mondo, vinse l'Oscar verso la fine degli anni Settanta. Mi piacciono tutti i generi, tranne i thriller".

Come te la cavi con il cinema? Sei un cultore di quello classico?
"In Ucraina sono molto famosi i film di Sergej Eisenstein, quello de La corazzata Potemkin, di inizio secolo. Oltre a quelli di Michail Abdulov. Restando in Occidente mi piacciono molto Mel Gibson, Brad Pitt, Sharon Stone. Tra quelli italiani ho visto i film comici più recenti interpretati da Diego Abatantuono e Ugo Conti, che ho conosciuto, e che mi fanno morire dal ridere".

Sono milanisti, lo sai?
"Certo, ma se è per questo adoro anche Aldo, Giovanni e Giacomo, tifosi dell'Inter".

Cosa guardi in tivù?
"Le partite di calcio e Real Tv, il programma di Italia 1".

La colonna sonora della tua carriera.
"Scelgo una canzone ucraina, che non si può tradurre, che sentivo sempre cantare da mia madre".

I tuoi cantanti preferiti.
"Mi piacciono Madonna, Barry White, ma anche la musica italiana, in particolare Eros Ramazzotti".

Cosa farà Andriy Shevchenko fra vent'anni?
"Ogni tanto me lo chiedo anch'io, ma non sono ancora riuscito a darmi una risposta". Un sorriso e se ne va, verso orizzonti sempre più lontani.


  • Shevchenko a MILAN CHANNEL. Intervista di Mauro Suma.
 

E' per noi un grande piacere averti qui Sheva per questo che è il tuo primo intervento in uno studio televisivo da quando sei arrivato in Italia.

"Sì, in Ucraina sono intervenuto spesso nei programmi sportivi mentre qui per me è la prima volta ed è difficile parlare italiano".

Parliamo un po' della tua terra: l'Ucraina.

"L'Ucraina è un paese nuovo. Ha dieci anni di vita perché prima faceva parte dell'Unione Sovietica ed io sono molto orgoglioso di appartenere a questa patria che ora ha raggiunto un suo assetto ed una sua identità politica".

PAROLA AI TIFOSI:

"Ti piace la pizza?"

SHEVA: "Sì, mi piace molto. Qualche volta la mangio e la pizza italiana è davvero la migliore del mondo".

"Solo un ragazzo venuto dal freddo poteva riscaldare i nostri cuori!"

SHEVA: "Beh, ma in Ucraina non fa proprio freddo, freddo...."

"Il calore che ti danno i tifosi, ti aiuta a dare del tuo meglio in campo?"

SHEVA: "Sì, mi fa molto piacere avere così tanti tifosi. Appena sono arrivato qui mi sono accorto che mi hanno voluto subito bene. E per me stato molto importante."

"Come ti trovi qui a Milanello? Complimenti per la splendida stagione!"

SHEVA: "Grazie per i complimenti. Io mi trovo bene a Milano e a Milanello. Ho trovato tanti amici. E poi ho segnato tanti gol e per questo devo ringraziare la squadra, l'allenatore e la società che mi hanno aiutato in questo."

"Ho notato che porti sempre un polsino sul braccio sinistro. E' una cosa scaramantica? Ho notato anche che nella partita contro la Juve e il Parma avevi la maglietta con le maniche corte perché erano state tagliate. Le hai tagliate tu o te le ha tagliate qualcuno? Perché?"

SHEVA ridendo: "Il polsino è un mio portafortuna. E' una cosa che metto sempre per la fortuna. Le maniche invece me le ha tagliate il mio fisioterapista perché a me piace giocare con le maniche corte. Mi sento meglio così."

"Qual è il difensore più leale e più corretto che hai incontrato?"

SHEVA: "Blanc e Thuram fra gli avversari e Paolo Maldini nelle partite di allenamento."

"Cosa pensi di Rebrov?"

SHEVA: "E' un mio grande amico, è un bravo ragazzo e anche un grande giocatore."

"Tra i vari attaccanti in circolazione, con chi ti piacerebbe fare coppia?"

SHEVA: "Non ci ho mai pensato. Anche adesso mi piace giocare con Oliver, José Mari e con tutti gli altri. Sono grandi campioni."

"Ti aspettavi un'accoglienza così calorosa quando sei arrivato?"

SHEVA: "Sì, già la prima volta che sono venuto a giocare a San Siro nell'amichevole con la Dinamo Kiev avevo sentito il calore dei tifosi che mi volevano già bene. Mi è piaciuto molto questo, ero molto contento."

"Qual è stato il gol più bello che hai segnato?"

SHEVA: "Quello contro il Bari perché sono partito prima del centrocampo."

"Segnare contro la Juve ti ha fatto piacere?"

SHEVA: "Sì, mi ha fatto molto piacere perché la Juve è una grande squadra, è prima in classifica. Poi c'era tanta gente a San Siro e all'andata non avevo giocato. E' stato il mio primo gol contro la Juve e mi ha fatto piacere!"

"C'è un poeta a te molto caro: Taras Shevchenko. Abbiamo qui una sua poesia, la conosci?"

SHEVA: "Sì, la conosco molto bene. E' famosa, si chiama Zapovit."

"Cosa ti suscita questa poesia?"

SHEVA: "Lui è un grande poeta che rappresenta la cultura ucraina. Quando leggo questa poesia capisco che è stata scritta con un grande amore per l'Ucraina. E' stato il primo poeta che ha utilizzato la lingua ucraina nella letteratura invece di quella russa."

SALUTI DEI GIOCATORI DEL MILAN A SHEVA DA MILANELLO:

AMBROSINI: "Mi raccomando Sheva parla bene italiano e saluta tutti i tuoi amici!"

ALBERTINI: "Studia e cerca di mangiare di meno!"

ZACCHERONI: "Di gol ne ha fatti tanti, non sufficienti però perché non siamo primi in classifica. Se ne faceva di più stavamo ancora meglio. Ma i gol non deve farli solo lui, ma anche gli altri. Un consiglio? Dovrebbe seguire di più la squadra."

GATTUSO: "Ciao Sheva, spero che vincerai la scommessa dei 25 gol. Lui sa a cosa mi riferisco, l'ha fatta con il presidente. Lo spero per lui e anche per noi così ci da una mano a centrare il nostro obiettivo che è la Champions League. Ciao Sheva, sei un grande!"

ABBIATI: "In bocca al lupo Sheva! Mi raccomando parla bene l'italiano perché non lo sai ancora bene!"

RAMACCIONI: "Sheva è bravo, parla adesso ottimamente l'italiano e per Milan Channel sarà una grandissima serata."

HELVEG: "Ciao Sheva, non mollare, tieni duro e cerca di rispondere meglio del solito! In bocca al lupo!"

DE ASCENTIS: "Ti faccio tanti auguri, mi raccomando fai ancora tanti gol e diventa capocannoniere!"

REPLICA DI SHEVA (che sorride): "Sono tutti bravi ragazzi, sono tutti miei amici."

"Ma è vero che mangi tanto?"

SHEVA ridendo: "Mangio? No... Demetrio ha scherzato, lui scherza sempre!"

"Zac ha colto l'occasione per darti dei consigli, per aiutarti e spronarti."

SHEVA: "Il mister è molto bravo, mi vuole bene. Mi dedica tanta attenzione, anche se io tante volte ho sbagliato. Ma purtroppo capita."


  • "Shevchenko: Zac mi ha liberato". Intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Ha mai avuto nostalgia di Kiev?

"No. E poi qui c'è tutta la mia famiglia: oltre a mio padre e mia madre ci sono mia sorella Lena e mio cognato Andrij, che in Ucraina faceva l'attore di teatro. Adesso cominceranno a studiare l'italiano, poi vedremo cosa fare".

Sta facendo progetti a lunga scadenza?

"Normale. Sono giovane e gioco nel Milan".

La pressione del calcio non la opprime?

"Al contrario, mi sento più libero. Qui in Italia ho più tempo per me stesso, per leggere, studiare, stare con i miei genitori, scoprire città. Ho avuto anche tempo di andare a Lugano a vedere l'hockey con il mio amico Yashin".

Normalmente gli stranieri si lamentano dello stress di un calcio che dura 24 ore su 24, cosa ne pensa?

"Dovrebbero provare l'Ucraina, dove tutto è ritiro e partite e allenamenti, calcio e ancora calcio, dove ci sono meno giornalisti ma la pressione dei tifosi non manca, dove spesso ti trovi un muro intorno. Certo, qui il calcio è importante e la gente vuole sapere tutto; a me piace anche essere lasciato in pace, ma finora in Italia non ho avuto problemi. In Ucraina devi pensare sempre come un calciatore, in Italia puoi anche permetterti di pensare come una persona".

Sente ancora il suo vecchio maestro Lobanovski?

"L'ho chiamato a fine anno per gli auguri".

E' contento di lei?

"Non lo so, ma penso di sì".


  • "Shevchenko: Zac mi ha liberato". Intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Ha mai avuto nostalgia di Kiev?

"No. E poi qui c'è tutta la mia famiglia: oltre a mio padre e mia madre ci sono mia sorella Lena e mio cognato Andrij, che in Ucraina faceva l'attore di teatro. Adesso cominceranno a studiare l'italiano, poi vedremo cosa fare".

Sta facendo progetti a lunga scadenza?

"Normale. Sono giovane e gioco nel Milan".

La pressione del calcio non la opprime?

"Al contrario, mi sento più libero. Qui in Italia ho più tempo per me stesso, per leggere, studiare, stare con i miei genitori, scoprire città. Ho avuto anche tempo di andare a Lugano a vedere l'hockey con il mio amico Yashin".

Normalmente gli stranieri si lamentano dello stress di un calcio che dura 24 ore su 24, cosa ne pensa?

"Dovrebbero provare l'Ucraina, dove tutto è ritiro e partite e allenamenti, calcio e ancora calcio, dove ci sono meno giornalisti ma la pressione dei tifosi non manca, dove spesso ti trovi un muro intorno. Certo, qui il calcio è importante e la gente vuole sapere tutto; a me piace anche essere lasciato in pace, ma finora in Italia non ho avuto problemi. In Ucraina devi pensare sempre come un calciatore, in Italia puoi anche permetterti di pensare come una persona".

Sente ancora il suo vecchio maestro Lobanovski?

"L'ho chiamato a fine anno per gli auguri".

E' contento di lei?

"Non lo so, ma penso di sì".


  • Rassegna stampa del 23/02/2000 sulla partita Milan - Dinamo Kiev : 1 - 2

All'indomani dell'amichevole disputata contro la Dinamo Kiev, è Andriy Shevchenko il protagonista della rassegna stampa. Tutti i quotidiani sportivi parlano del grande calciatore rossonero che, ieri sera, ha segnato uno splendido gol ai suoi ex compagni di squadra. Shevchenko vuole raggiungere 25 gol è il titolo di Tuttosport, che si affida alle dichiarazioni dello stesso fenomeno del calcio europeo per parlare delle sue ambizioni. "Non mi sono mai posto un obiettivo - racconta Sheva - ma quando penso a 25 gol comincio a vederlo come un traguardo possibile". Del cannoniere rossonero parla anche Surkis, presidente della Dinamo Kiev: "Mi è dispiaciuto che sia andato via, - dichiara alla Gazzetta dello Sport - ma un grande giocatore come lui merita di sfruttare le buone occasioni.Se continua così, può diventare il calciatore più forte del mondo".


  • Commento di Shevchenko su Inter - Milan 1 - 1 del 27/01/2000

RIMPIANTI: "Il rimpianto maggiore è ovviamente legato all'eliminazione dalla Coppa Italia che non meritavamo soprattutto se analizziamo le due partite, in special modo quella di ieri. Infatti se nella gara di andata avevamo disputato una gara brillante concedendo però un po' troppo agli avversari ieri questo non è accaduto segno di un continuo e costante miglioramento. Anzi ieri sera abbiamo creato almeno tre o quattro palle gol, senza concederne alcuna, e solo la sfortuna ribadisco la sfortuna non ci ha consentito di passare il turno."

GLI ERRORI: "Non voglio dire che non abbiamo commesso qualche errore sia in fase offensiva sia in quella difensiva, ma io credo che anche in questi casi abbia influito, oltre alle nostre eventuali colpe, la sorte che in questo periodo non è certo dalla nostra parte: basti pensare a domenica quando abbiamo colto due pali in pieno recupero!"

IL GOL: "Il mio gol? E' stato bravissimo Zvone mi ha dato un pallone perfetto che sono riuscito a controllare bene con il petto, ho rischiato di sbagliare il pallonetto perché la palla si è fermata sul terreno ma fortunatamente sono riuscito a calciarla comunque in porta, ma ribadisco il merito va condiviso con Boban per lo splendido lancio. Più in generale penso di aver disputato una buona partita magari con un po' più di fortuna avrei potuto mettere a segno anche un altro gol ma in quell'occasione è; stato anche molto bravo Ferron."

LO SCUDETTO: "Se ci credo ancora, certo che ci credo come ci credono tutti i miei compagni. Abbiamo disputato solo una partita del girone di ritorno e secondo me la squadra gioca sempre meglio. Io credo che i risultati si ottengano attraverso il gioco ed il Milan in questo momento è sicuramente una delle squadre che offre il miglior gioco. Alla lunga esprimersi bene paga sempre."

LE AVVERSARIE: "Siamo cinque squadre più o meno sullo stesso livello, se proprio devo sceglierne una escludendo il Milan dico Juventus è veramente molto forte. E' vero rispetto allo scorso anno oggi ci sono più concorrenti per il titolo ma potrebbe anche essere un vantaggio perché se a lottare ci sono solo due squadre chi è indietro oltre a fare punti deve solo sperare in un calo dell'altra, con più concorrenti i punti devono per forza essere suddivisi. E se noi non perdiamo più..."

 

 

  • Intervista del dopo partita Russia - Ucraina del 13/10/1999 giocata a Mosca

Filmato originale in lingua ucraina [Download]

 

  • L'intervista è stata pubblicata il 13 gennaio 1999 su un popolare quotidiano sportivo ucraino.
 

Che cos'è la gloria e la popolarità per Andriy Shevchenko?

" L'euforia iniziale è già passata. La grande attenzione degli ammiratori verso la mia persona certamente mi fa sentire bene. Ma c'è sempre un lato negativo. Purtroppo c'è molta gente che non capisce che qualcuno vorrebbe prendersi un periodo di pausa. A volte desidero camminare nelle vie del mio paese, senza essere disturbato, ma questo purtroppo si trasforma in uno spettacolo d'autografi. Se accettassi almeno una piccola parte degli inviti che mi vengono fatti dai miei tifosi per bere con loro una birra a quest'ora sarei un alcoolizzato cronico ormai. Così quando volevo divertirmi ho dovuto girare per Kiev in automobile. Certamente gradisco essere popolare, ma devo lavorare duro per non perdere tutto questo. Ma è non soltanto questo, vi sono molte più cose. La gente non si preoccupa dello stato d'umore in cui ti trovi, vogliono solo gli autografi, bisogna allora superare il momento brutto e pensare solo a vincere".

Sai come perdere?

" Non gradisco perdere, sono un combattente. Lotterò all'estremità, perché non succeda. Certamente, il calcio è un gioco e molte cose possono accadere. Ricordarsi di Wembley (vs. Arsenal - Dinamo Kiev 1-3)?Penso che sia stata la migliore partita della stagione fino a adesso. Ma siamo riusciti a legare soltanto all' ultimo minuto. Nessun giocatore della Dinamo Kiev gradisce perdere. Altrimenti Lobanovsky non lo farebbe giocare. Lui insegna che bisogna dimenticare rapidamente una sconfitta, ma una vittoria ancora più rapidamente! La differenza è che si dovrebbe analizzare la causa d'una perdita. Ma se si perde, bisogna farlo con dignità. Questo è sport, bisogna lasciare il campo a testa alta."

Come fai fronte alle emozioni?

Le nascondo. Non gradisco discutere, è tutto inutile. L'arbitraggio in Ucraina ultimamente è; migliorato molto. Sono un giocatore di squadra. Faccio di tutto per incitare la squadra a vincere. A volte dicono che sono troppo egoista e non faccio i passaggi a tempo. Questo non è vero. La vittoria per me significa molto più che farsi notare. Accade che mantengo la palla troppo tempo, ma questo non è perché sono egoista. Tutta l'Ucraina attende la decisione di Surkis (presidente Dinamo Kiev) che sarebbe quella di vendermi al Milan per far conoscere il popolo ucraino e la nazione. Spero che capiate cosa significa. Ma c'è un punto fermo, che è quello di vincere molti trofei, sia con la mia squadra di club che con la nazionale. I soldi non sono l'unica cosa, ma c'è molto di più. "

Data Ultimo Aggiornamento: 19/01/2002
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