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Premessa: distinzione genere / specie

PIANO ONTOLOGICO

PIANO LOGICO-LINGUISTICO

TEORIA DELLE CATEGORIE

T. DEI PREDICABILI

Le categorie sono i generi massimi ( ossia, più estesi) – da non confondere con i generi sommi di Platone -  in cui possono venir classificati tutti i generi di enti di un determinato tipo.

Esempi:

  1. sostanza: comprende tutti quegli enti che non dipendono per esistere da altro se non da se stessi (uomini, astri, animali, piante, oggetti prodotti dall’uomo ecc.);
  2. qualità: colori, odori, sapori, ma anche “educato”, “coraggioso” ecc.
  3. quantità: “di tre chili”, “di un metro” ecc.
  4. relazione: confronto tra enti (“maggiore di”, “il doppio di “ ecc.)
  5. luogo: dove (“in piazza”, “ad Atene” ecc.)
  6. tempo: quando (“ieri”, “oggi” ecc.)

Complessivamente la categorie o classi sono 10 (sostanza, qualità, quantità, relazione, luogo, tempo, giacere, avere, agire, patire).

N.B.: le sostanze rappresentano il sostrato cui ineriscono le altre categorie, il sostegno che le sorregge. Le altre categorie, diverse da quella di sostanza, ci dicono “ciò che accade alla sostanza”, ossia, come vengono anche complessivamente definite, esse sono accidenti della sostanza. Ad esempio l’essere bianco (qualità, accidente) è sempre la proprietà di una sostanza, per esempio di un uomo o di un gatto. Il bianco non potrebbe esistere se non come proprietà di una sostanza bianca.

 

Le categorie sono i generi massimi dei predicati (ossia, le determinazioni che nella proposizione attribuiamo al soggetto).

I predicati vengono suddivisi in ragione del vincolo più o meno stretto che lega, nella proposizione, il predicato al soggetto

 

 

I predicati possono essere:

( A )

predicati che esprimono l’essenza del soggetto

 

Sostanze seconde (“vivente”, “animale”, “uomo” ) – sono sia generi che specie ed esprimono il “che cos’è” del soggetto. Il soggetto è un nome proprio e, quindi, ontologicamente, un individuo, le singole cose concrete che percepiamo con i sensi, a ciascuna delle quali potremmo sempre attribuire un nome proprio. Quei soggetti che sono individui sono chiamati da Aristotele “sostanze prime”. Le sostanze prime, ovviamente,  NON sono predicati.

 

 

Definizione per genere e differenza specifica.

La definizione esprime il “che cos’è” del soggetto. Ad esempio, definizione di uomo è: animale (genere), bipede implume (differenza specifica).

La definizione stabilisce con il soggetto un rapporto di predicazione che è il più stretto possibile: dire la definizione (“animale bipede implume”) è identico a dire il soggetto (“uomo”); la corrispondenza è perfetta. Si noti che nel caso del genere le cose non stanno così (animale può essere predicato di uomo, ma anche di altre specie). Genere e differenza specifica, comunque ci danno informazioni sull’essenza del soggetto.

N.B.: il genere che occorre scegliere è il genere prossimo.

 

( B )

predicati che esprimono caratteristiche inessenziali del soggetto

 

Criterio contenutistico:

i predicati di qualità possono essere distinti dai predicati di quantità ecc.

Criterio formale:

i predicati non essenziali  si distinguono in base al fatto che possano o meno venir attribuiti a tutti gli individui della specie del soggetto.

 

Per esempio, “capace di ridere” si predica di tutti gli uomini, anche se non concorre a definire il “che cos’è” dell’uomo (esso è proprio dell’uomo). Il predicato bianco si predica solo di alcuni individui e non di tutta la specie (esso è accidente di uomo).

 

 

 

 

Aristotele, Organon