David Hume

Dialoghi sulla religione naturale.

Apparsi postumi nel 1779, a tre anni dalla morte dell'autore, i Dialoghi sulla religione naturale rappresentano uno dei capisaldi del pensiero humiano. Utilizzando la classica formula del dialogo platonico, Hume confuta l'esistenza di Dio, sottoponendo ad un'acuta e attenta analisi critica le argomentazioni con cui la ricerca intellettuale tenta di stabilirne la verità, sia quelle a posteriori, che concludono partendo da premesse in accordo con l'osservazione empirica e la scienza, sia quelle a priori, che la cultura dell'epoca moderna aveva riformulato in chiave logica e matematica. Non solo il pensiero religioso e, più in generale, la speculazione metafisica non trovano alcuna giustificazione nelle proposizioni della scienza e in quelle della logica: esse sono apertamente e definitivamente in conflitto con le une e con le altre. Un'alleanza tra scienza e religione, così cara agli ambienti del deismo illuminista, o tra logica e religione, punto fermo della tradizione razionalista, appare pertanto, alla luce della indagine humiana, illusoria, ingannevole e impossibile.


Il programma "DIALOGA CON HUME" si sofferma sull'
argomento a priori, cui Hume dedica la parte nona del testo, e presenta le posizioni del filosofo scozzese in forma interattiva, simulando un colloquio con l'autore e chiedendo al lettore di intervenire con domande o obiezioni.
Nell'opera di Hume, l'argomento
a priori è esposto da Demea, un personaggio del dialogo, con queste parole:

" Tutto ciò che esiste deve avere una causa, o una ragione della sua esistenza, essendo del tutto impossibile che qualunque cosa possa prodursi da sé, o essere causa della sua propria esistenza. Nel risalire quindi dagli effetti alle cause dobbiamo o procedere, in una successione infinita, senza pervenire ad alcuna causa ultima, o alla fine dobbiamo far ricorso a qualche causa ultima, necessariamente esistente. Ora, che la prima supposiszione sia assurda si può dimostrare così. Nell'infinita catena o successione di cause e effetti ciascun singolo effetto viene determinato ad esistere dal potere e dall'efficacia di quella causa che immediatamente lo precede, ma tutta l'eterna catena o successione, presa nel suo insieme, non è determinata o causata da alcunché. E' evidente però che essa richiede una causa o una ragione, così come qualunque oggetto individuale che inizi a esistere nel tempo. Sarebbe ragionevole anche porsi il problema del perchè esista dall'eternità proprio questa particolare successione di cause, e non invece qualche altra successione, o nessuna successione affatto. Ma se non c'é un Essere necessariamente esistente, qualunque supposizione si voglia formulare sarebbe ugualmente possibile. Non vi sarebbe quindi maggiore assurdità nell'avere il nulla, come esistente dall'eternità, piuttosto che quella successione di cause che costituisce l'universo. Che cosa fu, quindi, a determinare l'esistenza di un qualcosa, piuttosto che il nulla, e a concedere l'essere a una particolare possibilità, escludendo il resto ? Cause esterne si suppone non esistano. Caso è una parola senza senso. Forse il nulla? Ma questo non può mai produrre alcunché. Dobbiamo perciò far ricorso a un Essere che sia necessariamente esistente, che porti in se stesso la RAGIONE della sua esistenza, e che non possa, senza esplicita contraddizione, supporsi come non esistente. Di conseguenza, c'è un tale Essere, cioè c'è una Divinità".

Vogliamo discuterne ?

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David Hume (Edimburgo 1711 - 1776), filosofo empirista, politico ed economista, ha scritto, oltre al Trattato sulla natura umana (1739), la sua opera più importante, i Saggi politici e morali (1742), Ricerca sull'intelletto umano (1748) e Ricerca sui principi della morale (1751).

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Abbreviazioni:

D = Dialoghi sulla religione naturale, Torino 1997, con testo a fronte, a cura di Alessandra Attanasio.
T =
A Treatise of Human Nature, Oxford 1978.
E.I =
Enquiry concerning human understanding, Oxford 1975.

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